37 anni fa: il 12 gennaio 1976 muore a Wallingford, nella sua casa di campagna dell’Oxfordshire, la scrittrice britannica Agatha Mary Clarissa Miller, Lady Mallowan, nota come Agatha Christie

CopertinaIn un angolo dello scompartimento fumatori di prima classe, il signor Wargrave, giudice da poco in pensione, tirò una boccata di fumo dal sigaro e scorse con interesse le notizie politiche del Times. Poi, depose il giornale sulle ginocchia e guardò fuori dal finestrino. Il treno correva attraverso il Somerset.
Diede un’occhiata all’orologio: ancora due ore di viaggio.
Ripensò a quello che i giornali avevano scritto su Nigger Island. Anzitutto, la notizia dell’acquisto fatto da un milionario americano appassionato di crociere in panfilo, e la descrizione della casa moderna e lussuosa che aveva costruito su quella piccola isola al largo della costa del Devon. La sfortunata circostanza che la terza moglie del milionario soffrisse il mal di mare aveva portato alla vendita della casa e dell’isola. Numerosi annunci erano apparsi bene in vista sui giornali. Poi, la notizia che isola e casa erano state comperate da un certo signor Owen. Da quel momento, erano cominciati i pettegolezzi nelle rubriche mondane. Nigger Island era stata acquistata da Gabrielle Turi, la famosa diva di Hollywood, che voleva passarvi qualche mese in incognito… Un cronista, che si firmava “L’ape operaia”, aveva insinuato invece che si trattava di un rifugio per qualche personaggio di sangue reale. “Il Perdigiorno” sosteneva che l’isola era stata comprata per la luna di miele di un giovane lord che si era finalmente arreso a Cupido. “Giona” affermava di sapere che l’aveva acquistata l’Ammiragliato per compiervi misteriosi esperimenti segreti. Insomma, Nigger Island era diventata l’argomento del giorno.
Il giudice Wargrave si tolse di tasca una lettera. La grafia era quasi illeggibile, ma alcune parole risaltavano con inaspettata chiarezza:

Carissimo Lawrence… da tanti anni non ho sue notizie… deve venire a Nigger Island… un luogo incantevole… tante cose da dirle… i vecchi tempi… comunione con la natura… crogiolarsi al sole… alle 12,40 da Paddington… ci incontreremo a Oakbridge.
Sempre sua.
Constance Culmington

La firma era adorna d’uno svolazzo.
Il giudice Wargrave cercò di ricordare con esattezza quando avesse visto per l’ultima volta Lady Constance Culmington. Dovevano essere trascorsi sette, otto anni. A quell’epoca, la nobildonna era andata in Italia per crogiolarsi al sole e vivere a contatto con la natura e i contadini. Wargrave aveva poi saputo che aveva proseguito il viaggio fino in Siria con l’intenzione di arrostire a un sole più caldo e di vivere a tu per tu con la natura e i beduini.
Constance Culmington, rifletté il giudice, era proprio il tipo di donna capace di comprare un’isola, circondandosi di mistero. Dondolando leggermente la testa, come se volesse approvare la propria logica, Wargrave si lasciò prendere a poco a poco dal sonno…
Vera Claythorne, in uno scompartimento di terza classe dove avevano preso posto altri cinque viaggiatori, appoggiò la testa sullo schienale e chiuse gli occhi. Faceva molto caldo in treno, quel giorno. Sarebbe stato piacevole l’arrivo al mare. Aveva avuto davvero un colpo di fortuna, trovando quel posto. Quando una ragazza cerca un impiego per le vacanze, è quasi sempre destinata a sorvegliare uno sciame di ragazzini; i posti di segretaria sono molto più difficili da trovarsi. Perfino l’agenzia non le aveva lasciato troppe speranze.
E poi era arrivata quella lettera.

Ho avuto il suo nome dall’Agenzia di Collocamento Femminile, che la raccomanda in modo particolare, perché vi è conosciuta personalmente. Le corrisponderò volentieri lo stipendio che chiede, e l’aspetto, per iniziare il lavoro presso di me, il giorno 8 agosto.
Il treno parte alle 12,40 da Paddington. Troverà qualcuno a riceverla alla stazione di Oakbridge. Accludo cinque sterline per le spese.
Una Nancy Owen

Sul bordo superiore del foglio era stampato l’indirizzo: “Nigger Island, Sticklehaven, Devon”.
Nigger Island! I giornali non avevano parlato d’altro, in quegli ultimi tempi. Chiacchiere e insinuazioni interessanti. Ma, probabilmente, avevano lavorato di fantasia. Comunque, la casa era stata costruita da un milionario, e si diceva che fosse quanto di meglio si poteva desiderare in fatto di lusso.
Vera Claythorne, stanca dopo un faticoso anno scolastico, pensava: “Fare la maestra di ginnastica in una scuola di terz’ordine non è davvero una fortuna. Se per il prossimo anno potessi trovare un posto in una scuola ‘decente’…”. E poi, con un senso di freddo al cuore, si disse: “Eppure, dovrei accontentarmi del posto che ho. Dopotutto, la gente non vede di buon occhio una persona che è stata protagonista di un’inchiesta giudiziaria… anche se il magistrato inquirente ha riconosciuto la sua innocenza”.
Il magistrato si era anzi complimentato per la sua presenza di spirito e per il coraggio dimostrato. L’inchiesta non sarebbe potuta andar meglio. E la signora Hamilton era stata gentilissima con lei… Solo Hugo… ma non voleva pensare a lui.
A un tratto, nonostante il caldo afoso dello scompartimento, rabbrividì e l’idea del mare non le sembrò più così piacevole. Un’immagine le si presentò chiara alla mente. La testa di Cyril che appariva e spariva, trascinata verso gli scogli dalla corrente… E lei aveva nuotato a larghe bracciate per raggiungerlo, sicura della propria abilità di nuotatrice, ma altrettanto sicura che non sarebbe arrivata in tempo…
Il mare… il suo profondo azzurro… le mattine passate distesa sulla sabbia… Hugo… Hugo che diceva di amarla… Ma non doveva pensare a Hugo…
Aprì gli occhi e guardò accigliata l’uomo che le sedeva di fronte. Alto, abbronzato, con gli occhi chiari piuttosto ravvicinati e la bocca arrogante, quasi crudele. “Scommetto” pensò “che ha visto luoghi e cose interessanti, molto interessanti…”
Philip Lombard giudicò la ragazza che gli stava davanti con un solo rapido sguardo degli occhi mobilissimi. Molto carina… con un non so che di maestra di scuola, forse… Un tipo freddo, si disse, una che certo sapeva il fatto suo, in amore e in guerra. Non gli sarebbe spiaciuto sfidarla a una schermaglia.
Corrugò la fronte. No, basta con certe sciocchezze. Doveva pensare agli affari, al suo lavoro.
Ma quale sarebbe stato, precisamente, il suo lavoro? Quell’ebreo si era comportato in modo misterioso. «Prendere o lasciare, capitano Lombard».
Lui aveva detto, soprappensiero: «Cento sterline, eh?».
Lo aveva detto con tono indifferente, come se cento sterline non significassero nulla per lui, mentre gli rimaneva appena, alla lettera, qualche spicciolo per un ultimo pasto decente. E aveva capito che quell’ebreo non si era lasciato ingannare. Questo è il guaio con gli ebrei, non si può ingannarli in fatto di denaro: loro “sanno”.
Poi, con lo stesso tono indifferente, aveva chiesto: «Non può darmi altre spiegazioni?».
Isaac Morris aveva scosso energicamente la piccola testa calva. «No, capitano Lombard, l’affare mi è stato prospettato semplicemente così. Il mio cliente sa che la sua reputazione è quella di un uomo che può affrontare qualsiasi caso di emergenza, e può affrontarlo bene. Io sono autorizzato a consegnarle cento sterline se lei si impegna a recarsi a Sticklehaven, nel
Devon. La stazione più vicina è Oakbridge, dove troverà una persona che l’accompagnerà a Sticklehaven. Una lancia a motore la trasporterà quindi a Nigger Island. Là si terrà a disposizione del mio cliente».
«Per quanto tempo?» lo aveva interrotto Lombard, brusco.
«Una settimana al massimo.»
Tormentandosi i baffetti, il capitano Lombard aveva soggiunto: «È sicuro che non ci sia niente di… illegale?». E aveva fissato l’altro con uno sguardo acuto.
Era apparsa l’ombra d’un sorriso sulle labbra carnose del signor Morris, mentre rispondeva: «Se le verrà proposto qualcosa d’illegale, lei sarà perfettamente libero di fare marcia indietro».
E poi quell’untuosa canaglia aveva sorriso apertamente. Come se sapesse molto bene che nel passato di Lombard la legalità non era stata sempre una condizione sine qua non…
Le labbra di Lombard si curvarono in una smorfia che voleva essere un sorriso. Accidenti, qualche volta l’aveva scampata per un pelo. Ma ce l’aveva sempre fatta. Non erano molte, in realtà, le cose davanti alle quali si fermava… No, non molte quelle davanti alle quali si sarebbe fermato. E si ripromise di godersi il soggiorno a Nigger Island.
In uno scompartimento dov’era vietato fumare, la signorina Emily Brent sedeva rigida, nella posa abituale. Aveva sessantacinque anni e disapprovava qualsiasi forma di rilassatezza. Suo padre, un colonnello della vecchia scuola, era stato sempre molto severo per quanto riguardava il portamento.
La giovane generazione era vergognosamente rilassata: nel portamento e “in tutto il resto”…
Avvolta in un’aura di rigidezza e di inflessibili principi, la signorina Brent sedeva nell’affollato scompartimento di terza classe e trionfava della scomodità e della calura. Tutti facevano tante storie per qualsiasi inezia, al giorno d’oggi! Esigevano l’iniezione anestetica prima di farsi cavare un dente, ingoiavano sonniferi se non potevano dormire, volevano poltrone e cuscini, e le ragazze si vestivano come capitava, e se ne stavano seminude
sulle spiagge, d’estate. Le labbra della signorina Brent si serrarono. Le sarebbe piaciuto dare una lezione a certa gente…
Ripensò alle vacanze estive dell’anno prima. Quest’anno, però, le cose sarebbero state ben diverse. Nigger Island…
Rilesse mentalmente la lettera che ormai sapeva a memoria.

Cara signorina Brent, spero che si ricordi di me. Siamo state insieme alla pensione di Belhaven in agosto, qualche anno fa, e sembrava davvero che avessimo molte affinità, noi due. Ora apro una pensione di mia proprietà in un’isola sulla costa del Devon. Sono convinta sia il momento giusto per offrire finalmente un soggiorno dove si possa gustare una buona cucina familiare e incontrare brava gente all’antica. Niente nudità, niente grammofono in funzione per tutta la notte. Sarò davvero lieta se potrà fare in modo di passare le vacanze estive a Nigger Island, senza alcuna spesa, naturalmente, come mia ospite. Sarebbe d’accordo per i primi di agosto? Magari, se non ha niente in contrario, il giorno 8.
La sua U.N.O.

Di che si trattava? Non era facile decifrare quella firma.
Emily Brent pensò irritata che troppa gente scrive il proprio nome in modo illeggibile. Riandò con la mente a tutte le persone che aveva incontrato a Belhaven. Vi aveva passato due estati di seguito. Ricordava quella simpatica donna di mezza età, la signora… la signorina… come diamine si chiamava? Suo padre era un canonico. E poi quella signora Olton… Ormen… No, si chiamava Oliver! Certo, Oliver.
Nigger Island! Se n’era parlato sui giornali, di Nigger Island… qualcosa che riguardava una stella del cinema… o non era piuttosto un milionario americano? Naturalmente, luoghi simili finiscono spesso con lo stancare.
La vita su un’isola così piccola non è fatta per tutti. Prima, pensano che sia romantica, ma quando ci vanno a stare si accorgono degli svantaggi e sono ben felici se riescono a venderla.
Emily Brent pensò: “A ogni modo, farò le vacanze gratis”.
Le sue rendite si erano ridotte, e una parte delle azioni che possedeva non fruttava alcun dividendo. In tali condizioni, la proposta non era affatto da scartare. Se avesse potuto ricordarsi meglio di quella signora, o signorina? Oliver…
Il generale Macarthur guardava fuori dal finestrino. Il treno stava arrivando a Exeter, dove bisognava cambiare. Che dannazione, quelle ferrovie secondarie lente come lumache! In linea d’aria, quel posto, Nigger Island, non sarebbe stato lontano.
Non riusciva a capire bene chi fosse il signor Owen. Un amico di Spoof Leggard, probabilmente, e di Johnny Dyer.
Alcuni suoi vecchi amici verranno… saranno contenti di rievocare con lei il passato.
Certo, anche lui sarebbe stato contento di parlare con qualcuno dei vecchi tempi. Tanto più che, ultimamente, aveva avuto l’impressione che molti lo sfuggissero, nel suo ambiente. E tutto per quella maledetta storia: una storia passata da quasi trent’anni! Armitage ne aveva certamente parlato.
Dannato moccioso! Che cosa ne sapeva lui? Oh, be’, inutile rimuginare certe cose. A volte, si possono avere sensazioni assurde… immaginare che qualcuno ci guardi in modo strano…
Adesso, era curioso di vedere Nigger Island. Avevano fatto molti pettegolezzi su quell’isola. Correva voce che se ne fossero impossessati l’Ammiragliato, o il Ministero della Guerra, o la RAE… e forse c’era del vero.
Il giovane Elmer Robson, il milionario americano, era stato lui a costruire la villa. Spendendo migliaia di sterline, si diceva. Ogni sorta di lussi… Exeter. Un’ora di attesa. E lui non se la sentiva proprio di aspettare. Voleva andare avanti…
Il dottor Armstrong guidava la Morris attraverso la piana di Salisbury.
Era stanchissimo. Anche il successo si paga. C’era stato un tempo in cui, seduto nel suo studio medico di Harley Street, lussuosamente ammobiliato e fornito degli apparecchi più moderni, aveva aspettato… aspettato che il destino gli portasse il fallimento o il successo.
Ebbene, era venuto il successo. Era stato fortunato. Fortunato e capace nella professione, naturalmente. Come medico sapeva il fatto suo, senza dubbio, ma di solito questo non basta per arrivare al successo. Bisogna anche essere fortunati. E lui aveva avuto fortuna. Alcune diagnosi esatte e la gratitudine di due o tre signore ricche e influenti avevano contribuito a fargli un nome. «Dovete farvi visitare da Armstrong, tanto giovane, ma così bravo… Pam aveva consultato un’infinità di medici per anni, inutilmente, e lui ha riconosciuto subito il male!». Ed era stata una valanga.
Ora, il dottor Armstrong era definitivamente arrivato. Aveva impegni a non finire e non poteva concedersi che brevi periodi di riposo. Perciò, quel mattino d’agosto, aveva lasciato Londra più che volentieri per trascorrere qualche giorno in un’isola al largo delle coste del Devon. Non che si trattasse proprio di una vacanza. La lettera che aveva ricevuto era scritta in termini piuttosto vaghi, ma non c’era niente di vago nell’assegno che l’accompagnava. Un onorario sbalorditivo.
Questi Owen dovevano nuotare nell’oro. A quel che sembrava, il marito, preoccupato per la salute della moglie, desiderava che il medico la tenesse d’occhio senza darlo a vedere. Non voleva saperne, la signora, di farsi visitare. I suoi nervi…
Nervi! Le sopracciglia del dottore s’inarcarono. Le donne e i Loro nervi!
Ma, dopotutto, i nervi delle signore gli fruttavano bene. Metà delle sue pazienti non avevano altra malattia che la noia, ma non lo avrebbero certo ringraziato se avesse detto loro la verità. Ed era sempre facile inventare qualche piccolo disturbo per soddisfarle.
«Uno stato anormale dovuto a…» e qui una lunga difficile parola «niente di serio, tuttavia sarà bene provvedere subito. Basterà una cura semplicissima».
In fondo, la medicina è molto aiutata dalla fede nella guarigione. Lui lo sapeva e, usando le maniere adatte, riusciva a ispirare subito speranza e fiducia. Per fortuna era riuscito a non crollare, dopo la faccenda di dieci… no, quindici anni prima. Ma quello era stato davvero un guaio. Avrebbe potuto rovinarsi per sempre. Invece, il colpo gli aveva dato la forza necessaria per reagire; aveva smesso definitivamente di bere. C’era mancato poco, però…
Con un assordante suono di clacson, una Dalmain Supert Sport lo sorpassò. Il dottor Armstrong fu quasi spinto sul ciglio della strada. Uno di quei pazzi del volante. Li detestava. Anche in questo caso, c’era mancato poco. Maledetto sciocco!
Tony Marston, proseguendo a tutta velocità verso Mere, pensava: “È incredibile quante macchine ci siano sulle strade, al giorno d’oggi! Ce n’è sempre qualcuna che ti blocca il passaggio. E insistono a tenersi al centro della strada. Non c’è gusto a guidare, qui, non è come in Francia, dove si può filare sul serio…”.
Doveva fermarsi a bere qualcosa o proseguire? Aveva tutto il tempo che voleva. Ancora poco più di centottanta chilometri. Si sarebbe fermato a prendere un gin e una birra. Non si era mai avuta una giornata tanto calda! Se il tempo continuava così, quell’isola sarebbe stata davvero una delizia.
Chi erano mai, gli Owen? Ricchi e snob, probabilmente. Badger era un vero maestro nel pescare gente simile. Naturalmente, “doveva” farlo, poveretto, sempre a corto di denaro com’era… C’era da sperare che non fossero avari di liquori. Non si sa mai, con quelli che hanno fatto denaro ma sono nati miserabili. Peccato che non fosse stata Gabrielle Turi a comprare l’isola. Gli sarebbe piaciuto trovarsi nell’ambiente della famosa diva del cinema. Ma, a ogni modo, avrebbe certo trovato qualche ragazza fra gli ospiti…
Usci dal ristorante, si stiracchiò, sbadigliando, guardò il cielo di un azzurro smagliante e riprese posto al volante della Dalmain. Parecchie ragazze lo fissarono affascinate: era alto, ben proporzionato, con i capelli ricciuti, il volto abbronzato e gli occhi celesti.
Si avviò con gran fracasso e si avventò per la strada stretta. Vecchi e giovani si misero in salvo con un salto. Ma i giovani rimasero a guardare la macchina con ammirazione.
Anthony Marston continuò la sua marcia trionfale.
Il signor Blore viaggiava in un accelerato proveniente da Plymouth. C’era solo un’altra persona nel suo scompartimento, un signore anziano, con gli occhi cisposi, che sembrava il tipico uomo di mare. In quel momento, dormiva. Il signor Blore, invece, scriveva in un piccolo taccuino.
“Eccoli qui tutti” si disse. “Emily Brent, Vera Claythorne, il dottor Armstrong, Anthony Marston, il vecchio giudice Wargrave, Philip Lombard, il generale Macarthur e poi il maggiordomo Rogers e sua moglie”.
Chiuse il taccuino e lo rimise in tasca. Guardò con la coda dell’occhio l’uomo appisolato. “Ha bevuto un bicchiere di troppo” diagnosticò, da competente.
Cominciò a riesaminare attentamente la situazione. “Il lavoro non dovrebbe essere difficile. Non vedo come potrei commettere errori. Spero di avere l’aspetto che ci vuole”. Si alzò e si scrutò ansiosamente nello specchio dietro il sedile. Il volto riflesso aveva qualcosa di militaresco con quei baffi. Era poco espressivo. Gli occhi erano grigi e piuttosto ravvicinati.
“Potrei presentarmi come un maggiore a riposo” si disse il signor Blore.
“Ma no, dimenticavo che c’è lì quel vecchio generale. Mi smaschererebbe subito. Sud Africa, ecco quello che ci vuole. Nessuno, fra tutta quella gente, ha mai avuto niente a che fare col Sud Africa. Io ho letto da poco degli opuscoli turistici e ne so abbastanza per poterne parlare”.
Fortunatamente c’erano coloni d’ogni sorta. Il signor Blore sentiva di potersi presentare impunemente a chiunque come un agiato colono del Sud Africa.
Nigger Island. Riandando alla sua infanzia, si ricordava di Nigger Island. Rocce odorose d’alghe e popolate di gabbiani, a circa un miglio dalla costa. Si era conquistata quel nome per la forma che rassomigliava a una testa d’uomo: un profilo negroide.
Che strana idea, costruirvi una casa! Un posto orribile, col cattivo tempo. Ma i milionari sono così stravaganti.
Il vecchio nell’angolo si svegliò. «Non si può mai dire, al mare, non si può mai dire…» mormorò.
Il signor Blore confermò, per acquietarlo: «È vero, è vero. Non si può mai dire».
Il vecchio fece due singulti e aggiunse, lamentoso: «Ci sarà burrasca, fra poco».
«Ma no, è una giornata magnifica!»
Il vecchio insistette, collerico: «Minaccia burrasca, Lo sento al fiuto».
«Può darsi che lei abbia ragione» ammise il signor Blore, pacifico.
Il treno si fermò e il vecchio s’alzò a fatica. «Devo scendere qui».
Non riusciva ad aprire lo sportello. Il signor Blore lo aiutò.
Il vecchio indugiò un momento prima di scendere. Alzò solennemente una mano e ammiccò con gli occhi cisposi. «State all’erta e pregate» disse.
«State all’erta e pregate. Il giorno del giudizio è vicino.»
Si lasciò scivolare sulla banchina, ma non riuscì a tenersi in piedi e cadde.
Da quella posizione, guardò il signor Blore, e insistette con dignità: «Dico a lei, giovanotto. Il giorno del giudizio è molto vicino».
Mentre tornava a sedersi, il signor Blore pensò: “È più vicino lui di me al giorno del giudizio, questo è sicuro!”.
E invece, come dimostrarono gli eventi, aveva torto…

Quello che avete letto è il primo capitolo del romanzo giallo di Agatha Christie Dieci piccoli indiani. Considerato il suon capolavoro, fu pubblicato in Gran Bretagna nel 1939; in Italia uscì per la prima volta nell’agosto 1946 con il titolo … E poi non rimase nessuno, romanzo numero 10 della collana Il Giallo Mondadori, edita da Arnoldo Mondadori Editore. Con il suo sensazionale record di 110 milioni di copie, è considerato il libro giallo più venduto in assoluto, e si è pertanto piazzato all’undicesimo posto nella classifica dei best-seller con più incassi della storia (terzo posto se consideriamo solo i romanzi). Il luogo dove è ambientata la storia è reale.
Se volete continuare a leggerlo potete trovarlo nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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