39 anni fa: il 6 ottobre 1973 Egitto e Siria attaccano di sorpresa Israele, dando inizio alla guerra del Kippur

Moshe Dayan e Ariel Sharon durante la guerra del Kippur

Il continuo successo di Israele in guerra è dovuto in larga parte al suo sistema di mobilitazione dell’esercito di riserva, incredibilmente efficace. Dopo il servizio nell’esercito regolare (come professionisti o come coscritti) tutti gli uomini e molte donne entrano a far parte della riserva. In prima linea vi sono uomini tra i 21 e i 39 anni; in seconda linea quelli tra i 39 e i 44. Durante i periodi di crisi il limite superiore di età è portato a 55 anni per gli uomini e a 36 per le donne. I riservisti devono prestare servizio per un mese ogni anno, e il servizio è attivo.
Taluni reparti di riservisti sono quasi a pieno organico, altri a metà organico e altri sono solo a quadri, a seconda del loro livello di “preparazione al combattimento”. In caso di emergenza, i singoli individui e piccoli gruppi sono richiamati per mezzo di codici trasmessi via radio o che appaiono sugli schermi televisivi e cinematografici. I codici includono frasi come “Dolce rasatura”, “Radici profonde”, “Sabras”, “Tostapane elettrico”, “Harry e amici”, “Dolce vita” e “Mazza da baseball”.
Dal punto di riunione i riservisti sono inviati in tutta fretta a gruppi alle loro unità. Ridotti quadri permanenti mantengono pronti per l’uso gli equipaggiamenti pesanti (carri armati, semoventi, carri gettaponte). Nel lanciare la loro invasione di Israele del 1973 i capi arabi sovrastimarono il tempo necessario a Israele per mobilitare le sue riserve. L’errore fu fatale.
Tuttavia, anche le IDF hanno registrato dei fallimenti. Furono colte di sorpresa quando l’attacco fu lanciato alle 14.00 del 6 ottobre, il Giorno Santo dell’Espiazione (lo Yom Kippur), quando una larga parte della popolazione trascorre l’intera giornata in preghiera. Il punto essenziale del piano di contingenza era che i servizi segreti avrebbero provveduto a dare un preavviso di almeno 48 ore. In effetti, segnali di preavviso furono dati dagli ufficiali dello Zahal, ma vennero ignorati. Perciò le unità militari erano a basso livello di organico e alcune si erano completamente svuotate.
Quando cominciò la mobilitazione, la situazione era così critica che gli ufficiali restavano in permanenza nei campi di raccolta per mettere assieme gli equipaggi dei carri man mano che gli uomini arrivavano; un artigliere, un servente, un guidatore e un capocarro che non avevano probabilmente mai prestato servizio insieme venivano trasformati in un equipaggio e spediti direttamente in azione subito al loro arrivo. Molti riservisti arrivarono al fronte siriano con le loro stesse automobili. Un riservista, a Ginevra per affari, ritornò all’aeroporto di Tel Aviv con il suo aereo privato e fu riavviato a una piccola pista vicino al fronte siriano.
La guerra, che durò almeno tre settimane, può essere divisa in quattro fasi principali. Incominciò con una disperata fase di contenimento, il 6-7 ottobre, e continuò con contrattacchi solo parzialmente efficaci l’8-10 ottobre. Venne poi l’offensiva di Israele contro la Siria, assieme al respingimento di un assalto corazzato egiziano tra l’11 e il 14 ottobre. L’ultima fase fu il proseguimento dell’offensiva israeliana in Egitto, tra il 15 e il 25 ottobre.

Il fronte siriano
L’attacco iniziò con incursioni aeree di cacciabombardieri Sukhoi siriani. I siriani avanzarono poi sulle alture del Golan su un ampio fronte, con la 5ª, 7ª e 9ª Div. di Fanteria in testa (ognuna con circa 200 carri a disposizione), e la 1ª e 3ª Div. Corazzata e diverse brigate indipendenti al seguito, pronte a sfruttare i successi locali. In tutto, i siriani misero in campo circa 1.260 carri armati. Di fronte a loro sulle difese della “Linea Porpora” vi erano una brigata israeliana di fanteria, la 188ª Brig. Corazzata (“Barak”) con circa 100 carri e 44 semoventi, e solo alcuni reparti della famosa 7ª Brig. Corazzata, la cui forza piena era di 105 carri. La 7ª teneva una linea che andava dalla frontiera libanese fino a Kuneitra; la 188ª, un fronte di 40 km (di terreno molto più facile per i carri armati) che andava da sud di Kuneitra fino al confine giordano. I carristi israeliani si trovavano pertanto fin dall’inizio in condizioni di inferiorità numerica di uno contro tre, e in alcuni momenti della battaglia che seguì di uno contro dodici.
Sul campo di battaglia che gli israeliani in seguito chiamarono “La valle delle Lacrime”, la 7ª Brig. Corazzata cercò di guadagnare tempo per permettere ai riservisti di arrivare. I siriani non fecero la passeggiata che si aspettavano. Gli israeliani avevano preparato “rampe per carri” da cui i pezzi dei carri armati avevano a tiro ogni punto del pianoro. Essi fecero pagare un caro prezzo ai carri sminatori e gettaponte che guidavano l’avanzata siriana, ma la massa dei corazzati nemici, appoggiata da un intensissimo fuoco di artiglieria di 1.300 cannoni, non poté essere arrestata e passò come un rullo compressore attraverso i fossati e i campi minati. A nord la 7ª, favorita dal terreno più impervio, riuscì a contrattaccare con un certo successo, tenendo le sue posizioni durante alcune battaglie notturne, ma a sud la 188ª Brig. Corazzata fu travolta. All’alba del 7 ottobre reparti siriani potevano guardare dall’alto le città israeliane del Mare di Galilea.
Il fatto che le riserve riuscissero ad arrivare in modo ordinato, pronte per la battaglia, fu largamente merito del magg. gen. Dan Laner, un ufficiale paracadutista della riserva. Precipitandosi dal suo kibbutz, Laner stabilì un posto di comando al ponte di Arik, e da lì raccolse i carri in unità immediatamente, non appena arrivavano, e li mandò su per le colline. In totale, quattro brigate corazzate di riserva (la 79ª, la 14ª, la 17ª e la 19ª) furono fatte accorrere per tappare i buchi apertisi nella “Linea Porpora”, entrando in battaglia squadrone per squadrone man mano che si rendevano disponibili. Al calar della notte del 7 ottobre il fronte si andava stabilizzando. Il modo in cui Laner gestì la crisi dimostrò che il sistema dei riservisti funzionava.
Il successo della 7ª Brig. Corazzata nel continuare a tenere il settore nord indusse a lasciare che proseguisse il suo lavoro da sola, mentre l’attenzione veniva concentrata nel bloccare e respingere lo sfondamento siriano presso Rafid. Fu così che il 9 ottobre gli esausti superstiti di questa superba unità giunsero sul punto di crollare. All’ultimo momento, circa 13 carri della ricostruita 188ª Brig. arrivarono in loro aiuto, respingendo l’ultimo attacco siriano. Appena 7 carri degli originari 105 della 7ª erano ancora funzionanti. Per quattro giorni la brigata aveva respinto ripetuti attacchi di forze preponderanti, e aveva distrutto almeno 460 veicoli corazzati da combattimento avversari.
Il 10 ottobre la 7ª e la 188ª Brig. Corazzata rinforzate guidarono una controffensiva israeliana a nord di Kuneitra, e la 19ª, la 20ª e la 79ª Brig. Corazzata di Laner avanzarono nel sud. Un grande saliente fu incuneato nelle linee siriane, portando i cannoni israeliani a portata di tiro di Damasco. Il 13 ottobre gli israeliani punirono un contrattacco della 3ª Div. Corazzata irachena infliggendole gravi perdite. La 40ª Brig. Corazzata giordana, che attaccava sul fianco sinistro degli iracheni, fu duramente colpita il 16 e il 18. Fu l’ultimo scontro importante di una lotta tra carri che costò ai siriani e ai loro alleati un totale di circa 1.200 mezzi corazzati (anche se a duro prezzo per gli israeliani). Simbolo della vittoria su questo fronte fu la riconquista del Monte Hebron in un assalto congiunto dei paracadutisti e della Brig. “Golani”.

Il fronte egiziano
Qui l’attacco incominciò in modo differente. Prima arrivò un violento ma breve bombardamento di artiglieria, seguito dall’attacco di 150 MiG sulle basi aeree, i posti di comando, i depositi di rifornimenti e i centri di comunicazione israeliani. Gli sbarramenti di missili terra-aria impedirono all’aviazione israeliana di intervenire con l’usuale efficacia. Nel pomeriggio del 6 ottobre, mentre la poco presidiata Linea Bar-Lev era bersagliata dal fuoco di artiglieria, squadre d’assalto anfibie su semicingolati e imbarcazioni d’assalto attraversarono il canale di Suez in diversi punti. Numerose squadre di “cacciatori di carri” mascherarono lo sbarco dei reparti più pesanti che seguivano. Queste squadre erano formate da fanteria altamente selezionata, ampiamente provvista di lanciarazzi RPG-7 e missili anticarro Malyukta (Sagger) guidati via filo da due uomini. I commando d’assalto usarono manichette ad alta pressione per aprire ampi varchi negli alti bastioni di sabbia eretti con i bulldozer dagli israeliani lungo gli argini. Vennero quindi lanciati pontoni russi su quei varchi, e le truppe pesanti cominciarono a riversarsi nelle teste di ponte. L’opposizione che si trovavano davanti in quel momento era costituita in totale da circa 1.000 uomini dello Zahal e 90 carri armati.
I primi contrattacchi della 252ª Ugda Corazzata del gen. Mendler (14ª, 401ª Brig. della Riserva e 460ª Brig. Corazzata della Riserva) furono respinti con gravi perdite dai “cacciatori di carri”, a causa soprattutto del fallimento delle tattiche delle “cariche corazzate”, già impiegate nel 1967, ma non adeguatamente appoggiate da fanteria meccanizzata. Entro il pomeriggio del 7 ottobre la divisione aveva perduto circa 200 dei suoi 300 carri armati. A questo punto, almeno 40.000 soldati egiziani, cinque divisioni, erano sulla sponda orientale con 800 carri, tenendo una striscia di deserto profonda tredici chilometri. Le batterie di missili terra-aria continuavano ad impedire serie interferenze da parte dell’aeronautica israeliana.
Sotto il comando supremo del ten. gen. Bar-Lev, il fronte di Suez fu diviso nei Settori Nord, Centro e Sud, al comando rispettivamente dei generali Adan, Sharon e Mendler (successivamente caduto in azione). Alcuni contrattacchi effettuati l’8 ottobre furono respinti, con altre pesanti perdite da parte della 167ª Ugda Corazzata di “Bren” Adan presso Kantara, la Fattoria Cinese e Fridan: entro sera le tre brigate erano ridotte a un totale di 120 carri. La 143ª Ugda Corazzata di Sharon subì perdite inferiori nell’attacco alla Fattoria Cinese il 9.
La bilancia cominciò a pendere in favore di Israele il 14 ottobre, quando il previsto tentativo egiziano di sfondare nel Sinai centrale attraverso i passi fu frustrato dalla superiore precisione dell’artiglieria dei carri con lo scafo interrato dello Zahal. Gli egiziani lanciarono cinque colonne meccanizzate per un totale di circa 1.000 carri armati su un fronte di 145 chilometri. Si trovarono presto troppo in avanti per la loro fanteria di supporto e infine, usciti dall’ombrello protettivo dei missili terra-aria, dovettero affrontare lo Zahal in una classica battaglia di carri. Nel più grande scontro tra corazzati dal 1945, gli egiziani persero 460 mezzi contro i 40 di Israele messi fuori uso.
A questo punto si materializzò la più audace manovra della guerra. Assumendo l’iniziativa strategica nella notte del 15-16 ottobre, il gen. “Arik” Sharon spinse i paracadutisti e sette carri armati al di là del canale, sull’argine occidentale nei pressi di Deversoir, all’estremità settentrionale del Grande Lago Amaro, usando equipaggiamenti gettaponti e punti di appoggio già esistenti. Violenti scontri avevano intanto luogo nel settore sud delle posizioni della Fabbrica Cinese, tenuta dalla 21ª Div. Corazzata e dalla 16ª Div. di Fanteria egiziane, allo scopo di assicurarsi che gli attraversamenti non venissero disturbati. Fu solo con difficoltà che i paracadutisti di Danny Matt poterono essere rinforzati sulla riva occidentale con alcuni semoventi M107. Per attirare l’attenzione del nemico vennero organizzati parecchi altri assalti israeliani sulla riva orientale, e sia l’unità di Sharon sia quella di Adan furono duramente impegnate il 16 e il 17, distruggendo con successo un gran numero di carri egiziani. Lo Zahal aveva appreso la lezione, e vennero messe all’opera squadre “interarma” di carri con adeguato appoggio di fanteria su M113 e semoventi.
Le sempre più numerose forze di Sharon sulla riva occidentale il 17-19 ottobre si riversarono nelle retrovie del nemico, seminando distruzione. Le postazioni di lancio dei missili furono eliminate, permettendo ai jet Phantom di Israele di prendere parte alla battaglia. La notte del 17 la 162ª Ugda Corazzata di Adan attraversò il Canale, seguita dalla 252ª Ugda Corazzata (guidata dal magg. gen. Magen dopo la morte di Mendler), e dalla 14ª e 421ª Brig. della 143ª Ugda di Sharon. Adan e Magen mossero verso sud per tagliar fuori la 3ª Armata egiziana, mentre Sharon piegò a nord verso Ismailia. Gli egiziani fecero disperati tentativi per distruggere i ponti israeliani: un’azione particolarmente violenta fu combattuta da unità della 3ª Armata a Wadi Mabouk, dove un piccolo reparto della divisione di Magen respinse attacchi condotti da forze più numerose in rapporto di cinque contro uno e distruggendo quasi 100 carri sparando a bruciapelo da un terreno più elevato, con l’appoggio di attacchi aerei. Completamente circondata, la 3ª Armata egiziana fu salvata solo da un accordo di cessate il fuoco imposto dalle “superpotenze” il 24 ottobre.
Il cessate il fuoco trovò gli israeliani padroni di 960 chilometri quadrati di Egitto ad ovest del canale, con la 3ª Armata circondata e con altri 9.000 prigionieri. L’Egitto teneva una striscia profonda dagli otto agli undici chilometri lungo l’intera sponda orientale, a parte il corridoio del Deversoir, e aveva fatto prigionieri circa 250 israeliani. Sul fronte del Golan, Israele aveva occupato 250 chilometri quadrati di territorio e fatto prigionieri 268 siriani. Circa 120 uomini dello Zahal erano caduti in mani siriane. In termini di materiali, Egitto, Siria e Irak avevano perso più di 1.300 carri armati; lo Zahal circa 840, anche se una ricognizione finale israeliana sui campi di battaglia permise di recuperarne e ripararne molti. Le aviazioni arabe avevano perduto in combattimento 368 aerei, due terzi dei quali egiziani; Israele ne perse 114, tutti meno 20 a causa del fuoco da terra. Fonti egiziane e siriane indicano le perdite umane in un totale di 19.000 morti e 51.000 feriti. Israele perse 606 ufficiali (incluso un maggior generale, 25 colonnelli e 80 maggiori) e 6.900 soldati.
Lo Yom Kippur si concluse in una vittoria di Israele. Recuperandosi dalle sue sconfitte iniziali, lo Zahal riuscì a dare una stupefacente risposta e finì la guerra occupando più territorio egiziano e siriano di prima. Ma la “Grande Traversata”, come gli egiziani chiamano il loro ritorno sulla riva orientale, fu un tremendo colpo psicologico per gli arabi, già umiliati dalla loro totale disfatta nel 1967, e il suo valore propagandistico fu pienamente sfruttato. Il “controattraversamento” di Sharon fin nelle retrovie egiziane può essere considerato, dopo un momento di esitazione, come il ritorno alle tattiche e all’approccio psicologico usuali dello Zahal.

Se volete approfondire potete farlo sfogliando le pagine del 91° volume di Eserciti e battaglie L’esercito israeliano nelle guerre in Medio Oriente 1948-73 – Gli eserciti arabi nelle guerre in Medio Oriente 1948-73 nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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