Memorie storiche intorno alla vita di Armaciotto De’ Ramazzotti raccolte da Giovanni Gozzadini – Ottava parte

Giovanni GozzadiniL’anno 1516 trascorse con profonda quiete pei Bolognesi, e gli Storici, non che del Ramazzotto, di Bologna pienamente si tacciono.
Nel seguente anno dugento lance che aveano servito a Leone X per balzare dal trono il Duca Francesco Maria della Rovere, e per costringere gli abitanti del Ducato d’Urbino a riconoscere il nuovo loro Signore Lorenzo de’ Medici, vennero alla volta di Bologna (29 Luglio.) Avevano costoro via facendo involati molti buoi, cavalli, ed altre cose alle genti del contado, e seco guidavanle. Armaciotto saputo che ebbe tale rapina obbligò i predatori alle porte della Città a lasciare il mal tolto, che fu restituito a chi apparteneva (69).
L’infelice della Rovere di nuovo era stato cacciato dai suoi dominii, che otto mesi prima avea riconquistati, quando sul finire del Settembre attraversava lo stato Bolognese col suo piccolo esercito, ritirandosi presso il Marchese di Mantova. Armaciotto scorgendo che nè dal Governatore Lorenzo Fieschi, nè dal Senato, si prendeva alcun provvedimento per assicurare la Città, mentre sotto le sue mura sfilava un forte corpo di armati non troppo amico al Pontefice, mise in armi quattro o cinquemila uomini, e diede loro a custodire quei luoghi che abbisognavano di maggiore difesa. Nelle sue case in Galliera erano pronte le vettovaglie per alimentare queste truppe collettizie. Mercè queste provide cure niuna molestia fu recata alla Città, o al contado, dalle armi del profugo Duca (70).
Andò Armaciotto a Roma nell’anno 1518, o vi fosse chiamato dal Papa, o altra cagione lo movesse. Leone X volendo decorarlo del cingolo militare in ricompensa de’ suoi servigi, apparecchiato con pompa quanto era necessario a quella cerimonia, l’Ambasciatore dell’Impero a lui cinse la spada, l’Oratore del Re Cattolico gli mise uno degli speroni d’oro, e l’altro gli fu posto dal Conte Cammillo Gozzadini. Lo stesso Pontefice l’ornò di sua mano della catena aurea, e gli fregiò il berretto con regalato gioiello. Molti Cardinali, Principi, e Prelati gli offersero in dono in tale circostanza generosi destrieri, ed altre cose. Armaciotto insignito del nuovo titolo ritornò a Bologna nel secondo giorno di Maggio (71).
Nei primi del Giugno, poco prima del tramontar del sole, fu mortalmente ferito il Senatore Ercole Marescotti, da Annibale Poeti, sulla Piazza di Bologna. Armaciotto che ben prevedeva quai tristi effetti avrebbe prodotto un tale delitto, mise sotto le armi i fanti ed i cavalli che custodivano il Palazzo, ed altri ne tenne pronti alle sue case. Ed in vero ogni cittadino ben tosto fu in armi; i partigiani dei Bentivogli, quei della Chiesa, si radunarono intorno ai loro Capi, ed un terzo partito stava pronto ad unirsi a quelli che la fortuna favorisse. I Pepoli seco traendo artiglierie s’azzuffarono coi Marsili, e ciascuna delle parti lasciò alcuno dei suoi nella mischia. La Città fu debitrice al Ramazzotto della sua salvezza, e fu per lui che i Bentivoleschi non ottennero la vittoria macchiata di civil sangue. Avea egli introdotto cinquecento armati Montanari, la metà dei quali affidò al suo figlio Pompeo, e con questi, e cento cavalleggeri s’impadronì della Piazza, disperse i combattenti, ed impose fine ai tumulti (72).
Alla metà d’Agosto Armaciotto si partì da Bologna con cento cavalli, e andò a Piacenza per rinforzare la scorta del Duca Lorenzo de’ Medici, che si toglieva dalla Francia colla novella sposa (73) per andare a Firenze. Lorenzo temeva di Francesco Maria già Duca d’Urbino, ed il non tenersi abbastanza sicuro fu probabilmente la causa che lo indusse a gire dalla Francia in Toscana per mare (74.)
Leone Marescotti nel Settembre del 1519 con una numerosa banda d’armati infestava la villa del Martignone, predando tutto ciò che gli veniva alle mani. Armaciotto spedito dal Senato con una scelta compagnia onde far cessare queste rapine, raggiunti i predatori li mise in rotta, e loro tolse il bottino. Quattordici di essi caddero sotto il ferro dei soldati, altri nove furono fatti prigioni, ed ebbero quindi in Bologna mozzato il capo. Lo stesso Marescotti sarebbe stato preso, se non lo avesse salvato la velocità di un cavallo turco che montava (75).
Il Pontefice Leone nell’anno 1520 più che mai colmò d’onori e di beneficii Armaciotto. Essendo egli ritornato a Roma lo innalzò al grado di Conte, e gli concesse in feudo Sassiglione e la Rocca (villa già del contado Imolese ed allora del Bolognese) con mero e misto impero, coll’annuo canone a favore della Camera Apostolica d’una libbra d’argento. Lo dichiarò esente da qualunque dazio, o altra imposta a que’ giorni in vigore, o che per l’avvenire fosse stabilita, gli diede facoltà di creare Notai e Giudici, e volle che di questi, e d’altri privilegii, godessero ancora i di lui figli e discendenti (76).
Il Ramazzotto giunto in Bologna nel mese di Giugno, nel giorno 10 di Luglio portossi alla Curia dove era raccolto il Senato presente il Governatore, e mostrò le lettere apostoliche affinchè fossero riconosciute: ma in pari tempo sendogli noto quanto gl’interessi della Repubblica fossero vulnerati pei molti feudi che si erigevano, così sottraendole gran parte di dominio, posposto il proprio al pubblico vantaggio, dichiarò che se gli altri Feudatari convenissero di restituire le loro giurisdizioni allo stato Bolognese, egli non avrebbe indugiato un solo istante a gettare nel fuoco gli ottenuti privilegii. Ma troppo essendo grato ad ognuno il comandare, pochi amando più il comune che il proprio interesse, la generosa volontà d’Armaciotto si rimase priva d’effetto (77).
Leone X, in cui germogliava il desio di quella gloria che si procaccia per le conquiste, e che tanto avea predominato il suo antecessore, bramoso, di ampliare lo stato della Chiesa, anelava di tor Ferrara al Duca Alfonso. Monsignor Antonio Pucci Vescovo di Pistoia ebbe ordine dal Pontefice di andare contro l’Estense, e nell’undecimo di Ottobre seguito da tremila Svizzeri, da Vitello Vitelli, che guidava seicento cavalli, e da cinquemila fanti capitanati dal Ramazzotto, con molta celerità, e colla maggior secretezza possibile, s’avviò verso il Bondeno, sperando di cogliervi il Duca alla sprovvista. Non potè questa marcia essere tanto celata da non giungere a notizia d’Alfonso, ch’ebbe tempo di valicare il Po con molti de’ suoi. Si venne nonostante ad un fatto d’armi non meno lungo che sanguinoso, in cui furono disfatti i Ferraresi. Le truppe Pontificie presero il Castello del Bondeno, appiccatovi il fuoco lo saccheggiarono, ne passarono a fil di spada il presidio, e tolte cinque grosse bombarde marciarono sopra Cento, e la Pieve, che furono espugnate dal Cavaliere Cammillo Gozzadini (78). Il Duca Alfonso prevedendo che bentosto le armi del Papa e dell’Imperatore sarebbero piombate sulla sua capitale, ammassò molte milizie Italiane, e diede soldo a quattromila Tedeschi, risoluto di far costar cara la sua ruina. Essendo riuscito all’Estense di ricuperare Bagnacavallo, ed altre terre della bassa Romagna, si mosse con dodicimila tra cavalieri e fanti contro Cento, e vi pose l’assedio nel di 3 di Dicembre. Ma il Gozzadino, che vi era Commissario, sostenne con valore l’assalto, e respinse il nemico. Non tardò il Ramazzotto a portare soccorso ai difensori di Cento, ed unite le sue alle forze del Gozzadini uscirono con tant’impeto contro l’oste nemica che la sbaragliarono, e costrinsero a fuggire con grave perdita. I Centesi decretarono che quel giorno in cui furono liberati, sacro alla Concezione della Vergine, fosse in avvenire celebrato con annua festività (79). Nè più felice fu un secondo tentativo che Alfonso fece nel principio dell’anno seguente, morto essendo Leone X (80), giacchè Armaciotto di bel nuovo astrinse le truppe a levare l’assedio (81).

NOTE

(69) Seccadinari p. 373.
(70) Seccadinari p. 374. Ghiselli Vol. XIII p. 81.
(71) Seccadinari p. 379. Ghiselli Vol. XIII p. 30, che per isbaglio lo pone sotto l’anno 1515.
(72) Seccadinari p. 380.
(73) Leone X, sempre desioso dell’ingrandimento di sua famiglia, ottenne in consorte al nipote Lorenzo, Maddalena de la Tour, parente della Famiglia reale di Francia. Per formare qualche idea della splendidezza colla quale furono celebrate queste nozze a Parigi, bastano queste poche linee del Roscoe (Vita e Pontificato di Leone X tradotta dal Cav. Bossi Vol. VIII p. 18). I regali mandati dal Papa alla Sposa, come pure alla Regina di Francia, oltrepassavano qualunque reale munificenza, e fu detto che eccedessero in valore l’enorme somma di trecento mila zecchini. Trentasei cavalli portarono a Parigi questi magnifici regali, tra i quali era un letto pomposo tutto lavorato di tartaruga, madreperla ed altre materie preziose
(74) Ghiselli Vol. XIII p. 167.
(75) Seccadinari p. 385.
(76) Adì 28 Giugno venne il Capitano Messer Ramazzotto da Roma con tanti privilleggi che non so come havere si possino maggiori e più ampli, imperocchè il Papa lo fa Signore e Conte di Sassion et della Rocca, sul contado di Bologna, che fu già Contado d’Imola, e gli da la spada et il mero e misto imperio, con questo ch’ogn’anno paghi una libbra d’argento alla Camera Apostolica in Roma; et lo fa esente d’ogni Dacio et Gabella in Bologna, Imola et tutte le terre della Chiesa, quelli che sono et che fossero per essere messi novamente, et nomina tutti li dacii di Bologna, sino il datio del vino, et così fa esente tutte le sue possessioni , et li suoi contadini da tutte le gabelle imposte, et di tutti li soldati, et ogni altra gravezza che possa esser posta ai contadini; non può esser posto per raggione da Legati , Governatori, Luogotenenti, Podestà, e Capitanii, nè Signori, nè Confaloniero di Iustitia , nè alcun Magistrato etc: et può far beccaria, osteria, e molini esenti, et questo è per lui et suoi descendenti maschi legittimi, ovvero legittimati, in infinito: et può far Notari, et Giudici, per modo che molti dicono non aver mai veduti più forti privileggi , et gli da tanti onori et dignità nel principio cioè, nostro Cavalliero, nostro Capitano di Cavalli leggieri in Bologna, et per tanti beneffitii da lui ricevuti la Santa Romana Chiesa in haver servito al bisogno con mille cinquecento fanti e più a sue spese, nella nostra Città di Bologna. Datum Rome Kal. Maii MDXX. Seccadinari p. 391. 392. e poco diversamente il Ghiselli Vol. XIII p. 257. 258. 259.
Armaciotto pochi giorni prima avea ottenuto ancora la seguente Bolla.
Leo Episcopus Servus Servorum Dei.
Dilecto filio Ramazoto de Ramazotis nostrorum Equitum Levis Armaturae in Civitate nostra Bononiensi Capitaneo salutem, et apostolicam benedictionem. Obsequia per te Nobis, et Romanae Ecclesiae non sine magnis personae tuae periculis, et laboribus impensa, et quae impendere non desistis, nos inducunt, ut te specialibus favoribus, et gratiis prosequamur. Hinc est, quod nos te gratioso favore prosequi volentes etc.
concede facoltà a lui e suoi successori di tenere un Macello pubblico esente da qualunque dazio presso il canale navile che conduce a Ferrara. Datum Malliani Portuensis Diocesis Anno incarnationis Dominicae millesimo quingentesimo vigesimo octavo Kalendas Maii Pontificatus nostri Anno Octavo.
A. Colotius
Documenti diversi, Cartone A, lib. VI, N.° 23. il 2.° Archivio del Reggimento.
(77) Seccadinari luogo citato Ghiselli VoI. XIII p. 260.
(78) Negri Vol. XXII an. 1521. Erri Storia di Cento p. 171. Muratori Vol. XIV p. 248.
(79) Negri Vol. XXII an. 1521. Erri supplemento alla Stor. di Cento p. 24.
(80) Il primo giorno di Dicembre fu l’ultimo di quest’illustre Pontefice: non contava allora che quarantasei anni di vita, e nove di Pontificato, e lasciò dubbio se maggiormente egli avesse contribuito a rendere il secolo XVI colla sua munificente protezione il più rinomato in lettere e in arti dopo quello d’Augusto, o se più ai letterati ed agli artisti di quell’età egli dovesse la gloria da cui non andrà mai disgiunto il suo nome.
(81) Negri. Vol. XXII an. 1522. Muratori Vol. XIV p. 253.

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