La Futa – una strada nella storia: pagine di viaggio – Lady Mary Wortley Montagu

Lady Mary Wortley Montagu

Lady Mary Wortley Montagu

ALLA CONTESSA DI…

Firenze, Agosto 1740

Partii da Bologna appena ebbi finita la lettera che vi scrissi Lunedì scorso e ora continuerò a parlarvi delle cose che mi hanno colpita di più in questa gita.
Tra Bologna e Firenzuola, strade sempre difficili, fra colline e rocce. Nel tratto da Firenzuola a Firenze, allungai un poco il mio cammino per visitare il Monastero della Trappa, di origine francese e uno degli ordini più austeri e rigidi che conosca. Una grande tristezza m’invase, osservando in quel tetro ritiro il fanatismo di uomini i quali, per divozione, si sono ridotti in uno stato molto peggiore a quello delle bestie. La follia, credetelo, è il retaggio degli umani, tanto se proviene dai fioriti sentieri del piacere, quanto dagli altri, irti di spine e triboli, di una malintesa divozione. Ma sono convintissima che delle due specie di pazzia, quella allegra sia la preferibile; non riesco neppure a formarmi un’idea della gioia estatica e spirituale che si ottiene con sospiri e gemiti, col soffrire la fame e la sete e con tutte le altre complicate miserie della vita monastica. È un sistema ben strano il lavorare per la felicità, eccitando la discordia fra il corpo e l’anima a cui la Natura e la Provvidenza ordinarono di vivere insieme in pace e in amicizia e che non si possono dividere, come si fa con una coppia di sposi che, per caso, non vadano d’accordo.
Il profondo silenzio imposto ai monaci della Trappa è una circostanza caratteristica della loro disciplina contraria alla natura e se non ne fossero dispensati qualche volta, sarebbe inutile visitarli: tanto varrebbe andare in una galleria di statue! Il superiore del convento sospese in favor nostro quella rigorosa legge e permise a uno di quei muti, di conversare meco e di rispondere a qualche do­ manda discreta.
Così appresi che i Trappisti di Francia sono ancora più austeri dei Trappisti italiani; non si permettono mai né vino, né carne, né pesce, né uova; si nutrono esclusivamente di verdura e legumi. La storia che condusse alla fondazione di quest’ordine è interessante ed anche vera, a quanto mi hanno assicurato. Il fondatore fu un gentiluomo francese chiamato Bouthillier de Rance, uomo dedito ai piaceri ed alla galanteria, il quale fu convertito alla più profonda e spietata divozione dal caso seguente. I suoi affari lo costrinsero a dividersi per qualche tempo da una signora con la quale aveva vissuto nella più grande e tenera intimità dell’amore corrisposto. Al suo ritorno a Parigi, pensò di fare una gradita sorpresa all’amata e, al tempo stesso, soddisfare la propria impaziente brama di rivederla, recandosi subito, e senza preavviso, a casa di lei, passando da una scala di servizio che egli ben conosceva. Ma immaginate lo spettacolo che si presentò a’ suoi sguardi, mentre entrava nella stanza che era stata cosi spesso la scena delle più inebbrianti estasi dell’amore! La sua amante morta: morta di vaiuolo… sfigurata al di là di ogni espressione… ridotta un ammasso ripugnante di materia imputridita… e il chirurgo che divideva la testa dal resto del corpo perché la bara era troppo corta! Egli rimase immobile un istante, attonito e pieno d’orrore, quindi fuggì, si ritirò dal mondo, si chiuse nel convento della Trappa ove trascorse il resto de’ suoi giorni nella più crudele e sconsolata divozione. Ma lasciamo questo mesto argomento.
Dimenticavo dirvi che, prima di andare al convento, mi recai a vedere le montagne ardenti presso Firenzuola e di cui tutti i naturalisti parlano come di cosa molto rara. La fiamma che se ne sprigiona è senza fumo e sembra acquavite accesa. Il terreno intorno è ben coltivato e il fuoco appare solo in un punto dove vi è una cavità, dalla bocca assai stretta; entro si vedono dei crepacci la cui profondità è ignota. È degno di osservazione il fatto che quando si getta un pezzo di legno in quella cavità, rimane consumato in un attimo, benché non passi attraverso i crepacci. Un’altra curiosità è questa: il terreno intorno alla cavità è perfettamente freddo, ma se vi si sfrega, alquanto fortemente, una bacchettina, ne esce una fiamma che non scotta e non dura a lungo come quelle dei vulcani.
Se desiderate un racconto più particolareggiato di questo fenomeno e avete fatto considerevoli progressi nello studio dell’italiano, leggete la descrizione di Padre Carazzi ( … ). Mi arrampicai, un po’ a piedi e un po’ a cavallo, sulle colline vicine, ma non potei scorgere, in nessuna, traccia di fuoco, benché si dica che tutte contenevano dei vulcani.

Lady Mary Wortley Montagu – Lettere di Lady Mary Wortley Montagu 1709-1762

Dal libro LA FUTA – una strada nella storia, edizioni L’inchiostroblu, testi a cura di Maurizio Ascari, pubblicazione della Cassa Rurale ed Artigiana di Loiano

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