Memorie storiche intorno alla vita di Armaciotto De’ Ramazzotti raccolte da Giovanni Gozzadini – Settima parte

Giovanni GozzadiniSul finire del Febbraio dell’anno 1513 il Governatore di Bologna, udita la morte di Giulio II (53), provide con ogni cura alla sicurezza di questa, dubitando non si facesse dai partigiani dei Bentivogli qualche innovazione mentre era vacante la Sede Pontificia: e perciò mandò a confine nella Romagna alcuni de’ più sospetti, ed introdusse in Bologna Marc’Antonio Colonna, Troilo Savello, il Ramazzotto, Gentile Baglioni, ed altri Capitani di fanti e cavalli, ai quali fu dato a custodire la Piazza, il Palazzo, e le Porte della Città. Nulla tentarono i Bentivogli colle armi, molto s’adoperarono bensì colle parole, allorquando ascese il soglio Pontificio il Cardinal de’ Medici assumendo il nome di Leone X: ma le loro speranze (che concepite ne aveano) vedremo fra poco quale ebbero effetto (54).
Si fu in quest’anno che il Senato Bolognese riconoscendo il valore, e la perizia di Armaciotto nelle discipline militari, e quanto egli avea operato in servigio della Chiesa, ed in vantaggio dello stato di Bologna, gli concesse con amplo privilegio la Cittadinanza Bolognese, con tutti gli onori e diritti di quella, e volle che di tale onoranza fossero a parte ancora i di lui figli, e discendenti (55).
Abbiamo veduto che i Bentivogli accorsero ai piedi del novello Pontefice per ottenere di ripatriare. La famiglia di Leone X era sempre stata unita in amicizia con quella dei Bentivogli, e più volte nell’avversa fortuna v’avea ritrovato un appoggio. Il Papa, o avesse pensiero di aderire alle loro brame, o cercasse un mezzo per trarsene d’impaccio senza dare un’aperta repulsa, rispose che se i loro compatriotti non vi si fossero opposti, avrebbe a loro compiaciuto. A fine di sentire come la pensavano intorno a ciò i Bolognesi, chiamò a Roma il Conte Alessandro Pepoli, il Conte Giovann’Antonio Gozzadini, Paolo Zambeccari, Armaciotto, Matteo Malvezzi, ed altri cospicui personaggi, e più volte con esso loro su di questo ebbe ragionamento. Ma udendo Leone quanto fossero alieni i Bolognesi dal ricevere in patria i Bentivogli, e che anzi affermavano come tal ritorno apporterebbe ruina al loro paese, e sarebbe causa di sommosse, confortò gl’illustri esuli ad attendere più favorevoli tempi, ed impose non facessero frattanto alcun movimento (56).
Giuliano de’ Medici Capo della Repubblica di Firenze favoriva gl’interessi dei Bentivogli, e perciò nell’Agosto scrisse a Francesco Griffoni Commissario Pontificio di Bologna che mandasse Armaciotto con cento cavalli leggeri e cinquecento fanti nel Parmigiano, a far cessare certe quistioni insorte fra i Pallavicini di lui parenti. Aveva in allora molto potere in Bologna Armaciotto, ed era stimato uno dei migliori Condottieri de’ suoi tempi (57), per cui ben si avvidero i Bolognesi che il Medici lo volea allontanare dalla patria, insieme colle migliori truppe ch’erano in quella, acciò così indebolita offrisse poca resistenza ad un colpo di mano dei Bentivogli. Il Conte Alessandro Pepoli più che ogn’altro di ciò persuaso, si oppose all’esecuzione di quanto chiedeva Giuliano, ed avendo parlato in Consiglio molto risolutamente, fece in modo che non Armaciotto ma un suo cugino guidasse quella spedizione (58). Andò bensì il Ramazzotto non molto dopo, nulla essendovi da temere per parte dei fuorusciti Bentivogli, con cinquanta uomini d’arme, e cinquanta cavalleggeri, accompagnato dal Conte Filippo Pepoli che conduceva ugual numero di cavalli di leggera armatura, in aiuto del Vicario Imperiale Governatore di Modena, che voleva togliere la Fortezza di Rubiera dalle mani dei Rangoni: ma le loro armi tentarono invano di espugnare questo forte Castello (59).
Il primo di Giugno dell’anno 1515 si festeggiava con isvariati sollazzi dagli Studenti tanto Bolognesi quanto stranieri , che a quei dì in gran numero frequentavano il nostro Ginnasio. Alcuni di questi, essendo armati, mossi più da inconsideratezza che da mal animo, insultarono gravemente il bargello. Il Governatore Altobello Averoldi a cui molto spiacque l’accaduto, ordinò subitamente che niuno osasse di portare armi, eccettuato i stipendiarii, ed i Cavalieri. Questo divieto accese di sdegno tutta la scolaresca, che dato di piglio ad ogni sorta d’armi si ritirò nel convento dei Predicatori, e fortificassi alla meglio con barricate. Il Governatore mirando con tanta audacia sprezzati i suoi comandi arse di rabbia, e citò quattro dei tumultuanti a comparire tosto alla sua presenza, minacciando l’estremo supplizio agli inobbedienti. Poscia impose a Vitello Vitelli ed al Ramazzotto che coi loro fanti e cavalli andassero a disperdere quanti erano adunati nel convento, e facessero man bassa contro chi opponeva resistenza. Ma questi prudenti Capitani facevano armare assai lentamente i soldati, ed avanzarono quattro bombarde piuttosto per intimorire che per offendere, sdegnando di cimentarsi con forze tanto disuguali. Alcuni ragguardevoli cittadini vedendo che la quiete della Città era compromessa, interposero i loro ufficii , e così destramente si condussero che la tranquillità non fu turbata (60).
Il Pontefice avea ordinato ad Armaciotto di raccogliere delle truppe, essendosi collegato con Massimiliano Sforza, col Re di Spagna, e cogli Svizzeri, contro Francesco I, che in quest’anno era successo a Lodovico XII nel trono della Francia. Armaciotto pertanto allestì duemila fanti, e cento cavalli leggeri, fece marciare mille cinquecento dei primi in Lombardia acciò si unissero agli alleati, e gli altri ritenne per custodire Bologna (61).
Temevano i Bolognesi che i Bentivogli potessero essere ricondotti in patria da Leone X, che si moveva alla volta di Bologna, per aver quivi un abboccamento con Francesco I. Il perché inviarono Ambasciatori al Pontefice (14 Novembre) il Conte Alessandro Pepoli, il Conte Galeazzo Castelli, Gaspero Fantuzzi, Armaciotto, e Monsignore Giovanni Gozzadini (62) con una supplica sottoscritta da cento e più ragguardevoli cittadini, in cui si facevano caldissime istanze contro i Bentivogli, Gli Ambasciatori trovarono Leone a Cafaggiuolo, e n’ebbero grata accoglienza (63). Nel sesto giorno di Dicembre il Sommo Pontefice giunse a Scaricalasino con quattro porporati (64), quattrocento persone di seguito, e quattrocento cavalieri. Armaciotto, che quasi Signore era reputato di quei luoghi dai loro abitatori che in tal circostanza a gara gli offrirono presenti (65), accolse sì grand’ospite nel suo tetto, e la numerosa sua corte, e le sue guardie, e colle proprie facoltà somministrò a loro condegno banchetto per due giorni (66). Leone entrato in Bologna nel dì ottavo dello stesso mese, freddamente accolto dai Bolognesi, fu raggiunto tre giorni dopo dal Re di Francia (67), e quivi stabilito col celebre concordato l’annullamento della prammatica sanzione, e diverse cose politiche, Francesco se ne tornò a Milano. Prima di lasciare Bologna volle Leone che alla sua presenza si estraessero gli ufficii utili. La sorte favorì Armaciotto dandogli la Podesteria di Castel Bolognese, della qual cosa si mostrò molto soddisfatto il Pontefice (68).

NOTE

(53) Questo grande Pontefice cessò di vivere nella notte del dì venti di Febbraio. Muratori VoI. XIV p. 153. (54) Vizzani lib. X. p. 512 e seg.
(55) Die quartodecimo Decembris 1513. Congregatis Magnificis Dominis XL. viris stutus libertatis Bononie etc. ……………………………………… ltem per viginti unam fabas albas , et duas nigras obtentum fuit , quod strenuus Armorum dux Ramazzottus olim Sandri de Ramazzottis de Scargalasino: qui peritia militari piurimum valet, seque exercuit ad servitia Sancte Matris Ecclesie, et ad commodum presentis status pro aliquali recompensatione hujusmodi suorum meritorum donetur Civitate, et sic cum Civem Civitatis Bononie crearunt cum omnibus suis filiis, tam natis, quam nascituris, ac descendentibus quibuscumque suis per lineam masculinam in valida, et amplissima forma: ltaque ipse, ac predicti eius filii, descendentes, et posteri de presenti, et in futurum admitti possint, et valeant ad quecunque offitia utilitatis, et honoris Comunis Bononie per inde, ac si essent Cives Bononienses origine propria paterna, et avita non obstantibus legibus, juribus, statutis, et provisionibus Comunis Bononie in contrarium quomodolibet disponentibus, et specialiter illis, quibus caveri debet, Cives ex privilegio haberi pro Civibus non veris, sed fictitiis, quibus motu proprio, et ex certa scientia specialiter, et expresse quo ad predicta pro hac tamen vice derogarunt, et derogatum esse voluerunt; atque mandarunt.
Partitorum Iib. XIV p. 183. Archivio del Reggimento.
(56) Vizzani lib. X p. 515. 516. Ghiselli Vol. XII p. 501. 502.
(57) Il Ghiselli, o a dir meglio il Cronista da lui seguito, che sembra certamente coetaneo ad Armaciotto, così si esprime: Ramazzotto al presente è un grand’uomo in Bologna, e fuori di Bologna, il primo Condottiero e Capitano di Fanteria ch’abbi l’Italia; e poco dopo: e nota che Ramazzotto, Capitano di tutti li Soldati del Palazzo di Bologna, può più disporre di Bologna che non può tutto il Reggimento, tanta autorità ha presso il Papa. VoI. XII p. 489. 501.
(58) Ghiselli Vol. XII p. 489. 501. 503. Seccadinari p. 350.
(59) Negri VoI. XXIII an. 1514.
(60) Ghiselli VoI. XII p. 584. 585. 586.
(61) Ghiselli VoI. 13. p. 3.
(62) l Bolognesi vollero che questo Prelato toltosi dal Governo di Reggio per incontrare il Papa, facesse parte della loro Ambasciata, non solo per esser molto accetto a Leone, ma ancora perchè niuno più di lui dovea perorare questa causa, mentre che i Bentivogli gli aveano fatti trucidare da vili satelliti il suo genitore Conte Bernardino Guzzadini, senz’altra ragione che di sospettarlo contrario al loro partito. Vedi Ghirardacci VoI. III, MS. e gli altri Storici Bolognesi sotto quest’anno.
(63) Seccadinari p. 364.
(64) Il Vizzani lib. X pag. 518 racconta che diciotto Cardinali erano di poi col Papa in Bologna, ma buon numero di questi lo avea forse preceduto.
(65) Il Seccadinari p. 364, e con parole quasi uguali il Ghiselli VoI. XIII p .16, narrano che le mense furono imbandite in questi due giorni a spese di Ramazzotto, benchè lui fosse molto appresentato da tutta la Montagna che quasi può dire esserne Signore. Appunto di questa sua quasi – Signoria in que’ Monti (giacchè Armaciotto ivi non ebbe mai alcun feudo) credo voglia parlare il Mauro, scherzevole poeta di quei giorni, nel suo Capitolo del Viaggio di Roma (a Bologna) al Duca di Malfi, quando oltrepassate Scarperia e Firenzuola canta:
Così nè di portante nè di trotto
Morti noi e le bestie ne trovammo
Giunti al Regno novel di Ramazzotto.

Raccolta dei poeti Burleschi Primo Libro delle Opere del Berni parte II p. 82. Leida 1824. presso G. Van-Der Bet.
(66) Seccadinari e Ghiselli nei luoghi citati di sopra.
(67) Non dispiacerà, spero, al lettore di avere sott’occhio il seguente brano, tolto dalla biografia di Leone X del Sig. Desportes-Boscheron . Biografia Universale antica e moderna. Venezia 1826. Vol. XXXII p. 124.
I Bolognesi desiderando sempre l’antico governo accolsero freddamente Leone X. L’abboccamento si tenne ai 9 Novembre (*) 1515. Ogni cosa combinava per renderlo memorabile, e la natura degli interessi politici e religiosi che dovevano esservi trattati e la dignità dei due arbitri che stavano per deciderne: Essi erano i due Sovrani più ragguardevoli allora in Europa, l’uno risplendente di gioventù, di valore, di gloria, di magnanimità cavalleresca; l’altro nella maturità degli anni, ed in tutto il fulgore di tutte le belle qualità che in lui crescevano la grandezza del principe, pei talenti dell’uomo di spirito e per la destrezza dell’uomo di stato. Francesco I sottoscrisse la pace dell’Italia, e tornò a Milano in capo a tre giorni lasciando al suo ministro (Duprat) la cura di ultimare il famoso concordato, che ebbe l’anno dopo una sanzione definitiva.
(68) Ghiselli VoI. XIII p. 28 che riferisce le seguenti parole: il Papa n’ebbe piacere perché (Armaciotto) era molto suo amico, et era huomo che valeva assai, e faceva grande honore a se stesso et alla Patria nostra.

(*) Non potè tenersi prima degli 11 Dicembre giacchè in questo giorno secondo il Muratori Vol. XIV p. 197 ed il Sismondi Vol. XIV p. 443 il Re di Francia giunse a Bologna nè vi rimase soltanto tre giorni come dice il Desportes-Boscheron ma otto come ha il Vizzani lib. X p. 518.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Monghidoro e dintorni e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...