92 anni fa: l’8 gennaio 1921 nasce a Racalmuto, in provincia di Agrigento, lo scrittore, saggista, giornalista, politico, poeta, sceneggiatore e drammaturgo Leonardo Sciascia

CandidoDel Luogo e della notte in cui nacque Candido Munafò; e della ragione per cui si ebbe il nome di Candido.

Candido Munafò nacque in una grotta, che si apriva vasta e profonda al piede di una collina di olivi, nella notte dal 9 al 10 luglio del 1943. Niente di più facile che nascere in una grotta o in una stalla, in quell’estate, e specialmente in quella notte: nella Sicilia guerreggiata dalla settima armata americana del generale Patton, dall’ottava britannica del generale Montgomery, dalla divisione tedesca Hermann Goering, da qualche sparuto, quasi sparito, reggimento italiano. E proprio quella notte, illuminato sinistramente il cielo dell’isola di bengala multicolori, arate le città di bombe, le armate di Patton e Montgomery sbarcavano. Nessun segno soprannaturale e premonitore, dunque nella nascita di Candido Munafò dentro una grotta; né nel fatto che quella grotta fosse nel territorio di Serradifalco, la montagna del falco, un luogo da cui spiccar volo, e volo rapace; e ancor meno nel fatto che per tutta quella notte il cielo si illuminasse di razzi ora rosseggianti ora cadenti e risuonasse di un vasto frinire metallico, ma come se di metallo fosse la volta notturna e non gli aerei che l’attraversavano e la cui invisibile traiettoria finiva in grappoli di esplosioni più o meno lontane. Indicato dal destino – e cioè dagli avvenimenti che da quella sera corsero in Sicilia e in Italia – fu invece il nome che gli misero; e carico di destino anche. Fosse nato dodici ore prima, nella città fino a quel momento mai bombardata, il suo nome sarebbe stato Bruno: quello del figlio di Mussolini che da aviatore era morto e che viveva nel cuore di tutti gli italiani come l’avvocato Munafò e sua moglie, Maria Grazia Munafò nata Cressi, figlia del generale della milizia fascista Arturo Cressi, eroe delle guerre di Etiopia e di Spagna e un po’ meno, per sopravvenuti reumatismi, di quella in corso. Nato dopo il primo e terribile bombardamento della città in cui risiedevano, i genitori gli scelsero invece il nome di Candido: dal padre trovato automaticamente, quasi surrealmennte; dalla signora Maria Grazia accettato per ragioni non del tutto nobili, come quello che era talmente opposto al Bruno prima scelto da cancellarne persino l’intenzione.
Come una pagina bianca, il nome Candido: sulla quale, cancellato il fascismo, bisognava imprendere a scrivere vita nuova. L’esistenza di un libro intitolato a quel nome, di un personaggio che vagava nelle guerre tra àvari e bulgari, tra gesuiti e regno di Spagna, era perfettamente ignota all’avvocato Francesco Maria Munafò; nonché l’esistenza di Francesco Maria Arouet, che di quel personaggio era stato creatore. Ed anche alla signora, che qualche libro lo leggeva; a differenza del marito che non uno ne aveva mai letto se non per ragioni di scuola e di professione. Come poi entrambi avessero attraversato ginnasio, liceo e università senza mai sentire parlare di Voltaire e di Candido, non è da stupirsene: capita ancora.

Quello che avete letto è l’incipit del romanzo di Leonardo Sciascia Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia, pubblicato per la prima volta nel 1977 da Einaudi e ispirato all’omonima opera di Voltaire. Se volete continuare a leggerlo potete trovarlo nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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