Memorie storiche intorno alla vita di Armaciotto De’ Ramazzotti raccolte da Giovanni Gozzadini – Nona parte

Giovanni GozzadiniI Bentivogli, raccolto un corpo di truppe numeroso di circa ottomila combattenti, procuravano coll’aiuto del Conte Guido Rangoni, che conducea varie Compagnie di Svizzeri, di ritornare in Bologna. Monsignor Bernardo Rossi di S. Secondo che la governava, anzichè disporsi alla difesa, fingeva di nulla sapere degli apparecchi ostili, giacchè segretamente aderendo. ai Bentivogli era pronto a tradire il suo ministero per favorirli. Ma i Pepoli, Malvezzi, Gozzadini, Cospi, Marsili ed altri partigiani della Chiesa, penetrando il pensiere del Governatore, indussero il Senato a provvedere quanto facea d’uopo per una vigorosa resistenza. Il Senato diede piena balìa su di ciò ad alcuni patrizi che furono nomati i Decemviri della Guerra. Essi fecero armare le genti della Città e delle campagne; molti montanari ben provveduti di armi scesero al piano per loro volere, ed Armaciotto, siccome essi gli ordinarono, mise in armi molti pedoni e cavalieri, che tenne pronti a combattere. Le artiglierie furono distribuite alla difesa del Palazzo, della Piazza, e delle Porte della Città, e fu chiesto ed ottenuto un soccorso d’armati dalla Romagna. Nel dì che precede la Pasqua avendo Annibale Bentivogli posto il suo campo a Bazzano, i Decemviri disposero quanto era necessario per respingere gli assalti del nemico. Diedero al Ramazzotto la cura di difendere le mura della Città coi suoi fanti e cavalli, ch’egli collocò ove più lo richiedeva il bisogno: a Lorenzo Malvezzi fu affidata la Piazza: Filippo Pepoli, Cammillo Gozzadini (82), ambidue Decemviri, ed Andrea Casali ebbero la custodia della Porta di S. Felice, contro la quale si credeva sarebbersi diretti gl’inimici: ed alle altre Porte altri difensori furono destinati. Nel giorno in cui si commemora la Risurrezione del Redentore si avanzarono i Bentivogli col loro esercito, facendo rimbombare l’aria di bellici suoni; e situarono alcune bombarde contro le mura di Bologna, fra le Porte di S. felice e di Saragozza, attendendo qualche interno movimento in loro favore. Invano per tre giorni si stettero in aspettazione, che le provide cure de’ Magistrati aveano allontanato qualunque timore d’interna sedizione. Nel quarto giorno fu dato un vigoroso assalto alla Città sopra diversi punti , ma il valore degli assediati non fu minore a quello degli assalitori. Il Rangoni mentre già toccava la sommità del combattuto muro, fu ferito da un’archibugiata che l’obbligò a ritirarsi dalla mischia. Gentile Sassatelli, che colle milizie Ferraresi indarno avea tentato d’espugnare la porta di Galliera, disperando del buon successo mandò ad avvisare Annibale, rimasto un miglio discosto da Bologna, che si ritirava a Ferrara. Il Bentivoglio, saputo appena il suo disegno, inviò perchè ne lo distogliessero alcuni cavalieri, che di gran corsa si diressero alla volta del Passatelli. Cammillo Gozzadini che dalla sommità delle mura vide costoro correre sì velocemente, pensando che tutta l’oste nemica si desse a fuggire, fece abbassare il ponte e col Ramazzotto e col Pepoli, seguito da pochi cavalli, si diresse ov’erano le artiglierie dei nemici. Quivi s’azzuffarono, cercando gli uni di porre in salvo le bombarde, gl’altri d’impadronirsene. Armaciotto non invano gridò ai suoi che colle scuri ne spezzassero le ruote , per impedire ai nemici che da quel luogo le togliessero.
Ma il picciol drappello dei Bolognesi dovette ritirarsi a fronte di maggiori forze, se non che soccorso da buon numero di Cittadini, ritornò con più vigore a rinnovare la mischia, e mise in fuga le truppe del Bentivoglio, e lui stesso, che si rifuggi a Spilimberto. Dopo aver fatto trascinare in Città le conquistate artiglierie, il Pepoli, il Ramazzotto ed il Gozzadino si affrettarono di scacciare dalle alture di S. Michele in Bosco Cato da Castagneto. Anche
trecento scolari erano partiti verso lo stesso luogo dalla Porta di Castiglione, che da loro era stata custodita. Cato non sì tosto si vide a ridosso i Bolognesi altro pensiero non ebbe che di fuggire, ed alcuni dei suoi che non lo uguagliarono in sollecitudine si rimasero prigioni. Armaciotto non frapponendo dimora si drizzò alla Porta di Galliera, lusingandosi di cogliere all’improvviso Gentile Sassatelli. Ma egli che intesa la fuga d’Annibale avea radunati i suoi soldati per ritirarsi ad Imola, ricevette di piè fermo l’attacco del Ramazzotto. Aspro fu il conflitto, ed Armaciotto che due volte respinto, due volte di nuovo si era avanzato, stava per cedere agl’inimici, che maggiori di numero molto danno gli recavano con quattro bombarde alle quali niuna artiglieria poteva opporre, quando il Pepoli ed il Gozzadini con molti gentiluomini a lui si unirono, e tutti insieme si scagliarono contro i Ferraresi, che non potendo sostenere tanto urto cominciarono a piegare, sempre però scaramucciando. Gl’inseguirono essi fino a S. Lazzaro, di poi ritornarono festevolmente in Città. Perdettero in questa giornata i Bentivogli fra morti e prigioni circa trecento uomini (83).
Volevano i Bolognesi che Gentile Sassatelli non andasse impunito di aver soccorso il Bentivoglio, e torgli desiavano il modo di poter loro nuocere in altra circostanza. Inviarono perciò lettere al Cardinale Giulio de’ Medici (di poi Clemente VII), che sebbene Legato di Bologna stava alla Corte del Pontifice dal quale era adoperato nei più importanti affari, avvisandolo come Gentile andava dicendo che nulla egli aveva intrapreso senza il consentimento di esso Cardinale. Spiacque a Giulio tale tracotanza, e scrisse ad Armaciotto Capitano delle Guardie di Bologna, ed ai Decemviri della Guerra, che nulla lasciassero
intentato per avere nelle mani il Sassatelli. I Decemviri che appunto questo desideravano, pensarono di valersi dell’astuzia non meno che della forza. Filippone Rossi Presidente della Romagna era in quei giorni, passando per Bologna con alcune truppe, andato in Lombardia per costringere alcune Castella del Parmigiano, che si erano sottratte al dominio del Pontefice, a riconoscerne di nuovo l’autorità. Fu sparsa ad arte la voce che Armaciotto e Cammillo Gozzadini dovean seguirlo per agevolargli l’impresa, e questi due Capitani con cinquecento fanti, e cento cavalleggeri, al declinar del giorno sortirono dalla Città per la Porta di S. Felice, che immantinente fu chiusa. Il Sassatelli ebbe tosto avviso dai suoi spioni che i Bolognesi aveano spedito fanti e cavalli in Lombardia, sicchè di nulla temendo trascurò di porre le solite scolte fuori della Città d’Imola, niuno tenne pronto per accorrere all’armi in caso di bisogno, e più che mai tranquillo andò al riposo. Armaciotto appena ebbe trascorse due o tre miglia lungo la via Flaminia, che sorta la notte abbandonò quella strada, e si volse, girando a certa distanza attorno a Bologna, verso la via Emilia, per la quale con marcia veloce giunse presso ad Imola. Guido Vaino Capo di parte opposta a quella del Sassatelli custodivane la Rocca, ed era già stato avvisato per fido messaggiere della spedizione dei Bolognesi, ai quali egli si era offerto di unirsi per abbattere il suo concittadino. Il Ramazzotto ed il Gozzadino col favor delle tenebre, in un coi loro armati, furono introdotti nella Rocca dal Castellano, e quivi deliberarono in qual guisa dovessero assalire l’inimico. Armaciotto elesse d’incamminarsi al Palazzo dei Sassatelli; Cammillo ad altra parte della Città indirizzossi. Scorreva rapidamente Armaciotto le vie d’Imola, e d’ogni intorno rompevano il silenzio della notte le grida Chiesa Chiesa. Desti, ed atterriti a tale strepito i Sassatelli, si diedero a fuggire, ben conoscendo qual disastro gli minacciava. Gentile tratto da un luogo ripieno di sozzure nel quale erasi appiattato, non ostante che Armaciotto gridasse che a lui non fosse tolta la vita, fu dai Ghibellini Imolesi ucciso.
Roberto di lui fratello colpito da una palla a piè delle scale, esalò l’ultimo sospiro. Niccolò e Lodovico Sassatelli, fatto scendere l’uno dal tetto delle sue case coll’accordargli finta mercede, l’altro trascinato fuori da un acquedotto entro di cui si era nascosto, furono dai loro concittadini spietatamente trucidati. Molti della loro fazione cadevano sotto il ferro dei Bolognesi, mentre n’erano messe le case a saccomanno, e gl’innocenti figlioletti dei Sassatelli pur anco sarebbero stati immolati, se Armaciotto, e Guido Vaino non gli avessero sottratti a quella carnificina. Il Gozzadino e ‘l Ramazzotto ritornarono a Bologna prima che si compisse un giorno da che n’erano partiti, avendo incusso grande spavento nei Guelfi di tutta la Romagna. Anche Annibale Bentivoglio alla notizia di tale successo abbandonò Spilimberto, temendo di non essere bastantemente sicuro, e passò a Modena (84). Armaciotto portossi a Roma sul finire dell’ anno, ed è a credersi che vi fosse inviato per far noto al Pontefice, non avea guari giunto in Italia (85), la condotta tenuta dal Governatore di Bologna negli ultimi avvenimenti, e la sua non dubbia propensione pei Bentivogli. Si fu certamente per tale motivo che Adriano VI privò il Rossi dal governo di Bologna nei primi giorni dell’anno venturo.

NOTE

(82) Cammillo Gozzadini, di cui più volte si è fatto menzione, e che in appresso dovrà ancora ricordarsi, fu uno dei valenti Condottieri del suo secolo, e molto onorato da Giulio II dal quale fu investito della Contea di Zappolino. Era egli fiero nemico dei Bentivogli che lo aveano orbato del padre, (Vedi la nota 62) e militò con grado di Colonello nell’esercito di Giulio II che cacciò i Bentivogli da Bologna, di cui incendiò, insieme con Ercole Marescotti, il magnifico Palazzo.
(83) Negri Vol. XXII an. 1522, e Vizzani lib. X p. 525 e seg. il quale racconta che questi prigionieri furono poi per ischerzo e con gran risa di tutto il popolo, venduti nella pubblica piazza, et liberati da chi gli comperava, parte per un bolognino, parte per tre quattrini; et alcuni ancora per un quattrino furono lasciati andare.
(84) Vizzani lib. X p. 532. Negri Vol. XXII an. 1522.
(85) Il Cardinale Adriano Florent d’Utrecht fu eletto successore di Pietro nel giorno 9 di Gennaio 1522 ma non andò a Roma se non il 29 d’Agosto. Muratori Vol. XIV p. 255. 271.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Monghidoro e dintorni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...