122 anni fa: il 29 dicembre 1890 i soldati statunitensi massacrano trecento uomini, donne e bambini della Grande Nazione Sioux a Wounded Knee (Sud Dakota)

Massacro di Wounded KneeL’ultimo tentativo compiuto dagli indiani per resistere all’onnipotenza e all’onnipresenza dei bianchi venne effettuato nel 1890, alla vigilia del nuovo secolo. Come molte altre popolazioni primitive aggredite dalla civiltà tecnologicamente superiore dei bianchi, gli indiani cercarono di controllare le loro frustrazioni e il crollo dei valori tradizionali creando una nuova religione. Cominciarono a spuntare qua e là, in tutto il vastissimo territorio degli Stati Uniti, numerosi” profeti” indiani. Alcuni di essi si ispiravano alla predicazione del dio dei bianchi, Gesù, dimostratosi molto più potente delle divinità e degli spiriti adorati dagli indiani.
Altri profeti si rifacevano invece ai valori spirituali tradizionali della cultura indiana, e in modo particolare al culto degli antenati. Uno di questi fu Wovoka, un Ute nato nei deserti californiani. Aveva appena quattordici anni quando cominciò ad avere delle “visioni”. Un giorno, durante un eclisse di sole, Wovoka si addormentò e fu trasportato nel regno dei cieli. « Quando il Sole morì », raccontava in seguito, « andai in cielo e vidi il Grande Spirito. C’erano con lui, tutti coloro che erano già morti. Il Grande Spirito mi disse di tornare fra la mia gente e di raccomandare loro di essere buoni e di amarsi reciprocamente, senza più combattere né rubare o mentire. Poi il Grande Spirito mi insegnò una danza che avrei dovuto a mia volta trasmettere al popolo. »
Nella danza di Wovoka, i partecipanti, che facevano uso di vari tipi di droga, avevano visioni meravigliose: i bianchi erano scomparsi dalla prateria, i bisonti tornavano a pascolare in mandrie sterminate e i morti venivano a visitare i viventi in allegrezza. Per questa ragione, la danza di Wovoka prese il nome di Danza degli Spettri.
La prima Danza degli Spettri fu eseguita nella riserva di Walker Lake, un luogo scelto dallo stesso Wovoka, nel gennaio del 1889. Dopo qualche mese la Danza era stata accettata come nuova religione indiana dagli Ute, dai Bannock, dagli Shoshone, dagli Cheyenne, dai Sioux e da molte altre tribù della prateria. I Sioux accolsero la nuova religione con fervore particolare, e aggiunsero nuovi elementi alla cerimonia originale. Indossavano, per esempio, speciali casacche dipinte di blu e ornate di disegni raffiguranti uccelli, armi, il sole, la luna e le stelle; queste casacche avrebbero dovuto rendere gli indiani invulnerabili ai colpi dei soldati bianchi.
Toro Seduto – che nel frattempo era rientrato negli Stati Uniti dal Canada, e aveva anche lavorato in Europa per il circo di Buffalo Bill – aderì immediatamente alla nuova religione, forse con lo scopo di usarla per indurre gli indiani alla rivolta armata. Comunque, i direttori delle riserve, i militari e i coloni, ritennero la Danza, e il continuo scambio di messaggeri fra le varie tribù, un sintomo sicuro di imminente insurrezione.
La tensione si accrebbe e il generale Nelson Miles cominciò ad ammassare truppe lungo i confini delle riserve sioux; tuttavia Miles sperava ancora di evitare il peggio, e si rivolse a Buffalo Bill, pregandolo di incontrarsi con Toro Seduto.
– Voi conoscete quell’uomo da molti anni e forse vi ascolterà. Comunque le mie truppe si troveranno a breve distanza, se aveste bisogno di aiuto.
– L’unica cosa di cui ho bisogno è un carro pieno di dolci – rispose Buffalo Bill. – Toro Seduto è molto goloso.
Ma l’incontro tra Buffalo Bill e Toro Seduto non avvenne mai, per l’opposizione dei militari: infatti l’esercito non voleva affatto la pace, ma intendeva al contrario approfittare della Danza degli Spettri per sistemare una volta per sempre la “questione indiana”, e possibilmente vendicare lo scacco subito sul Little Big Horn. Nel frattempo, il direttore della riserva di Standing Rock decise di prendere Toro Seduto sotto la sua protezione, in modo da prevenire incidenti. L’incarico di scortare Toro Seduto alla direzione della riserva venne affidato a un drappello di poliziotti reclutati fra gli indiani stessi. Il tenente indiano Testa di Toro invitò Toro Seduto a seguirlo e il capo parve disposto a obbedire; ad un tratto però, qualcuno sparò un colpo di fucile, e il tenente cadde ferito alla testa. Mentre cadeva egli sparò un colpo di pistola che raggiunse al petto Toro Seduto; quasi contemporaneamente sparò anche Tomahawk Rosso, un altro dei poliziotti indiani, colpendo alla testa il vecchio Toro Seduto, che morì sul colpo. I poliziotti si sottrassero a stento alla furia dei Sioux che volevano linciarli, poi corsero in direzione delle mitragliatrici appostate intorno al campo. Appena i poliziotti indiani furono al riparo, i soldati bianchi aprirono il fuoco; furono così uccisi altri otto indiani.
La morte di Toro Seduto e il massacro di Standing Rock segnarono l’inizio del declino della Danza degli Spettri come movimento religioso capace di unificare tutti gli indiani.
Tuttavia nei tre giorni seguenti all’uccisione di Toro Seduto, le truppe si scontrarono due volte con gruppi di indiani ostili presso il fiume Cheyenne. Ma la maggior parte degli indiani rientrò immediatamente nelle riserve: il 18 ottobre, per esempio, un migliaio di Sioux Oglalla si presentarono alla direzione della riserva di Pine Ridge; sei giorni dopo, duecentoventi indiani, guidati da Gobba, si arresero a Fort Bennet. Restavano invece dubbie le intenzioni della banda di Grosso Piede alla quale si era riunita la gente di Toro Seduto; il colonnello E. V. Summer dell’8° Cavalleria riuscì tuttavia a parlare con il vecchio capo, il quale gli garantì di non avere in mente alcuna azione ostile contro i bianchi; per provare la sua buona fede, Grosso Piede indusse una par­ te della sua gente a consegnarsi ai soldati di Fort Bennet. Ciò accadde il 21 dicembre 1890; poi le autorità militari ordinarono di procedere all’arresto di Grosso Piede, e un maldestro tentativo a questo scopo fece ovviamente arenare le trattative di pace. Durante la notte del 22 dicembre, la banda di Grosso Piede fuggì in direzione delle Bad Lands e al suo inseguimento mossero subito circa tremila soldati. Il 28 dicembre, il maggiore Whiteside del 7° Cavalleria circondò il campo indiano sulle rive del torrente Wounded Knee e chiese un incontro con Grosso Piede.
– Vogliamo la pace – gli disse Grosso Piede. – Io sono ammalato e il mio popolo …
– Non sono qui per discutere – tagliò corto Whiteside. – Devi arrenderti o combattere. Che vuoi fare?
– Ci arrendiamo – rispose Grosso Piede. – L’avremmo fatto prima, se ti avessimo trovato.
Nel pomeriggio, l’intera banda, composta da trecentocinquanta uomini, donne e bambini, si spostò nei dintorni del campo del 7° Reggimento. Gli indiani alzarono i loro tepee presso le tende dei soldati. Il mattino seguente, il colonnello J. W. Forsyth piazzò i suoi cinquecento uomini e quattro mitragliatrici attorno al campo indiano.
Alcune testimonianze raccontano ciò che accadde subito dopo. La prima è dovuta all’etnologo americano James Mooney che poté interrogare gli indiani superstiti nei giorni seguenti.

I soldati entrarono in forze nel campo. Qualcuno gridò che tutti gli uomini dovevano riunirsi al centro del campo e consegnare le armi. Gli indiani eseguirono l’ordine senza celare il loro scontento. Anche Grosso Piede, che era ammalato di polmonite, si alzò a fatica dal giaciglio e andò personalmente a consegnare il suo fucile. Il maggiore Whiteside, insoddisfatto del numero di armi raccolte, ordinò ai soldati di perquisire tutte le tende. Furono sequestrate scuri, coltelli e persino i martelli di legno che servivano per piantare i pali da tenda. Non ancora convinto, il maggiore ordinò che gli uomini venissero perquisiti uno per uno. I soldati trovarono soltanto due Winchester, uno dei quali apparteneva a un giovane chiamato Uccello Giallo. Questo ragazzo era sordo e non si era reso conto di ciò che stava accadendo, né aveva capito ciò che cercavano i soldati. Quando un soldato gli si avvicinò per disarmarlo, Uccello Giallo fece resistenza, gridando che il fucile gli era costato molto denaro e che non voleva privarsene. Nella colluttazione con il soldato, partì un colpo. I soldati che erano penetrati nel campo si ritirarono sparando.

Qualche mese dopo, gli scouts indiani di Whiteside, fornirono le seguenti testimonianze alla commissione d’inchiesta. Disse Falco Rotante:

Tutti i guerrieri raccolti in gruppo furono uccisi sul posto, e quelli che sfuggirono alla prima scarica si buttarono nel canalone e cominciarono a correre sul fondo di questo, ma i soldati li inseguirono lungo i margini del canalone, prendendoli a fucilate, come risultò del resto dalla posizione dei cadaveri. Le donne erano rimaste a una certa distanza dagli uomini, e quando i soldati cominciarono a sparare, gli uomini sfuggiti alla prima scarica corsero in questa direzione lungo il canalone; allora le donne, che erano raccolte in gruppo a una certa distanza, fuggirono da un’altra parte, correndo allo scoperto. Vennero abbattute a fucilate come gli uomini che si erano rifugiati nel canalone.

Secondo Cavallo Americano le cose si svolsero così:

Gli uomini erano divisi dalla donne ed erano circondati dai soldati. Anche l’intero villaggio era circondato dai soldati. Quando fu aperto il fuoco, gli uomini che si trovavano attorno a Uccello Giallo furono uccisi subito sul posto; poi i soldati puntarono le mitragliatrici sulle donne che stavano sulle porte dei tepee sventolando stracci bianchi. Naturalmente fuggirono tutti ai primi colpi, gli uomini da una parte, le donne in due direzioni, così che erano tre le direzioni lungo le quali gli indiani fuggivano. C’era una donna con un bambino in braccio, che fu uccisa proprio sotto la bandiera bianca, e le donne e i bambini, naturalmente si sparpagliarono per il campo, che era di forma circolare, finché il fuoco non li costrinse a correre allo scoperto. A pochi passi dalla grande bandiera bianca, fu uccisa una donna che teneva in braccio un bambino; il piccolo, non sapendo che la madre era morta, continuava a succhiare il seno, e questo era una cosa molto triste. Le donne che fuggivano con i bambini furono uccise tutte assieme dalle fucilate sparate a bruciapelo, e anche molte donne gravide restarono uccise. Tutti gli indiani fuggirono in queste tre direzioni, e quando la maggior parte fu uccisa, i soldati gridarono che coloro che non erano morti o feriti venissero avanti, che sarebbero stati risparmiati. Alcuni bambini uscirono dai loro rifugi agitando le braccia, e soldati li uccisero prendendoli di mira con i fucili o infilandoli con le baionette. Qualcuno venne decapitato con le sciabole.

Secondo il reverendo C. S. Crook, autorevole membro dell’Ufficio degli Affari Indiani, i soldati vennero incitati alla strage da un ufficiale che gridò: – Ricordatevi di Custer!
La commissione di inchiesta incaricata di indagare sulla necessità del trattamento riservato agli indiani in occasione della Danza degli Spettri, e in particolare sul comportamento delle truppe a Wounded Knee, accertò che nel corso della “battaglia” erano stati uccisi trecento indiani dei trecentocinquanta che componevano la banda di Grosso Piede; i soldati avevano avuto venticinque perdite fra morti e feriti. Tutti i soldati risultarono colpiti da armi militari in dotazione all’esercito americano, quindi dal loro stesso fuoco.
Questa fu la “battaglia di Wounded Knee”. Gli indiani non l’hanno ancora dimenticata.

Se volete approfondire il massacro di Wounded Knee potete farlo sfogliando il libro di Piero Pieroni e Riccardo Gatteschi Indiani maledetti indiani nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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