69 anni fa: il 17 gennaio 1944 le forze alleate lanciano il primo di quattro attacchi con l’intento di sfondare la Winter Line e assediare Roma, uno sforzo che avrebbe richiesto alla fine quattro mesi e che sarebbe costato 105.000 vite umane tra gli anglo-americani

Un obice da 240 mm della batteria B appartenente alle truppe americane del 697° Battaglione di Artiglieria Campale si prepara a far fuoco sul territorio controllato dai tedeschi vicino a Cassino. Italia, gennaio 1944.

Un obice da 240 mm della batteria B appartenente alle truppe americane del 697° Battaglione di Artiglieria Campale si prepara a far fuoco sul territorio controllato dai tedeschi vicino a Cassino. Italia, gennaio 1944.

Il campo di battaglia è illustre. La strada litoranea, prosaicamente ribattezzata strada statale n. 7, è la via Appia. Quella interna, la n. 6, è la Casilina. Da un punto di vista militare, né l’una né l’altra sono agevoli. La strada litoranea si inoltra in parecchie gole montane e attraversa pianure facilmente inondabili. La strada interna passa il Volturno a Capua e il Rapido a Cassino e, lungo tutto il suo percorso, il terreno è estremamente scabroso. Al di là di Cassino si apre il vestibolo di Roma, la vallata Latina, o vallata del Liri, dominata dalla madre delle abbazie benedettine, superbamente eretta sulla fortezza naturale del monte Cassino.
Dopo la vittoria di Salerno e la presa di Napoli, la conquista di Roma è stata prevista per la seconda metà di ottobre. L’illusione cade subito. La dolcezza del clima italiano è un mito. Il paese è in realtà una montagna ininterrotta, povera di strade, sulla quale un autunno precoce rovescia torrenti di pioggia, e che un rigido inverno seppellisce sotto la neve. L’armata americana è troppo pesante per le infrastrutture mediterranee: strade interrotte, unità immobilizzate, rifornimenti intralciati, ecc. Il nemico, da parte sua, non batte in ritirata, come ci si era illusi dopo la caduta di Napoli. Anzi si impegna in una lunga lotta ritardatrice per guadagnar tempo e permettere la costruzione di uno sbarramento.
II tracciato scelto da Kesselring per questo sbarramento parte dalla foce del Garigliano, nel golfo di Gaeta, e finisce alla foce del Sangro, sull’Adriatico. Da una estremità all’altra, la posizione, detta Linea Gustav, segue rilievi montuosi che arrivano fino a oltre 2000 metri, facilitando l’osservazione e il tiro sulle sottostanti sponde meridionali del Garigliano, del Rapido e del Sangro. L’organizzazione Todt dirige i lavori e i battaglioni di lavoratori reclutati dal governo neofascista forniscono la manodopera. Tutte le risorse delle fortificazioni semipermanenti vengono sfruttate, in particolare per sprangare con un potente catenaccio l’entrata della valle del Liri, a Cassino.
Mentre i lavoratori italiani costruiscono la Linea Gustav i soldati tedeschi ne fanno pagare l’accesso a caro prezzo. La conquista delle posizioni avanzate, o linea d’inverno, costa alla 5ª armata americana e alla 8ª armata britannica una lotta lunga ed estenuante a palmo a palmo. Dal 15 novembre al 15 gennaio, il terreno guadagnato dagli americani non supera i 15 chilometri. Gli inglesi avanzano ancora più lentamente. I loro capi non intendono sacrificare troppe vite. Essi spiegano ai generali americani che la Gran Bretagna ha esaurito il suo potenziale umano e che se essi fanno molta attenzione per limitare le perdite, ciò non dipende solo dal fatto che è diventato difficile poter rimpiazzare gli uomini, ma anche perché devono pensare all’avvenire economico e demografico del loro paese.
Come numero di grandi unità, gli avversari sono alla pari. Quantunque abbia ai suoi ordini la totalità delle forze tedesche in Italia, o gruppo C, il maresciallo Kesselring non può disporre liberamente della 14ª armata, poiché Hitler continua a temere uno sbarco nel golfo di Genova. La lotta è sostenuta dalla sola 10ª armata comandata da von Vietinghoff e portata a 12 divisioni da un rinforzo di 3 divisioni, una delle quali, la 5ª di montagna, arriva dalla tundra finlandese. Ma le divisioni tedesche sono ridotte a sei, e anche a quattro battaglioni di fanteria, il cui effettivo non supera i 400 uomini. Kesselring calcola in ragione di 3 a 1 la superiorità nemica in effettivi, e di 10 a 1 la superiorità in potenza di fuoco.
Dalla parte alleata, l’8ª armata conta 4 divisioni britanniche e 1 divisione canadese. La 5ª armata conta 4 divisioni americane e 3 divisioni inglesi. Le due armate fanno parte del 15° gruppo di armate, comandato da sir Harold Alexander, a sua volta subordinato al comandante in capo nel Medio Oriente, anch’egli inglese, sir Henry Maitland (Jumbo) Wilson. Eisenhower, designato per 1’« operazione Overlord », ha già lasciato il Mediterraneo e Montgomery, che gli è assegnato come luogotenente, è sul punto di seguirlo.
A metà novembre sbarca a Napoli l’avanguardia di un potente rinforzo, la 2ª divisione di fanteria marocchina. In Tunisia, l’esercito francese aveva combattuto nell’assetto che aveva al momento dell’armistizio, col materiale molto vecchio e insufficiente. Esso riappare in Italia, rimesso a nuovo dai suoi alleati.
Nel momento in cui l’esercito francese fa la sua apparizione nella guerra d’Italia, americani e inglesi terminano la conquista della linea d’inverno. Sotto trombe di acqua, il 10° corpo britannico e il 2° corpo americano impiegano dieci giorni per prendere monte Camino, un massiccio di 900 metri di altezza, a strapiombo sul Garigliano. Altri dieci giorni di lotte e migliaia di tonnellate di proiettili occorrono per il monte Sammucro, alto 1025 metri, e il villaggio di San Pietro. Più ad est, la 45ª divisione americana, e in seguito anche il corpo francese, danno accanite battaglie sulle due strade che, ai piedi dei monti Majo e Mare, rispettivamente di 1259 e di 2021 metri, conducono nell’alta vallata del Rapido. Il 15 gennaio, dopo una rapida avanzata dei marocchini sull’ala destra e la presa del monte Trocchio da parte degli americani, Linea Gustav è raggiunta in tutta la sua lunghezza. I preliminari della marcia su Roma finiscono dunque tre mesi più tardi della data prevista per la sua conclusione.
Per Churchill la mortificazione è crudele. La sua immaginazione gli aveva dato l’idea del «ventre molle» dell’Asse nel Mediterraneo. Il ventre è di ferro!
La speranza si riversa allora sull’operazione anfibia che deve permettere di accorciare il tragico cammino, lo sbarco ad Anzio-Nettuno, deciso a Tunisi il 25 dicembre e confermato 1’8 gennaio a Marrakesh. In un primo momento esso era stato previsto come un movimento secondario, legato alla seconda fase della marcia su Roma. Ora viene ripensato come il mezzo per far cadere la dura Linea Gustav aggirandola. Lo sbarco ha di mira i Monti Albani, la cui conquista taglierebbe le statali 6 e 7, arterie della 10ª armata tedesca.
I piani vengono rielaborati ed ampliati. Il numero dei partecipanti è portato da 24.000 a 110.000. Invece di una divisione, è tutto il 6° corpo formato dalla 1ª divisione britannica e dalla 3ª divisione americana, che sbarcherà sulla spiaggia di Anzio e nel porto peschereccio di Nettuno. Il luogo è favorevole. Una vasta pianura, di facile percorso, si eleva con regolarità fino ai dolci pendii dei Monti Albani. Il canale Mussolini, drenaggio principale delle ex paludi Pontine, fornisce un largo fossato anticarro che può proteggere la destra dello sbarco. Le informazioni sul nemico rivelano la presenza di tre divisioni disponibili nella regione di Roma, di una parte della 14ª armata verso Livorno e della possibilità per il comando tedesco di fare appello ad una parte delle forze che occupano il mezzogiorno della Francia e i Balcani. Ma l’aviazione si crede in condizioni di impedire l’arrivo di questi rinforzi sul campo di battaglia con una profonda opera di distruzione della rete di comunicazione.
La preparazione dello sbarco comincia il 17 gennaio con una serie di attacchi il cui scopo è di stabilizzare le truppe tedesche sulla Linea Gustav. Il 10° corpo britannico passa il Garigliano; viene contrattaccato violentemente, ma riesce a conservare una parte della testa di ponte che si è conquistata alle falde del monte Faito e davanti al villaggio di Castelforte. Tre giorni più tardi, favorita da una fittissima. nebbia, una divisione del Texas, la 36ª, passa il Rapido a valle di Cassino: deve ripassarlo 36 ore dopo, lasciando sulla riva nemica 875 prigionieri. A nord di Cassino, la 34ª divisione americana è più fortunata: passa ugualmente il Rapido e riesce a tenere la posizione. Ma la rottura delle dighe inonda la vallata e rende difficile l’avanzata americana. Essi si impadroniscono delle caserme di Cassino, ma non riescono a prendere la città. Risultati più importanti vengono registrati dai francesi, che dispongono di truppe più adatte alla guerra di montagna. Il 4° reggimento fucilieri tunisini si impadronisce brillantemente del Belvedere e dell’Abate. I tedeschi riprendono il secondo, i tunisini conservano il primo, ma Juin non dispone di forze necessarie per prendere Cifalco, la cui massa imponente, tenuta energicamente, strapiomba sul fianco destro. Clark del resto non ha accettato la sua proposta di marciare su Atina per inoltrarsi più profondamente oltre la Linea Gustav. Convinto che gli basta accedere alla vallata del Liri perché la strada di Roma gli sia aperta, egli si ostina sul catenaccio di Cassino.
Le perdite della 5ª armata sono pesanti e la Linea Gustav è appena intaccata. In compenso, una notizia inaspettata viene a risollevare il morale: lo sbarco di Anzio-Nettuno è riuscito senza colpo ferire. Una prova di sbarco nella baia di Napoli, qualche giorno prima, era finita nella confusione, causando la perdita di una quantità di materiale e facendo temere un disastro. La realtà è stata meno costosa della finzione.

Se volete continuare a leggere delle sanguinose battaglie per lo sfondamento della Linea Gustav e la liberazione di Roma potete farlo sfogliando il 2° volume de La seconda guerra mondiale di Raymond Cartier nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in 20° secolo, Seconda Guerra Mondiale e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...