La Futa – una strada nella storia: pagine di viaggio – Donatien Alphonse François Marquis De Sade

Marquis de Sade

Marquis de Sade

Uscendo da Bologna si comincia a inerpicarsi sull’Appennino, catena di montagne che taglia l’Italia in due, e si estende fin alla punta più meridionale della penisola.
Per organizzare al meglio la giornata si dovrebbe partire il mattino molto presto da Bologna, pranzare a Loiano e dormire a Pietramala, per esaminare il vulcano, che si vede bene solo di notte. Ma io non potei suddividere il percorso in tal modo. Le montagne troppo ripide mi impedirono di andare così lontano. Pranzai in un villaggio della montagna e dormii a Scarica l’Asino.
Questi rilievi così estesi e ripidi offrono in ogni dove situazioni pittoresche e vedute d’immensa vastità. Vi sono certe posizioni dalle quali si vede da un lato, in tutta la sua estensione, la bella piana di Lombardia, e dall’altro il mare Adriatico. Non sarebbe certo esagerato affermare che con dei telescopi si potrebbe distinguere senza ostacolo una distesa di più di cinquanta leghe. Scarica l’Asino è una piccola località tra i monti, ove si trova un albergo abbastanza scadente ma un convento assai curato di Olivetani, i quali si affrettano ad accogliere con gentilezza gli stranieri e hanno un bell’ospitale per i pellegrini.
Da Scarica l’Asino giunsi per cena a Pietramala. A un miglio dal villaggio: in una specie di piccola piana secca e bruciata, dall’aspetto di un crepaccio, si vede il vulcano. Il terreno che lo circonda è sabbioso, incolto, e pieno di pietre. Mano a mano che si avanza se ne avverte il calore eccessivo, e l’odore di rame e di carbon fossile che esso esala si percepisce a più di cento passi tutt’attorno. Avvicinandosi del tutto si scorge il camino che brucia in perpetuo, ma con più forza quando piove. Questo camino non misura attualmente che quindici o venti piedi dintorno. Ma la totalità della sua circonferenza può essere pressappoco il doppio. E si può convincersene picconando la terra per tutta la suddetta estensione. Mano a mano che la si fora, in quest’area, il fuoco appare e sembra accendersi sotto lo strumento di cui si fa uso per scavare. La terra che si trova nel mezzo del camino è cotta, consumata e nera. Quella attorno, per quanto nella cintura del vulcano, è come creta, e ha una certa umidità, che la rende suscettibile di assumere le forme volute. Essa presenta lo stesso odore del vulcano, odore che ha perduto invece quella già bruciata. La fiamma che esce dal camino è estremamente viva, brucia e consuma all’istante tutte le sostanze che vi vengono gettate. Il suo colore è violetto, e abbastanza somigliante a quello dello spirito di vino infiammato.
Sulla destra di Pietramala, ai piedi delle montagne che la cingono da quel lato, si osserva un altro vulcano quasi uguale. La prateria nella quale si trova è secca, bruciata e tutta tagliata da crepacci. Questo vulcano non brucia sempre. Lo si può accendere volendo con. un tizzone o una candela, e allora si infiamma con la più grande vivacità. Allorché ha piovuto, e la specie di incavo che forma si è riempito, esso si accende da solo, brucia con più ardore e si percepisce meglio. Si osserva quindi un fenomeno davvero straordinario. L’acqua che riempie il buco si alza in ebollizione al di sopra della superficie del bacino, e ciò senza perdere al minimo grado la sua freschezza. Si può temere che i vulcani, l’effetto dei quali, com’è noto, va sempre raddoppiando, non causino un giorno altrettanti danni in Toscana quanto il Vesuvio nel regno di Napoli. Un grande sconvolgimento che si percepisce nel paese, da Scarica l’Asino fino a Pietramala, e i terremoti avvertiti a Firenze ne sono, si dice, già le conseguenze.
L’albergo di Pietramala è veramente un posto da tagliagole e, visto che non occorre al massimo che una mezz’ora per osservare questi due vulcani, consiglio di lasciare semmai i propri servi e la vettura fuori, piuttosto che entrare in questa infame stamberga, ove si rischierebbe, se vi si dormisse, di essere derubati, e può darsi peggio. Da Pietramala mi recai alle Maschere, ove trascorsi la notte in un buonissimo albergo, un edificio isolato sulla destra della strada, e arrivai a Firenze l’indomani sulle quattro del pomeriggio.

Donatien Alphonse François Marquis De SadeViaggio in Italia o Dissertazioni critiche, storiche, politiche e filosofiche sulle città di Firenze, Roma e Napoli (1775-1776)

Dal libro LA FUTA – una strada nella storia, edizioni L’inchiostroblu, testi a cura di Maurizio Ascari, pubblicazione della Cassa Rurale ed Artigiana di Loiano

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