147 anni fa: il 30 dicembre 1865 nasce a Bombay lo scrittore e poeta britannico Joseph Rudyard Kipling, premio Nobel per la letteratura

Rudyard KiplingLa nebbia dell’Atlantico entrava nella sala da fumo. La grande nave rullava e si innalzava sulle onde, mentre l’ululato della sirena avvertiva la flottiglia da pesca di tenersi al largo.
– Quel ragazzo dei Cheyne è la creatura più odiosa che ci sia a bordo! – disse un passeggiero dando un colpo alla porta per chiuderla.
Un tedesco dai capelli grigi prese un panino imbottito e brontolò mentre masticava:
– Conosco questi tipetti : l’America ne è piena. Dovreste importare delle fruste senza far pagare dogana!
– In fondo non è un ragazzo veramente cattivo. È più che altro da compiangere – disse lentamente un nuovayorkese disteso tra i cuscini. – Lo hanno trascinato da un albergo all’altro fin da quando era un bimbetto. Ho parlato con sua madre questa mattina: è una signora amabile, ma non pretende nemmeno di saperlo educare. Così lo conduce in Europa a completare la sua educazione.
– A completarla? Ma non è ancora cominciata! – osservò un signore di Filadelfia rincantucciato in un angolo – Quel ragazzo mi ha detto che per le sue spesucce può disporre di duecento dollari al mese. E non ha ancora sedici anni! È una vera imprudenza!
– Suo padre si occupa di ferrovie, no? – riprese il tedesco.
– Sì. Ferrovie, miniere, legname, spedizioni navali … Ha fabbricati a San Diego e a Los Angeles; possiede una mezza dozzina di ferrovie e metà del legname della costa del Pacifico e lascia che sua moglie spenda a suo piacere – continuò pigramente il signore di Filadelfia. – Il West non le si confà, dice lei, e perciò se ne va attorno con suo figlio e i suoi nervi: Florida, Adirondacks, Lakewood, Hot Springs, Nuova York … Per ora il ragazzo sembra l’impiegato di un albergo di second’ordine, ma quando avrà terminato la sua educazione in Europa sarà un vero orrore!
– E che fa il vecchio? Se ne occupa?
– Il vecchio pensa a far denaro e non desidera essere disturbato, ma si accorgerà del suo errore fra qualche anno. È proprio un peccato, perché in fondo v’ è del buono nel ragazzo.
– La frusta ci vuole, la frusta! – brontolò il tedesco.
Ancora una volta la porta sbatté per lasciar passare un esile ragazzo di forse quindici anni, con una sigaretta che gli pendeva da un angolo della bocca. Il colorito giallastro del viso stonava in un ragazzo della sua età; nel suo aspetto v’ era un misto di tracotanza, di irresolutezza, di volgarità. Indossava una maglia color ciliegia, calzoncini corti, calze rosse e un berretto di flanella rossa. Fischiettò tra i denti mentre guardava la compagnia là raccolta, poi gridò con voce acuta:
– Ehi, c’è un bel nebbione fuori! Sentite come vociano i pescatori sulle loro barche! Non sarebbe bello se ne affondassimo una?
– Chiudi la porta, Harvey – disse il nuovayorkese. – Chiudi la porta e stattene fuori. Qui nessuno ti desidera!
– E chi mi può dare ordini? – rimbeccò il ragazzo – Avete pagato voi il mio biglietto, signor Martin? Ho diritto di star qui come chiunque altro. – Prese alcuni dadi da una scacchiera e si divertì a gettarli da una mano all’altra.
– Dico, signori, visto che qui si muore di noia, non si potrebbe fare una partita a poker? O preferite un altro gioco?
Non vi fu nessuna risposta. Il ragazzo tirò grandi boccate di fumo, si dondolò sulle gambe, tamburellò sulla tavola con le sue dita sporche, poi levò di tasca un pacco di banconote per contarle.
– Come sta la tua mamma, oggi? – gli chiese un signore – Non l’ho vista a colazione.
– Suppongo sia rimasta in cabina. Soffre quasi sempre di nausea, sul mare. Voglio dare alla cameriera quindici dollari perché abbia cura di lei. Non scendo volentieri dalla mamma perché mi fa un effetto curioso passare davanti alla dispensa … Infine, è la prima volta che navigo.
– Non cercare scuse, Harvey!
– Mi sto giustificando forse? È la prima volta che attraverso l’oceano e, tranne il primo giorno, non ho sofferto affatto di nausea. Nossignori! To’, la mia sigaretta è finita e non posso fumare quella robaccia che vende il cameriere! Nessuno avrebbe da offrirmi una sigaretta turca?
Una risatina soffocata partì da un angolo. Il tedesco aprì il portasigari e offrì un sigaro secco e duro ad Harvey.
– Questo è proprio quello che ci vuole per fare una buona fumata. Vuoi provare? Ti sentirai bene, dopo!
Harvey accese quel brutto sigaro con la massima disinvoltura: gli pareva, così facendo, di avanzare nella stima di quegli uomini.
– Ci vuol altro che questo per mettermi fuori combattimento! – disse con aria baldanzosa.
– Lo vedremo fra poco – ribatté il tedesco. Poi, rivolto al capo macchinista che entrava in quel momento: – Dove siamo ora, signor Macdonald?
– Siamo in mezzo ai pescherecci, non lontani dal Grande Banco che raggiungeremo questa sera. Abbiamo sfiorato tre battelli e urtato la boma di un altro. Questo si chiama navigare serrato, possiamo ben dirlo!
– Ti piace il mio sigaro, eh? – chiese il tedesco vedendo gli occhi di Harvey pieni di lacrime.
– Delizioso: perfetto! – rispose il ragazzo a denti stretti – Mi pare che stiamo rallentando, no? Esco per consultare il solcometro e vedere a quale velocità procede la nave.
– Farei lo stesso, se fossi in te – ammise il tedesco. Harvey, barcollando sul ponte umido, s’avvicinò alla murata più vicina. Si sentiva molto infelice ma, vedendo il cameriere di coperta che stava riunendo le sedie a sdraio, si ricordò di essersi vantato con lui di non soffrire il mal di mare; allora il suo orgoglio lo spinse a poppa, in prossimità del ponte di seconda che terminava a dorso di tartaruga.
Qui non c’era nessuno, ed egli barcollando giunse accanto alla murata; si sporse piegato in due: si sentiva male da morire. L’effetto del sigaro, l’ondeggiare del mare, il tremolio prodotto dall’elica, combinati insieme, lo sconvolgevano a tal punto che gli sembrava di dover rendere l’anima. La testa gli era divenuta pesante, scintille di fuoco gli danzavano davanti agli occhi, il suo corpo era tutto dolorante, mentre i piedi oscillavano sospesi nel vuoto. Si sentiva svenire, tanto forte era la nausea … Poi il rullio della nave lo gettò al di là del parapetto, sull’estrema parte della poppa curva e liscia. Un’ onda lenta, grigia, gigantesca uscì dalla nebbia, avviluppò Harvey e se lo portò via; la gran massa d’acqua si chiuse su di lui, ed egli sprofondò nel nulla.

Quello che avete letto è l’incipit del romanzo di Rudyard Kipling Capitani coraggiosi. Scritto nel 1897, dal libro è stato tratto il film omonimo del 1937 diretto dal regista Victor Fleming. Se volete continuare a leggerlo potete trovarlo nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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