Memorie storiche intorno alla vita di Armaciotto De’ Ramazzotti raccolte da Giovanni Gozzadini – Seconda parte

Giovanni GozzadiniNarrano il Seccadinari ed il Negri (16) che nel 1504 i Ramazzotti, gente montana e facinorosa, avendo saputo che certi delli Scarpetti aveano uccisi alcuni della loro fazione, e si trattenevano presso Bologna a S. Polo di Ravone, calarono dai monti, e coltili alla sprovvista tre ne uccisero, e loro tolsero una somma di denaro; che furono per tale cosa banditi capitalmente i Ramazzotti, ed il Senato mandò fanti e cavalli a perseguirli nell’alpestre loro dimora: ma quelli con quattrocento montanari avendoli attaccati in luoghi angusti e difficili, gli dispersero, ed uccisero. Erano costoro certamente della famiglia del nostro Armaciotto, cui tale avvenimento dovè porre in cattivo aspetto presso i figli del Bentivoglio, giacchè essi, forse anche spinti da invidia nel vederlo molto accetto a Giovanni II, macchinarono di perderlo. Risolvè Armaciotto adunque di lasciare Bologna, ed approfittò della favorevole occasione che gli si presentava.
Il belligero Pontefice Giulio II niuna cosa avendo più a cuore che di ricuperare gli Stati della Chiesa Romana, mandò a Bologna Giovanni Lomellini Vescovo di Ragusi, Legato di Bologna e della Emilia, affinchè radunate sufficienti truppe andasse a riacquistare le Fortezze e Città della Romagna, ch’erano tenute o pel Valentino, o dai loro Signorotti. Armaciotto offertosi al Legato ebbe il comando di un buon numero di fanti in questo piccolo esercito, forte di mille e dugento pedoni, e di quattrocento cavalli, che sotto gli ordini di Francesco Maria della Rovere Duca d’Urbino avviossi a Forlimpopoli, soggetto allora a Lodovico Ordelaffi Signore di Forlì, e lo espugnò il 18 Marzo. Passato poscia contro la capitale di quel piccolo principato, e quei Cittadini avendo trattato d’arrendersi, l’infelice Ordellaffi dovè abbandonare la patria, perdendone la sovranità (17). Il Legato Pontificio fatto il suo ingresso nell’acquistata Città il 6 d’Aprile, consegnò la guardia del Palazzo al Ramazzotto ed al Sussatelli , altro condottiere dell’esercito pontificio. Nanni Morattini Capo di parte in Forlì, il quale credeva che a lui sarebbe affidata la custodia non solo del Palazzo, ma della Città ancora, sendo egli stato la principale cagione che i Forlivesi si fossero dati al Pontefice, preso da sdegno nel vedersi deluso deliberò di farne vendetta. Accordossi pertanto col Castellano che teneva la Rocca pel Valentino acciò facesse una sortita con seicento de’ suoi, e li guidasse alla piazza; siccome quivi senza dubbio sarebbero stati attaccati dal Sassatelli e da Armaciotto, ch’essi dovessero rinculare, né impegnarsi in alcuna mischia, sinchè prese alle spalle le genti della Chiesa da forte stuolo d’armati raccolto dal Morattini , e da lui condotto per altre strade, rimanessero per tal modo avviluppate che facil cosa fosse farne macello. Nel giorno 15 di Luglio furono disposte le fila di questa trama; ma l’accorto Sassatello non abbandonò la Piazza, ed inviò soltanto alcuni soldati contro le truppe uscite dalla Rocca. Non potendo queste evitare la zuffa, ebbero la peggio per non esser sostenute dalle forze del sedizioso Forlivese, che non si mosse in loro aiuto vedendo il Sassatelli starsi immobile al suo posto. Nonostante temendo il Ramazzotto ed il Sassatelli non poter resistere a Nanni, di cui si era conosciuto il pensiero, nel giorno seguente di buon mattino evacuarono colle loro soldatesche la Città, e si ritirarono alle ville di Bagnolo, e Bertinoro, lasciandone al Morattini la custodia. Ma lungo tempo non ne rimasero lontani, giacchè richiamati in capo a dieci giorni dal Legato, essi rientrarono in Forlì. Questo avvenimento da altri Storici in altra guisa viene narrato. Dicon essi che il popolo Forlivese sollevossi contro Armaciotto sospettando ch’egli, non troppo fedele al Pontefice, macchinasse di dare la Città ad altri potentati (forse ai Veneziani); e raccontano come in questa mischia molte fossero le morti da amendue le parti; come gli ammutinati s’impadronirono delle porte di S. Pietro, e de’ Gottogni, e ne cacciarono colla forza il Ramazzotto ed i suoi seguaci (18). Qualunque si fossero la causa e le circostanze di tale tumulto, è certo che Armaciotto richiamato a Forlì, Nanni ed i suoi partigiani ne uscirono: e giunto tal romore a notizia di Giulio II fece imprigionare non solo gli Ambasciatori Forlivesi ch’ erano alla sua Corte, ma ancora Giovanni Morattini a quei dì Senatore di Roma (19).
Nell’ anno seguente i Morattini rientrati in Forlì, ed i Numai, capi anch’ essi di fazione ai primi contraria, tenevano quella Città in discordie civili: onde per consiglio dei Conservatori i Morattini presero spontaneo esilio dalla loro patria. I Numai allora per impedire agli emuli di ritornare in Forlì, fatta una rassegna di trecento scelti fanti li disposero alla guardia delle porte, e riceverono soccorso da Armaciotto, che seco condusse dieci uomini d’arme (20), cinquanta cavalleggeri, e molti fantaccini (21).

NOTE

(16) Cronaca di Bologna MS. p. 232. Annali di Bologna MSS. Vol. XXI an. 1504.
(17) Lodovico Ordelaffi, ultimo della sua famiglia che ebbe il principato di Forlì, lo perdette il 5 aprile 1504. Marchesi, Sigismondo, Supplemento istorico dell’antica Città di Forlì p. 610, 611, 612, 615.
(18) Il Marchesi p. 617, 618, 619, da cui abbiamo tratte le notizie sovraccennate ne avvisa, la prima opinione essere del Padovani, la seconda del Menzocchi, senza però dirne quale egli creda doversi preferire. Noi aggiungeremo soltanto che il Bonoli Storia di Forlì p. 291 ci fa sapere come il Morattini attaccò zuffa con Armaciotto, mosso da invidia, calunniandolo di persona sospetta, e che tenesse secrete intelligenze coi Veneziani.
(19) Marchesi p. 619.
(20) Ciascun uomo d’arme deve considerarsi per tre o quattro combattenti. Ogni uomo d’armi, o sia il Cavaliere, o Soldato a cavallo, aveva d’avere un gagliardo destriere per sostener l’uomo armato. E questo menava seco uno o due Scudieri, che a cavallo portavano lo scudo e la lancia del Padrone, e combattevano poi anch’essi all’occasione, per nulla dire di un famiglio per loro servigio. Muratori Dissertazioni sopra le Antichità Italiane Vol. I, Diss. XXVI p. 357.
(21) Bonoli p. 294.

 

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