77 anni fa: il 5 febbraio 1936 a New York si svolge la prima mondiale del film di Charlie Chaplin “Tempi moderni”.

Tempi ModerniL’uomo che chiamavamo Charlie, Charlot, Carlito nasce in una famiglia di guitti nel 1889 a Londra. Orfano di padre a cinque anni, lavora nel circo, nei cabaret come fantasista. Nel ’10 emigra con il fratello negli Stati Uniti. Nel ’12 Lo nota Mack Sennett (1880-1960), direttore artistico della Keystone, scopritore di divi del muto come Buster Keaton (1896-1966) e Gloria Swanson (1898-1983). Gira tanti brevi film, che dal ’14 sono sempre più creazioni del tutto sue. Nel ’17 è famoso: Charlot “vende” fin dove arriva Hollywood. Del 1918 è Charlot soldato, del ’21 il primo lungometraggio, Il monello. Nel 1919 con altri tre grandi cineasti dà vita alla casa produttrice United Artists. Nel 1922 l’Fbi comincia a tenerlo d’occhio. Del ’25 è La febbre dell’oro, del ’28 Il circo, del ’31 Luci della città e del ’36 Tempi moderni con Paulette Goddard. Ama comporre i motivi di accompagnamento dei suoi film, ma continua a farli muti. Nel ’40 gira ancora con la Goddard Il grande dittatore, feroce parodia di Hitler e Mussolini. Nel ’47, su un’idea di Orson Welles (1915-’85) gira Monsieur Verdoux. Senza Charlot. è un tragicomico capolavoro. Del 1952, con un bellissimo sonoro, è l’agrodolce Luci della ribalta, in cui Chaplin impersona un vecchio comico accanto a uno sfortunato collega, Keaton. Sospetto di comunismo, torna in Europa. La regina Elisabetta lo fa baronetto. Si stabilisce in Svizzera con la giovane moglie Oona e i figli piccoli, gira un altro paio di film. Muore nel 1977.

COMICO POETICO
La comica finale proiettata al termine dello spettacolo dà vita a un genere di grande successo per Hollywood, il sobborgo di Los Angeles nato come città del cinema nel 1911. Max Linder (1883-1925), francese, i ragazzi di Sennett – Fatty, Chaplin, Keaton – Ridolini (Larry Semon), Stanlio (Stan Laurel, 1890-1965) in coppia con Ollio (Oliver Hardy, 1892-1957) ne sono fra gli interpreti più geniali. Ognuno ha una propria comicità: Fatty è il grassone cattivo (e perverso), Keaton bello e impassibile crea una comicità di situazione in movimento, Ollio e il grande Stanlio portano la comica in un complesso contesto di commedia. Chaplin pone il suo scalcagnato e affamato Charlot in situazioni in cui lui, che non ha niente, può dare qualcosa a chi è più sfortunato. Charlot ha dignità, sentimenti nobili, il candore dell’innocente e il coraggio della ribellione, la capacità di rubare per sopravvivere, una sobria amarezza che può aprirsi alla speranza. A parecchi critici è spiaciuto il patetismo di Chaplin, radicato nel sentimentalismo del teatro popolare e compiacente verso il pubblico. Ma è nel rapporto con il cagnolino (Vita da cani, 1918), con il monello, con la fioraia cieca, con i compagni di guerra e di trincea, che Charlot cuce la comicità con il sentimento e dalla commozione libera una risata fresca di poesia. È una risata densa della coscienza storica dell’abbandono, della miseria, del dolore, dell’ingiustizia sociale. Il cinema, l’arte popolare per eccellenza del XX secolo, è con Chaplin grande arte in assoluto.

Se volete approfondire la biografia di Charlie Chaplin potete farlo sfogliando le pagine del libro I miti del XX secolo nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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