La Futa – una strada nella storia: pagine di viaggio – G. De Leris

Xilografia originale estratta dall'opera L'Italia del Nord di G. De Leris

Xilografia originale estratta dall’opera L’Italia del Nord di G. De Leris

Da Bologna a Firenze

Quattro o cinque ore di strada che bisogna guardarsi dal fare in treno di notte. Per quanto velocemente la strada ferrata vi trascini attraverso questa magnifica regione, attraverso le gole brade degli Appennini, lungo i torrenti e i precipizi, si ha ancora il tempo di gettare un colpo d’occhio su questa bella natura, i cui aspetti selvaggi ed ampi orizzonti attraggono ancor più poiché per ore, a volte per giorni, non si è avuta sotto gli occhi che una pianura monotona, la quale ripete per una considerevole estensione la verzura uniforme dei suoi campi e dei suoi prati.
Questa traversata degli Appennini si dovrebbe fare in vettura, come un’escursione, al passo dei cavalli che si inerpicano lentamente sugli ardui pendii, fermandosi in ciascuno dei grossi borghi disseminati sulla strada. Si potrebbe inoltre scegliere, in tal modo, l’ora d’arrivo a Firenze e, sin dal primo sguardo, contemplare la regina toscana in tutto il suo splendore. Di quante profonde impressioni ci priva la ferrovia! Quante compensazioni, si deve ammettere, ci offre d’altro canto! Tutta questa regione diviene, d’altronde, sempre più frequentata; gli escursionisti percorrono ogni anno più numerosi i meravigliosi paesaggi delle valli del Setta e del Savena; vanno a visitare Sasso, soprattutto Vergato, con i suoi curiosi monumenti, si installano persino d’estate a Porretta, con il pretesto di prendere dei bagni alle sorgenti d’acqua sulfurea, e ne I profittano per percorrere la pittoresca valle del Reno. I più arditi risalgono ancora più in alto nella montagna, per trascorrere qualche giorno a San Marcello, a Boscolungo, così meravigliosamente situati in mezzo a una magnifica foresta. È il punto di partenza obbligato per tutte le escursioni verso i picchi più elevati della montagna.
A Boscolungo siamo a 1350 metri d’altitudine. La strada ferrata non sale più in alto di Pracchia, che si trova a 618 metri sul mare, il che è già sufficiente. A partire dal Reno, che la ferrovia attraversa poco dopo avere lasciato Bologna, essa si addentra per monti e valli che divengono a ogni curva più aridi, più poveri di quella magra verzura rossastra che li ricopriva; costeggia torrenti che fanno rotolare con frastuono i ciottoli ammassati nel proprio letto; ben presto penetra nel blocco stesso della montagna, che sembra fendersi, scostare le sue muraglie bruciate e a picco per consentirle di passare. Di galleria in galleria, di vallata in vallata, si raggiunge la valle del Reno; le gole della montagna sono meno desolate; le cascate, di cui si scorgono le cadute di schiuma, vi sostengono un po’ di verzura, e una lunga galleria (lunga all’incirca 3 chilometri) consente infine di superare la sommità degli Appennini, e conduce nella valle dell’Ombrone, in quell’ammirevole versante toscano ove la vegetazione si distende, bella e lussureggiante, sin quasi in cima ai monti, affinché questa fortunata regione possa facilitare, in tutta la sua estensione, la vita ai propri abitanti. Il mutamento del paesaggio è istantaneo. Tanto il versante emiliano era desolato, tanto il versante toscano respira la vita e gli agi. Sotto i folti boschi si stende un prato verde nel quale pascolano gli armenti; giardini piantati ad alberi da frutto circondano le case bianche, formano un nido di vegetazione attorno ai villaggi addossati alle colline; vetture transitano su tutte le strade, mercanzie attendono sul marciapiede delle stazioni il treno che le porterà via. La strada discende, sempre più verde e ombreggiata, i pendii delle colline fino a quella magnifica valle dell’Arno ove Firenze riposa in un nido di fiori e verzura.

G. De Leris – L’Italia del Nord (1889)

Dal libro LA FUTA – una strada nella storia, edizioni L’inchiostroblu, testi a cura di Maurizio Ascari, pubblicazione della Cassa Rurale ed Artigiana di Loiano

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