Memorie storiche intorno alla vita di Armaciotto De’ Ramazzotti raccolte da Giovanni Gozzadini – Prima parte

Giovanni GozzadiniRamazzotto o Armaciotto (1) de’ Ramazzotti ebbe natali da onorata famiglia (2) di qualche potere negli alpestri gioghi di Scaricalasino, intorno all’anno 1464 (3). Alessandro, che militando era salito al grado di Capitano (4), e Lisa, di cui s’ignora il cognome, gli furono genitori. Era ancora in età tenerella Armaciotto allorquando fu orbato del padre, che da certo Giulio Panzacchia , coll’aiuto d’alcuni montanari delle Ville di Scanello e di Roncastaldo, forse per private contese, fu ucciso. I parenti allevarono l’orfanello alla vendetta, ed allorchè questi toccava appena il diciottesim’anno, stimolato da’ suoi, riuniti alquanti compagni mise a morte molti degli uccisori del Padre, e ne ruinò le abitazioni. Lo stesso Panzacchia non potè a lungo sottrarsi alle insidie dei suoi persecutori, che un giorno cadde in un aguato e fu condotto al figlio della sua vittima. Vedutosi al cospetto dell’adirato giovinetto, Giulio altrettanto vile che iniquo, prostratosegli ai piedi, dirottamente piangendo implorava, come meglio sapeva, la vita in dono. Quantunque ardente di giusto sdegno, Armaciotto si commosse a quelle lagrime, nè gli sembrando azione onorata l’infierire contro di colui che non per valore, ma per astuzia, avea avuto in suo potere, non solo gli accordò il perdono , ma confortollo a ritornare nel luogo natìo a loro comune, assicurandolo che niuna molestia da lui avrebbe per l’avvenire. Mentre tali cose succedevano fu pronunziato il bando dal territorio Bolognese contro Armaciotto pei molti omicidi i commessi; per la qual cosa abbandonato Scaricalasino in compagnia di alcuni altri al par di lui esiliati, si ritirò nello Stato Fiorentino. Non molto dopo Lorenzo de Medici, detto il Magnifico, che disponeva a sua voglia delle cose di quella Repubblica, lo accolse nella guardia della sua persona, ove rimase fino alla morte di Lorenzo, avvenuta nel settimo giorno d’Aprile dell’anno 1492 (5).
Nel 1495 Ferdinando secondo d’Aragona radunava truppe per togliere a Carlo VIII il Regno di Napoli, da cui era stato poco prima espulso. Il Ramazzotto prese soldo sotto gli stendardi dell’Aragonese, e diede tali prove di valore in quella guerra, che a lui fu dato il comando di grosso numero di fanti (6). Nell’anno stesso Ferdinando ricuperò gran parte del suo Regno, e nel seguente’, che fu l’ ultimo di sua vita, ne cacciò del tutto i Francesi (7). Morto l’Aragonese, Armaciotto si portò in Romagna, ed offrì il suo braccio a Giovanni II Bentivoglio, Capo della Repubblica Bolognese. Il Bentivoglio, di già consapevole della sua esperienza nelle cose militari, lo fece liberare dal bando, e gli diede una condotta di fanti sotto le sue insegne; nè andò guari che di lui non si valesse. I Medici già espulsi da Firenze (8), approfittandosi delle sciagure che quella Città opprimevano, e sapendo che alcuni antichi amici della loro casa aveano di recente avuto parte nel governo, tentarono nel I497 per la seconda volta di ritornarvi. Giuliano figlio di Lorenzo il Magnifico, che si era rifuggito presso la Corte del Bentivoglio, assoldò molti Cittadini, e Contadini Bolognesi capitanati da Armaciotto, siccome piacque a Giovanni II, il quale aggiunse pur anco dugento uomini d’arme sotto la condotta d’Annibale suo figlio; e con queste forze il Medici si partì nel dì 17 di Settembre alla volta di Firenze (9). Non avendo però i Palleschi (10) fatto alcun movimento nella Città, quella impresa andò a vuoto.
Volgeva alla fine il secolo XV, allorquando le mire ambiziose di Alessandro VI furono rivolte a formare delle Città della Romagna, che alcuni Signori reggevano quai Vicarii del Pontefice, un magnifico principato alla casa Borgia. L’empio Cesare Borgia Duca di Valentinois , meglio conosciuto sotto il nome di Duca Valentino, ottenuto da Lodovico XII Re di Francia, che poco prima avea stretta alleanza col Papa, un grosso corpo di gente, ed unite a questo le soldatesche pontificie, s’era impossessato d’Imola, Faenza, Forlì, Cesena, Rimini e Pesaro, con inaudite prove di crudeltà, ed avea conseguito da Alessandro VI suo padre l’investitura, ed il titolo di Duca della Romagna (11), in quel tempo in cui bramoso di unire alle altre sue conquiste Bologna, entrò minaccioso colle sue truppe nel nostro territorio, occupando Castel S. Pietro e saccheggiandolo. A tale impreveduta aggressione tutto il popolo bolognese corse all’arme, senza che lo squillo delle campane, com’era solito a radunarlo, l’invitasse; ed in tal guisa al primo sentore della cosa dodicimila fanti furono in arme, a cui bentosto altri armati si aggiunsero. Giovanni Bentivoglio ed il senato radunarono nella Città quante milizie poterono, e il Ramazzotto, avendo messe insieme alcune compagnie di pedoni nelle montagne, entrò nel Maggio in Bologna. Giunto all’orecchio del Valentino che i Bolognesi, di cui gli era noto il valore, con tutte le loro forze s’apparecchiavano a muovergli contro, o conoscesse che l’oste nemica era troppo forte da non potere eseguire i propri disegni, tanto più che era svanita la speranza di qualche tradimento nella città (12), o la protezione accordata dal Re di Francia ai Bolognesi lo trattenesse, inviato al Senato Paolo Orsino (13), fu stabilito un accordo, a lui però vantaggioso (14), dopo di che s’avviò verso Firenze (15).

NOTE

(1) Nell’iscrizione sepolcrale, come si vedrà a suo luogo, viene chiamato col secondo nome che ho prescelto usare, abbenchè col primo ci venga sovente indicato dagli Storici.
(2) Alla Tavola N. 2 si veda l’Albero genealogico della stirpe Ramazzotti, o come prima era detta Michelini, tratto dalla Collezione delle Genealogie di Famiglie Bolognesi del Sig. Giuseppe Guidicini infaticabile raccoglitore di cose patrie, ora esistente nella Libreria Gozzadini. Da questo sembra che la suddetta Famiglia avesse principio sul finire del Secolo XIV, ma forse rimonta ad un’ epoca più lontana, facendoci sapere il Calindri (Dizionario corografico della Montagna e Collina Bolognese Vol. III p. 258) che nella facciata laterale della Chiesa di Scaricalasino vi è una lapida in cui si vede scolpita in caratteri misti di romano, e di teutonico, o vogliasi dire gotico, la seguente iscrizione, che forse ricorda un antenato del nostro Armaciotto, siccome inclina a credere lo stesso Calindri.
A. O. MCCLVI IND. XIIII DE
MENSE IVG.FACTVM HOC OPVS
FVIT TEMPORE MICHILINI
ARCHIPRESBITERI
Nel secolo sestodecimo questa famiglia diede, oltre ad Armaciotto di cui qui si tiene discorso, tre valorosi Capitani: Melchiorre, Pompeo, e Michele. Di quest’ultimo è alle stampe una compendiosa biografia col seguente titolo Breve discorso de’ successi et fatti memorabili del Capitano Prete Ramazzotto Bolognese. In Bologna appresso Pellegrino Bonardo MDLXXVI in 8. Questo libretto di sole dieci pagine è molto raro, nè l’ho trovato se non che nella ricca collezione Malvezzi.
(3) Secondo l’iscrizione apposta al suo sepolcro dovrebbe dedursi ch’egli fosse nato quattro lustri prima, ma si vedrà in altro luogo doversi fissare a preferenza l’epoca suddetta.
(4) Nel Vacchettino I Abecedario II di Rubriche dell’Alidosi esistente nel grand’Archivio di Bologna si trova: Ramazzotto da Scaricalasino Capitano di Soldati in parte di Valle di Sambra 1447.
(5) Muratori Annali d’Italia (Milano 1818 dalla Soc. Tip. dei Class. Ital.) Vol. XIII pag. 640. Fin qui l’Alberti Vol. IV MS. nella Biblioteca della Università p. 454. il Negri ne’ suoi Annali Bolognesi, MS. nella Libreria Gozzadini VoI. XXIII anno 1539 (Questo MS. diviso in XXVIII vol. in fog. ch’è indubitamente autografo siccome ho potuto osservare confrontandolo cogli Annali dello stesso Negri esistenti nella Biblioteca della nostra Università Vol. XIV in fog., è il primo pensiere dall’Opera suddetta, postillato quasi tutto, pieno di pentimenti e cassature, che servì a redigere in miglior forma gli Annali conservati nella Pontificia Biblioteca). Che Armaciotto militasse pei Fiorentini l’abbiamo anche dal Ghirardacci Vol. I Indice, sotto Scargalasino.
(6) Alberti Vol. IV p. 454. Negri Vol. XXIII. an. 1539 Ghirardacci Vol. I Indice sotto Scargalasino, e Guidicini estratto di diverse Cronache MSS. di Bologna MS. nella Libreria Gozzadini.
(7) Ferdinando morì nel dì 5 d’Ottobre, o secondo altri Settembre 1496. Muratori Vol. XIII p. 677.
(8) Pietro de’ Medici per l’accordo da esso fatto con Carlo VIII, pel quale gli cedeva le principali piane della Repubblica, scacciato colla sua Famiglia da Firenze il nono giorno di Novembre 1494 dal popolo sollevato, si ritirò a Bologna. Muratori Vol. XIII, p. 656.
(9) Seccadinari Cronaca di Bologna MS. nella Libreria Gozzadini p. 204 (La Cronaca qui citata è quella copia di cui parla il Fantuzzi Vol. VII p. 372., che dice si conservava presso l’Ab. Lorenzo Maria Riario , distinto letterato morto nel secolo scorso. Ora lo stesso Riario fece di suo pugno alla prima pagina di questa Cronaca la seguente nota, dopo il titolo Historia di Bologna di Nicolò Scadinari ec. la quale da me incontrata diligentemente, cioè da me Lorenzo Maria Riario , con la Cronica originale antica di Fileno dalle Tua, che del corrente anno 1705 nel giorno sette Aprile, si trova presso il Conte e Cavaliere di S. Slefano Vincenzio Ranuzzi Cospi , (ora è nella Biblioteca della Università) e da esso prestatami benignamente, ho trovato concordare col detto originale da esso de verbo ad verbum copiata; così attesto Io Lorenzo Maria Riario suddetto. Questa nota è replicata in fine della Cronaca. Se adunque si voglia credere a quanto ne dice il Riario (nè mi pare vi sia motivo di dubitarne, tanto più che sul finire del secolo XV, quando cioè vivea Fileno, nè ancor era nato il Seccadinari, l’autore descrive i fatti in modo da non lasciar dubbio che non accadessero a suoi tempi) il Cronografo Seccadinari diventa non più che il copista del Dalle Tuate).
(10) Così erano chiamati i partigiani dei Medici dallo Stemma di questi in cui erano sei Palle.
(11) Muratori Vol. XIV. p. 6.
(12) Agamennone, Giasone, Agesilao, e Lodovico Marescotti accusati di aver tenuto pratiche col Valentino per facilitargli il conquisto di Bologna, furono chiamati alla presenza del Senato, quindi posti sotto custodia: ma l’iniquo Ermes Bentivoglio radunati alcuni compagni andolli a trucidare barbaramente in prigione inconsapevole il padre, che ne fu amaramente addolorato. Nè di ciò pago, gli riuscì fraudolentemente di avere nelle sue mani Antenore, e Marescotto Marescotti ch’egli uccise; e mise a morte puranco molti altri amici di questi sventurati. Ghirardacci VoI. III. MS. an. 1501.
(13) Ora il Senato acciocchè l’Orsini entrando in Città vedesse l’apparato della Città, ordinò che tutti i soldati armati si ponessero lungo le vie per le quali l’Orsini passare doveva, il che fatto, e postisi i soldati di qua e di là dalle vie cominciando fuori della Città al Ponte di Savena, insino dentro le porte della Città, ed indi sino alla Piazza dove poi vi erano le bande di Cavalleggeri, e di grave armatura, con bellissimo ordine poste, che facevano di se maravigliosa mostra. Venendo dunque il Sig. Paolo Orsini verso la Città, ed entrando in essa, vide con non poca meraviglia il grande apparato dei Bolognesi. Ghirardacci Vol. III. MS. an. 1501.
(14) I Capitoli furono: Che la Città consegnasse libero a Valentino Castel S. Pietro, Castel Bolognese, coi prigioni e la preda quivi fatta: che i Bolognesi gli dariano pagati per tre mesi avvenire cento uomini d’arme, per rimettere in Fiorenza i Medici; con promessa che ciascuna delle parti fosse amica agli amici, e nemica ai nemici. Ghirardacci VoI. III. MS. an. 1501. Il Muratori Vol. XIV. p. 7 ne dà dei patti i anche più gravosi.
(15) Ghiselli, Francesco, Memorie Istoriche MSS. di Bologna raccolte ed accresciute fino ai tempi presenti. MS. nella Biblioteca dell’Instituto Vol. X. p. 157. Ghirardacci VoI. III MS. an. 1501. Muratori Vol. XIV. p. 6. e 7.

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