Memorie storiche intorno alla vita di Armaciotto De’ Ramazzotti raccolte da Giovanni Gozzadini – Quinta parte

Giovanni GozzadiniAlla notizia della perdita di Bologna Giulio II, che poneva in quella conquista
grandissima importanza, adirato, commise al Cardinal Pietro Regino Legato della
Romagna di ammassare armati a cacciarne gli usurpatori. Partitosi perciò da
Imola il Legato con un esercito di seimila fanti, quattrocento cavalli leggeri,
trecento uomini d’arme, ed alcuni pezzi d’artiglieria, andò ad accamparsi
presso l’Idice, cinque miglia lungi da Bologna. Ma i Bentivogli non erano stati
inerti, e chiesto soccorso al Re di Francia, n’aveano ottenuto quattrocento
uomini d’arme, e centocinquanta lance; e con questa soldatesca , alla loro
riunita, dopo qualche picciolo fatto d’armi obbligarono il Legato Pontificio ed
i suoi a ritornare ad Imola (43). Il Cardinal Regino, conosciuto di non potere
attaccar di fronte i Bentivogli, si diede a muovere una piccola guerra agli
occupatori di Bologna, (sendo anche incoraggiato dalla diversione fatta dagli
Svizzeri per volere del Papa nello stato di Milano, che impediva ai francesi di
dare ulteriori soccorsi ai Bentivogli) e mandò Armaciotto con mille fanti e
molti Spagnuoli, e Giovanni Sassatelli con altre truppe ad infestare il contado
Bolognese. S’impadronirono questi della Rocca di Sassuno nel Novembre, e nel
mese seguente del forte Castello di Varignana, dopo di avervi fatta una
scorreria che loro fruttò un bottino pel valore di tremila ducati. E siccome i
Bentivogli non aveano potuto munire di buoni presidii le loro Castella, ebbero
ancora quei Capitani in loro potere Castel Guelfo, Medicina, alcuni altri
luoghi forti, e gran parte delle campagne circonvicine (44).
Morto il Cardinal Regino, all’armata Pontificia, ch’ebbe a Capitano Marc’Antonio
Colonna sotto gli ordini del Legato Cardinal Giovanni de’ Medici, altra se ne
congiunse Spagnuola, di cui avea il comando Don Raimondo di Cardone Vicerè di
Napoli. Questi eserciti combinati nel dì 26. di Gennaio 1512 impresero
l’assedio di Bologna verso la parte della Romagna, abbenchè tutto il terreno
fosse coperto di nevi. Abbiam già accennato che buona parte del contado
Bolognese era venuto in potere delle truppe del Papa, ed all’arrivo del Medici
e del Cardone tutto cadde nelle loro mani; ed accerchiarono la Città in modo,
che niun soccorso o vettovaglia potessero procacciarsi gli assediati.
Armaciotto colle sue truppe guardava le colline sovrastanti a Bologna dalla
parte del mezzodì, ed avea posto i suoi alloggiamenti nel Convento di S.
Michele in Bosco (45). Collocate le batterie i bronzi cominciarono a tonare, e
già una breccia assai ampia era formata nella muraglia della Città, e la torre
della porta di S. Stefano vacillava. Si difendevano valorosamente i Bentivogli,
non meno che Odet de Foix Signore di Lautrec, ed Ivo d’Allegre Capitani
Francesi, che con duemila Tedeschi e dugento lance faceano più forte quel
presidio. Allorquando stavano i collegati per montare all’assalto, attendendo
l’esito della mina che Pietro Navarro avea praticata sotto la Cappella della
Beata Vergine detta del Baracano, scoppiò questa portentosamente senz’alcun
danno del bastione e deluse gli Spagnuoli pronti a dare l’assalto. Il celebre
Gastone de Foix Duca di Nemours avea di già introdotti mille pedoni e
centocinquanta lance nell’assediata Città, e v’entrò egli stesso per la porla
di S. Felice di notte tempo, in un col suo esercito (46) ch’era al Finale, poco
curando il rigore della cruda stagione. Gli Spagnuoli non sì tosto ebbero
saputo da un prigioniero come andavano le cose in Bologna, che insieme ai
Pontificii frettolosamente levato il campo, piegarono sopra Imola, non senza
essere molestati dalla cavalleria Francese (47).

NOTE

(43) Vizzani lib. IX p. 494. 495. 496.
(44) Seccadinari p. 314. 315. Vizzani lib. IX p. 498. Ghiselli Vol. XI p. 551.
(45) Vizzani lib. IX p. 499.
(46) Il Nemours introdusse nell’assediata Città, mille trecento lance, e quattordicimila fanti nel dì 5 Febbraio, e sembrò portentoso che lo facesse senza che gli assedianti se ne accorgessero. La malvagità della stagione, e la notte, glie ne porsero il destro. Vedi il Sismondi Vol. XIV p. 190, e il Muratori Vol. XIV p. 126.
(47) Ciò accadde nella notte avanti al dì settimo di Febbraio. Muratori Vol. XIV p. 125. 126.

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