Memorie storiche intorno alla vita di Armaciotto De’ Ramazzotti raccolte da Giovanni Gozzadini – Introduzione

Monumento sepolcrale di Armaciotto de' Ramazzotti, Chiesa di S. Michele in Bosco, Bologna

Monumento sepolcrale di Armaciotto de’ Ramazzotti, Chiesa di S. Michele in Bosco, Bologna

AL NOBIL UOMO
IL SIG. CONTE LUIGI GOZZADINI

CARO CUGINO
Vi tornerà alla mente, io credo, come in una giornata dello scorso inverno che per la serenità dell’ aere invitava a passeggiare, usciti insieme dalla Città a diporto, siccome sovente facciamo , volgendo i nostri passi verso le vicine colline che pur allettavano la vista, abbenchè spoglie d’ogni loro ornamento, salimmo laddove un giorno aveano tranquilla stanza i Monaci del Monte Oliveto. Colà ricreato lo sguardo colla bellissima scena che offre la sottostante turrita Felsina, e l’ampio tratto delle bolognesi campagne abbellite di spessi e vaghi edificii, unanime fu il nostro desiderio, e per così dire nacque nel medesimo istante, di non lasciare l’ameno luogo senza rivedere quel Cenobio reso cotanto celebre dal pennello di quei sommi artisti che a gara concorsero ad arricchirlo delle opere loro. Entrati in quel muto e vuoto albergo, già avevamo ammirati gli affreschi d’Innocenzo da Imola, del Bagnacavallo, del Canuti , sparsi pel Monastero, allorquando prima di scendere nel Claustro ove un Tiarini, un Lodovico, un Guido, e tanti altri della scuola carraccesca lasciarono di se così alta fama , osservato ciò che di più interessante havvi nel Tempio, mi sostetti alcun poco davanti al sepolcrale monumento che fa bello spicco in quel sacro luogo. Vi risovvenga che allora forse vedendo il sereno offuscarsi della mia fronte, mi chiedeste d’onde sì attentamente mirassi il guerriero che su quell’urna si giace; ed anzi m’interrogavate come mai cotanto tenessi fisso mestamente lo sguardo sulle sembianze di quello, anziché pascerlo della vista di tutto quanto ivi l’industre scalpello aveva operato. Alla vostra inchiesta risposi, che nel vedere l’immagine di quell’uomo non meno valoroso che sventurato, di Armaciotto, mi si era affacciato alla mente quanto sono instabili i favori della fortuna, e come spesso ella gode di scagliare nel nulla colui che poco prima avea cotanto innalzato. E quindi mentre tenevamo insieme ragionamento delle imprese di quel prode, non potei a meno di osservare che recava meraviglia non essersi alcuno preso pensiere d’illustrarne la vita non che sì bel monumento, massime ai nostri giorni, in cui da alcuni amanti del patrio decoro con tanto vantaggio comune si van pubblicando operette rilevantissime, che riguardano la storia del nostro paese, e degl’illustri Cittadini che già fiorirono in esso. Nè so come in voi nacque il pensiero d’invitarmi a por mano a tal lavoro. Credei dapprima che voi scherzaste, e scherzando risposi che l’avrei fatto: ma ben tosto avvedendomi com’ io mi fossi ingannato, tentai, ma invano, dissuadervi, invano vi mostrai la mia insufficienza, che da voi viepiù stimolato dovetti alla fine mio malgrado cedere, ed assecondare per quanto in me fosse le vostre brame. Mi volsi adunque in traccia degli opportuni materiali, né lasciai luogo ove potessi supporre di rintracciarne, e voi stesso mi alleviaste quest’ incarico meco ricercando nei documenti del nostro grande Archivio. Ma allorquando io avea compiuto il vostro desiderio, come avrei azzardato di esporre agli occhi de’ miei Concittadini questo primo lavoro? Il mio libretto non mai avrebbe osato mostrarsi al severo sguardo del pubb1ico sen za un appoggio, senza una guida. Permettetemi adunque che a voi l’intitoli, e che a voi lo affidi, vergognoso com’egli è di esser tratto a quella luce che forse non meritava vedere. Se avviene che ad alcun vostro amico l’offriate, deh nol fate senza pria disporlo a quell’indulgenza indispensabile a chi legge le prime note vergate da mano giovanile ed inesperta. Sappia egli che indarno spererebbe ritrovare in queste pagine quei fiori di cui sì bene puossi adornare la nostra dolcissima favella. Il mio orticello n’è affatto spoglio, ed altro non può dispensare che pianticelle vulgari, le quali non ponno raccogliersi senz’esser punti dalle ortiche di cui sono frammiste. Ma voi meglio di quanto io sapessi dirvi, per l’amicizia che ci unisce, direte, e disporrete ad aggradire la mia buona volontà, senza aver riguardo alla tenuità delle forze, chi vorrà volgere il guardo a queste carte.
Il vostro Cugino ed Amico

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