96 anni fa: il 18 dicembre 1916 finisce la Battaglia di Verdun, iniziata dieci mesi prima.

Battaglia di VerdunAlla vigilia di Natale del 1915 von Falkenhayn presenta al Kaiser un memorandum per una nuova offensiva a ovest. L’obiettivo del nuovo attacco tedesco sarà questa volta il campo fortificato di Verdun, nel settore meridionale, che prima della guerra la propaganda francese ha dichiarato imprendibile. Falkenhayn conta sul contraccolpo psicologico che la caduta della città può avere sul governo e sulla Francia.
Nelle intenzioni l’offensiva deve essere limitata a un settore ristretto. Il 21 febbraio, dopo che il maltempo ha costretto a rinviare l’attacco di dieci giorni, l’artiglieria tedesca comincia a martellare le posizioni francesi. Per tre giorni i tedeschi investono le linee nemiche. Fanno pochi progressi, ma il morale dei francesi è a terra: i due battaglioni di cacciatori del colonnello Driant perdono 1.800 uomini su 2.000 il primo giorno dell’attacco. Il 25 cade il bastione centrale delle difese di Verdun, il forte Douaumont: per un errore burocratico i francesi non hanno approntato le difese necessarie e una pattuglia di 9 tedeschi vi irrompe catturando 57 impotenti artiglieri.
Il generale Langle de Cary decide di abbandonare la sponda destra della Mosa ai tedeschi. È la soluzione strategicamente più valida, ma politicamente Verdun non può cadere. Quello stesso 25 febbraio de Castelnau, comandante in seconda di Joffre, arriva a Verdun e decide di tenere la sponda destra a qualsiasi prezzo, affidando il settore a Philippe Pétain. Questi lancia una serie di furiosi contrattacchi, alimentati dai rinforzi che arrivano lungo la Voie Sacrée, una strada battuta dall’artiglieria tedesca lungo la quale i francesi fanno affluire fino a 20.000 uomini al giorno.
Ils ne passeront pas, non passeranno, è la parola d’ordine:Verdun diventa così il simbolo della Francia, del suo onore – ancora l’onore, dopo Dreyfus, dopo la Marna – e della follia della guerra. Posto di fronte all’alternativa se arrestare l’offensiva o allargare il fronte, Falkenhayn decide di trasformare Verdun in una grande battaglia di logoramento. Per che cosa? Quali possibilità hanno i tedeschi, pressati dal blocco dei mari, di vincere una guerra di questo tipo? Del resto, per alleggerire la pressione su Verdun, l’inglese Haig non decide forse, fra il giugno e il dicembre, di sacrificare 400.000 soldati britannici nell’inferno della Somme?
Il 7 giugno capitola il forte di Vaux; il 20 i tedeschi arrivano a un passo dal conquistare Souville con un massiccio attacco di gas; ma ai primi di luglio Falkenhayn, preoccupato dal fronte della Somme ordina ai suoi di attestarsi a difesa. Pétain ce l’ha fatta: è l’eroe di Verdun e può essere promosso comandante del gruppo d’armate centrale.
Al suo posto subentra Nivelle, che raccoglie i frutti dell’ostinata resistenza francese: il 24 ottobre viene ripreso Douaumont, in novembre il forte di Vaux, il 15 dicembre una spallata fa arretrare i tedeschi di cinque chilometri rispetto alle posizioni di febbraio.

Se volete approfondire la sanguinosa battaglia di Verdun potete farlo sfogliando le pagine del libro Storia illustrata della Prima Guerra Mondiale e degli altri testi sullo stesso tema presenti nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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