97 anni fa: il 25 settembre 1915 comincia la seconda battaglia della Champagne

Tra la fine della campagna dell’Artois in giugno e l’inizio dell’offensiva di settembre non ci furono combattimenti di rilievo sul fronte occidentale. Comunque, questi mesi non furono pacifici. La guerra di trincea continuava con gradi di intensità diversi, e in Alsazia, nelle Argonne e nelle Fiandre si registrarono intense operazioni a carattere locale, che causarono numerose perdite da una parte e dall’altra. In luglio, per esempio, a Hooge i tedeschi usarono per primi i lanciafiamme. In questo periodo il contingente britannico continuò a crescere, permettendo la formazione di una terza armata, sotto il comando di Monro, che in luglio sostituì le truppe transalpine sulla Somme.
La strategia di Joffre per la campagna di settembre fu una versione più ambiziosa di quella di maggio. Il saliente di Noyon stava per essere attaccato da 35 divisioni nella Champagne, mentre un’operazione simultanea doveva essere effettuata da 18 divisioni francesi e da 12 inglesi nell’Artois. Joffre era sicuro del successo: la linea tedesca era considerata debole; nell’Artois furono impiegate solo 6 divisioni, 17 nella Champagne, mentre altre 6 furono tenute di riserva, disseminate lungo il fronte. L’ottimismo dell’alto comando trapelava fino ai poilus. Secondo un’opinione assai diffusa in quel momento, la battaglia che stava per iniziare avrebbe messo fine alla guerra. Joffre si rivolse al suo esercito dicendo: “Votre élan sera irrésistible” e fu creduto. Le truppe francesi attaccarono il 25 settembre a tamburo battente e a bandiere spiegate. Gli uomini del corpo di spedizione inglese avevano fiducia in se stessi, ma French e Haig erano pessimisti. Avrebbero preferito attaccare più a nord, o addirittura rinviare l’azione fino al 1916, ma Joffre insisteva perché il BEF combattesse a fianco dei francesi. Per salvare l’armonia fra gli alleati e per alleggerire la pressione su russi e italiani, il generale French fu in pratica costretto a dare inizio all’operazione. Come risultato, la 1ª armata di Haig fu impegnata in un attacco attraverso il difficile terreno del settore di Loos/Lens, un paesaggio che era segnato da montagne di detriti e punteggiato da villaggi minerari.
L’attacco principale francese fu sferrato nella Champagne. Dopo accurati preparativi, che includevano un bombardamento durato tre giorni, la 2ª armata (comandata da Pétain) si mosse alle ore 9.15 del 25 settembre. L’avanzata francese fu aiutata dall’impiego di gas asfissianti, e la prima ondata di aggressori penetrò per circa 2.700 metri nelle difese tedesche, ma di fronte alla seconda linea nemica l’attacco si fermò. I francesi continuarono a cercare di avanzare fino al 28 settembre, quando Joffre ordinò la sospensione delle operazioni. Un’ulteriore serie di assalti sferrati il 6 ottobre si rivelarono un insuccesso, permettendo però alla 2ª armata di catturare 25.000 prigionieri.
Anche l’azione nell’Artois fu deludente. La città di Souchez, all’estremità settentrionale dell’altura di Vimy, fu attaccata dalla 10ª armata, ma le due divisioni della guarnigione tedesca rimasero salde sulle loro posizioni. I francesi tentarono di far tesoro della loro esperienza del mese di maggio per mantenere le proprie riserve pronte vicino al fronte, ma riportarono gravi perdite sotto il fuoco dell’artiglieria. Il problema sembrava essere senza soluzione.
Sebbene gli inglesi fossero ancora carenti di munizioni d’artiglieria (i cannoni di grosso calibro di cui disponevano potevano sparare solo 96 colpi in 24 ore), Haig sperava che l’impiego dei gas avrebbe rappresentato una efficace soluzione alternativa al bombardamento massiccio. Lungo la linea del fronte erano state installate 5.000 bombole di gas e alle ore 5.00 del 25 settembre Haig doveva decidere se far aprire o meno le valvole. L’intensità e la direzione del vento erano molto importanti, in quanto, se avesse dato l’ordine quando il vento era sfavorevole, il gas avrebbe potuto essere letale anche per gli inglesi. Dopo qualche esitazione, Haig diede il via all’operazione.
Alle ore 6.30 sei divisioni iniziarono l’attacco su tutta la linea del fronte. All’estrema sinistra, dove il vento era molto debole, il gas si diffuse in senso contrario verso la 2ª divisione, il cui attacco fallì del tutto. Nello stesso modo fu fermata una brigata della 1ª divisione. In altri punti il gas raggiunse le linee tedesche, ma non si ebbe il drammatico risultato che Haig sperava. Tuttavia, gli inglesi stavano avanzando dovunque, tranne che sul fronte dove operava la 2ª divisione. La 15ª, una delle due formazioni scozzesi inquadrate nella 1ª armata, si fece strada nella seconda linea tedesca, che rappresentava l’ultimo baluardo. Per le truppe di riserva era giunto il momento di uscire allo scoperto e sfruttare i varchi; i tedeschi capirono di essere sconfitti e si prepararono alla ritirata.
Per questa battaglia le riserve inglesi erano state poste inizialmente sotto il controllo di French al comando generale. Haig protestò, ma fu solo verso le 13.20 che furono affidate al comandante della 1ª armata. Peraltro le riserve, formate da due inesperte divisioni, 21ª e 14ª, avevano sostenuto tre successive marce notturne e avevano raggiunto la linea del fronte troppo tardi per attaccare quello stesso giorno. Il mattino seguente alle ore 11.00 iniziarono l’avanzata e furono respinte. La divisione guardie, di nuova formazione, dovette essere schierata in appoggio al fronte inglese, nel momento in cui la 21ª e 24ª ripiegarono in disordine. L’azione di comando di French non fu efficace non solo perché decise di tenere la riserva oltre 25 chilometri dietro il fronte della battaglia, ma anche perché scelse due formazioni poco addestrate, quando c’erano esperte divisioni regolari e territoriali in quantità, incluse la 46ª e la 51ª. La sua insistenza nel prolungare la battaglia fino al 4 novembre sommò questi errori. Haig, che aveva buoni rapporti con il re, cercò di far sostituire French, e quest’ultimo non si dimostrò certo felice. Il capo di stato maggiore, generale William Robertson, fu nominato capo di stato maggiore imperiale.

Se volete approfondire le terribili battaglie dell'”inutile strage”, come papa Benedetto XV definì il conflitto globale che insanguinò soprattutto l’Europa dal 1914 al 1918, potete farlo sfogliando le pagine della Storia fotografica della prima guerra mondiale nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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