197 anni fa: il 20 febbraio 1816 Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini viene rappresentato per la prima volta al Teatro di Torre Argentina, a Roma

Il barbiere di SivigliaLe trasformazioni dei modi di espressione musicale fra i secc. XVIII-XIX sono difficili da rilevare. L’opera buffa e il melodramma persistono nella loro fortuna, sia nelle corti, sia nelle rappresentazioni popolari, con Giovanni Paisiello, di Taranto, e Domenico Cimarosa, di Aversa (di quest’ultimo, il diciassettenne Henri Beyle, non ancora Stendhal, ascoltò rapito il Matrimonio segreto in un teatro di Novara).
Librettista di Mozart per il Don Giovanni e altre opere fu l’avventuriero Lorenzo Da Ponte (di Ceneda, oggi Vittorio Veneto) e librettista, oltre che critico musicale e censore, fu l’austriacante Giuseppe Carpani (di Vill’Albese, Como): le sue Haydine furono allegramente saccheggiate da Stendhal nel 1817. Valenti musicisti furono Nicolò Piccinni, di Bari, e Antonio Salieri, di Legnago. All’estero godettero di maggior fama che non in Italia Luigi Cherubini e Gaspare Spontini: il primo fu direttore del conservatorio di Parigi e il secondo ebbe successi a Parigi e a Berlino. Immensa fu la fioritura operistica a metà dell’Ottocento: accanto a Verdi, fra i musicisti più prestigiosi vi furono il pesarese Gioacchino Rossini; Giuseppe Saverio Mercadante, di Altamura; il bergamasco Gaetano Donizetti. Nei lavori di Vincenzo Bellini, di Catania, appassionati accenti romantici si uniscono a motivi elegiaci di squisita fattura; così come bisogna ricordare il genovese Nicolò Paganini, violinista e compositore per violino.
Fra gli attori e gli interpreti teatrali del secolo meritano speciale ricordo la cantante lirica Giuditta Pasta (di Saronno) e Gustavo Modena (di Venezia), attore drammatico e patriota di sincera ispirazione. Celebri furono le scuole di danza, a cominciare dall’imperiale regia accademia di ballo annessa al teatro alla Scala. Coreografo apprezzato alla Scala – nel passaggio dal neoclassicismo al balletto romantico – fu il napoletano Salvatore Viganò. Compositori e coreografi furono Filippo Taglioni, di Milano, il fratello Paolo, di Vienna; Salvatore, di Palermo, e suo figlio Ferdinando. Accanto alla Scala (già inaugurata nel 1778) fiorirono vari teatri in Milano, Torino, Venezia, Firenze, Napoli, Palermo: città in cui sarebbe sopravvissuta una tradizione regionale legata al teatro dialettale.

Se volete approfondire i grandi cambiamenti che nell’Ottocento investirono musica, teatro e spettacolo potete farlo sfogliando le pagine del 17° volume de La Storia d’Italia – Il risorgimento e l’unità nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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