74 anni fa: il 30 settembre 1938 la Conferenza di Monaco impone l’accorpamento dei Sudeti al Terzo Reich, ponendo di fatto fine alla Cecoslovacchia

Questa cartolina postale tedesca del 1938 mostra una cartina dei territori dei Sudeti attorno a una foto di Adolf Hitler e Konrad Henlein presso il municipio di Eger. Sotto, la scritta “Noi ringraziamo il nostro Führer”.

Come già annunciato Hitler volge ora le sue attenzioni a Est, al territorio cecoslovacco. Per prima cosa si accorda con il capo del Movimento irredentista sudeto, Konrad Henlein. Il territorio dei Sudeti, con una popolazione in prevalenza di origine tedesca, da tempo insiste presso il governo della Cecoslovacchia con rivendicazioni di piena autonomia. La paura da parte cecoslovacca è che con l’autonomia il territorio, in mano a un partito filonazista, voti l’annessione al Terzo Reich (cosa del resto appena successa in Austria). La perdita dei Sudeti non è solo una notevole perdita territoriale ed economica: le grandi fortificazioni presenti (che fanno gola ai Tedeschi) sono un baluardo di difesa nei confronti del forte vicino. Senza di esse la Cecoslovacchia è una preda fin troppo facile. Ma il partito tedesco-sudeto, appoggiato dalla NSDAP, approva il 23 aprile 1938 durante il congresso di Karlsbad un programma in cui la piena autonomia dei Sudeti è al primo posto. Intanto in Germania Hitler avvisa la Wehrmacht di tenersi pronta: dal 1° ottobre ogni giorno è buono per risolvere il problema cecoslovacco.
Ma la Wehrmacht non avrà bisogno di sparare neanche un colpo perché il territorio dei Sudeti sarà consegnato su un piatto dorato a Hitler dalla diplomazia, principalmente inglese. Malgrado il fallimento del mediatore Lord Runciman inviato in Cecoslovacchia nel mese d’agosto, il primo ministro inglese Neville Chamberlain, fautore della politica di appeasement (pacificazione a tutti i costi), riesce a rimandare (di neanche un anno) la guerra. Per raggiungere questo risultato si incontrerà parecchie volte con Hitler: il 15 settembre a Berchtesgaden, dal 22 al 24 settembre a Godesberg. Il 30 settembre, anche grazie alla mediazione di Mussolini e senza che sia ammesso alcun rappresentante della Cecoslovacchia, è firmato a Monaco l’accordo in base al quale i Sudeti diventano territorio del Terzo Reich. Chamberlain è ancora convinto di aver messo un freno alle mire espansionistiche tedesche, ma con l’accordo di Monaco di fatto la Cecoslovacchia è perduta.
Malgrado affermazioni ripetute in varie occasioni, per cui il problema è ormai risolto (al punto che viene perfino firmato un accordo bilaterale il 20 novembre fra Germania e Cecoslovacchia per la tutela delle rispettive minoranze etniche), Hitler sta già manovrando per accaparrarsi il resto dei territori cecoslovacchi. Visti i precedenti felici dell’Austria e dei Sudeti, decide di appoggiarsi a un movimento interno al Paese (in questo caso quello dei separatisti slovacchi) per avere l’alibi “ufficiale” per intervenire con le sue truppe. Nel marzo 1939 Hitler si accorda quindi l’ex capo del governo slovacco, monsignor Jozep Tiso: quest’ultimo annuncia ufficialmente l’indipendenza slovacca e chiede contemporaneamente la protezione della Germania. Non tutti nello staff del Führer sono d’accordo rispetto a questa accelerazione degli eventi (per lo meno lo dichiareranno successivamente e tardivamente durante il processo di Norimberga). Göring sosterrà: “Ero irritato per via che tutto era stato deciso senza interpellarmi. Io sostenevo che era troppo presto, anche perché una violazione degli accordi di Monaco avrebbe compromesso il prestigio di Chamberlain: il rischio, abbastanza reale, era di portare Churchill al potere. Ma Hitler non mi ha ascoltato”. In effetti il Führer pensa bene di inviare il suo delfino a Sanremo (ufficialmente a curare presunti problemi di salute): l’atteggiamento di Göring, troppo disponibile a trattative con gli Inglesi, è d’intralcio in questo momento.
Il 15 marzo 1939 il presidente della Repubblica democratica cecoslovacca, Emil Hacha, e il suo ministro degli Esteri Chwalkowsky sono convocati a Berlino. Hacha è posto davanti a un ultimatum: o firma i documenti in cui dà in mano ai nazisti la sua nazione o sarebbero partiti i bombardieri che avrebbero trasformato il Paese in un cumulo di rovine. Alle quattro e mezzo di mattina Hacha, sofferente di cuore e tenuto in piedi dai medici, firma. E’ stata una notte drammatica, impensabile sotto ogni aspetto in un Paese civile. Le truppe del Reich occupano la Boemia e la Moravia, che diventano protettorati tedeschi, mentre la Slovacchia assume il ruolo di Stato satellite della Germania, con un governo clerico-fascista del primo ministro e presidente Tiso. Il Führer può essere soddisfatto perché un grande uomo (Otto von Bismarck) aveva detto: “Chi domina i bastioni della Boemia è padrone dell’Europa”.
Ancora una volta Hitler è riuscito con un colpo di mano improvviso a spiazzare le altre nazioni, mettendole davanti al fatto compiuto. Perfino gli alleati sono stati lasciati all’oscuro di tutto. Mussolini riceverà l’inviato del Reich, il principe Filippo d’Assia, che spiegherà le ragioni del Führer quando tutto è già avvenuto: la mossa è stata fatta perché i Cechi non smobilitavano le loro forze ai confini, perché continuavano a mantenere contatti con l’Unione Sovietica e perché maltrattavano i Tedeschi. “Questi pretesti sono forse buoni per la propaganda di Goebbels, ma dovrebbero venir risparmiati quando parlano con noi” sarà il commento del giovane ministro degli Esteri italiano, Galeazzo Ciano, che continua sostenendo che Mussolini è scontento e depresso: non darà notizia alla stampa della visita di Filippo d’Assia (“Gli Italiani riderebbero di me: ogni volta che Hitler prende uno Stato mi manda un messaggio”).

Se volete approfondire le vicende che portarono all’accordo di Monaco e alla successiva cancellazione della Cecoslovacchia dalla cartina politica dell’Europa potete farlo sfogliando le pagine del libro Hitler e il Terzo Reich – Nazismo: storia di una lucida “follia” nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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