22 anni fa: il 15 ottobre 1990 il leader dell’Unione Sovietica, Michail Gorbačëv, riceve il Premio Nobel per la pace, per i suoi sforzi nello smorzare la Guerra Fredda e nell’aprire la sua nazione

Michail Sergeevič Gorbačëv (nato nel 1931) di antica famiglia cosacca, divenuto membro del PCUS nel 1952; si laureò in legge a Mosca nel 1955 per specializzarsi in seguito all’Istituto agrario di Stavropol’. In questa provincia, che per sua iniziativa si distinse come centro di sperimentazione di nuovi sistemi di organizzazione e gestione agricola, divenne primo segretario del partito nel 1970, lo stesso anno in cui fu eletto deputato al soviet supremo.
Entrò a far parte dal 1971 del comitato centrale e dal 1978 della segreteria del PCUS assumendo la supervisione della politica agricola. Cooptato altresì nel politbüro del PCUS, ne rimase il membro di gran lunga più giovane fino alla morte di Brežnev (1982). Il successore di quest’ultimo, Andropov, gli affidò delicati incarichi di partito e importanti missioni all’estero. Già considerato un serio aspirante al potere supremo, divenne il numero due del regime dopo l’avvento di Černenko. Nel marzo 1985 fu scelto quale suo successore nella carica di segretario generale del PCUS.
Gorbačëv mise mano a un ampio benché graduale ricambio della vecchia classe dirigente, per passare quindi a una serie di modifiche economiche nel senso del decentramento e di una sostanziale liberalizzazione, per poi avviare (1987) un processo di democratizzazione del sistema politico. La glasnost’ (“trasparenza”) e la perestrojka (“ristrutturazione”) divennero presto i motti di un programma la cui effettiva applicazione sembrò tuttavia procedere a rilento, anche a causa di resistenze incontrate a tutti i livelli. L’audacia del programma provocò reazioni negative in alcuni Paesi socialisti ma anche significativi consensi in altri. L’impulso innovatore si manifestò anche nella sensibile animazione della vita culturale, nell’attività dei mass media, nella liberazione di centinaia di dissidenti tra cui Andrej Sacharov, nella fine del disturbo sistematico delle trasmissioni radiofoniche occidentali. In politica estera Gorbačëv mantenne l’iniziativa di un efficace dialogo distensivo con gli USA, sia pure intervallato da contrasti e polemiche. Nell’ottobre 1986, nell’incontro a Reykjavìk con il presidente statunitense Reagan, Gorbačëv avanzò la proposta senza precedenti di drastici tagli degli opposti arsenali nucleari in cambio della rinuncia degli USA alla SDI, il cosiddetto “scudo spaziale”, trattative arrivate nel 1991 all’eliminazione di tutte le armi nucleari tattiche. Oltre a far compiere ulteriori progressi al miglioramento nei rapporti con la Cina, Gorbačëv promosse altresì un’azione politico diplomatica apparentemente diretta a disimpegnare l’URSS dal conflitto afghano che nel frattempo proseguiva con asprezza.
Nel 1988 fu nominato presidente del presidium dal soviet supremo e, nel maggio del 1989, divenne capo dello Stato in seguito alla riforma costituzionale. Alcuni mesi dopo cominciò a operare in ordine a un superamento della contrapposizione fra est e ovest non ponendo ostacoli ai mutamenti istituzionali e politici dell’Europa orientale a partire dal 1989. Nel 1990 fu confermato segretario del PCUS, nonostante le contestazioni subite talora, divenne presidente al varo della repubblica presidenziale, e fu insignito del Nobel per la pace. L’anno successivo l’URSS fu ammessa al vertice dei sette Paesi più industrializzati del mondo e vennero riallacciati i rapporti con il Vaticano, ma i problemi di politica interna crescevano. Abbandonato dai sostenitori più radicali della perestrojka, tra cui il presidente della repubblica russa B. Eltsin, in un’URSS in preda alle difficoltà economiche e alle spinte centrifughe, Gorbačëv fu vittima di un golpe conservatore nell’agosto del 1991. Nonostante il fallimento, il colpo di Stato accelerò fortemente il processo di disgregazione; le undici repubbliche sovietiche fondarono la nuova Comunità di Stati indipendenti e Gorbačëv perse ogni potere, dimettendosi il 25 dicembre 1991. Ripresentatosi alle presidenziali russe del 1996, raccolse però pochissimi consensi.

Se volete approfondire la vita del premio Nobel per la pace, nonché ultimo segretario del PCUS Michail Sergeevič Gorbačëv, potete farlo sfogliando il 14° volume de La Storia – Dalla guerra fredda alla dissoluzione dell’Urss nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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