219 anni fa: il 19 dicembre 1793, a Tolone, Napoleone Bonaparte sconfigge gli inglesi e diventa generale.

Bonaparte ferito da un soldato inglese durante l'assedio di Tolone (1793)

Bonaparte ferito da un soldato inglese durante l’assedio di Tolone (1793)

“Che abiti sdruciti!”, pensa Laetitia Buonaparte, vedendo le due figliole che tornano a casa dopo aver fatto le modeste spese. Al quarto piano di una casa di Marsiglia, sequestrata a un nobile ghigliottinato, abita quella orgogliosa dama di quarant’anni coi suoi figlioli. Tre si guadagnano il pane, i due più piccoli sono rimasti nell’isola, affidati a parenti. Essi hanno diritto a una parte del vitto come “patrioti perseguitati”.
Non si lamenta mai. È troppo altera.
Poco dopo, Napoleone, in grazia di relazioni personali, riesce a procurare al fratello forniture di guerra; lo zio prete sveste la tonaca e fa affari: si entra nel commercio della seta. Giuseppe, elegante ed attraente, che nel fisico assomiglia al padre e come quello vuol farsi chiamare Conte di Bona Parte, arriva a conquistarsi una delle eredi di una grande ditta di seta a Marsiglia: viene la ricchezza e si pensa di far sposare l’altra, la cognata Desirée, a Napoleone.
Questi intanto nei mesi estivi è in viaggio: ora a Nizza col reggimento, ora sul Rodano, ora a Tolone. Il suo occhio sicuro d’ufficiale e il suo cervello d’artigliere continuano a notare ogni caratteristica, a calcolare ogni fortificazione naturale di queste coste: e ben presto ne trarrà profitto. Intanto scrive dialoghi politici ed ha persino il piacere di vederne uno stampato a spese dello Stato.
In tale dialogo uno degli interlocutori è un fabbricante marsigliese: un tipo molto diffuso anche a Tolone, dove i ricchi, che hanno paura d’essere decapitati o espropriati dai poteri di Robespierre, per amore dei loro soldi si sentono sempre più intimamente legati all’infelice dinastia in bando, e per salvare i capitali chiamano i nemici della patria: abbandonano, cioè, il resto della flotta agl’Inglesi per averne promesse di protezione.
Che colpo terribile per la giovane Francia, la quale lotta su tutti i fronti contro la reazione, ha perduto il Belgio, vede gli Spagnoli passare i monti, e il partito borbonico rafforzarsi nella Vandea! Ora la Borsa di Tolone, presa dal panico, vende la flotta al suo antico avversario. È mobilitato sino l’ultimo uomo: anche le donne son chiamate: la Francia si trasforma in un grande campo di battaglia. Ognuno che sappia il mestiere della guerra è doppiamente benvenuto.
Davanti a Tolone si prepara la cacciata degl’Inglesi: è affidata dalla Convenzione a un pittore, in cui lo spirito repubblicano dovrebbe sostituire ogni cognizione tecnica.
Per un puro caso, il giovane capitano Buonaparte, che si reca a prendere polvere da fuoco ad Avignone, visita tornando il suo compatriota Saliceti e questi lo accompagna dal pittore-generale. Dopo pranzo i dilettanti si avvicinano a un pezzo da 24 libbre piazzato a circa un miglio dal mare e si esaltano con piani grandiosi. Il tecnico nega ogni possibilità di tiro efficace, e dimostra con quattro colpi che non è possibile raggiungere il mare. Gli altri restano colpiti, lo trattengono, gli dan modo di lavorare.
“Finalmente! Un capo della corda! Bisogna afferrarla e non lasciarsela sfuggire!”, pensa quel solitario della volontà. Infatti si vede il capitano trascinare cannoni con sorprendente energia da posizioni lontane dalla costa; in sei settimane sono adunati circa cento pezzi di artiglieria pesante.
Ma questo giovanotto vorrebbe anche mettere alla prova le sue arti di stratega. Qual è il suo intento? Disporre le batterie lungo la lingua di terra che divide il golfo in un doppio porto e tagliar fuori così la flotta nemica: il generale inglese non potrà rimanere in quella trappola senza retroterra a prendersi le cannonate, darà fuoco all’arsenale e se ne andrà. – Pazzie! – scherniscono i dilettanti. Ma Buonaparte, che ha buoni amici anche nella Convenzione Nazionale, invia un reclamo contro il suo superiore, spedisce a Parigi il proprio diffuso piano pel bombardamento di Tolone, dove non mancano anche consigli d’indole generale: “Bisogna sempre concentrare il fuoco. Quando si è aperta una breccia, dall’altra parte viene a mancare l’equilibrio, ogni resistenza è vana, il posto è preso. Bisogna dividersi per salvarsi, bisogna unirsi per vincere. Senza unità di comando non vi è vittoria. II tempo è tutto”. Così scrive al governo supremo un capitano di ventiquattro anni.
A Parigi ha un amico potente, il minore dei Robespierre, il quale può osare di pronunciar il nome del giovane geniale anche nell’atmosfera rarefatta del suo fratello onnipossente. – Se un giorno – aveva detto al fratello – avrai bisogno di un soldato di ferro contro la piazza, bisogna che sia un uomo giovane, un uomo nuovo, e potrebbe essere questo Buonaparte. – Gli avevano anzi già offerto di comandare la Guardia dei terroristi, ma Buonaparte aveva esitato per prudenza. Ora il suo piano viene accolto, il pittore­-generale è richiamato. Chi manderanno? Stringe i denti: ancora un dilettante! Il nuovo generale è un medico che sospetta dovunque congiure di nobili, mentre lascia che il nemico occupi la preziosa lingua di terraferma. Frattanto arriva da Parigi una folla di gente entusiasta, nelle berline di Corte, con belle uniformi nuove, tutta disposta a conquistare senz’altro Tolone.
Buonaparte li accompagna a una batteria scoperta, e quando il nemico tira, ed essi cercano un riparo, risponde con serietà: “Ogni riparo è abolito, ma in compenso ora abbiamo il patriottismo”.
Il giovanotto dagli occhi grigi azzurri ha l’amore della cosa, non del partito. Nuove proteste, nuovi mutamenti: vien mandato come capo un soldataccio, che lo crea subito comandante di battaglione e si accinge a ricacciar il nemico dalla lingua di terra, proprio secondo i piani di Buonaparte.
Quando finalmente, sempre seguendo quei piani, si viene all’assalto, Napoleone ha il cavallo ucciso, un colpo di lancia inglese lo colpisce al polpaccio: è la sua prima e quasi ultima ferita. È anche la sua prima vittoria, sia pure non come capo effettivo, ed è una vittoria sull’Inghilterra. II nemico ripara sulle navi, dà fuoco all’arsenale, si allontana, tutto nella notte stessa, proprio come aveva previsto Napoleone.
Morte ed incendi, lotta ed orrore di un porto verso il quale corrono a salvarsi migliaia di cittadini consci delle loro colpe. Infuocata notte di dicembre, nella quale, tra il fumo e le grida, tra i mucchi di cadaveri e di feriti, tra le imprecazioni dei cittadini che annegano e le urla dei soldati che saccheggiano, si alza per la prima volta sull’orizzonte un nuovo astro: la gloria di Napoleone.

Se volete approfondire l’inizio della brillante carriera militare e politica di Napoleone Bonaparte durante l’assedio di Tolone potete farlo sfogliando la bella biografia di Emil Ludwig Napoleone – Il mondo era troppo piccolo per luinella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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