687 anni fa: il 15 novembre 1325 a Zappolino, in località Prati di Saletto e di Parviano, territori del Comune di Bologna, si svolge la cruenta battaglia tra Ghibellini modenesi, capitanati da Passerino Bonacolsi e spalleggiati da Rinaldo d’Este di Ferrara, i Gonzaga di Mantova, i Visconti di Milano, Cangrande della Scala di Verona, Bertuccio e Gangalando da Guiglia ed i fuorisciti bolognesi Pepoli e Gozzadini, oltre a Mazarello da Cuzzano, contrapposti a Guelfi bolognesi, fiorentini e romagnoli. Da questo evento Alessandro Tassoni trarrà ispirazione per il famoso poema eroicomico “La secchia rapita”. Gli accordi di pace dell’anno successivo tra le due città, con la restituzione in cambio di denaro dei territori e dei castelli conquistati, rese vana la morte di oltre 2000 persone.

La secchia rapita

In una stanzetta della «Ghirlandina», la snella torre campanaria che si eleva dietro il Duomo di Modena, è appesa ad una catena una vecchia secchia di legno, che ci ricorda i tempi delle feroci lotte combattute nel Medioevo fra città vicine.
La rivalità tra Bologna e Modena durò per secoli: tutte le occasioni, anche quelle di nessuna importanza, erano buone per venire alle mani e danneggiarsi a vicenda.
Si racconta che, nell’Agosto del 1325, alcuni gruppi di armati bolognesi facessero numerose scorrerie nelle terre modenesi di confine, protetti da un forte esercito accampato in pianura, nelle vicinanze del fiume Panàro.
Ma le stragi si pagano purtroppo con le stragi. Infatti Passerino Bonaccorsi, Signore di Modena, decise la rappresaglia. Trovò aiuti e armò i suoi uomini. Il 15 Novembre attaccò all’improvviso l’esercito bolognese nei pressi di Zappolino, frazione del Comune di Castello di Serravalle.
La zuffa fu disastrosa per i Bolognesi: ne caddero circa 3 mila, altrettanti furono i prigionieri e più di mille i cavalli abbandonati. I superstiti alla gran strage cercarono scampo con la fuga, inseguiti fin sotto le mura di Bologna.
Appena fuori di Porta San Felice (dove oggi è Via della Secchia), alcuni fuggiaschi si erano fermati ad un pozzo per dissetarsi. Si riaccese così un nuovo combattimento; i Modenesi in breve li dispersero e presero la secchia del pozzo, portandola trionfalmente a Modena, come trofeo di vittoria.
Questa è la vera storia della vecchia secchia di legno custodita nella «Ghirlandina». Ed è la famosa secchia che ispirò al poeta modenese Alessandro Tassoni, nel 1615, il celebre poema eroicomico, intitolato appunto «La Secchia Rapita ».

Se volete approfondire le lotte fra Guelfi e Ghibellini che nel Medioevo insanguinarono il capoluogo emiliano e le città vicine potete farlo sfogliando il libro di P. Gigli – M. Gigli Per le vie e le piazze di Bologna nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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