108 anni fa: il 27 dicembre 1904 la commedia Peter Pan, di James Barrie, debutta al Duke of York’s Theatre di Londra

Peter PanTutti i bambini, tranne uno, crescono. Lo sanno presto che cresceranno. E Wendy lo seppe in questo modo.
Un giorno, quando aveva due anni, giocando in un giardino, colse un fiore e lo portò di corsa a sua madre.
C’è da pensare che la bambina, in quell’atteggiamento, sembrasse deliziosa, poiché la signora Darling appoggiò le mani al cuore ed esclamò:
– Oh, perché non puoi restare cosi per sempre?
Questo fu tutto quanto passò tra di loro sull’argomento, ma, da allora, Wendy seppe che sarebbe dovuta crescere.
Tutti, dopo i due anni, scopriamo questa verità. I due anni sono il principio della fine.
È noto che i Darling abitavano al numero 14 e, finché Wendy non venne al mondo, sua madre fu il personaggio più importante. La signora Darling era graziosa, aveva un cervellino romantico e una bocca dolcemente ironica.
Il suo romantico cervello era simile a certe minuscole scatole, una dentro l’altra, che vengono dal misterioso Oriente. Se ne apre una, e dentro se ne trova un’altra, e in questa un’altra ancora, e cosi via. E sulla sua bocca, dolcemente ironica, aleggiava sempre un bacio, che Wendy non riusciva mai a cogliere, sebbene stesse li, perfettamente visibile all’angolo destro.
Il signor Darling conquistò in questo modo la signora Darling: i numerosi giovanotti che da bambini avevano giocato con lei, si avvidero simultaneamente di esserne innamorati e corsero tutti a casa sua a chiederne la mano, tranne il signor Darling. Egli montò in carrozza, giunse primo e ottenne la fanciulla. Ottenne tutto da lei, all’infuori della scatola più interna del cervello e del bacio aleggiante all’angolo destro della bocca.
Veramente, della scatola interna egli forse non seppe mai nulla e al bacio rinunciò in tempo, cosi da non averne un rifiuto. Wendy pensava che Napoleone avrebbe potuto conquistare quel bacio. Noi crediamo, invece, che anche a lui sarebbe fallito il tentativo e ci sembra di vederlo correre via furibondo, sbattendo la porta.
Il signor Darling si vantava con Wendy che la signora Darling non solo lo amava, ma soprattutto lo rispettava. Egli era uno di quei personaggi importanti che sanno tutto intorno ai titoli e alle azioni. Ad essere sinceri, nessuno capisce bene come vadano queste cose, ma egli sembrava lo capisse e parlava con tanta competenza di azioni in rialzo e di titoli in ribasso, che nessuna donna avrebbe potuto fare a meno di ammirarlo e rispettarlo.
La signora Darling si era sposata in bianco e i primi tempi aveva tenuto in modo perfetto i conti di casa, quasi con entusiasmo, come si trattasse di un gioco. Non dimenticava di annotare nemmeno l’acquisto di un cavolino di Bruxelles. Poi, col passare del tempo, dimenticò di conteggiare interi orti di cavolfiori e al posto delle addizioni e delle sottrazioni apparvero abbozzi di bambini senza volto. Erano gli indovinelli della signora Darling.
Wendy venne prima, poi arrivò Gianni e da ultimo Michele. Per una settimana o due, dopo la venuta di Wendy, in casa Darling si fu in dubbio se tenerla o rimandarla, poiché era un’altra bocca da nutrire. Il signor Darling era molto fiero di avere una bambina, ma voleva crescerla senza difficoltà. Sedette perciò sulla sponda del letto di sua moglie e, tenendole una mano, incominciò a calcolare le spese, mentre essa lo guardava con occhi supplichevoli. Era pronta a correre il rischio, qualunque fosse, ma il marito non approvava quel sistema. Egli ragiona­ va con i numeri, faceva i suoi calcoli con la matita su un foglio di carta e quando la signora con i suoi consigli e suggerimenti lo interrompeva, si confondeva e tornava da capo.
– Non interrompermi, cara – pregava. – lo ho qui una sterlina e diciasset­te scellini e due sterline e sei scellini li ho in ufficio. lo posso rinunciare al mio caffè in ufficio, ossia a dieci scellini, e avrei cosi due sterline e sei scellini. Con i tuoi diciotto scellini e tre pence giungo a tre sterline, nove scellini e sette pence. Cinque sterline le ho sul mio libretto di assegni e fanno otto più nove scellini e sette pence, non interrompermi, cara. Dunque, ho detto otto, nove, sette; punto a capo, riporto sette, non parlare, mia cara, e la sterlina che tu hai prestato a quell’uomo venuto a bussare alla porta, stai buona, piccina, punto e a capo, riporto la piccina: là, guarda che cosa scrivo! Ho detto nove, nove e sette? Sì, dicevo nove, nove e sette; la questione è proprio questa: possiamo tirare avanti un anno con nove sterline, nove scellini e sette pence.
La signora Darling, già decisa a tenere Wendy e a far prevalere la propria sulla volontà del marito, affermò:
– Certamente che possiamo, Agenore.
– Ricorda gli orecchioni – l’ammonì egli, quasi minaccioso, e proseguì – orecchioni, una sterlina, o almeno così scrivo nei miei calcoli, ma oso dire che la spesa andrà oltre i trenta scellini, zitta, cara, una sterlina e cinque scellini costerà la rosolia, mezza ghinea ci vorrà per la scarlattina: ed ecco due sterline, quindici scellini e sei pence che se ne vanno, vuoi tenere ferme le dita, bambina?, con la tosse canina bisogna calcolare altri quindici scellini. – E così tirò innanzi sbagliando ogni volta le somme, finché Wendy fu ammessa con gli orecchioni ridotti a dodici scellini e sei pence, e il morbillo e la scarlattina calcolate come un’infezione sola.
Alla nascita di Gianni si rinnovò lo stesso trambusto; quanto a Michele, sgusciò in casa per il rotto della cuffia. Entrambi, però, vennero accolti e presto si poterono vedere tutti e tre i bambini recarsi in fila al giardino d’infanzia della signorina Fulsom, accompagnati dalla bambinaia.
Alla signora Darling piaceva fare le cose perbene e il signor Darling non voleva essere da meno dei vicini, perciò non c’è da stupirsi se assunsero una bambinaia. Siccome, però, essi erano poveri e tenendo conto della grande quantità di latte consumata dai bambini, questa bambinaia fu una grossa cagna di Terranova che non era appartenuta in particolare a nessuno finché i Darling non l’avevano presa in casa. Nana aveva sempre tenuto in grande considerazione i bambini. I Darling, infatti, avevano fatto la sua conoscenza ai giardini di Kensington dove essa passava la maggior parte del suo tempo libero ficcando il naso nelle carrozzelle dei bambini. Era perciò molto odiata dalle bambinaie sbadate che essa seguiva fin alle loro case e accusava di negligenza presso le padrone.
Nana si dimostrò subito un tesoro di bambinaia. Era un piacere vederla quando faceva il bagno ai bambini, e si poteva essere certi che balzava in piedi ad ogni momento della notte se li udiva piangere o agitarsi nei loro lettini.
Naturalmente il suo canile era nella stanza da letto dei piccoli Darling.

Quello che avete letto è l’incipit del capolavoro di James Matthew Barrie Peter Pan. Oltre che in due opere letterarie e in un’opera teatrale, il personaggio appare in numerose opere di varia natura (film, cartoni animati, fumetti) ispirate agli scritti di Barrie, e nel relativo merchandising. Se volete continuare a leggerlo potete trovarlo nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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