68 anni fa: il 29 settembre 1944, a Monte Sole, in provincia di Bologna, quattro reparti delle truppe naziste cominciano quella che diventerà nota come la strage di Marzabotto: 770 civili uccisi, tra cui intere famiglie e molti bambini

Il nome di Marzabotto è legato alla più orrenda strage perpetrata in Italia da truppe di occupazione tedesche nell’autunno del 1944 nei confronti di civili. Nel suo territorio si era insediata la Brigata partigiana Stella Rossa, formata da giovani locali renitenti alla leva; partigiani provenienti dalla pianura; distaccamenti di ex-carabinieri; prigionieri di guerra fuggiti dai campi di internamento; un contingente russo di 47 elementi, alcuni indiani e britannici. La Brigata, organizzata da Umberto Crisalidi, contadino, e da Mario Musolesi, detto il “Lupo”, controllava un’area fra le valli del Setta e del Reno attraversata da importanti nodi ferroviari e stradali che collegavano Bologna con Firenze e Roma, lungo i quali transitavano i convogli tedeschi di rifornimento alle truppe dislocate al sud. Dopo lo sfondamento alleato della Linea Gotica, i tedeschi in ritirata si attestarono sulle colline intorno a Marzabotto e alla fine di settembre del 1944 organizzarono una operazione di annientamento della Stella Rossa e di tutti i nuclei abitativi esistenti nell’area. Vennero attaccati e dispersi non solo i comandi della Brigata, ma uccisa larga parte della popolazione civile composta da donne, anziani, bambini; bruciate le case, distrutte e profanate le chiese. Nell’azione, affidata a Walter Reder, comandante del 16° Battaglione esplorante della 16a Divisione SS Reichsführer, furono impiegati reparti dell’artiglieria antiaerea, il 105° Reggimento Flak della Luftwaffe e i russi collaborazionisti del 4° Ostbataillon.
I massacri interessarono numerose località dei comuni di Marzabotto, Grizzana e Monzuno: a Creda furono uccise 80 persone radunate all’interno di una fattoria; a Cadotto, sede del comando della Stella Rossa, dopo la morte dello stesso Lupo nel conflitto a fuoco, venivano uccisi 60 civili; a Cerpiano, una cinquantina di civili rifugiati nella cantina del “Palazzo” venivano trasferiti nell’oratorio e colpiti dal lancio di bombe a mano e raffiche di mitra: 36 morti; a Casaglia, dopo aver ucciso don Ubaldo Marchioni sui gradini dell’altare della chiesa dell’Assunta, i tedeschi radunavano i presenti nel cimitero massacrandoli con bombe a mano e raffiche di mitragliatrice: 140 le vittime. Altre 50 persone rifugiate nella chiesa di San Martino, vennero uccise e i corpi bruciati. A Caprara 35 persone, radunate all’interno di una osteria, uccise con bombe a mano. A Pioppe di Salvaro 70 civili furono rastrellati e rinchiusi nella chiesa: dopo aver selezionato gli abili al lavoro, 43 civili, compresi due religiosi che si erano rifiutati di abbandonare gli ostaggi, furono fucilati sul bordo della vasca della canapiera.
Nel rapporto finale per i comandi, Reder scriveva che “718 nemici [erano stati] uccisi, di cui 497 banditi e 221 sostenitori delle bande”. Nei tre comuni, il totale delle vittime di guerra è risultato di 1.820 unità. Walter Reder, condannato nel 1951 all’ergastolo dal Tribunale militare di Bologna, fu rilasciato il 24 gennaio 1985.

A Marzabotto (Bologna), il Sacrario custodisce 771 corpi di civili vittime della strage, di numerosi partigiani e di soldati caduti durante i due conflitti mondiali. Il Municipio espone e conserva una raccolta di opere pittoriche e sculture effettuate da numerosi artisti sul tema della Resistenza e della strage eseguite nel corso degli anni ’60.
Il comune di Marzabotto è stato insignito, nel 1948, della Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Il Parco Storico di Monte Sole, istituito dalla Regione Emilia-Romagna nel 1989, si estende per circa 6.000 ettari e comprende gran parte delle località dove si consumò la strage. All’interno, diversi itinerari naturalistici e un Itinerario storico del Progetto regionale “Linea Gotica” collegano i luoghi dell’eccidio e i monti Sole, Caprara e Salvaro dove è ancora possibile visitare i resti delle postazioni tedesche e i rifugi utilizzati da partigiani e civili negli anni della guerra. Oltre un centinaio di monumenti, cippi e lapidi sono distribuiti nei luoghi dove si verificarono fucilazioni, eccidi e massacri ai danni dei civili e dei partigiani. Nel 1999, numerosi Enti territoriali e il Land Assia hanno dato vita, in località S. Martino, alla Scuola di Pace per educare i giovani al rifiuto della guerra nella soluzione dei conflitti.
Monumenti, cippi e lapidi sono presenti in numerose località dei comuni di Monzuno e Grizzana Morandi (Bologna) interessate alla attività partigiana ed alla rappresaglia tedesca; così come trincee, rifugi e capisaldi difensivi tedeschi si trovano un po’ ovunque nel territorio circostante ricco di zone calcaree come a Monterumici e a Monte Adone, nel comune di Sasso Marconi (Bologna), dove dall’ottobre 1944 fino all’aprile 1945 correva l’ultima linea difensiva tedesca, la Linea Verde II.

Se volete approfondire quello che è stato uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche in Europa occidentale durante la Seconda guerra mondiale potete farlo sfogliando le pagine del libro Percorsi della Memoria 1940-1945 la storia, i luoghi nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

Il Parco Storico di Monte Sole è a mezz’ora d’auto dal nostro B & B e se siete interessati alla visita saremo ben lieti di accompagnarvi.

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