597 anni fa: il 25 ottobre 1415 l’esercito di Enrico V d’Inghilterra sconfigge i francesi nella battaglia di Agincourt

Enrico V si prepara alla battaglia di Agincourt. Salvo la testa, indossa un’armatura completa a piastre. Un servo sta inginocchiato, reggendo in mano il bacinetto aperto del sovrano, mentre lo scudiero del re, John Cheyney, è pronto con il grande elmo ornato da una corona d’oro. Sullo sfondo, uno staffiere tiene le briglie del palafreno grigio in sella al quale Enrico fece il suo discorso prima della battaglia. L’elmo, la spada e la sella si possono tuttora vedere nell’abbazia di Westminster.

La sera del 24 ottobre 1415, il ventottenne re Enrico d’Inghilterra si trovò ad affrontare la sua più grande prova. Il suo piccolo esercito era sofferente ed esausto, e intrappolato da fresche e fiduciose truppe francesi almeno tre volte più numerose. Enrico aveva tentato di evitare il combattimento ma sapeva che l’indomani la battaglia sarebbe stata inevitabile. Contro ogni possibile previsione, lo scontro che seguì era destinato a risolversi in una decisiva vittoria inglese; la località ove esso avvenne fu un campo in prossimità del villaggio che doveva poi dare il nome alla battaglia: Agincourt.
Ad Agincourt, Enrico V si batteva per riprendersi ciò che riteneva suo per diritto di nascita: il Ducato di Normandia. Più di duecento anni addietro, prima che il re di Francia lo sottraesse al suo vassallo, il re Giovanni, il Ducato era stato in mani inglesi. L’intensa rivalità fra le corone di Francia e d’Inghilterra risaliva al 1066, quando Guglielmo il Bastardo, duca di Normandia, conquistò l’Inghilterra. Ma i duchi di Normandia erano sempre stati vassalli della corona di Francia e la loro elevazione a dignità reale in una parte del loro dominio non mutava sostanzialmente questo rapporto. Alla metà del dodicesimo secolo, i re normanni furono sostituiti da un’altra dinastia, quella dei conti d’Angiò, che possedevano estesi territori nell’ovest e nel sud-ovest della Francia. Il nuovo re, Enrico II, governava in effetti un “impero” più potente di quello del suo signore. Il suo debole figlio minore Giovanni non fu tuttavia in grado di reggere ai ripetuti e decisi assalti, sia militari sia legali, del re francese Filippo II. Nel 1204, la Normandia fu invasa e all’Inghilterra restarono solo i possedimenti a sud della Loira. La minorità di Enrico III (1215-70) aprì un periodo di instabilità politica in Inghilterra che portò allo svantaggioso trattato di Parigi del 1259, in base al quale Enrico rinunciò ai suoi diritti sulla Normandia, l’Angiò e altri territori e accettò di rendere omaggio al re di Francia per poter mantenere i suoi possedimenti meridionali di Aquitania e Guascogna. Suo figlio Edoardo I (1270-1307) era un ben più potente sovrano e desiderava riequilibrare i rapporti di forza a favore dell’Inghilterra. Egli era però impegnato a estendere il suo potere all’interno delle isole britanniche e, a parte alcuni periodi di ostilità tra il 1294 e il 1298, non compì alcun tentativo per reclamare i suoi diritti ai francesi.
Il suo regno fu seguito da un altro periodo di confusione, durante il quale i problemi interni dominarono la scena politica inglese. Una Scozia risorgente, sotto la guida di Roberto Bruce, inflisse una serie di sconfitte, che portarono infine alla deposizione e all’assassinio di Edoardo II nel 1327. Vi era stato un breve conflitto con la Francia nel 1324-5 che, dalla città che fu contesa, prese il nome di guerra di Saint Sardos, ma era stata una lotta inconcludente. Edoardo III aveva solo quindici anni quando successe al trono. L’anno seguente, il re di Francia, Carlo IV, morì senza lasciare successori maschi. Edoardo poteva avanzare una pretesa al trono di Francia attraverso sua madre, sorella di Carlo, ma i francesi non erano affatto disposti a permetterglielo. Essi invocarono la legge salica, l’antica tradizione secondo cui la corona non poteva essere trasmessa per linea femminile. Il cugino del re francese, Filippo di Valois, fu la scelta preferita e – data la situazione politica e militare del momento – non vi era null’altro che Edoardo potesse fare.
All’inizio di ogni nuovo regno, il sovrano di Francia richiedeva che la corona d’Inghilterra rendesse omaggio per i suoi possedimenti francesi. Quest’atto formale era divenuto un problema fin dall’inizio del quattordicesimo secolo, poiché era sempre causa di complicate dispute legali e la natura degli omaggi dovette essere negoziata più volte in rapida successione: nel 1314, nel 1316, nel 1322 e infine nel 1328. L’evidente riluttanza di Edoardo II a rendere omaggio, aggravata dal conflitto per Saint Sardos, fece sì che egli potesse ottenere la sua eredità continentale solo dopo aver pagato la somma di 60.000 sterline a titolo di “risarcimento” e ceduto il territorio dell’Agenais. Ma, di fatto, fu il suo giovane figlio a tributare omaggio a Carlo IV. Come re, Edoardo III rese omaggio ancora due volte, nel 1329 e nel 1331. Queste cerimonie non erano per niente dei semplici atti formali: servivano a stabilire che la ragione stava dalla parte del sovrano qualora si fosse entrati in guerra (e Filippo IV aveva la chiara intenzione di procedere a conquistare i ricchi possedimenti inglesi del sud della Francia). Il re francese preparò un piano per l’invasione della Guascogna nel 1329. Il pretesto immediato per iniziare la guerra fu il rifiuto di Edoardo di consegnare ai francesi il rinnegato conte Roberto d’Artois e così, nel 1337, Filippo dichiarò annessa la Guascogna. La risposta di Edoardo fu di reclamare nientemeno che il trono di Francia.
Non è questa la sede per entrare nei dettagli storici del conflitto che ne seguì, ora noto come Guerra dei Cento Anni, durato fino al 1415. Tuttavia, diversi punti devono essere considerati. Negli ottant’anni successivi all’inizio della guerra, le fortune francesi e inglesi avevano fluttuato. Le campagne terrestri di Edoardo nel 1339 e nel 1340 erano state inconcludenti, benché fosse stata riportata una grande vittoria sul mare, al largo di Sluys. La tattica inglese era quella delle chevauchées, letteralmente “cavalcate”, attraverso i territori francesi allo scopo di infliggere danni, raccogliere bottino e minare l’autorità di Filippo. Quando le forze di Edoardo furono sorprese a Crécy, nel 1346 e, dieci anni dopo, suo figlio, il Principe Nero, fu intrappolato a Poitiers, entrambi gli scontri si risolsero in nette sconfitte per i francesi. Nel 1356, re Giovanni e molti dei suoi nobili furono addirittura catturati, mettendo gli inglesi in una posizione di forza per le successive negoziazioni sui riscatti personali e le cessioni territoriali. Quel che ne risultò fu il trattato di Bretigny del 1360, con il quale a Edoardo si assicuravano i possedimenti nella Francia occidentale e alcuni altri territori nel nord (Normandia esclusa).
Ma, nello stesso anno, una flotta francese prese terra sulla costa inglese, saccheggiando e bruciando Winchelsea. Questo genere di devastanti incursioni navali continuò ad intervalli per il resto del secolo. Per di più, la strategia inglese delle chevauchées incominciava a diventare inefficace. Il Delfino, divenuto Carlo V nel 1364, dietro suggerimento del suo astuto conestabile Bertrand du Guesclin, rifiutò di dare battaglia, preferendo la politica della “terra bruciata”. I razziatori inglesi venivano continuamente inseguiti e attaccati attraverso terre devastate da truppe francesi che non offrivano mai battaglia in campo aperto. Nel 1370, Sir Richard Knolles, e tre anni più tardi Giovanni di Gaunt, condussero delle spedizioni che si risolsero in umilianti fallimenti. Nel 1375, fu proclamata la tregua di Bruges e nel giro di due anni entrambi gli Edoardi erano morti, lasciando sul trono dei minori.
Il regno di Riccardo II fu turbolento, ma egli nutriva un sincero desiderio di pace, pace che fu mantenuta per tutto l’ultimo decennio del quattordicesimo secolo. Il rovesciamento e l’assassinio di Riccardo da parte di Enrico di Lancaster nel 1399, cambiò ancora la situazione politica. Le incursioni navali e i tentativi di intervento dei francesi in Inghilterra furono controbilanciati da spedizioni inglesi nel 1405, 1410 e 1412 che comunque non furono né su larga scala, né ebbero particolare successo. Nel 1415, gli inglesi avevano alle spalle una generazione di sconfitte.
Tre fattori resero l’invasione di Enrico qualcosa di diverso da un azzardo disperato. Un primo fattore era l’indubbia superiorità in battaglia delle armi inglesi.
Gli arcieri britannici, se ben schierati ed impiegati, erano una delle più formidabili forze da combattimento in Europa. Il secondo fattore era che in Enrico gli inglesi avevano un condottiero energico e determinato. Terzo e più importante fattore, i francesi erano afflitti da rivalità politiche e personali che arrivavano al limite della guerra civile. Carlo VI era pazzo e in assenza della sua autorità due gruppi di nobili, noti come i Borgognoni e gli Armagnacchi, si contendevano aspramente la supremazia. E fu proprio questa mancanza di unità che si rivelò fatale per i francesi nella campagna del 1415.

Se volete approfondire le vicende della battaglia di Agincourt e della decisiva vittoria del re inglese Enrico V sui francesi durante la Guerra dei Cento Anni potete farlo sfogliando le pagine del 64° volume di Eserciti e battaglie Agincourt 1415 – Un trionfo contro ogni probabilità nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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