520 anni fa: il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo scopre l’America

La Pinta, la Niña e la Santa María

Gli “errori” di Cristoforo Colombo

Nel corso del sec. XV si assiste a un’affermazione sempre più decisa della tesi della sfericità della terra. Ne sono causa tanto le scoperte geografiche quanto la traduzione dell’opera di Tolomeo.
Accolta tuttavia l’idea che il pianeta fosse un globo, ne seguiva la conclusione inevitabile che sarebbe stato possibile raggiungere l’Asia navigando verso occidente: l’idea era economicamente interessante perché si immaginava che la terra fosse assai più piccola di quella che in realtà è.
Secondo i calcoli di Tolomeo, ciò che sarebbe stato chiamato un grado di longitudine terrestre avrebbe dovuto corrispondere a una lunghezza di 50 miglia marine (un miglio marino corrisponde a 1952,28 metri); secondo quelli di Al-Farghani, matematico e astronomo islamico vissuto nel sec. IX, un grado di longitudine sarebbe stato invece lungo 66 miglia. In realtà, la lunghezza effettiva di un grado è di 60 miglia marine.
La reale distanza fra le isole Canarie e il Giappone, in linea d’aria, è pari a 10.600 miglia marine. Anche se si fosse calcolata questa distanza sulla base della valutazione “riduttiva” tolemaica, essa sarebbe stata pari a 8.500 miglia: un percorso che nessuno avrebbe immaginato di poter affrontare senza scali intermedi, dal momento che si ignorava l’esistenza del continente americano. L’idea di raggiungere le “Indie” per la via occidentale non appariva dunque realistica.
Se Cristoforo Colombo si ostinò tuttavia in tale progetto, la ragione di tutto ciò è da ricercarsi in due errori. Il primo fu quello dello scienziato fiorentino Paolo Dal Pozzo Toscanelli, studioso dei documenti di Marco Polo, che sulla base delle descrizioni contenute nel Milione immaginò che il continente asiatico fosse assai più esteso di quanto non sia. Colombo, per parte sua, si convinse attraverso una lettura erronea di Al-Farghani che la lunghezza di un grado fosse di sole 45 miglia; sulla base di questi errori, Canarie e Giappone sarebbero state separate da sole 2.400 miglia.
Sono questi i motivi per cui Colombo avrebbe dovuto polemizzare aspramente contro la commissione degli scienziati incaricati da Giovanni II del Portogallo di esaminare il suo progetto. Respinto più volte a Lisbona, Colombo trovò ascolto presso i sovrani di Castiglia.

Dal giornale di bordo di Cristoforo Colombo

Si deve a Bartolomé de Las Casas una trascrizione del diario di bordo di Cristoforo Colombo.
Dalla lettura delle pagine del navigatore genovese si può intuire quali fossero le motivazioni che accompagnavano e segnavano l’impresa cui Colombo si accingeva: l’espansione territoriale e il disegno politico della monarchia spagnola di Isabella e Ferdinando si cela dietro l’ideologia della conversione alla “santa fede” cattolica dei selvaggi destinati alla dannazione eterna, in quanto pagani idolatri.
“Cristianissimi, altissimi, eccellentissimi e potentissimi Principi, Re e Regina delle Spagne e delle Isole del Mare, Signori nostri. In questo presente anno 1492, dopo che le Altezze Vostre ebbero posto fine alla guerra contro i Mori conchiudendola nella grandissima città di Granada, in quello stesso mese, in seguito alle informazioni che alle Altezze Vostre avevo dato sulle terre dell’India, le Altezze Vostre, nella loro qualità di Principi amici e propagatori della Santa Fede cristiana e nemici della setta di Maometto e di ogni altra idolatria ed eresia, pensarono di spedire me, Cristoforo Colombo, alle predette contrade dell’India allo scopo di visitare quei Principi, popoli e luoghi, ed esaminare la maniera che si potrebbe seguire per la loro conversione alla nostra Santa Fede. E in tale circostanza mi concessero molte grazie, ossia il titolo di nobiltà, e che da allora in poi mi appellassi “Don”, che fossi Grande Ammiraglio del mare Oceano e Viceré e Governatore perpetuo di tutte le isole e della Terraferma che io scoprissi e conquistassi e che d’ora in poi si scoprissero e conquistassero nel mare Oceano, e decretarono che così fosse per sempre. E io partii dalla città di Granada addì 12 del mese di Maggio dello stesso anno 1492, che era un sabato, e mi recai al borgo di Palos dove armai tre navi adatte a quell’impresa, e partii dal detto porto ai tre del mese di Agosto, in un venerdì, mezz’ora prima che sorgesse il sole, e presi la via delle isole Canarie che appartengono alle Vostre Altezze, per iniziar di là il mio viaggio e navigare fino a tanto che non giungessi alle Indie per compiere presso quei Principi l’ambasciata affidatami dalle Altezze Vostre e adempiere a quanto mi avevan commesso”.

Se volete approfondire l’epoca delle grandi scoperte geografiche e dei viaggi colombiani verso le Americhe potete farlo sfogliando le pagine del 6° volume de La Storia – Dalla crisi del Trecento all’espansione europea nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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