72 anni fa: il 15 settembre 1940 si combatte la giornata decisiva della battaglia d’Inghilterra

Ancora oggi, la giornata del 15 Settembre viene commemorata in Inghilterra come il Battle of Britain Day, ovvero il giorno in cui i combattimenti aerei che nell’ estate del 1940 videro scontrarsi nei cieli inglesi i velivoli della Royal Air Force britannica e della Luftwaffe tedesca, e che vengono appunto ricordati come la “Battaglia di Inghilterra“, raggiunsero il massimo dello sforzo da ambo le parti. La giornata si concluse con una sonora sconfitta delle forze tedesche. I piloti degli Spitfires e degli Hurricanes britannici rivendicavano infatti 59 Vittorie Aeree (36 Bombardieri  e 23 Caccia tedeschi), contro la perdita di 26 aeroplani.

La Battaglia di Inghilterra (Luglio 1940 / Primavera 1941)

Il 22 Giugno 1940, dopo essere stata travolta nel giro di un mese e mezzo dal Blitzkrieg scatenato da Hitler il 10 Maggio, la Francia firmava l’ armistizio di Compiégne e si arrendeva alle trionfanti forze tedesche. Winston Churchill, Primo Ministro Inglese, ebbe a dire: “La Battaglia di Francia è finita, ora ci attende la Battaglia di Inghilterra“.       In effetti la Gran Bretagna era rimasta sola a fronteggiare lo strapotere nazista che ormai dominava l’ intera Europa continentale, e per di più in condizioni militari estremamente precarie dopo la ritirata di Dunkerque, che se per certi versi era stata indiscutibilmente un grande successo, dato che era riuscita a riportare a casa in condizioni fortunose circa 300.000 soldati britannici, per altri versi era stata altrettanto indubbiamente una catastrofe, dato che i suddetti soldati avevano dovuto abbandonare in Francia la grandissima maggioranza del loro armamento pesante. Adolf Hitler, un po’ perché consapevole delle enormi difficoltà di uno sbarco in Inghilterra per piegarla militarmente, un po’ perché non ostile agli inglesi in modo pregiudiziale, anche sulla base della comune origine “razziale“, aveva offerto al Governo Britannico quelle che a lui sembravano generose condizioni di pace; sosteneva di essere pago di avere sconfitto ed umiliato la nemica storica della Germania, la Francia, di puntare all’ egemonia sull’ Europa continentale (che aveva già conseguito), e di non avere interesse ad uno scontro con l’ Impero Britannico, che era al contrario una potenza marittima. Churchill, presentando il suo governo al Parlamento Inglese, aveva risposto da par suo in un discorso rimasto giustamente famoso. Aveva detto: “Qual è il nostro programma? Fare la guerra è il nostro programma. Fare la guerra per terra, per mare e per cielo, fino a quando questa lotta non vedrà uno dei due contendenti soccombere definitivamente… Non vi prometto altro che sangue, sudore e lacrime…“ . Sulla base di questo discorso programmatico, Churchill ottenne la fiducia pressoché plebiscitaria di Westminster, in una convergenza di consensi che oggi chiameremmo “bipartisan“ sia della maggioranza conservatrice che della opposizione laburista. La situazione politica interna inglese non avrebbe più subito mutamenti fino alla conclusione vittoriosa della guerra. E così, viste respinte in modo così netto le sue profferte di pace, Hitler era costretto, prima di rivolgersi all’Est come era nei suoi piani,  a sconfiggere definitivamente l’Inghilterra, e per far ciò bisognava per forza invaderla.

Come gli eventi storici successivi avrebbero dimostrato, i veri obiettivi strategici di Hitler erano rivolti ad Est, alla conquista di quel “Lebensraum“ (Spazio Vitale), sul quale doveva essere edificato il Reich millenario. Ma per attaccare l’Unione Sovietica era prima necessario stroncare una volta per tutte l’ Inghilterra, dato che, almeno per il momento,    i Generali tedeschi, memori della esperienza della Prima Guerra Mondiale, non volevano sentir parlare di una guerra su due fronti. Venne di conseguenza messa frettolosamente in cantiere la Operazione Seelöwe (Leone Marino), ovvero il progetto di uno sbarco nazista in Inghilterra. Hitler addivenne a questa risoluzione di malavoglia e con scarsa convinzione (motivata). Come avrebbe dimostrato lo Sbarco Alleato in Normandia qualche anno più tardi, il semplice spostamento di un esercito moderno attraverso il Canale della Manica comportava problemi logistici enormi, in nessun modo comparabili con le tradizionali operazioni militari; e da questo punto di vista, la preparazione dell’Esercito Tedesco, che pure si era dimostrato così superbamente efficiente sul terreno, era assolutamente inadeguata. Si pensi che, non disponendo di mezzi di sbarco appositamente finalizzati allo scopo, i tedeschi si diedero a requisire in tutta Europa quante più chiatte fluviali (! !) possibile, nel mentre le truppe iniziavano un addestramento molto approssimativo alle future operazioni di sbarco. Ad ogni buon conto, condizione imprescindibile ad ogni tentativo era il conseguimento della superiorità aerea nel cielo del Canale, in mancanza della quale il disastro sarebbe stato inevitabile. Era perciò assolutamente necessario che la minaccia della Aviazione Britannica, che giustamente veniva ritenuta temibile, fosse neutralizzata in modo efficace prima di pensare di intraprendere una traversata ed uno sbarco. Sarebbe quindi ovviamente spettato alla Luftwaffe di Hermann Goering, che aveva conseguito successi così spettacolari in Polonia ed in Francia, l’ onore (e l’onere) di spazzare via dal cielo la Royal Air Force,   e spianare così la strada alle forze di invasione. E la Battaglia di Inghilterra cominciò.

Emblema della Royal Air Force

Emblema della Luftwaffe

 

 

 

 

 

 

 

LE  FORZE  IN  CAMPO

Alla data del  6 Luglio 1940, il  Fighter Command  (Comando Caccia) della  RAF era in grado di mettere in linea  644  Aerei  pronti al combattimento,  articolati in  53  Fighter Squadrons  ( Reparti con un organico di dodici aerei equivalenti alle nostre Squadriglie ),  a loro volta coordinati in  Quattro  Fighter Groups  ( Divisioni Caccia – Grandi Unità con compiti di Difesa Aerea Territoriale ).  Al  10th Fighter Group  competeva la difesa della Inghilterra Sud Occidentale, all’ 11th Fighter Group  quella della Inghilterra Sud Orientale che includeva la zona di Londra, al  12th Fighter Group  spettava la difesa dell’ Inghilterra Centrale,  ed al  13th Fighter Group quella della Scozia e della Irlanda del Nord.

26  Fighter Squadrons  erano equipaggiati con il Caccia Monoposto  Hawker  Hurricane  Mk I19  Fighter Squadrons  volavano sul famoso Caccia Monoposto  Supermarine  Spitfire  Mk I,  nel mentre  Due  Fighter Squadrons  erano dotati dei Caccia Biposto  Boulton Paul  Defiant  Mk I, ed i rimanenti  Sei Fighter Squadrons  operavano come Caccia Notturna  utilizzando i Caccia Bimotori  Bristol  Blenheim  Mk IF.

L’ Organizzazione della Difesa Aerea Inglese nell’ Estate del 1940

Per contro la  Luftwaffe  era in grado di metter in campo ben  3.000 ca. Aerei  da Combattimento.  Di questi  800 ca. erano Caccia Monoposto  Messerchmitt  Bf 109E,   cui si aggiungevano  300 ca. Caccia pesanti Bimotori  Messerschmitt  Bf 110;  i rimanenti  1900 velivoli erano divisi in  1500 ca.  Bombardieri Bimotori dei tipi  Dornier  Do 17Z, Heinkel  He 111H  e  Junkers  Ju 88A,  e  400 ca.  Bombardieri in Picchiata  Junkers  Ju 87 Stuka.  Questo complesso di forze era strutturato in tre  Luftflotten  ( Armate Aeree ) : la  II  Luflotte, dislocata in Germania Occidentale, Olanda e Belgio con Quartier Generale a  Bruxelles,  la  III  Luftflotte  stanziata nella Francia Settentrionale con Quartier Generale a  Parigi, e la meno numerosa  V  Luftflotte  acquartierata in Danimarca e Norvegia, con Quartier Generale ad  Oslo.  Le prime due Armate Aeree erano in grado di battere l’ intera Inghilterra Meridionale e Centrale;  la terza, quella destinata ad avere un coinvolgimento nella battaglia tutto sommato marginale, con il compito di tenere sotto tiro la Scozia e costringere così la difesa britannica a disperdere le proprie risorse.

Come si evince chiaramente dai numeri, il rapporto di forze era nettamente sfavorevole agli Inglesi, nella misura di quasi cinque a uno.  Per quanto attiene all’ aspetto qualitativo dei mezzi aerei a disposizione, pregi e difetti dei singoli tipi di velivoli finivano alla fine dei conti per bilanciarsi in modo abbastanza equilibrato, con qualche eccezione.  Diverso il discorso per quanto riguardava i piloti; infatti, pure essendo sostanzialmente coetanei        ( età media vent’ anni ), i piloti tedeschi erano nella maggior parte dei casi veterani già sperimentati dalle precedenti campagne, mentre molti piloti inglesi erano spesso novellini appena usciti dalle scuole di volo.  La difesa britannica, tuttavia, godeva anche di qualche vantaggio di non secondaria importanza.  In primo luogo, fattore che si sarebbe rivelato di importanza decisiva, la tecnologia Radar, che con molta preveggenza era stata sviluppata a partire dalla metà degli anni  ’30.  Ora le coste inglesi erano disseminate di una efficiente rete di stazioni radar, che consentivano di avvistare per tempo le formazioni aeree nemiche e di indirizzare verso di loro con prontezza e precisione i propri intercettori; in secondo luogo, i britannici godevano dell’ indubbio vantaggio di “ giocare in casa “, nel senso che un pilota inglese che si lanciava con il paracadute scendeva in territorio amico e, a meno che non fosse rimasto ferito, ritornava a combattere il giorno stesso; al contrario per i tedeschi ogni aero perduto comportava nel  90% dei casi la perdita anche del pilota o dell’ equipaggio nel caso di un bombardiere, dato che quando riuscivano a sopravvivere all’ abbattimento dell’ aereo lanciandosi con il paracadute, scendevano in territorio nemico ed ovviamente concludevano la loro carriera militare come prigionieri di guerra.  Infine, i pur eccellenti caccia monoposto  Messerschmitt  Bf 109  avevano una autonomia limitata, che non consentiva loro di rimanere nei cieli inglesi per più di venti minuti;  passato questo tempo ( che in combattimento si accorciava ulteriormente, visto il consumo più elevato ), dovevano necessariamente invertire la rotta per rientrare alle loro basi oltre la Manica, pena l’ esaurimento del carburante e di conseguenza un sempre molto rischioso ammaraggio nel Canale.  Oltre a questi fattori, gli storici sono abbastanza concordi nel ritenere che, in termini strategici, la campagna offensiva della  Luftwaffe  fosse stata inizialmente concepita e condotta in un modo che avrebbe condotto al risultato che si perseguiva;  un repentino cambio di strategia, dovuto ai motivi in larga parte casuali che diremo, rovesciò ad un certo punto la situazione favorendo gli Inglesi.

Hawker Hurricane Mk I dello Squadron Leader Robert Stanford Tuck Ufficiale Comandante del 257th Fighter Squadron Debden ( England ) – Settembre 1940

Supermarine Spitfire Mk I del 66th Fighter Squadron Gravesend ( England ) – Settembre 1940

 

 

 

 

 

Boulton Paul Defiant Mk I del 264th Fighter Squadron Kirton on Lindsey ( England ) – Agosto 1940

Messerschmitt Bf 109 E della 7 Staffel III Gruppe JagdGeschwader 27 Guines ( Francia ) – Settembre 1940

 

 

 

 

 

Messerschmitt Bf 110 C della V Gruppe ( Zerstorer ) LehrGeschwader 1 Caen ( Francia ) – Settembre 1940

Junkers Ju 87 B della 3 Staffel I Gruppe StukaGeschwader 3 Caen ( Francia ) – Settembre 1940

 

 

 

 

 

Dornier Do 17 Z della 9 Staffel III Gruppe KampfGeschwader 76 Cormeilles en Vexins ( Francia ) – Settembre 1940

Heinkel He 111 H della 5 Staffel II Gruppe KampfGeschwader 26 Amiens ( Francia ) – Settembre 1940

 

 

 

 

 

Junkers Ju 88 A della 7 Staffel III Gruppe KampfGeschwader 51 Etampes Mondésir ( Francia ) – Settembre 1940

 

 

 

 

 

SVOLGIMENTO delle OPERAZIONI

Gli storici militari sono generalmente concordi nel distinguere quattro successive fasi nello svolgimento della  Battaglia di Inghilterra, che viene unanimemente considerata conclusa con la vittoria Inglese entro la fine dell’ anno 1940.  I bombardamenti tedeschi sulla Gran Bretagna sarebbero proseguiti più o meno sporadicamente anche negli anni successivi, fino alla terribile offensiva con le V1 e V2 dell’estate 1944, ma già all’ inizio del 1941 ogni progetto di invasione dell’ Inghilterra era stato definitivamente abbandonato, essendo incontrovertibilmente chiaro che il tentativo tedesco di assicurarsi la indispensabile superiorità aerea si era concluso con una cocente sconfitta. Nella primavera del 1941 la stragrande maggioranza delle forze aeree tedesche fu quindi richiamata in Germania per una riorganizzazione generale in vista della ormai prossima offensiva all’ Est. Ma precisiamo ora le caratteristiche strategico-tattiche delle diverse fasi della Battaglia .

Fase  1  (dall’inizio di  Luglio al  10 Agosto).  In questa prima fase la  Lufwaffe concentrò i propri sforzi nella interdizione al traffico navale inglese nel Canale della Manica.  L’obiettivo strategico, oltre a quello ovvio di rendere sempre più difficoltosi i rifornimenti via mare di cui l’ Inghilterra aveva necessità vitale, era anche quello di attirare in combattimento la caccia inglese per poterla distruggere.  Ci si avvide quasi subito che   l’ osso da rodere era molto più duro di quelli con i quali la  Luftwaffe  si era fino a quel momento confrontata;  dal 10 Luglio al 10 Agosto i tedeschi persero nei combattimenti sulla Manica ben  217 aeroplani, contro i  96 velivoli perduti dai difensori britannici.  Particolarmente clamoroso fu il disastro dei mitici bombardieri in picchiata  Junkers  Ju 87 “ Stuka “, che avevano fino a quel momento terrorizzato l’ intera Europa.

Hurricanes del 501st Fighter Squadron RAF all’ attacco di una formazione di Junkers Ju 87 Stuka sulle coste inglesi ( Agosto 1940 )

Aeronauticamente parlando, lo Stuka era un velivolo a dir poco scadente, lento, goffo, appesantito dal carrello di atterraggio fisso;  il suo unico pregio era la capacità di colpire con precisione assoluta bersagli di piccole dimensioni come un singolo carro armato.  In Polonia e sul Fronte Occidentale avevano conseguito successi spettacolari, grazie però  ad una opposizione aerea praticamente inesistente.  Quando si avventurarono nei cieli inglesi, gli  Hurricanes  e gli  Spitfires  li fecero letteralmente a pezzi.  Sembra che, con tipico snobismo britannico, alcuni piloti inglesi avessero a dire che abbattere gli  Stukas  era “ poco sportivo “, perché risultava facile come “sparare a dei topi in un barile“. Vera o no che sia questa diceria, è un fatto che il giorno 19 Agosto le unità  Stukas vennero ritirate dai combattimenti, in conseguenza delle catastrofiche perdite subite.  Avrebbero successivamente ottenuto altri successi nei Balcani ed in Russia, ma nei cieli inglesi non si sarebbero più fatte vedere.

Fase  2  (dal 10 Agosto al  6 Settembre).  In questa seconda fase la  Luftwaffe  concentrò invece i propri attacchi sugli aeroporti e le installazioni del  Fighter Command  RAF  nella Inghilterra Meridionale, effettuando la corretta scelta strategica di aggredire il suo avversario direttamente sulle sue basi, al fine di stroncarne definitivamente la capacità operativa.  L’ alquanto ottimistica previsione di  Goering  e del suo Stato Maggiore contava di demolire la difesa aerea a sud di Londra nel giro di quattro giorni, e di annientare del tutto la  Royal Air Force  al massimo nell’ arco di un mese.  In tal modo il progettato sbarco in Inghilterra avrebbe potuto svolgersi secondo i tempi prefissati dalla “ Operazione Leone Marino “, e cioè verso la metà di Settembre.  Ma le cose dovevano andare in altro modo.

Duello tra uno Spitfire del 602nd Fighter Squadron ed un Messerschmitt Bf 109 sulle Scogliere di Dover ( Agosto 1940 )

Il giorno  13, denominato dai tedeschi  Adlertag  (Giorno dell’Aquila) vide l’inizio del massimo sforzo offensivo della  Luftwaffe, che nel corso della giornata effettuò ben  1485 missioni operative sull’Inghilterra, vedendosi abbattere  45 aeroplani contro la perdita di  13 caccia inglesi.  Il giorno 15  vide da parte tedesca l’ impegno numericamente maggiore di tutta la battaglia;  la giornata vide uno dei rari interventi nei combattimenti anche della   V  Luftlotte  stanziata in Scandinavia, in un attacco coordinato da sud e da nord che vide effettuate  520 missioni dai bombardieri  e  1270  dai caccia  tedeschi.  Il bilancio delle perdite fu di  75 aerei tedeschi abbattuti contro  34 caccia britannici.  Il giorno dopo la  Luftwaffe  replicò il colpo, effettuando nuovamente circa  1700 missioni, e perdendo questa volta  45 aerei contro  21 velivoli inglesi.  Dopo alcuni giorni di pausa, i tedeschi attaccarono di nuovo in massa il giorno 18;  questa volta persero  71 apparecchi contro le 27 perdite della  RAF.  Era chiaro che la caccia inglese era tutt’ altro che debellata, tuttavia la  Luftwaffe  sovrastimava le perdite inflitte al nemico e, ritenendo di essere vicina al successo, proseguì con tenacia nella sua azione nei giorni successivi.  Nonostante il bilancio vittorie / perdite fosse nettamente a suo vantaggio, il Fighter Command  iniziava   a sentire il logorio dello sforzo continuo, e cominciava ad essere sempre più in difficoltà nel rimpiazzare gli aerei perduti e soprattutto i piloti caduti in combattimento, così come  nel gestire basi operative che venivano martellate dal nemico quasi quotidianamente.    Per i tedeschi il successo sembrava quindi ormai a portata di mano …  quando, come spesso avviene nelle vicende umane, il caso intervenne nel mutare il corso degli eventi.  Nella notte tra il  24  ed il  25 Agosto, durante una incursione notturna, alcuni bombardieri tedeschi avevano perso la rotta, ed avevano per errore sganciato il loro carico di bombe su  Londra, che fino a quel momento era stata risparmiata.  La sera stessa  Churchill spediva i bombardieri della RAF a bombardare  Berlino  per ritorsione.  I danni furono assolutamente minimi, ma l’ impressione psicologica enorme.  Goering  aveva giurato sul suo onore che mai un aereo nemico avrebbe potuto violare la capitale del Reich, ed un  Hitler  pazzo di rabbia impartì nel suo stile le nuove direttive strategiche della battaglia :   la  Luftwaffe  doveva ora concentrare i propri attacchi su un nuovo e primario obiettivo strategico : Londra.  La decisione di distogliere gli sforzi dal martellamento degli aeroporti della RAF, ormai vicini alla crisi senza ritorno, per concentrali su Londra, viene considerata dagli storici militari come l’ errore strategico fondamentale che cambiò le sorti della battaglia in favore degli inglesi, in quanto permise al  Fighter Command  di riprendere fiato, e di riorganizzarsi in vista delle giornate durissime che ancora lo attendevano.

Fase  3  (dal  7 Settembre all’ inizio di Ottobre).  In questa terza fase la  Luftwaffe concentrò i propri attacchi su  Londra  ed altre città inglesi.  Il cambiamento di strategia non fu immediato, ed infatti fu proprio nel periodo che va dal  24 Agosto  al  7 Settembre che la  Luftwaffe  inflisse i maggiori danni all’ avversario inglese, e fu, senza rendersene conto, ad un passo dal successo definitivo.  Fra il 24 agosto ed il  6 settembre i tedeschi compirono ben  33 grandi incursioni, e oltre due terzi furono dirette contro le basi operative di settore e gli altri campi della caccia britannica.  In media il numero degli apparecchi tedeschi che presero parte quotidianamente alle operazioni contro l’ Inghilterra durante quelle due settimane si aggirò intorno ai 1000, dei quali da  250 a 400 erano bombardieri,  e per due volte il  30 e il 31 agosto gli incursori tedeschi furono circa 1500.

Nel corso dei combattimenti la difesa inglese distrusse  380 aerei tedeschi subendo la perdita di 286 caccia, ma molti altri vennero seriamente danneggiati.  Ma soprattutto 103 piloti della  RAF furono uccisi, ed altri 128 feriti su un contingente che non superava il migliaio.  Per di più, sei delle sette basi operative dell’ 11ma  Divisione Aerea subirono gravi danni : nessuna venne messa fuori uso totalmente, ma incontravano difficoltà sempre maggiori nel restare operative.  Infine,  i nuovi piloti usciti dalle scuole di volo avevano ricevuto un addestramento frettoloso, e non erano ovviamente ancora all’ altezza dei compagni caduti che dovevano rimpiazzare.  La forza della caccia inglese stava quindi diminuendo senza sosta e ad un ritmo più veloce che nella fase iniziale della battaglia. Le perdite dei piloti e quelle degli apparecchi superavano di gran lunga le sostituzioni. Di conseguenza, per quanti tremendi lutti e devastazioni la  Luftwaffe  avrebbe inferto a  Londra e alle altre città inglesi a partire dal  7 Settembre, il cambio di strategia tedesco  alla fine dei conti si rivelò provvidenziale per la stremata difesa britannica.  Cessato il martellamento tedesco, le basi operative del  Fighter Command  poterono riprendere fiato e riorganizzarsi.  Per di più, i nuovi obiettivi, a partire da Londra, erano per gli aerei tedeschi più lontani dalle basi di partenza sul continente; questo significava che i caccia monoposto  Messerschmitt  109,  gli unici che potevano giocarsela con successo contro i caccia inglesi, potevano restare in combattimento nel cielo di Londra per soli dieci minuti, e questo ovviamente avrebbe reso  i bombardieri più vulnerabili agli attacchi della  RAF.

Hurricanes del 1st Fighter Squadron RCAF all’ attacco di una formazione di Heinkel He 111 ( Agosto 1940 )

Nel tardo pomeriggio del 7 settembre circa  300 bombardieri scortati da  600 caccia  attaccarono Londra in massa.  Benché quasi tutti i gruppi inglesi alzatisi in volo avessero preso contatto con gli incursori la maggior parte degli aerei tedeschi riuscì a sganciare il proprio carico di bombe ad alto esplosivo e incendiarie prima di essere disturbata.  L’attacco colpì in pieno la zona portuale di Londra a est della City. Incendi giganteschi divamparono nei magazzini del porto, e servirono ai tedeschi da guida per le ondate che seguirono la stessa notte, durante la quale altri  250 bombardieri protrassero l’ attacco contro la capitale dal crepuscolo all’ alba.  E fu l’ inizio del martirio di  Londra.  Per tutto il resto del mese, con pause intermittenti dovute alle mutevoli condizioni meteorologiche, la  Luftwaffe  martellò senza sosta la capitale inglese, alternando incursioni diurne a sempre più frequenti incursioni notturne, ed estendendo gradualmente la zona di attacco dai bacini portuali all’ intera città.  Per i tedeschi i tempi si facevano sempre più stretti : per loro era necessario vincere definitivamente la partita entro pochi giorni, dato che il termine ultimo per l’ attuazione del progettato sbarco in Inghilterra non poteva in alcun modo andare al di là del  27 Settembre, perché a quella data sarebbe cambiato il corso delle maree, e dato che la Marina tedesca necessitava di almeno dieci giorni di preavviso per fare partire la Operazione “ Leone Marino “.  Di conseguenza, entro il  17 Settembre  la  Luftwaffe doveva essere riuscita a spazzar via dal Canale la minaccia della Caccia britannica. Il giorno 15, Domenica,  tempo variabile,  Goering, che aveva assunto personalmente il comando delle operazioni, lanciò su  Londra  230 bombardieri scortati da  700 caccia.     Gli inglesi, come sempre allertati dal Radar, fecero decollare ogni unità da caccia disponibile per la difesa.  Winston Churchill  era presente nella  Control Room  del  Fighter Command  a  Bentley Priory, da dove si seguiva “ in diretta “ lo svolgimento della battaglia, ed in qualche museo inglese si conserva ancora il residuo del sigaro che fumò nervosamente quel giorno.  Ad un certo punto, quando gli scontri aerei erano al culmine, Churchill  chiese al  Vice Maresciallo dell’ Aria  Sir Keith Park, responsabile della  11ma Divisione Aerea, di quante riserve ancora disponesse.  La risposta fu: “Nessuna, Sir “. A sera, come già ricordato all’ inizio di questo articolo, la  Luftwaffe aveva perduto 59 aeroplani, la più alta percentuale di perdite dopo il  15 Agosto, contro l’ abbattimento di  26 caccia della  RAF.  Era del tutto chiaro che la  Caccia Britannica  era stata tutt’ altro che debellata, ed anzi era più che mai agguerrita e combattiva;  il cambiamento di strategia tedesco aveva permesso al  Vice Maresciallo  Park  di risolvere la crisi dei suoi aeroporti ormai vicina al punto di non ritorno, e per quanto riguardava la carenza di piloti, il problema era stato in qualche modo risolto introducendo al servizio operativo quella sorta di “ legione straniera “ su cui la  RAF  poteva contare come estrema risorsa.  Oltre ai piloti delle altre nazioni del  Commonwealth  (Canadesi, Australiani, Neo Zelandesi, Sud Africani), si era infatti arruolato un numero considerevole di piloti  Francesi, Belgi, Olandesi, Norvegesi, Cecoslovacchi e Polacchi, sfuggiti all’ invasione tedesca ed ansiosi di poter continuare la lotta contro gli occupanti dei loro paesi, nonché una nutrita pattuglia di piloti statunitensi, spinti chi da motivi idealistici chi da spirito di avventura.  A tutti costoro la  Royal Air Force  era stata ben felice di concedere l’ opportunità di battersi contro i nazisti;  inseriti i primi piloti stranieri nelle unità britanniche, in breve tempo vennero costituiti interi  Squadrons  “stranieri “, composti di piloti della stessa nazionalità, che nel corso della battaglia ed oltre si distinsero per impegno e valore.

Dopo la giornata del  15 Settembre, i numeri parlavano chiaro in tutta la loro cruda evidenza; e quindi,  il giorno  17  il  Fuehrer  non ebbe altra alternativa se non quella di rimandare sine die l’ Operazione ” Leone Marino “.  Goering  tuttavia non era ancora disposto ad ammettere il fallimento, e si aggrappava alla convinzione che un breve periodo di bel tempo sarebbe bastato alla  Luftwaffe  per distruggere la caccia nemica e costringere  l’ Inghilterra alla resa anche senza l’ invasione. Fra il 17 settembre e la fine  del mese le sue formazioni diurne attaccarono ancora, tempo permettendo.  Poté lanciare attacchi in grande stile contro la capitale soltanto tre volte nei giorni 18, 27 e 30.  In ogni occasione i caccia inglesi riuscirono ad evitare un bombardamento massiccio facendo pagare un pedaggio salato all’ attaccante.  La perdita di 120 apparecchi durante questi tre giorni di combattimenti contro i  60 della  RAF abbattuti dai tedeschi, non poteva certo incoraggiare  Goering  a persistere ulteriormente.  In totale, fra il  7 ed il  30 settembre, se la caccia inglese aveva lamentato la perdita di 247 velivoli, la  Luftwaffe  ne aveva per contro perduto ben  433.  La vittoria, quindi, era irrimediabilmente sfuggita dalle mani dei Tedeschi.  Il 12 ottobre  Hitler  lo riconobbe, differendo formalmente  l’ Operazione ” Leone Marino ” alla primavera del 1941, il che equivaleva, nella realtà, ad una rinunzia definitiva. L’ attenzione del  Fueher  si era ormai definitivamente spostata verso la Russia.

Heinkel He 111 della Luftwaffe durante una Missione di Attacco su Londra ( Settembre 1940 )

Fase  4  (dall’ inizio di Ottobre alla Primavera del 1941).  Tuttavia, fintanto che la macchina bellica tedesca non fosse stata in grado di mettersi in moto in direzione est, moltissime ragioni consigliavano di mantenere una pressione contro la Gran Bretagna,     se lo sforzo non era eccessivamente gravoso. In Ottobre la  Luftwaffe, appoggiata da un piccolo numero di aerei italiani, tenne la caccia inglese sotto tensione mandandole contro di giorno i propri caccia e i cacciabombardieri che arrecavano pochi danni ma erano difficili da intercettare.  Di notte i bombardieri, che operavano praticamente sicuri dell’ impunità, continuarono a rovesciare il loro carico esplosivo su  Londra.  ll peso degli attacchi notturni si concentrò pressoché per intero sulla capitale inglese. Fra il  7 settembre e il 13 Novembre vi fu un’ unica notte in cui la città rimase immune dai bombardamenti. Il numero degli apparecchi tedeschi che la sorvolavano ammontava in media a 163 per notte.  Con il rinvio definitivo dell’ Operazione ” Leone Marino ” gli attacchi aerei si estesero ad altri obiettivi strategici : le città industriali e più tardi soprattutto i porti, integrando le azioni di blocco dei sommergibili tedeschi.  La notte del  14 Novembre  venne praticamente distrutta la città di  Coventry, e furono altresì grevemente colpite le città di  Southampton,  Birmingham,  Liverpool,  Bristol,  Plymouth,  Portsmouth,  Cardiff, Swansea,  Belfast,  Glasgow e numerosi altri centri minori.  Durante queste azioni, fintanto che la  IIª Luftflotte  non venne trasferita a est nel maggio 1941 e le incursioni cessarono gradatamente, i tedeschi uccisero circa  40.000 civili inglesi e ne ferirono altri  46.000, e danneggiarono oltre un milione di case d’ abitazione perdendo complessivamente circa  600 aeroplani.  Quantunque la Caccia Notturna inglese cominciasse ad organizzarsi meglio e ad ottenere i primi successi, l’ offensiva tedesca non cessò gradualmente per effetto dell’ accresciuto potenziale difensivo britannico, ma perché la maggior parte degli aeroplani tedeschi dovettero essere impiegati su un altro fronte. Se l’ Unione Sovietica fosse crollata in otto settimane, come riteneva ottimisticamente  Hitler, la  Luftwaffe sarebbe ritornata indubbiamente abbastanza presto all’ attacco, per spianare la strada alla rinviata invasione, oppure per tentare di mettere la Gran Bretagna in ginocchio e obbligarla a chiedere la resa. Invece, come é ben noto, l’ URSS sostenne l’ urto tedesco, e gli inglesi, benché sottoposti a ulteriori bombardamenti, non si ritrovarono più per il resto della guerra di fronte alla minaccia di un’ invasione del loro territorio.

ALCUNE  CONSIDERAZIONI  CONCLUSIVE

Come la stragrande maggioranza delle battaglie, anche la Battaglia di Inghilterra si concluse quindi con un vincitore, la Gran Bretagna, ed uno sconfitto, la Germania. E’ quindi lecito chiedersi a chi vada il merito maggiore della vittoria inglese, e per contro a chi debba attribuirsi la maggior responsabilità della sconfitta tedesca, visto che senza alcun dubbio alla vigilia dello scontro i pronostici erano tutti a favore della  Luftwaffe. Per quanto attiene al campo britannico, non vi è alcun dubbio che l’ artefice principale della vittoria inglese sia stato il  Comandante in Capo del  Fighter Command  della  RAF,  il Maresciallo dell’ Aria  Sir  Hugh Dowding, la cui lungimiranza, fermezza e capacità organizzativa consentirono all’ Inghilterra  di affrontare ed infine superare con successo una delle prove più dure di tutta la sua storia secolare.

Sir Hugh Dowding

Hermann Goering

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Durante la Campagna di Francia della  Primavera 1940,  Dowding  aveva resistito con  caparbietà alle pressioni di  Churchill  per un maggiore impegno del  Fighter Command  sul continente;  considerava giustamente già persa la Battaglia di Francia, e non intendeva in alcun modo sprecare senza scopo quei pochi caccia che gli erano rimasti, e che sarebbero stati vitali per la difesa della madrepatria.  Riuscì a spuntarla lui, e di fatto non uno dei preziosi  Spitfires  venne impiegato in combattimento in Francia, se non nei giorni convulsi della copertura aerea della “ Operazione Dynamo “, la evacuazione del Corpo di Spedizione Britannico da  Dunkerque.  Si è già detto che l’ utilizzo molto efficiente della tecnologia Radar rappresentò per gli Inglesi un vantaggio di importanza fondamentale, e va quindi dato atto al Comando Britannico di aver saggiamente e previdentemente investito sullo sviluppo di questa tecnologia fin dalla metà degli anni  ’30.  Ed ancora una volta fu essenzialmente Dowding l’artefice primo della creazione e dello sviluppo di una ottimamente organizzata rete di stazioni di avvistamento e segnalazione del nemico, che coprivano l’intero territorio nazionale, e che entro brevissimo tempo avrebbero dimostrato la loro fondamentale importanza nella gestione della battaglia.  Per contro, la  Luftwaffe  non potè giovarsi di una guida altrettanto lungimirante quale quella che ebbe la  RAF.  Abbiamo già detto che la responsabilità dell’ errore strategico fondamentale, quello di distogliere gli sforzi della  Luftwaffe  dagli attacchi agli aeroporti inglesi ormai prossimi al collasso per concentrarli su  Londra, sia da attribuirsi ad una decisione personale di  Hitler;  tuttavia, anche dal punto di vista più strettamente tattico, quando  Hermann  Goering  assunse personalmente il comando delle operazioni, per la  Luftwaffe  le cose si complicarono ulteriormente.  Goering  era stato un valoroso pilota da caccia durante la Prima Guerra Mondiale, aveva ereditato il comando della celeberrima squadriglia di Von Richtofen dopo la morte di quest’ ultimo, e si era guadagnato la massima onorificenza militare, la Croce “ Pour le Mérite “;  ma dirigere al massimo livello una operazione di questa portata in modo razionale e competente non era in alcun modo nelle sue capacità.  Egli finì per emanare ordini insensati, soprattutto quello che imponeva ai suoi piloti da caccia, cui già non mancavano le gatte da pelare, di volare a stretto contatto con le formazioni di bombardieri per cercare di proteggerli meglio, laddove nei fatti gli aerei da caccia venivano in questo modo penalizzati in quelli che erano i loro punti di forza, la velocità e la capacità di manovra.  Non contento, una volta che i risultati della caccia inevitabilmente peggiorarono, egli non seppe trovare di meglio che accusare di codardia i suoi piloti, laddove, come questi comprensibilmente esacerbati confidavano in privato, li aveva messi nella condizione di combattere “ con un braccio legato dietro la schiena “. Ed infine, riteniamo giusto concludere con quelli che  Churchill  in persona volle indicare come coloro ai quali spettava la maggior gloria ed onore della vittoria, e cioè i piloti del  Fighter Command  RAF.  In tutto un migliaio di persone, Inglesi e come abbiamo visto di molte altre nazionalità, la cui età media, soprattutto nel periodo più critico, si aggirava sui  18 / 20 anni, appena usciti dalle scuole di volo con un addestramento spesso frettoloso ed approssimativo e nessuna esperienza di combattimento, ma dotati di una determinazione incrollabile che mai, neanche nei momenti più duri, li portò a prendere in considerazione anche solo per un momento la possibilità di “gettare la spugna“. Tanto che proprio per loro, in un discorso famoso,  Sir  Winston  pronunciò una delle sue migliori frasi storiche: “ Mai, nella storia dei conflitti umani, così tanti hanno dovuto così tanto a così pochi“.

Un manifesto di propaganda britannico che raffigura Piloti della RAF e riporta la famosa frase storica di Sir Winston Churchill

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE  PERDITE  della  BATTAGLIA  DI  INGHILTERRA

( Dati relativi al periodo  Luglio / Ottobre  1940 )

LUFTWAFFE –  AEROPLANI

Aereo Tipo Distrutti Danneggiati Totale
Dornier  Do 17
192
79
271
Heinkel He 111
252
96
348
Junkers Ju 88
303
128
431
Junkers Ju 87 Stuka
71
30
101
Messerschmitt Bf 109
591
155
746
Messerschmitt Bf 110
261
70
331
Aerei di altro Tipo
97
12
109
TOTALE
1767
570
2337

ROYAL AIR FORCE –  AEROPLANI

Aereo Tipo Distrutti Danneggiati Totale
Hawker Hurricane
538
138
676
Supermarine Spitfire
342
140
482
Boulton Paul Defiant
13
4
17
Bristol Blenheim 
29
15
44
Bristol Beaufighter
0
1
1
TOTALE
922
298
1220

LUFTWAFFE –  PILOTI  e  PERSONALE di VOLO

Aereo Tipo Caduti Prigionieri Feriti Totale
Dornier  Do 17
247
297
126
670
Heinkel He 111
368
473
108
949
Junkers Ju 88
397
476
104
977
Junkers Ju 87 Stuka
46
70
22
138
Messerschmitt Bf 109
148
264
88
500
Messerschmitt Bf 110
184
239
41
464
Aerei di altro Tipo
59
95
41
195
TOTALE
1449
1914
530
3893

ROYAL AIR FORCE –  PILOTI  e  PERSONALE di VOLO

Aereo Tipo Caduti Prigionieri Feriti Totale
Hawker Hurricane
215
3
186
404
Supermarine Spitfire
133
4
102
239
Boulton Paul Defiant
17
0
6
23
Bristol Blenheim 
41
6
1
48
Bristol Beaufighter
0
0
1
1
TOTALE
406
13
296
715

FONTE

“ La Battaglia di Inghilterra “  di  Francesco  Mattesini  –  Edizioni dell’ Ateneo – Roma 1982

L’ aereo simbolo della Battaglia di Inghilterra : una formazione di Spitfires del Fighter Command RAF in Volo di Pattugliamento sull’ Inghilterra Meridionale nella Estate del 1940

La Partecipazione Italiana alla  Battaglia di Inghilterra

Dopo la conclusione della Campagna di Francia nel Giugno 1940, campagna alla quale    l’ Italia si era aggiunta tardivamente e contro un nemico, la Francia, che l’ alleato tedesco aveva già ampiamente debellato, il Duce del Fascismo  Benito Mussolini  volle la creazione di un  Corpo Aereo Italiano  che operasse al fianco dei tedeschi nella Battaglia di Inghilterra.  Tale Corpo Aereo venne costituito in data 10 Settembre, ed aveva alle sue dipendenze due Unità da Bombardamento, il  13° Stormo Bombardamento Terrestre  con i Reparti subordinati  11° Gruppo  BT  e  43° Gruppo  BT, ed il  43° Stormo Bombardamento Terrestre  con i Reparti  98° Gruppo  BT  e  99° Gruppo  BT. I due reparti erano equipaggiati con circa  80 Bombardieri Bimotori   FIAT  BR 20 Cicogna. La componente da Caccia era composta dal  56° Stormo Caccia Terrestre, con i Reparti subordinati  18° Gruppo  CT, equipaggiato con il caccia biplano  FIAT  CR 42 Falco, ed il 20° Gruppo  CT, montato invece sul caccia monoplano  FIAT  G 50 Freccia. Il giorno 27 Settembre, dopo che le strutture logistiche erano state trasportate via ferrovia in  Belgio, gli aerei decollarono dall’ Italia alla volta delle basi belghe di  Melsbroeck  e  Ursel, da dove avrebbero operato sull’ Inghilterra.  I bombardieri  effettuarono il lungo volo di trasferimento nell’ arco della giornata, i caccia invece attraverso una serie di tappe intermedie.   Le crescenti avversità metereologiche ostacolarono gli spostamenti, ed il trasferimento dei caccia in  Belgio  poté essere completato soltanto il  19 Ottobre. Il maltempo, per il quale i nostri aeroplani non erano minimamente attrezzati, si rivelò da subito un nemico non meno temibile della caccia inglese.  Nel mese di Ottobre, il tempo in  Belgio  è sempre estremamente variabile, con annuvolamenti improvvisi, violente piogge  e fitte nebbie.  I nostri bombardieri erano sprovvisti di attrezzature atte ad impedire la formazione di ghiaccio sulle ali, per non parlare dei caccia, caratterizzati da una cabina di guida aperta, e cosa peggiore di tutte, non dotati di apparecchiatura radio, talché i piloti erano costretti a comunicare a gesti  ( quando si vedevano ! ), come ai tempi della Prima Guerra Mondiale.  Il solo volo di trasferimento si concluse con la perdita di sei aeroplani, quattro bombardieri  BR 20 e due caccia  G 50, sfasciati in incidenti vari con la morte di tre aviatori.  La prima missione operativa, un attacco notturno sul porto di  Harwich, venne effettuata la notte del  24 Ottobre  da  12 velivoli del  13° Stormo e  5  del  43° Stormo.  Altri tre bombardieri andarono perduti in incidenti di volo.  Come si può facilmente notare, al di là di ogni altra considerazione, ancora una volta entravamo in scena nel teatro di operazioni quando ormai i giochi erano già praticamente fatti, e l’ esito della battaglia come si è visto già deciso, e questa volta in senso sfavorevole ai tedeschi.  Tuttavia le operazioni sull’ Inghilterra del  Corpo Aereo Italiano  proseguirono fino al  3 Gennaio 1941, giorno in cui venne effettuata l’ ultima missione.  Come già detto, le condizioni del tempo ostacolarono pesantemente l’ attività operativa, e furono causa di numerosi incidenti.  Nelle poche ( per fortuna ! ) occasioni in cui i nostri aviatori dovettero confrontarsi in combattimento con la caccia britannica, ebbero purtroppo modo di rendersi conto della totale inadeguatezza dei mezzi di cui erano dotati in confronto a quelli dell’ avversario.

Gli scontri più intensi con la caccia inglese si ebbero il giorno  11 Novembre  nel cielo di  Harwich; tre bombardieri vennero abbattuti nel corso dello scontro, ed altri tre rimasero così gravemente danneggiati che non riuscirono a tornare alla base, e si sfasciarono in vario modo durante il volo di rientro.  In ogni modo, entro la fine del  Gennaio 1941, i bombardieri ed il  18° Gruppo  CT con i  CR 42  erano rientrati in  Italia.  Il  20° Gruppo  CT  con i  G 50 si trattenne ancora fino al mese di Aprile, impegnato in missioni di pattugliamento difensivo sulla  Manica  che non videro ulteriori contatti con il nemico. In totale il  Corpo Aereo Italiano  effettuò sull’ Inghilterra  144 Missioni di Bombardamento, 1640  Missioni di Caccia, e  5 Missioni di Ricognizione.  Le perdite ammontarono nel complesso a  13 Bombardieri e  25 Caccia, con  26 aerei del totale perduti per incidenti di volo.  Le perdite umane ammontarono complessivamente a  34 morti e  22 feriti, di cui rispettivamente  14 e 9  in combattimento.

Aerei in dotazione al  Corpo Aereo Italiano  in Belgio

FIAT CR 42 della 95ma Squadriglia CT 18° Gruppo CT – 56° Stormo CT Regia Aeronautica Italiana Ursel ( Belgio ) – Ottobre 1940

FIAT G 50 della 351ma Squadriglia CT 20° Gruppo CT – 56° Stormo CT Regia Aeronautica Italiana Ursel ( Belgio ) – Ottobre 1940

FIAT BR 20 della 1ma Squadriglia CT 11° Gruppo BT – 13° Stormo BT Regia Aeronautica Italiana Melsbroeck ( Belgio ) – Ottobre 1940

FIAT CR 42 della 95ma Squadriglia CT 18° Gruppo CT – 56° Stormo CT Regia Aeronautica Italiana abbattuto sull’ Inghilterra Meridionale – Autunno 1940

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota dell’Autore:

Le date, le cifre ed i profili a colori degli aerei riportati nel presente articolo sono ripresi dall’eccellente articolo “La Royal Air Force e la Battaglia di Inghilterra” pubblicato sul Blog di Aerostoria da Ino Biondo, che ringraziamo sentitamente per l’ottimo lavoro e per la mole di informazioni messe a disposizione degli appassionati sul Web.

Questo articolo è stato scritto dall’amico prof. Pier Luigi Menegatti, al quale va naturalmente la nostra gratitudine. Chi volesse approfondire la Battaglia d’Inghilterra e la storia dell’aeronautica militare nella Seconda Guerra Mondiale può trovare un’ampia gamma di libri su questi temi nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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