La Futa – una strada nella storia: pagine di viaggio – Stendhal (1)

Stendhal

Stendhal

Bologna, 25 settembre 1811

Il 25, vedendo che M. de S[aint]-R[omain] non è arrivato, decido di partire solo con la posta per Firenze. Ci sono nove poste a nove franchi, per un totale di 81 franchi.
Il corriere che parte questa notte a mezzanotte mi ci condurrebbe per 48 franchi, ma significherebbe perdere un giorno. Ci vogliono quindici ore da qui a Firenze, sarò là dunque il 26 alle tre o alle quattro del mattino. Potrei passarvi la giornata e ripartire la sera con il corriere per Roma, ( … ).
( … ) Non avendo una vettura, partii da Bologna il 25 alle undici e mezza in un legno di posta. Si tratta di una vettura il più semplice possibile, che viene fornita pressappoco di due poste in due poste per una media da venti a trenta soldi di noleggio per posta.
Potevo ammirare la regione a mio agio. Gli Appennini non hanno nulla di grandioso, se non tutt’al più nei dintorni di F[irenze]. Dal lato di Bologna è un mucchio di collinette tondeggianti separate da un’infinità di piccole gole irregolari.
Sentivo vivamente il calore del sole. È la seconda volta che vi sono stato esposto; la prima fu a Sesto [Calende], sulle sponde del Lago Maggiore.
Da Loiano a Pianoro [sic], la bella Lombardia produce l’effetto di un mare, al di là delle più prossime cime dell’Appennino. È un bello spettacolo. Induce a pensare, come la vista del mare vero. Vi si scorgevano molte case rischiarate dal sole calante. Il postiglione mi disse che al levar del sole, grazie al riflesso dei suoi raggi, si intravedeva il mare Adriatico.
C’è una Madonna delle formiche ove si recano tutte le formiche alate, a quanto mi assicurarono. Ma ciò di cui sono certo è che a cinquecento passi da questa posizione, sulla sinistra della strada, si deve godere una veduta stupenda. Bisognerebbe salire anche a una casa situata a destra, su di un ripiano abbastanza singolare, a metà strada tra Pianoro e Loiano.
Dopo Loiano si viaggia in mezzo a un’infinità di castagneti non molto alti. Quest’albero fa un bell’effetto. I rami sono disegnati con arditezza, così come i gruppi di foglie, e disposti con arte.
I miei sensi erano ben desti, ero felice. Le catene di montagne che si scorgevano a destra della strada, e che hanno l’aria di andare verso Carrara, fanno l’effetto di quinte d’opere.
Mi congratulai di viaggiare solo. C[rozet] stesso avrebbe nuociuto all’oggetto del mio viaggio. Ho bisogno di una certa dose di conversazione e di slancio; non potendola trovare in un compagno di viaggio, me la prendo con gli Italiani. Sono così costretto a studiarli. L’uomo che viaggia per gioire della risonanza che producono sulla sua anima le montagne e i caratteri stranieri, e per conoscere gli uomini, deve fare attenzione a non allontanarsi troppo dalla natura.
Due Francesi, viaggiando in una buona vettura con un domestico intelligente, possono trasportare l’amabilità di Parigi e i godimenti di un salotto nel mezzo dell’Appennino, ma non gustano l’Appennino come me, che viaggio solo in una vettura tutta aperta.
Questo è detto senza invidia, poiché posseggo un calesse che dipendeva solo da me portare in Italia.

Firenze, 27 settembre 1811

Sono arrivato alle cinque del mattino, il 26, alla posta di Firenze, e di là all’albergo d’Inghilterra, tenuto da Sneider, sopraffatto dalla fatica, fradicio, scosso, obbligato a tenere il davanti della vettura di posta e a dormire seduto in una posizione scomoda. Gli spaventosi sobbalzi causati da un selciato duro, ma non curato, e pieno di piccole buche, mi avevano messo in uno stato di assoluto sconforto. Non ne potevo più, nel vero senso della parola, quando sono arrivato nella città di Firenze.

Stendhal – Diario (1811)

Dal libro LA FUTA – una strada nella storia, edizioni L’inchiostroblu, testi a cura di Maurizio Ascari, pubblicazione della Cassa Rurale ed Artigiana di Loiano

 

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