221 anni fa: il 5 dicembre 1791 muore a Vienna il compositore, pianista, organista e violinista austriaco Wolfgang Amadeus Mozart

Wolfgang Amadeus Mozart (ritratto postumo di Barbara Kraft, 1819)

Wolfgang Amadeus Mozart (ritratto postumo di Barbara Kraft, 1819)

La grande crisi del 1790 sembrava essersi in parte risolta; superate le prime emergenze finanziarie Mozart tornò a comporre e a nutrire speranze per il futuro. il 1791 sarà, a differenza di quello precedente, un intenso anno creativo almeno fino al momento in cui il compositore sarà in grado di lavorare. I primi tre mesi saranno assorbiti dalla composizione di numerose raccolte di danze. Le oltre quaranta composizioni portate a termine da Mozart in questo breve periodo (6 Minuetti K.599, 6 Danze tedesche K.600, 4 Minuetti K.601, 4 Danze tedesche K.602, 2 Contraddanze K.603, 2 Minuetti K.604, 3 Danze tedesche K.605, 6 Ländler K.606, 5 Contraddanze K.609) erano destinate a soddisfare l’incarico di compositore di corte che ancora ricopriva.
Anche l’umore del musicista sembra decisamente migliorato tanto che nella prima delle Contraddanze K.609 egli cita scherzosamente l’aria del Figaro ‘Non più andrai farfallone amoroso” a ricordo del suo maggior successo.
Il 4 marzo ha luogo l’ultimo concerto pubblico di Mozart nel corso di una “accademia” del clarinettista Bähr; per 1’occasione Wolfgang eseguirà il Concerto per pianoforte in Si bemolle maggiore K.595, l’ultimo da lui composto.
Nello stesso mese riceve da Schikaneder la richiesta o meglio la preghiera di comporre un Singspiel per il proprio teatro che versava in grave crisi. Fu lo stesso Schikaneder a proporre il soggetto e a stendere il libretto per lo Zauberflöte (Il flauto magico, K.620) con il quale il compositore realizzerà il capolavoro dell’opera tedesca da lui sognato fin dai tempi del Ratto dal Serraglio. Già a maggio inizia la composizione della nuova opera che sarà a più riprese interrotta. Ai primi di giugno Konstanze è costretta a tornare a Baden portando con sé il figlio Karl: Mozart li raggiungerà il 17 e il giorno successivo, nella città termale, stenderà le poche battute che costituiscono uno dei suoi capolavori: il mottetto Ave Verum, in Re maggiore (K.618), che segna il suo ritorno alla composizione di musica sacra dopo oltre dieci anni.
Nel mese di luglio riceve l’incarico di scrivere una messa per i morti, quel Requiem, commissionato da un anonimo e misterioso personaggio, che resterà il suo ultimo incompiuto capolavoro. Alla metà di luglio tutta la famiglia si ricongiunge a Vienna dove il giorno 26 Konstanze dà alla luce Franz Xaver Wolfgang; nello stesso mese Wolfgang interrompe la composizione del Flauto per musicare un’ opera commissionata da Praga, La Clemenza di Tito (K.621). L’opera, su libretto di Metastasio rielaborato da Caterino Mazzolà, ripropone a Mozart un soggetto storico non molto dissimile da quello del Lucio Silla composto a Milano nel 1773. Per curare 1’allestimento dello spettacolo Wolfgang e Konstanze riprendono la strada di Praga il 25 agosto; li accompagna Franz Xaver Süssmayr, allievo di composizione del maestro. Il 2 settembre Mozart dirige una ripresa del Don Giovanni e quattro giorni dopo, al National Theater, si tiene la prima della Clemenza, per suggellare la cerimonia di incoronazione a re di Boemia di Leopoldo II. L’opera piacerà pochissimo, sia alla coppia imperiale che al pubblico e con questo inatteso insuccesso Mozart riprende la strada di Vienna. Già alla fine di settembre ha luogo la prima del Flauto magico al Freihaus­-Theater auf der Wieden, diretto dal compositore; l’iniziale perplessità del pubblico muterà in successo clamoroso. Nella stessa stagione si susseguiranno sessantadue recite e per Mozart sarà un grande trionfo personale. Da questo momento la sua fortuna declinerà rapidamente mentre si profilano le prime ombre del dramma. Sempre più pressato dalle richieste per il Requiem (il committente venne identificato nel conte Franz von Walsegg­-Stuppach, musicofilo, che con questa composizione intendeva commemorare la moglie morta da poco) Mozart vede in questo lavoro un presagio della sua imminente fine. Dal mese di ottobre si manifestano in lui i segni di un profondo malessere fisico. Il 18 novembre dirige la Piccola cantata massonica in Do maggiore K.623, probabilmente su testo di Schikaneder, sua ultima opera completata.
Dal giorno 20 è costretto a letto dal quale continua, sempre più faticosa, la composizione del Requiem; il 4 dicembre si tiene una prova di quanto era già completato. Mozart, al capezzale, cantò la parte del contralto. Il 5 dicembre, cinque minuti prima dell’una di notte, Mozart muore; il funerale, il più economico che si potesse avere, si tenne il giorno successivo. Ad accompagnare la bara erano pochi amici che non giunsero neppure al cimitero; forse la giornata nebbiosa consigliò loro di fermarsi alla Stubentor. La salma di Mozart venne sepolta in una fossa del cimitero di S. Marco che nessuno fu più in grado di ritrovare.

Se volete approfondire la breve vita del precoce talento salisburghese annoverato tra i più grandi geni della storia della musica potete farlo sfogliando il volume Wolfgang Amadeus Mozart nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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