152 anni fa: il 26 ottobre 1860 i mille di Garibaldi incontrano l’esercito dei Savoia, dopo aver conquistato il Regno delle Due Sicilie

L’incontro fra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II

Il 25 ottobre, saputo che il Re era in arrivo, attraversò il fiume con un nutrito reparto, che all’alba dell’indomani avvistò, presso Vairano, le avanguardie piemontesi. Centinaia di oleografie hanno riprodotto lo storico incontro, che avvenne poche ore dopo. Ma è tutto falso, a cominciare dalla località, che non fu precisamente Teano, ma – a quanto pare – Taverna di Catena. Queste edificanti raffigurazioni mostrano un Vittorio Emanuele che, in un’aura di festa, quasi abbraccia Garibaldi a sancire il matrimonio fra l’Italia del Re e quella del popolo. In realtà le cose si svolsero in tutt’altro modo.
Garibaldi, che si era staccato dalla truppa e si riposava sotto un albero insieme a Missori, Canzio, Alberto Mario e pochi altri, fra cui Abba, testimone e non imparziale memorialista della scena, udì la fanfara reale e salì a cavallo. Era vestito al suo solito modo, camicia rossa e poncho. Ma il fazzoletto, invece di portarlo al collo come sempre, gli scendeva di sotto il cappelluccio di feltro in due bande annodate sotto la gola. Nel piccolo seguito del Re figuravano Farini e Fanti, cioè due fra gli uomini che più odiavano Garibaldi e che Garibaldi più odiava. Garibaldi diè di sprone togliendosi il cappello e restando con la pezzòla come una vecchia massaia. “Saluto il primo Re d’Italia!” gridò. “Saluto il mio migliore amico!” avrebbe risposto il Re. Ma secondo certuni invece rispose soltanto: “Grazie!”
Il Generale si mise alla sinistra del Sovrano e, cavalcando al suo fianco, gli chiese l’onore di partecipare coi suoi uomini all’attacco contro le ultime posizioni borboniche. Il Re rifiutò asciuttamente dicendo che i volontari dovevano essere troppo stanchi e bisognosi di riposo. In realtà voleva entrare a Napoli sulle ali di una vittoria, sia pure a buon mercato, ma tutta sua. Non si dissero altro, entrambi imbarazzati. All’ingresso di Teano, il Re invitò Garibaldi a colazione. Garibaldi rispose, mentendo, che aveva già mangiato, e si congedò. Poco dopo si fermò davanti alla chiesetta d’un villaggio, chiese un po’ di pane e cacio, e si mise a mangiare, seduto su un gradino. Gli altri fecero cerchio intorno a lui, e consumarono quel magro pasto senz’azzardarsi a far domande.

Se volete rivivere i giorni in cui si fece l’Italia potete farlo sfogliando il libro di Indro Montanelli L’Italia del Risorgimento prelevandolo dalla biblioteca dell’Antica Frontiera.

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