Le Storie bibliche della volta della Cappella sistina – approfondimento

Le Storie bibliche

Sono nove in tutto, cinque delle quali più piccole, inscritte ciascuna fra due coppie di Ignudi, e quattro distese nell’intero spazio tra i fregi che sormontano i troni dei Veggenti. Fu bene avvertito che non si tratta di pedestri illustrazioni, bensì di “una profonda interpretazione plastica dello spirito dell’Antico Testamento” [Mariani, 1964]. Nell’ambito filologico, i riferimenti più numerosi riguardano la seconda porta del Ghiberti per il Battistero di Firenze.

La divisione della luce dalle tenebre

Il riferimento al primo giorno della Creazione (Genesi, I 4), già asserito dal Condivi, gode il credito maggiore. Nel dipinto si notano crepe e restauri.

Genesi 1,1-5

1 In principio Dio creò il cielo e la terra. 2 La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
3 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre 5 e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

La creazione degli astri

La maggior parte degli studiosi moderni segue il Condivi, secondo cui la duplice presenza dell’Eterno dipende dal contemperarsi di due giornate della Creazione, la terza e la quarta: l’Iddio fronteggiante suscita con la destra il sole e con la sinistra la luna; l’altro, scorciato di spalle, concerne la creazione della vita vegetale. Quest’ultimo, però, fu anche inteso come il Caos in fuga, la Notte e altro ancora. Di numerose interpretazioni esoteriche furono oggetto i putti che sorreggono la prima figura; la seconda, di spalle, ha riscosso vari elogi per la sua soluzione prospettica. Una profonda crepa percorre il dipinto.

Genesi 1,11-19

11 E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: 12 la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13 E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
14 Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni 15 e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: 16 Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 17 Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18 e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

La separazione delle acque

Assai controversa la natura del soggetto: il riferimento del Vasari al terzo giorno della Creazione (“Si radunino le acque … e apparisca l’asciutto” [Genesi, I 9]) suscita i consensi maggiori; tuttavia non ne mancano nemmeno alla tesi del Condivi che, in rapporto con un diverso passo biblico (Genesi, I 20), individua la creazione degli animali acquatici; mentre altri scorsero la creazione degli animali in genere [Chattard, 1766; fino a Carli, 1964]; e altri, ancora, la separazione del cielo dalle acque [Lange, 1910; fino a Tolnay]. Le tracce del trasporto dal cartone sono qui particolarmente visibili, specie nel volto dell’Eterno; la cui mano destra appare ridipinta, forse dal Carnevale (1566-72).

Genesi 1,9-10

9 Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. 10 Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.

La creazione di Adamo

Il tema è desunto dal Genesi (I 26). Il gesto creatore ha pressoché polarizzato l’attenzione degli esegeti: già il Condivi vi scorge intenti normativi da parte dell’Eterno; e ormai il pittore Füseli [1801] paragona l’accostarsi delle dita a un contatto elettrico generatore di vita. Gli undici angeli sorreggenti il Creatore furono pure oggetto di identificazioni esoteriche: in particolare quello abbracciato a Dio, supposto di sesso femminile e riconosciuto come Eva [Richter, 1875; ecc.] o la sua “idea” [Tolnay], la Sapienza [Sanday, 1875], la Madonna [Higgins, 1875], l’anima umana [Hettner, 1879], la Beatrice di Dante [Spahn, 1907]. Lunghe e profonde crepe solcano il dipinto.

Genesi 1,26-27

26 E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
27 Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.

La creazione di Eva

Il tema è desunto dal Genesi (II 21). La vecchia critica ha molto insistito sul confronto della dinamica Eva – lodatissima per la leggiadria fisica – con l’inerte Adamo, e sulla “terribile” fermezza dell’Eterno. Lo scomparto risulta percorso da una grande crepa ramificata.

Genesi 2,18-25

18 Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». 19 Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20 Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.21 Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22 Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. 23 Allora l’uomo disse:
«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta».
24 Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. 25 Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.

Il peccato originale

La tentazione di Eva e la Scacciata dall’Eden sono espressi con una contemporaneità e coerenza sconosciute avanti Michelangelo, fornendo il destro a innumerevoli ‘letture’ in chiave concettuale; così come fu esaltata l’avvenenza di Eva, rilevato l’invecchiamento dei Progenitori scacciati (oltre la mancanza in loro della tradizionale foglia di fico), e avvertito il contemporaneo scaturire dall’albero, nel centro, delle “due forze del Male e della Vendetta” [A. Venturi, 1926]. La Scacciata presenta ‘pentimenti’ nella spalla sinistra di Eva e nelle gambe di Adamo; l’affresco si rivela eseguito in otto o nove ‘giornate’; percorso da varie fessure.

Genesi 2,18-25

18 Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». 19 Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20 Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.21 Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22 Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. 23 Allora l’uomo disse:
«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta».
24 Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. 25 Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.

Il sacrificio di Noè

Tema di dubbia identificazione: da alcuni interpretato come un rito di ringraziamento reso a Dio da Noè per averlo scampato al Diluvio (Genesi, VIII 20), ma in tal caso dovrebbe occupare il campo opposto rispetto quello del Diluvio stesso; oppure sarebbe il sacrificio di Abele e Caino, “quello grato a Dio, questo odioso” [Condivi]; ancora, Abramo che offre l’agnello per il mancato sacrificio di Isacco [Müntz]; un rito dell’idolatra Lamec [S. Meller], cui peraltro i testi biblici non fanno un preciso accenno; ecc. Secondo il D’Ancona [1964], la traduzione pittorica spetterebbe in gran parte ai collaboratori, mentre sembra più plausibile considerarla quasi affatto autografa [Camesasca]. Il crollo di un’estesa porzione dell’intonaco causò un restauro da parte del Carnevale, già nella seconda metà del ‘500.

Genesi 8,15-20

15 Dio ordinò a Noè: 16 «Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. 17 Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa».
18 Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli. 19 Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca. 20 Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare.

Il diluvio universale

Per tempo gli esegeti indicarono i numerosi elementi della ‘storia’ (Genesi, VII): l’arca, la navicella stracarica, i rifugiati sotto la tenda in cima al monte che emerge dalle acque, la moltitudine “travagliata” sull’altura in primo piano, individuando episodi di amore, paura, pietà, egoismo. Il particolare dello scatenarsi dell’ira divina – sotto forma di un fulmine che colpisce la tenda a destra -, segnalato dal Condivi, non è più visibile per il crollo di una parte dell’intonaco, in seguito a un’esplosione verificatasi nel 1797 a castel Sant’Angelo; ma compare in una copia cinquecentesca al Louvre. Che sia questa la prima Storia biblica tradotta a fresco risulta, oltre che dalle asserzioni dei primi biografi, anche dai seguenti fatti: si constatarono tracce di muffa, riferibili all’incidente che si sa [Vasari; ecc.] occorso all’inizio dei lavori pittorici; la disordinata e irrazionale successione delle ‘giornate’ dell’affresco rivela una scarsa dimestichezza con la tecnica muraria, senza riscontro in altre zone; la presenza di ‘mani’ differenti, da collegarsi all’intervento dei collaboratori, in parte ammesso dai primi biografi. A questo riguardo, vennero riconosciuti – accanto a quelli di Michelangelo, che preponderano verso il centro della composizione – i modi del Bugiardini, soprattutto nelle figure presso i margini laterali, e quelli del Granacci, in particolare nei personaggi del primo piano a sinistra [Camesasca].

Genesi 6,5-8,20

6,5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. 6 E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. 7 Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti». 8 Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.
9 Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. 10 Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet. 11 Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.
12 Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra.
13 Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. 14 Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. 15 Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. 16 Farai nell’arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.
17 Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà. 18 Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.19 Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.20 Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere conservati in vita.21 Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro». 22 Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.

7,1 Il Signore disse a Noè: «Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione. 2 D’ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina. 3 Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra. 4 Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto». 5 Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.
6 Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. 7 Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. 8 Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo 9 entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.
10 Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra;11 nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.12 Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.13 In quello stesso giorno entrò nell’arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli: 14 essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati. 15 Vennero dunque a Noè nell’arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita. 16 Quelli che venivano, maschio e femmina d’ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.
17 Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che si innalzò sulla terra. 18 Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle acque. 19 Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo. 20 Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto.
21 Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini. 22 Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta morì.
23 Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca.
24 Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.

8,1 Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono. 2 Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo;3 le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni. 4 Nel settimo mese, il diciassette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat. 5 Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.
6 Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. 7 Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra. 8 Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; 9 ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. 10 Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca 11 e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. 12 Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.
13 L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.14 Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.
15 Dio ordinò a Noè: 16 «Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. 17 Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa».
18 Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli. 19 Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca. 20 Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare.

L’ebbrezza di Noè

L’interpretazione più plausibile del tema è la seguente: Noè dorme accanto al tino e alla brocca con cui si è ubriacato; Cam, in primo piano, lo schernisce; un altro figlio, forse Jafet, lo copre, mentre il terzo, Sem, rimprovera il derisore (Genesi, IX 20 ss.): in fondo a sinistra il patriarca stesso pianta la vite. Probabilmente è il secondo dipinto eseguito, della serie, dopo il Diluvio; qualche intervento dei collaboratori fu rilevato in alcuni panneggi e nella cappellatura di Sem [Camesasca]. Il Noè vangatore risulta dipinto ‘alla prima’, senza ricorso al cartone [Biagetti, 1942].

Genesi 9,20-27

20 Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna.21 Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda. 22 Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori. 23 Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.
24 Quando Noè si fu risvegliato dall’ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore; 25 allora disse:
«Sia maledetto Canaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!».
26 Disse poi:
«Benedetto il Signore, Dio di Sem,
Canaan sia suo schiavo!
27 Dio dilati Iafet
e questi dimori nelle tende di Sem,
Canaan sia suo schiavo!».

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