143 anni fa: il 2 ottobre 1869 nasce a Porbandar il politico e filosofo indiano Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma

Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948) apparteneva alla casta dei “mercanti”. Studiò legge a Londra, poi si recò in Sudafrica, dove lottò a favore dei diritti degli asiatici discriminati.
Solidamente ancorato all’humus della cultura induista, ma non disdegnando gli apporti di altre grandi religioni, come il cristianesimo e l’islamismo, e del pensiero filosofico indiano (Ramakrishna e Vivekananda) e occidentale (L. Tolstoj, H. Thoreau), Gandhi formulò in questa sua prima attività sociale la dottrina della non-violenza (mutuata dalle Gita) e di un pacifismo venato di spirito anarchico.
Egli organizzò un partito politico e diede vita al settimanale “Indian Opinion”, in cui il suo orizzonte politico si allargava e si completava nell’identificazione della “forza della verità” (satyagraha) con la fedeltà assoluta agli ideali della propria coscienza fino a giungere alla disobbedienza civile entro i limiti della non-violenza, che è un imperativo religioso prima che un principio dell’azione politico.
Tornato in India, compì poi numerosi viaggi per conoscere le condizioni di vita del suo Paese. Nel 1917 si recò nel Bihar per indagarvi le condizioni della popolazione rurale; subì un processo dagli Inglesi ma venne prosciolto. Nel 1918 guidò lo sciopero dei lavoratori tessili di Ahmadabad.
Gandhi era ormai pronto a guidare, tra il febbraio e l’aprile 1919, la prima campagna nazionale di disobbedienza civile contro la legge Rowlatt, che con la scusa della lotta al terrorismo privava i cittadini dei diritti elementari. Il governo inglese adottò severe misure di repressione, culminate nel massacro di Amritsar (379 morti). Gandhi ordinò allora la sospensione del movimento, che però tornò a guidare nel 1920, come presidente del Congresso nazionale indiano. In questa occasione egli promosse la reintroduzione della filatura e della tessitura a mano; arcolaio e telaio divennero così i simboli dell’azione politica gandhiana. La campagna venne nuovamente sospesa nel 1922 a seguito del massacro di 22 poliziotti nell’India settentrionale. Gandhi prese su di sé la responsabilità e fu condannato a sei anni. Scarcerato nel 1924 per le sue condizioni di salute, si dedicò al riscatto delle masse rurali. Alla fine del 1929 il Congresso, per la prima volta guidato da J. Nehru, lanciò una nuova campagna di disobbedienza civile per l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Il nuovo satyagraha (1930-1934) si aprì con la raccolta del sale compiuta da Gandhi su una spiaggia del mare Arabico, in esplicita trasgressione del monopolio governativo. Fallito ogni compromesso, nel 1932 il Mahatma (“grande anima”, com’era chiamato Gandhi) proclamò la ripresa della disobbedienza civile, repressa con durezza. Dalla prigione Gandhi si occupò del problema degli “intoccabili”, da lui ribattezzati harijan, “figli di Dio”, per i quali il governo aveva disposto elezioni separate. Gandhi minacciò il digiuno fino alla morte. Le elezioni separate furono abolite, e da quel momento egli subordinò al riscatto degli intoccabili l’obiettivo dell’indipendenza.
La seconda guerra mondiale congelò in parte la situazione politica: il Congresso offrì al viceré la collaborazione del popolo indiano, a patto che la Gran Bretagna concedesse l’indipendenza.
La proposta fu respinta: Gandhi guidò una nuova campagna di disobbedienza civile (ottobre 1940). Dopo alterni tentativi di compromesso Gandhi e i capi del Congresso furono arrestati e il partito posto al bando. Dopo la guerra, spaventosi scontri fra indù e musulmani, con migliaia di morti, scandirono l’inizio del processo che avrebbe condotto all’indipendenza e alla scissione di India e Pakistan (agosto 1947). Uno sciopero della fame di Gandhi ebbe il potere di placare gli animi solo per qualche tempo; un suo intervento in favore del diritto morale del Pakistan alla divisione delle casse dello Stato gli valse l’odio degli indù ultraortodossi, uno dei quali lo uccise il 30 gennaio 1948 a Delhi.

Se volete approfondire la vita del padre dell’indipendenza indiana potete farlo sfogliando il 13° volume de La Storia – L’età dei totalitarismi e la seconda guerra mondiale nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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