La Futa – una strada nella storia: pagine di viaggio – Arthur Young

Arthur Young

Arthur Young

Viaggio di andata da Bologna a Firenze

15 [Novembre]

Frutto dell’incontro presso Mr. Taylor del gentiluomo francese, il Barone de Rovrure, e di Madame de Bouille, è stata la decisione di viaggiare insieme verso Firenze con Signore Grimaldi e Mr. Stewart, un gentiluomo scozzese, appena arrivato da Genova, che si dirige anch’egli a Firenze. Siamo partiti stamane in tre vetturi. La regione da Bologna a Firenze è tutta montagnosa; per la maggior parte povera e desolata, con boschi malandati, a brandelli e mal conservati, macchiati da deboli e stentate coltivazioni. Vi sono case sparse quasi ovunque, ma molto rade. Pranzammo a Loiano, assolutamente come dei maiali. Stesero per noi una tovaglia che aveva perduto, per le dita unte e sporche di tabacco dei vetturini, tutto il biancore di un tempo; il nostro pasto era costituito da un brodo di riso nero, che non avrebbe screditato la filosofia di Licurgo, fegato fritto in olio rancido, e cavolo freddo, rimasto dal giorno precedente. Invocammo insistentemente qualche salsiccia, delle uova, o del buon pane e cipolle, ma invano. A Covigliaio ci stendemmo con gli abiti indosso, ma non dormimmo, sperando, non senza timori, di scampare la scabbia. Simili sistemazioni, su di una strada come questa, sono davvero incredibili. È certamente una delle più frequentate di tutta Europa. Sia che si vada a Firenze, Roma o Napoli, da Parma, Milano o Venezia; il che equivale a dire da tutta la Lombardia, cosi come da Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, e da tutto il Nord, si passa per questa strada. Ci si aspetterebbe di conseguenza di trovare a ogni posta una locanda tollerabilmente buona per accogliere le persone che il caso, gli affari, o qualsivoglia altro cambiamento di programma, dovessero indurre a sostare tra Bologna e Firenze. L’unico posto nel quale è possibile dormire con una certa comodità è Maschere, a circa 40 miglia da Bologna, ma, per coloro che viaggiano con un mezzo diverso dalla posta, 40 miglia non sono una frazione di 64. Se questa strada fosse in Inghilterra, e avesse un decimo del suo traffico, ci sarebbe un’eccellente locanda ogni quattro o cinque miglia per accogliere i viaggiatori in modo conveniente, a qualsiasi distanza la loro partenza imprevista potesse rendere più conveniente la sosta. Ma Inghilterra e Italia sono separate da un abisso, per quanto riguarda i comforts della vita, molto più ampio del canale che divide Dover e Calais – 27 miglia.

16. Entrando in Toscana, il nostro bagaglio fu esaminato, e piombato per Firenze; sin dall’istante in cui metto piede in questa regione, quindi, scopro un grosso errore degli economisti, i quali hanno ripetuto, dal primo all’ultimo, in almeno venti occasioni, che il Granduca ha adottato il loro piano, unendo tutte le tasse in una sola, gravante sul prodotto netto della terra. Avendo attraversato le più alte creste degli Appennini, per molte miglia avvolte da nubi, senza vedere quindi alcun panorama, discesi, per un breve tratto, sino alle Maschere, in una regione più clemente; dalla locanda si gode una bella visuale su una contrada fertile. Notammo qui un meraviglioso miglioramento nell’aspetto e nella bellezza del gentil sesso; le donne di campagna sono piacenti e indossano abiti che loro donano molto; con giacchette dalle maniche a pieghe, legate a sbuffo con nastri colorati; ampi cappelli, somiglianti a quelli portati dalle gentildonne inglesi che amano cavalcare. Hanno una bella carnagione, e dei begli occhi, grandi ed espressivi. Quando raggiungemmo Firenze la luce era appena sufficiente per ammirare il gran numero di case bianche sparse fittamente per ogni dove sulle montagne che circondano la città. Ma, prima di entrare, devo dire una o due parole sui miei compagni di viaggio francesi: Monsieur le Baron è un uomo piacevole e gentile, e non manca di fare osservazioni che ben si confanno a un uomo saggio; la vita di Madame de Bouille costituirebbe, se fosse narrata, un affascinante ro­manzo. Essa si recò, all’inizio dell’ultima guerra, a San Domingo, con il marito, che aveva in quel paese una considerevole proprietà; e al ritorno venne catturata, mentre viaggiava in una fregata francese, da una nave inglese, a seguito di un durissimo combattimento, durato tre ore, e trasportata a Kinsale, di dove raggiunse Dublino, e quindi Londra. Ha arricchito questo canovaccio con molti piace­ voli aneddoti, che l’hanno mantenuta in perpetuo movimento. Le attuali sommosse in Francia hanno, a mio avviso, spinto lei e il barone ad aggiungersi all’infinito numero di altri viaggiatori francesi che sciamano in Italia, in misura inimmaginabile, per ogni dove. È vivace, piacevole nel conversare, ha visto buona parte del mondo, e costituisce un gradevole compagnon de voyage – 37 miglia.

Viaggio di ritorno da Firenze a Bologna

2 [Dicembre]

Il giorno della partenza deve di necessità procurare qualche ansietà a coloro che non possono scaricare le piccole noie sui domestici. Rinnovo i miei legami con quella odiosa razza italiana che sono i vetturini. – Avevo consentito ad avere un compagnon de voyage; ma ero solo, cosa che preferivo di gran lunga. Passare improvvisamente da una piacevole compagnia a una voiture italiana è un genere di malanno che non si accorda per nulla con i miei nervi. La locanda alle Maschere, ove non trovai di che scaldarmi se non in compagnia di alcuni Tedeschi, non contribuì molto a ravvivare il mio buonumore, così mi chiusi in quello che, come dice saggiamente Sancho, copre da capo a piedi come un mantello. – 18 miglia.

3. Cena a Pietra Mala, e mentre la cena era in preparazione me ne andai al vulcano, come è chiamato. Si tratta di uno spettacolo molto singolare, sul pendio di una montagna, senza alcun buco o crepaccio visibile, o nulla che rassomigli a un cratere. Il fuoco brucia tra alcune rocce come se esse fossero il suo carburante; la fiamma riempie lo spazio di un cubo di circa due piedi, oltre al quale ci sono dieci o dodici fiamme più piccole, che non sono degne di nota. Queste le spensi nella maniera menzionata da Monsieur de la Lande, sfregando forte con un bastone tra le piccole pietre: la fiamma prende di nuovo in pochi istanti, ma in modo tale da indurmi a pensare che si tratti soltanto dello sfogo di una corrente di aria infiammabile, il che, come mi disse il Signore Amoretti, è stato recentemente sostenuto da certuni di coloro che hanno condotto esperimenti al riguardo. La fiamma si ravviva con piccole esplosioni, esattamente come quelle dell’aria infiammabile cui si dà fuoco da una piccola fiala; e quando ritornai alla locanda l’oste ne aveva una bottiglia, che egli accende a piacere per mostrarla ai suoi ospiti. La causa di questo fenomeno è stata cercata quasi ovunque, senza venirne a capo. Sono sorpreso che il fuoco non venga utilizzato per qualche scopo. Potrebbe far bollire una caldaia di considerevoli dimensioni senza la spesa di un quattrino. Se l’avessi a Bradfield produrrei mattoni o calce, e bollirei o arrostirei patate per i buoi e i maiali al contempo. Perché non costruire una casa in quel luogo e lasciare che il camino della cucina circondi la fiamma? Non ci sarebbe certamente alcun pericolo nel vivere in una casa simile, certamente non fintanto che la fiamma continuasse a bruciare. Si deve ammettere che l’idea di una miniera d’aria infiammabile proprio sotto una casa potrebbe a volte, forse, allarmare le visitatrici; esse avrebbero paura che un deposito di siffatta aria a stretto contatto con esso potesse, esplodendo, far saltare l’economico edificio. In complesso, l’idea è un po’ troppo vulcanica per Bradfield: l’Italia ha cose migliori da fornire all’esportazione che non montagne ardenti. Il fratello del Re di Polonia, il primate, fermandosi un giorno a Pietra Mala per una malattia (il 25 o il 26 di Novembre) trovò un tempo così rigido che il suo vino di Cipro ghiacciò, il latte era duro come la pietra e fece scoppiare tutti i recipienti che lo contenevano. Per qualunque scopo un Inglese possa viaggiare in Toscana, non faccia parte un inverno mite degli incentivi che lo inducono al viaggio. – Dormo in quel buco rivoltante di Loiano, che sarebbe troppo sporco per maiali abituati a un porcile pulito. – 26 miglia.

4. Il passaggio degli Appennini ha costituito per me un viaggio freddo e privo di comodità, e sarebbe stato molto peggio se non avessi trovato rifugio nel camminare. Le colline sono quasi coperte dalla neve; e la strada, in molte discese, è un lenzuolo di ghiaccio.

Arthur Young – Viaggi in Francia ed in Italia durante gli anni 1787, 1788 e 1789

Dal libro LA FUTA – una strada nella storia, edizioni L’inchiostroblu, testi a cura di Maurizio Ascari, pubblicazione della Cassa Rurale ed Artigiana di Loiano

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