La Futa – una strada nella storia: pagine di viaggio – Roy Livengood

Passo della Raticosa, 25 Novembre 1944

Passo della Raticosa, 25 Novembre 1944

Un soldato della Compagnia G ricorda l’avanzata sulla Strada Statale 65:
A mezzogiorno circa uscimmo da Pietramala e proseguimmo per la strada che conduce al Passo della Radicosa. A sinistra c’era la Compagnia E, e a destra la F. La nebbia in quel momento era così fitta che non potevamo vedere a più di un centinaio di yarde e il vento sospingeva la pioggia con tanta violenza che faticavamo a sentire quello che ci diceva il soldato davanti a noi. Lungo la strada, salendo verso il passo, potemmo scorgere altri indizi della precipitosa ritirata dei Tedeschi. Vicino all’ingresso del paese c’era un’ambulanza crucca che era stata colpita in pieno. Era ribaltata su un fianco e un paio di Tedeschi morti giacevano lì accanto. Nel girare la curva che conduce al passo potemmo renderei conto delle distruzioni arrecate dalla nostra artiglieria: gli alberi erano stati tutti abbattuti, parecchi pali del telefono erano stesi attraverso la strada. Un grande cartello che indicava «Passo di Radicosa» era stato sventrato. C’erano cavalli morti ancora attaccati ai carri. Sulla strada e nelle buche di appostamento ai lati erano adagiati dei Tedeschi morti. Uno era in piedi, poggiato contro il fianco della trincea. Doveva trovarsi in tale posizione quando una granata era scoppiata lì vicino. Mentre attraversavamo il passo, ci aspettavamo che i Crucchi aprissero il fuoco da un momento all’altro – sapevamo che non tutti i Tedeschi avevano avuto il tempo di fuggire e che dovevano essere da qualche parte sul pendio della collina, avvolti dalla nebbia. La nebbia funzionava in ambo i sensi: noi non potevamo vedere loro, e loro non potevano vedere noi. Trovammo solo un Crucco nel Passo e fu pronto ad arrendersi dopo un paio di colpi. Muovemmo dal Passo verso la località di La Posta, ove ricevemmo l’ordine di tener duro per la notte e attendere il cambio. Ci sistemammo in alcune case e facemmo fuoco, perché la nebbia era così fitta che i Tedeschi non potevano vedere il fumo. Era la prima volta in due giorni che avevamo la possibilità di asciugarci gli abiti. Dopo le razioni fredde, le uova e i polli che trovammo in questo luogo erano davvero buoni. Il solo problema era la legna da ardere: lo risolvemmo bruciando i mobili e sedendo sul pavimento.

Roy Livengood – Tuono negli Appennini

Dal libro LA FUTA – una strada nella storia, edizioni L’inchiostroblu, testi a cura di Maurizio Ascari, pubblicazione della Cassa Rurale ed Artigiana di Loiano

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