Memorie storiche intorno alla vita di Armaciotto De’ Ramazzotti raccolte da Giovanni Gozzadini – Decima parte

Giovanni GozzadiniRitornò in patria Armaciotto nell’Aprile del 1523, accompagnato da un Breve diretto al Senato. Facea noto in esso il Pontefice che nelle lettere dei Riformatori, a lui recate dal Ramazzotto , avea conosciuto quanto questo Capitano avesse fatto a pro della Romana Sede, e dello Stato, nel difendere la patria respingendone i nemici, e ch’egli avealo perciò anco più caro che da prima, ed essere suo volere ch’egli si restituisse in Bologna, affinchè questa per una troppo lunga assenza non ne sentisse detrimento (86). Ma tali ed altri onori coi quali vedevasi Armaciotto contraddistinto, eccitarono l’invidia di alcuni potenti patrizi . Il Conte Girolamo Pepoli sopra d’ogni altro mal sofferiva di vedere tanto innalzato Armaciotto, che pe’ feudi di cui godeva, pel Capitanato e custodia della Guardia di Palazzo, e della Rocca di Strada Maggiore, per la considerazione in che era tenuto in Bologna, e nella Corte di Roma, avanzava di autorità e di ricchezze le più cospicue famiglie del suo paese. Facea parte il Pepoli del Magistrato dei Gonfalonieri, e questa sua dignità gli agevolava il mezzo di poter nuocere al Ramazzotto. Laonde propose agli altri Gonfalonieri del Popolo, ed ai Massari della Città, si facesse istanza ad Adriano VI che fossero abolite le molte Contee erette da Leone X, le quali avevano smembrato lo Stato Bolognese, e postivi dispotici Signorotti. Tale proposta fu accolta con piacere da quel Magistrato, il quale inviò lo stesso Conte Girolamo Pepoli al Pontefice per trattare di tale oggetto. Giunto a Roma il Conte Girolamo con fastosa compagnia di amici e di servi, con ornato discorso espose la sua missione, perorando specialmente che ad Armaciotto, siccome a persona non del tutto atta a tale incarico, fosse tolto il Capitanato della Guardia di Bologna, e la Castellania della piccola Fortezza. Adriano invitò il Cardinal Giulio de’ Medici, che reggeva la somma delle cose in Bologna, ad esporre il suo pensiero intorno a tale emergenza; ma l’astuto Ministro che niuno dei due voleva inimicarsi, si condusse per tal modo, che se l’uno non favoriva , nè anche noceva all’altro. Il Senato Bolognese frattanto avuto contezza di quanto era stato operato dai Gonfalonieri, conoscendo di quale importanza fosse alla sicurezza di questa Città il braccio del Ramazzotto , che non dubbie prove anco di recente avea dato di valore, e di sua devozione alla Repubblica, liberandola dagli assalti dei fuorusciti, mandò alla Romana Corte Ambasciatore il Senator Galeazzo Castelli, uomo dotato di molta eloquenza, perchè sventasse i raggiri del Pepoli. Non andarono deluse le speranze del Senato, mercecchè il Castelli tanto seppe maneggiarsi, addimostrò sì bene esser utile a Bologna, ed alla Sede Apostolica che il Ramazzotto continuasse nell’esercizio delle sue cariche, che il Pontefice ordinò non s’avesse a fare alcuna innovazione. Spiacque ai Gonfalonieri l’inutile tentativo, ma più se ne dolse il Pepoli che si vide fallita la brama di togliere il potere al suo nemico (87).
Saputosi dai XL Riformatori che Giovanni Sassatelli istigato dal Duca di Ferrara era ito ad assalire il Castello di Tossignano, nel dì 21di Settembre mandarono Armaciotto con trecento fanti e cento cavalli a liberare quel Castello, e a discacciare costui dal contado Imolese. Giovanni, avuto sentore dell’imminente arrivo delle truppe Bolognesi, abbandonò vilmenente le sue genti, ingannandole col dire che andava altrove per procacciarsi gli opportuni rinforzi , mentre se ne fuggì a Lugo. Armaciotto , intesa questa fuga, dispose le sue forze in modo di togliere ogni scampo di ritirata alle milizie rimaste prive del loro Capitano, ed in fatti allorchè esse tentavano di ricoverarsi nelle terre del Duca Alfonso, caddero negli aguati che loro erano stati tesi, e ‘l Ramazzotto condusse a Bologna molti prigioni, in un colle bandiere del Sassatelli (88).
Succeduto ad Adriano VI il settimo Clemente (89), Armaciotto a lui ricorse per ottenere che gli fossero confermati i privilegii, ed i feudi di cui godeva. Il Pontefice con Breve dato in Roma nel giorno 13 Gennaio 1524 a lui confermò e gli uni e gli altri, e da queste lettere apostoliche rileviamo che Arrnaciotto non solo dominava la Contea di Sassiglione e della Bastia, ma di Belvedere ancora, e di Codronco, le quali alle prime due giurisdizioni erano da Leone X state unite (90.) A tutto questo aggiunse Clemente VII non molto dopo le Ville di Tossignano, Fontana, Montemorosino, Cantagallo, Paventa , Valsalva, Valmaggiore, e Monte della Pieve, sottraendole alla dizione d’Imola (91,) e che Armaciotto accettò collo sborso di diecimila ducati a favore della Camera Apostolica, in cambio dell’offertogli grado Senatorio, che fu da lui ricusato ben comprendendo che i patrizi sedenti allora in Senato di mal animo l’avrebbero accolto nel loro numero (92). Non è perciò meraviglia se l’invidia fabbricò nuove calunnie a danno d’Armaciotto, che dovè portarsi a’ piedi del Pontefice Clemente per discolparsi delle appostegli cose. Conobbe il Papa la sua innocenza, e rimandollo a Bologna, ove ci giunse nel 10 Agosto, ricolmo di carezze e di onori (93).

NOTE

(86) A tergo
Dilectis filiis XL Reformatoribus Civitatis nostrae Bononiae
Commendatio Capitanei Ramazzotti ab
urbe redentis
Entro
Adrianus PP. VI
Dilecti filii salutem, et apostolicam benedictionem. Ex litteris vestris, quas dilectus filius Ramazzottus Capitaneus Custodiae equitum istius nostrae Civitatis nobis reddidit, egregia merita, operaque illius erga hanc Sanctam Sedem Apostolicam et statum ecclesiasticum in tutanda, et conservanda una vobiscum ista  nostra Civitate, et repellendis hostibus Sanctae Romanae Ecclesiae intelleximus: qui licet antea nobis ob haec ipsa fidedignorum  relatione comperta gratus fuerit, accedens tamen ad haec comendatio vestra gratiorem illum nobis effecit. ltaque ne prestantis Capitanei longior absentia vobis, et dicte Civitati incommodo molestieve esset, eum in supplicationibus suis (quantum licuit) ex auditum ad vos remittendum duximus: Hortantes, ut quemadmodum  huiusque fecistis unacum illo, et Venerabili fratre Episcopo Polensi Gubernatore vestro tutelle istius Civitatis vestrae; ac nostrae omni studio incumbere, pacemque, ac iustitiam colere, et fovere  curetis. Quo, nec Deo quicque acceptius, nec nobis gratius, nec vobis ipsis denique utilius efficere potueritis. Datum Romae apud  Sanctumpetrum sub annulo Piscatoris Die XIII Aprilis MDXXIII.  Pontificatus nostri anno primo.
F. Hesius
Bolle, Brevi ed altro dall’an. 1503 all’an. 1549 Q lib. V. N.° 53 Archivio del Reggimento.
(87) Negri VoI. XXII an. 1523.
(88) Negri Vol XXII an. 1523.
(89) Nel dì 18 Novembre 1523. Muratori VoI. XIV p. 283.
(90) A tergo
Dilecto filio Nobili Viro Ramazotto de Ramazzotis Comiti Terrarum Saxioni, et Bastie Districtus Bononiensis
Entro
Clemens PP. VII.
Dilecte fili salutem, et apostolicam benedictionem. Exigit  tue singularis devotionis, et fidelilatis integritas in nostris, et Romane Ecclesie negociis diutius comprobata, ut, que tibi pro tuis honore, et utilitate concessa sunt, nostre protectionis munimine  confoveamus: et etiam alias in his nos tibi favorabiles exhibeamus. Cum itaque, sicut nobis nuper exponi fecisti, alias postquam  fe. re. lulius Papa II. predecessor noster nonnulla bona immobilia in agro Bononiensi consistentia tibi pro te, tuisque heredibus, et successoribus in perpetuum motu proprio donaverat, et concesserat, ac te tuosque heredes, successores, et descendentes ab omnibus, et  singulis oneribus, prestationibus, solutionibus, et gravaminibus Daciorum, et Gabellarum, ac aliorum tunc expressorum immunes, et exemptos esse voluerat, Et pie memorie Leo Papa X secundum carnem frater patruelis etiam predecessor noster motu simili te, tuosque utriusque sexus filios, et successores universos, tam  legitimos, et naturales, quam legitimatos, eorumque domos, molendina, hospitia, vineas, campos, nemora, terras, possessiones,  et alia cuiuscunque generis bona tunc presentia, et futura, tam  in Bononiensi, et Imolensi Civitatibus, Comitatibus, et districtibus, quam aliis quibuscumque Civitatibus, Castris, oppidis, villis, comitatibus, et tenimentis apostolice sedis subiectis consistentia,  illorumque fructus , redditus, proventus, iura, obventiones , et emolumenta cuiuscumque qualitatis, quantitatis et conditionis forent, nec non possessionum, et bonorum predictorum Colonos, partiarios, et  laboratores quoscunque tunc et pro tempore existentes liberos et immunes, ac exempta libera, et immunia perpetuis futuris temporibus a quibuscunque sgarmiatis portarum molendinorum, Vini  Retagli, Imposte locorum ac refectionibus, pontium, stratarum, et menium, aliisque quibuscunque Daciis, Gabellis, collectis vectigalibus, impositionibus, angariis, perangariis, gravaminibus, realibus, personalibus, et mixtis, ordinariis, et extraordinariis, ac pedagiis, tunc presentibus et futuris quacunque autoritate, et ex quibuscunque causis impositis, et imponendis constituerat, et  deputaverat , tibique, ac dictis filiis, heredibus, successoribus, colonis, partiarijs, et laboratoribus exemptionem, et immunitatem generalem liberam, et exemptam omnium, et singulorum possessionum, terrarum , domorum , iurium, bonorum mobilium, et immobilium tunc presentium, et futurorum, ac fructuum, reddituum, et proventuum, obventionum et emolumentorum predictorum, nec non facultatem vendendi, alienandi, permutandi, mutandi, per tractandi, et contractandi perpetuo concesserat prefatus Leo predecessor tibi, ac ipsis heredibus, et successoribus tuis in perpetuum, ut in quadam Domo tua extra Civitatem nostram bononiensem in loco Navilio nuncupato, et strata, que ducit Ferrariam consistente unum Macellum pubblicum; ubi carnes cuiusvis qualitatis, quantitatis, et conditionis publice quibuscunque illas emere volentibus libere, impune, et sine alicuius licentia vel contradictione ac absque alicuius Dacii, aut Gabelle, veI Rettagli, seu alterius solutione singulis diebus per vestros famulos, ac Macelli huiusmodi conductores, seu causam habentes vendi valerent, construi facere possetis, idulserit, ac postmodum pari motu Saxioni, et Bastie Comilatus Imolensis, et districtus Bononiensis terras cum earum  fortaliciis, honoribus, emolumentis, obventionibus, preeminentiis, provisionibus, salariis, introitibus, redditibus, regalijs, commodis, iuribus, et iurisdictionibus de iure, vel consuetudine, aut nullatenus debitis, et consuetis, ac mero, et mixto imperio tibi pro te, tuisque heredibus, et successoribus predictis imperpetuum in feudum antiquum, nobile, ligium, et francum sub censu annuo unius libre Argenti Camere Apostolice annis singulis in Urbe Romana per te, ac heredes, et successores prefatos persolvendo perpetuo donaverit, concesserrit, et assignaverit, teque, ac heredes, et successores  prefatos de terris predictis, earum, et cuiuslibet ipsarum pertinentiis, iuribus, iurisdictionibus, ac mero et mixto imperio, et abis premissis investiverit, ac terras huiusmodi, et earum homines a iurisdictione quoruncunque aliorum exemerit, et liberaverit, ac in comitatum erexerit. Tibique ac heredibus, et successoribus prefatis plenam, et omnimodam iurisdictionem altam, et bassam, merumque, et mixtum imperium, et gladii potestatem in homines, et incolas dictarum terrarum, et pertinentiarum suarum libere, et licite exercendi facultatem concessit, et deinde terras, seu villas de Belvedere, et de Condronco nuncupatas comitatas Civitatis nostre Imolensis ad Sedem Apostolicam legitime pertinentes cum iuribus, et honoribus, emolumentis, iurisdictione, mero, et mixto imperio, ac gladii potestate, et pertinentiis suis quibuscunque comitatui predicto Saxioni et Bastie univerit, annexuerit, et incorporaverit, illasque  tibi, ac eisdem heredibus, et successoribus tuis in feudum iure feudi in omnibus, et per omnia, prout dictas Saxioni, et Bastie terras concesserit, ac te, nec non heredes, et successores prefatos de illis investiverit, nec non te, ac ipsos heredes, et successores, dictasque terras de Belvedere et de Condronco, ac eorum incolas,  et habitatores tunc, et protempore existentes, ac bona tua, tuorumque heredum, et successorum , ac incolarum, et habitatorum huiusmodi a quibuscunque iurisdictione, subiectione, et aliis quibusvis oneribus, gravaminibus realibus, et personalibus, et mixtis, ac aliis quibuscunque impositionibus tunc, et pro tempore factis, et  faciendis, ac impositis, et imponendis dicte Civitatis Imolensis, et eius comitatus, ac aliorum quoruncunque locorum et Civitatum officialium quoruncunque cum onere solutionis unius libre argenti singulis annis in dicta urbe faciende exemerit, prout in diversis ipsorum Iulii, et Leonis predecessorum tam sub plumbo, quam in forma brevis respective confectis litteris dicitur plenius contineri. Ac demum recolende memorie Adrianus Papa VI similiter predecessor noster premissa omnia, et singula, ac singulos desuper confectas litteras predictas, et inde secuta quecunque per suas in forma brevis litteras approbaverit, innovaverit et confirmaverit, pro ut  etiam in illis dicitur plenius contineri. Nobis umiliter supplicari fecisti, ut constitutioni, deputationi, indulto, donationibus, concessionibus, assignationibus etiam singulorum bonorum, et terrarum predictorum inves tituris, exemptionibus, erectioni, unioni, annexioni, incorporationi, et aliis premissis pro maiori illorum roboris  firmitate robur nostre approbationis adijcere ac alias in premissis opportune providere de benignitate apostolica dignaremur. Nos igitur ad probatum tue devotionis affectum respectum habentes, ac dignum ducentes, ut te tuosque posteros aliquo specialis gratie favore prosequamur, huiusmodi supplicationibus inclinati constitutionem, deputationem, indultum singulas donationes, concessiones , assignationes, et investituras, exemptiones, erectionem, unionem, annexionem, incorporationem, et alia premissa, ac subsecutas approbationem, et confirmationem, nec non singulas Iulii,  Leonis, et Adriani litteras desuper, tam sub plumbo, quam in forma brevis respective confectas, quarum omnium tenores presentibus haberi volumus pro expressis, ac in eis contenta, et inde secuta quecunque rata, et grata habentes, illa omnia auctoritate  apostolica, tenore presentium approbamus, innovamus, et confirmamus, ac valida, et efficacia existere, et perpetua roboris firmitate subsistere, ac firmiter observari, tibique ac heredibus, et successoribus predictis, ac aliis , quos concernunt perpetuo suffragari, ac vos desuper per quoscunque molestari, seu perturbari non posse, neque debere decernimus, et nihilominus potiori pro cautela, omnia et singula bona in dicto agro Bononiensi consistentia per te actenus tenta, et possessa, et que de presenti tenes, et possides etiam si illa in litteris concessionum earundem, et confirmationum ipsarum  concessionum specificata non fuerint, de novo donamus, concedimus, et assignamus, ac etiam omnia, et singula, pro ut per lulium, et  Leonem pro te, tuisque heredibus, et successoribus predictis concessa, et gesta, ac per Adrianum predecessores predictos confirmata sunt in omnibus, et per omnia concedimus, et facimus, nec non bona per te in agro Bononiensi possessa huiusmodi quorum situs, et confines pro sufficienter expressos haberi volumus tibi per dictum Iulium concessa, ac illorum concessionem huiusmodi per Leonem, et Adrianum predecessores predictos confirmatam censeri in omnibus, et per omnia etc. inde ac si in litteris concessionum, et confirmationum huiusmodi illa, eorumque situs, et confines specificata fuissent, et sic, ac pro concessionum illorum, et aliorum premissorum  omnium, et singulorum validitate, et efficacia per quoscunque  iudices quavis auctoricate fungentes, sublata eis, et eorum cuilibet quavis aliter iudicandi, et interpretandi facultate, iudicari et diffiniri debere, ac quidquid secus super his a quocunque quavis auctoritate scienter, vel ignoranter attemptari contigerit, irritum, et inanc decernimus. Quocirca Venerabilibus fratribus lmolensi, et Pistoriensi Episcopis, ac dilecto filio Vicario Venerabilis, Fratris Episcopi Bononiensis in spiritualibus generali comittimus, et in virtute sancte obbedientie earundem tenore presentium mandamus, quatenus ipsi, vel duo, aut unus eorum per se, vel alium, seu alios tibi, ac heredibus, et successoribus predictis in premissis efficacis defensionis presidio existentibus faciant auctoritate nostra singulas predictas, et presentes litteras, ac in eis contenta quecunque firmiter observari, teque, ac eosdem heredes, et suecessores illis pacifice gaudere. Non permittentes te, vel illos desuper per quoscumque quomodolibet indebite molestari, contradictores, et  molestatores quoslibet, et rebelles per censuras ecclesiasticas, et  penas, appellatione posposita, compescendo, ac legitimis super his habendis servitiis processibus, censuras et penas ipsas, quoties opus fuerit, aggravando invocato etiam ad hoc, si opus fuerit, auxilio bracchij secularis. Non obstantibus premissis, et constitutionibus, et ordinationibus apostolicis , nec non omnibus illis que dicti predecessores in singulis eorum litteris voluerunt non obstare. Et que presentibus pro expressis et repetitis  habendis volumus, ceterisque contrariis quibuscunque. Datum Rome apud Sanctum Petrum sub annulo Piscatoris die XIII Ianuari MDXXIV. Pontificatus nostri anno primo.
Be. El. Cremonen.
Documenti diversi Cartone A. lib. 10 N.° 2.2.° Archivio del Reggimento.
(91) Alberghetti Compendio della Storia d’Imola p. 298.
(92) Negri VoI. XXII an. 1539. GhiselIl VoI. XIII p. 30.
(93) Negri VoI. XXII an. 1524.

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