La Futa – una strada nella storia: pagine di viaggio – Alfredo Panzini

Alfredo Panzini

Alfredo Panzini

Monghidoro è il nome moderno di un antico nome, superbo e plebeo: Scaricalasino! E v’ è chi nomina Scaricalasino come fosse un paese fantastico! È un paese rupestre, a poche miglia da Bologna. E l’idea esilarante e cretina era appunto nel ravvicinamento della dottorale Bologna, dove nei tempi antichi venivano di Spagna e di Lamagna a caricarsi di dottrina; e poi Scaricalasino, dove le schiere degli asini scaricavano le some loro, e facevano beatamente «Ih, oh!». Oh, gioia di scaricarsi dalla soma della dottrina! Inoltre quel giorno era caldissimo, e allora pensai anche che, dopo Scaricalasino, veniva l’alpestre passo della Futa; e il Mugello; e le ginestre; e i grandi vertici dei monti. E questa era un’idea rinfrescante. L’automobile risale la valle bellissima della Savena; lascia giù la bassa landa, corre su verso la freschezza dell’Appennino … È deciso. Andiamo a Scaricalasino. Respireremo l’aria fresca, berremo le acque purissime di Scaricalasino. Ma bisognerà attendere l’alba del dimani. L’automobile lascia Bologna al primo mattino. Tanto meglio! Bello è viaggiare al mattino …
Ma non appena l’automobile strombettò, e fuggì via, domandai a me stesso: «Cosa sono venuto a fare a Scaricalasino?».
Ah, sì, a respirare aria pura.
Avrei voluto riprendere l’automobile; e andar di lungo in Toscana, ma quel cassettone dell’automobile era oramai lassù, in vetta a un altro poggio.
Sì, l’aria di Scaricalasino era pura; le fontane di Scaricalasino versavano lavacri di acque pure; file di buoi e di asinelli baliosi trascinavano seco il profumo dei presepi. Ma io ero già stanco. Mi dilungai fuori del paese e vidi, per greppi e prati, file di donne, vecchie e fanciulle, che intrecciavano, col rapido moto delle mani, trecce di paglia. Le mani di quelle trecciaiole forse erano pure; ma sudicie e deformi. Rientrai in paese …
La gente mi parlava pittorescamente del Mugello, del Giogo, e della Futa. Lassù avrei mangiato fragole di bosco. Dal valico per Barberino di Mugello, avrei raggiunto San Pietro a Sieve; lì avrei preso il treno, e in mezz’ora sarei stato a Firenze e di lì a Pisa. Non avevo mai visto il Mugello: ma ne avevo l’immagine di un paesaggio composto ed adorno, come le prose del Firenzuola. E il nome di Barberino di Mugello mi fece balzar fuori la Nencia da Barberino, la quale, in realtà, era una contadina, ma quei versi di Lorenzo il Magnifico che tanti anni addietro avevo sentito recitare, io direi divinamente, in iscuola dalla bocca amara di Giosué Carducci, mi rifiorivano alla memoria:
Io t’ho agguagliata alla fata Morgana.
Che mena seco tanta baronia.
e me la trasfiguravano: fata Morgana, così proprio, che sorrise per breve ora nella mitezza del cielo toscano.

Alfredo Panzini – Viaggio di un povero letterato (1919)

Dal libro LA FUTA – una strada nella storia, edizioni L’inchiostroblu, testi a cura di Maurizio Ascari, pubblicazione della Cassa Rurale ed Artigiana di Loiano

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