984 anni fa: l’8 novembre 1028 nasce a Falaise, in Normandia, Guglielmo I, conosciuto anche come Guglielmo il Conquistatore

L’anno 1066 rappresenta forse la data più famosa della storia inglese. Per gli uomini dell’epoca, tuttavia, il nuovo anno portava un futuro pieno di dubbi. Il vecchio re, Edoardo, noto come il Confessore, era in punto di morte, senza figli che potessero succedergli. La faccenda era resa ancor più seria dal fatto che Edoardo era ben predi sposto nei confronti del ducato normanno d’oltremanica, e sembrava intenzionato a lasciare il suo reame a Guglielmo di Normandia.
L’Inghilterra era abitata da una popolazione mista. I celto-romani erano stati gradualmente sopraffatti dalle tribù anglo-sassoni, che a loro volta avevano dovuto fronteggiare la pressione della minaccia vichinga tra il IX e il X secolo. I celti ormai erano la maggioranza solo in Galles e in Scozia. Gli scandinavi, all’origine perlopiù danesi, si erano insediati in un’area a est di una linea che correva dal Wash al Mersey, nota come Danelaw.
I normanni erano anche discendenti degli avventurieri vichinghi i quali, sotto il loro condottiero Rollone, si erano insediati nella Francia del nord durante il X secolo.
Edoardo il Confessore era figlio di re Ethelred II, in seguito soprannominato “Unraed”, un termine che significava “Nessun consiglio” oppure “Cattivo consiglio”, e che poi si trasformò in “Unready”, “Non pronto”. A causa dei ripetuti attacchi danesi, Edoardo e suo fratello Alfred ve n­ nero mandati al sicuro presso la corte normanna. La seconda moglie di Ethelred, Emma, era la sorella del duca Riccardo, secondo la tradizionale alleanza, stipulata per prevenire l’uso dei porti normanni da parte delle navi vichinghe. Edoardo crebbe nel ducato, mentre il suo fratellastro, Edmund “Ironside ” (Fianco di ferro), governò brevemente, prima di cedere il trono al danese Cnut e ai suoi figli Aroldo I e Harthacnut. Alla morte di quest’ultimo, nel 1042, la corona fu offerta a Edoardo.
Il nuovo sovrano, avendo trascorso gli anni della formazione in Normandia, non si trovò a suo agio nel nuovo ruolo. Oltre a ciò, era circondato da potenti conti. Leofric governava la contea di Mercia in posizione centrale, Siward le vaste lande della Northumbria, che abbracciavano gran parte dell’Inghilterra a nord dell’Humber. Godwin, conte di Wessex, era a capo di una famiglia che controllava tutta l’Inghilterra del sud. Edoardo lo considerava responsabile della morte di Alfred, accecato mentre tornava dalla Normandia nel 1036, sotto la sua protezione. Edoardo era sposato con la figlia di Godwin, Edith, e ovviamente il conte sperava in un nipote che sarebbe divenuto re. In più Godwin aveva stretto virtualmente un’alleanza con il conte delle Fiandre.
La situazione subì una svolta nel 1051. Il conte Eustace di Boulogne, sposato con la sorella del re, si recò in visita in Inghilterra, lamentandosi del trattamento che aveva ricevuto a Dover, dove i suoi uomini avevano dovuto combattere contro la guarnigione di quel borgo fortificato o “burh”. Godwin ricevette l’ordine di saccheggiare la città ma si rifiutò, sostenendo che non aveva intenzione di attaccare parte della sua contea. Lui e i suoi figli si ribellarono, i conti del nord si schierarono con Edoardo, e l’Inghilterra si ritrovò sull’orlo di una guerra civile. Edoardo e i suoi alleati riuscirono a bandire i Godwin e a mandare la regina in un convento.
È estremamente probabile che la vera ragione del dissidio fosse il persistente favore con cui Edoardo vedeva la corte normanna, unitamente all’incertezza circa la sua successione. Edoardo non aveva eredi e si mormorava che fosse celibe. Due cronisti normanni dell’epoca, i suoi contemporanei Guglielmo di Jumièges (nel 1070-71) e Guglielmo di Poitiers (nel 1073-74), scrissero che a quell’epoca Edoardo decise di offrire il trono a suo cugino, Guglielmo, per mezzo dell’arcivescovo normanno di Canterbury. Può darsi che Eustace stesse portando al re l’accettazione del duca.
Forse aveva anche ricevuto istruzioni per prendere il burh di Dover; il suo possesso, infatti, unitamente alle terre intorno a Canterbury, consentiva di collegarsi al Canale, tagliando fuori Godwin dalle Fiandre. La versione dei fatti riportata dalla versione “D” delle Cronache Anglo-Sassoni (probabilmente compilata subito dopo la conquista) e da John di Worcester (scritta tra il 1124 e il 1140), sostiene invece che il duca Guglielmo stesso si fosse recato in Visita in Inghilterra. Il motivo poteva essere per omaggiare Edoardo. Quello che è certo è che a quel tempo il re di Francia, allarmato dalla prospettiva di un ducato normanno posseduto dagli inglesi, spezzò la sua alleanza con la Normandia, aprendo i negoziati con gli Angiò.
I Godwin riuscirono a tornare nei loro possedimenti nel 1052, e molti favoriti dei normanni fuggirono. Godwin morì l’anno successivo, ma i suoi figli mantennero una piazzaforte nel sud. Il maggiore, Swein, era morto, e così Aroldo divenne conte di Wessex.
Alla morte di Siward, nel 1055, la Northumbria andò in eredità al terzo figlio di Godwin, Tostig, molto amato da Edoardo. Nel 1057 Gyrth, il quarto figlio, riunì l’East Anglia con l’Oxfordshire mentre suo fratello Leofwine ottenne una contea che si estendeva dalle Home Counties, a nord di Londra, a tutto il Kent. Ælfgar, che aveva lasciato l’East Anglia per governare la Mercia, morì nel 1062 e gli succedette il figlio Edwin. L’altro figlio, Morcar, ottenne la Northumbria tre anni più tardi, quando l’odiato Tostig fu cacciato da una rivolta. Il sud era quindi saldamente in mano ai Godwin, e il nord in quelle dei figli di Ælfgar.
Nel 1054 l’Ætheling (il termine, di origine scandinava, significa letteralmente «uomo di nobili origini» e veniva normalmente associato a nobili di sangue reale [NdC]) Edoardo, figlio di Edmund Ironside e in esilio da quando Cnut aveva preso il potere, ritornò dall’Ungheria. E possibile che a questo punto il Confessore temesse il fallimento della sua politica normanna e sentisse di poter scegliere un altro candidato, dal momento che Guglielmo non era ancora stato insediato sul trono. Sembra tuttavia probabile che, dopo la fuga di molti dei possidenti pro-normanni, Aroldo volesse designare come erede l’Ætheling, in modo da mettere un burattino inglese sul trono. Ma non appena questi mise piede sul suolo inglese, nel 1057, morì in circostanze misteriose.
In apparenza Edoardo manteneva il suo sostegno a Guglielmo. Nel 1064 e 1065, probabilmente Aroldo si recò in missione in Normandia, fatto riportato anche sull’arazzo di Bayeux, il famoso lavoro a ricamo completato quasi certamente prima del 1083.
Se ciò avvenne nel 1065, il potere di Aroldo si era probabilmente già indebolito; Edoardo poté così sfruttare l’opportunità per inviarlo a confermare l’offerta del trono a Guglielmo. Il fratello del conte, Tostig, era stato rimosso dalla carica ed egli reagì alienando sua sorella la regina, probabilmente anche a causa del rifiuto di aiutarlo opposto da Aroldo. Anche in questa occasione Aroldo non pensava ancora al trono, privo com’era di sangue reale, ma si dedicò a migliorare le relazioni con Guglielmo, consolidando la sua posizione come primo possidente al momento dell’incoronazione del duca. Il cronista inglese Eadmer (che operò tra il 1095 e il 1123) giustifica Aroldo, affermando che intendesse solo fare visi­ ta al suo giovane fratello e al nipote, ostaggi dai tempi della rivolta di Godwin nel 1051. Il conte prese terra sulla costa del continente, troppo a est, e venne prontamente catturato da Guy, conte di Ponthieu. Uno degli inglesi riuscì però a raggiungere la corte normanna e Guglielmo ordinò il rilascio di Aroldo.
Dalle cronache di Poitiers e Jumièges sembra che Aroldo avesse giurato fedeltà a Guglielmo, divenendone vassallo e giurando di sostenerne il diritto al trono. La storia che le sacre reliquie fossero state ricoperte per trarre in inganno il conte fece la sua comparsa soltanto con le cronache di Master Vace (1150-75), una fonte cui attingere col beneficio del dubbio. Dopo la cerimonia, Guglielmo condusse assieme ad Aroldo la sua campagna di Bretagna (raffigurata nell’arazzo prima del giuramento) e infine lo rispedì a casa carico di doni e con uno degli ostaggi. Aroldo, comunque, aveva stretto legami con molti principi stranieri e non poteva essere blandito per sempre.
Edoardo morì il 5 gennaio 1066. L’arazzo ne raffigura i funerali nella chiesa neo-consacrata di Westminster, venerdì 6. Lo stesso giorno si tenne anche l’incoronazione di Aroldo. La contemporanea Vita Edwardi Regis (probabilmente scritta nel 1065-67) descrive la successione.
La cronaca accusa l’arcivescovo Stigand, presente nell’occasione, e ne riporta l’affermazione che il re era vecchio e incoerente, sottintendendo forse un complotto. Afferma anche che il regno fu “riscosso” da Aroldo. Le versioni “C” e “D” delle Cronache usano il termine “consegnato”, nel senso che forse Aroldo doveva tenerlo per Guglielmo. Il cronista anglo-normanno Guglielmo di Malmesbury (1125), suggerisce che la successione abbia avuto luogo con la forza. Nella versione godwinista “E” delle Cronache, John di Worcester e Eadmer sostengono che sia stato Edoardo a scegliere Aroldo, una versione che sembra accettata anche da Guglielmo di Poitiers, anche se il cronista fa dire a Guglielmo che ciò andava contro ogni azione di Edoardo nel passato.
Tuttavia, anche se Aroldo fu scelto da Edoardo e accettato dai nobili come il candidato più forte e dunque migliore, i normanni non accettarono la validità di questo cambio d’opinione dell’ultimo minuto; ai loro occhi, la successione vincolante era quella stabilita in precedenza.
Oltre a ciò, Aroldo aveva rotto il suo giuramento a Guglielmo, mettendo in moto i fatali eventi del 1066.
Guglielmo non era il solo candidato al trono. Secondo una storia del XIII secolo pervenutaci, Harthacnut aveva stretto un patto con Magnus di Norvegia, patto che stabiliva che se uno dei due fosse morto senza figli l’altro avrebbe ereditato. Magnus tuttavia ne fu impedito dalle sue continue lotte con i danesi.
Le Cronache anglo-sassoni suggeriscono però che suo figlio, il famoso re guerriero Harald Hardrada (“Duro consiglio”), fosse semplicemente un opportunista che attendeva l’occasione buona per invadere l’Inghilterra. Il re di Danimarca, Swein Estrithson, era talmente minacciato dalla Norvegia da non pensare a reclamare il suo diritto al trono come nipote di Cnut (suo zio) e di Swein “Due Barbe”, e si limitò a offrire il suo appoggio a Guglielmo.
Un ulteriore pretendente era Edgar Ætheling, figlio dell’ Ætheling d’Ungheria, ormai deceduto, e nipote di Edmund Ironside. Benché la sua parentela fosse piuttosto stretta, egli venne praticamente ignorato, in quanto appena dodicenne. E anche possibile che ogni pretesa degli eredi di Edmund alla successione sia stata bloccata dalla sua seconda moglie, Emma, allo scopo di assicurare il trono a uno dei suoi figli, Edoardo e Alfred. Edgar sopravvisse comunque all’agitazione generale, conducendo una vita tranquilla in campagna.
Aroldo aveva le sue buone ragioni per preoccuparsi. Dopo la sua incoronazione si diresse a nord (per la prima volta nella sua vita, secondo ogni resoconto) per tentare di assicurarsi l’ appoggio di Edwin e Morcar e dei volubili guerrieri del nord, che ricordavano il re soltanto come il fratello dello sgradito Tostig. Aroldo ripudiò la legittima moglie, Edith Collo di Cigno, e sposò la sua omonima, sorella di Edwin e Morcar, nel tentativo di legarsi con la loro famiglia. Egli sapeva di essere minacciato sia dalla Normandia che dalla Norvegia, cosi come sapeva che poteva attendersi un’invasione da sud come da nord. Il problema era scoprire chi si sarebbe deciso per primo.

Guglielmo, duca di Normandia

Figlio illegittimo del duca Roberto il Magnifico e di Herleve, figlia di un conciatore, Guglielmo nacque a Falaise intorno al 1028. Ben presto si trovò immerso nel mondo violento della politica normanna, in particolare quando ai notabili fu ordinato di giurare fedeltà al ragazzo in modo che il padre potesse partire in pellegrinaggio. Quando Roberto morì, nel 1035, il ducato cadde in preda ai tumulti e Guglielmo, il nuovo duca, scampò miracolosamente all’assassinio in più occasioni. Crebbe nella consapevolezza che la sua sopravvivenza sarebbe dipesa dall’intrecciare più alleanze e parentele possibili, e da come avrebbe trattato i signori suoi sudditi. Sapeva altresì che i normanni avrebbero seguito soltanto un leader dotato di grande forza di volontà. Alto più o meno un metro e settantacinque, di costituzione robusta, Guglielmo portava i capelli alla moda normanna dell’epoca, rasati sulla nuca e ai lati. Il suo coraggio era indiscutibile, ed era sempre pronto a scendere in campo personalmente. Nella sua prima battaglia, a Val-ès-Dunes nel 1047, fu elogiato per il suo valore, aiutando il suo signore il re di Francia a guadagnare la vittoria sui ribelli normanni.
Le battaglie dell’epoca, comunque, erano affari enormemente rischiosi. La vittoria non portava sempre grossi premi. Al contrario, un errore poteva significare non solo la sconfitta, ma anche la perdita del ducato e l’uccisione del duca stesso. Guglielmo era pienamente consapevole di questo, e seguiva i principi tattici del tempo. Comprendendo l’importanza del castello feudale, assediò diverse piazzeforti per spogliare i suoi nemici limitando i rischi al minimo. Aveva capito anche quanto fosse importante l’esplorazione e la raccolta di informazioni, e prese personalmente parte a tali operazioni davanti all’angioina Dofront nel 1051, e anche in seguito allo sbarco di Pevensey. Si narra che in quell’occasione abbia portato in spalla sia il suo usbergo che quello del suo esausto compagno, William fitzOsbern, una dimostrazione pratica della sua forza fisica. Ma il duca sapeva essere anche molto crudele. Quando decise, dopo l’esplorazione condotta da Domfront, di condurre un attacco notturno contro Alençon, quei difensori che lo avevano insultato in riferimento alle sue umili origini sbattendo del pellame vennero brutalmente mutilati; la città venne sottomessa, seguita entro breve da Domfront. Guglielmo imparò così che un rapido e plateale atto di violenza poteva portare dei notevoli risultati. In seguito si oppose anche ad altre minacce esterne. Durante le due invasioni della Normandia, concertate da franchi e angioini, Guglielmo rifiutò la battaglia, tenendo sempre le sue truppe vicino al nemico in attesa dell’occasione buona. A Mortemer nel 1054, finalmente una metà delle forze d’invasione si sparse sul territorio per condurre un saccheggio, venendo immediatamente attaccata da Roberto d’Eu. Tre anni dopo la retroguardia degli invasori, dopo essere stata separata dall’esercito del fiume Dives ingrossato dal riflusso della marea, presso Varaville, venne assalita e fatta a pezzi. Anche durante l’invasione dell’Inghilterra Guglielmo cercò a lungo una battaglia che permettesse al suo esercito di non farsi soverchiare o imbottigliare, rischiando persino di doversi arrendere per fame. Lo scontro che ne seguì sarebbe stata soltanto la seconda battaglia in campo aperto da lui affrontata, e la prima in cui aveva il comando assoluto.

Se volete approfondire la vita di Guglielmo I e la decisiva vittoria del primo re inglese sui sassoni potete farlo sfogliando le pagine del 27° volume di Eserciti e battaglie Hastings 1066 – La caduta dell’Inghilterra sassone nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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