39 anni fa: il 2 settembre 1973 muore a Bournemouth lo scrittore, filologo, glottoteta e linguista britannico John Ronald Reuel Tolkien

In una caverna sotto terra viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima. Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d’ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, come un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti foderate di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, fornito di sedie lucidate, e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti: lo hobbit amava molto ricevere visite. Il tunnel si snodava, inoltrandosi profondamente anche se non in linea retta nel fianco della collina (o meglio la Collina, come era chiamata da tutta la gente per molte miglia all’intorno) e molte porticine rotonde si aprivano su di esso, prima da una parte e poi dall’altra. Niente piani superiori per lo hobbit: le camere da letto, i bagni, le cantine, le dispense (molto numerose), i guardaroba (c’erano camere intere destinate ai vestiti), le cucine, le sale da pranzo, erano tutte sullo stesso piano, anzi sullo stesso corridoio. Le camere migliori erano tutte sul lato sinistro (entrando), perché erano le sole ad avere finestre: finestre rotonde profondamente incassate che davano sul giardino e sui campi dietro di esso, lentamente degradanti verso il fiume. Questo hobbit era uno hobbit veramente benestante, e il suo nome era Baggins. I Baggins avevano vissuto nella zona attorno alla Collina da tempi immemorabili, e la gente li considerava molto rispettabili,  non solo perché in generale  erano molto ricchi, ma anche perché non avevano mai avuto nessuna avventura né fatto niente di imprevedibile: si poteva presupporre l’opinione di un Baggins su un problema qualsiasi senza che ci fosse bisogno di chiedergliela. Questa è la storia di come un Baggins ebbe un’avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili. Può anche aver perso il rispetto del vicinato, ma in cambio ci guadagnò… bene, vedrete se alla fine ci guadagnò qualche cosa. La madre di questo nostro hobbit, così diverso dagli altri – ma che cos’è uno hobbit? Credo che al giorno d’oggi gli hobbit abbiano bisogno di essere in  qualche modo descritti, dal momento che sono diventati rari e timorosi della Gente Grossa, come ci chiamano. Sono (o erano) gente piccola, alti all’inarca la metà di noi, e più minuti dei nani barbuti. Gli hobbit non hanno barba. Del resto, poco o niente di magico c’è in loro tranne il modo comunissimo con cui spariscono silenziosamente e velocemente quando gente grossa e stupida come me e voi capita lì attorno, facendo il rumore di un elefante che essi possono sentire a un miglio di distanza. Tendono a metter su un po’ di pancia; vestono di colori vivaci (soprattutto di verde e di giallo); non portano scarpe, perché i loro piedi sviluppano piante naturalmente dure come il cuoio e un vello fitto, caldo e scuro come quello che hanno in testa (che è riccioluta); hanno lunghe, abili dita scure, facce gioviali, e ridono con risa profonde  e pastose (specialmente dopo il pranzo, che consumano due volte al  giorno, se ci riescono). Adesso ne sapete abbastanza per andare avanti. Come dicevo, la madre di questo hobbit – di Bilbo Baggins, cioè – era la famosa Belladonna Tuc, una delle tre notevoli figlie del Vecchio Tuc, capo degli hobbit che vivevano di là dall’Acqua, cioè oltre il piccolo fiume che scorreva ai piedi della Collina. Si diceva spesso   (in altre famiglie) che molto tempo addietro uno degli antenati dei Tuc doveva aver preso in moglie una fata. Naturalmente questo era assurdo, ma certo v’era ancora qualcosa di non tipicamente hobbit in loro, e di tanto in tanto qualche membro del clan Tuc partiva e aveva avventure. Spariva discretamente, e la famiglia metteva tutto a tacere; ma rimaneva il fatto che i  Tuc non  erano così  rispettabili  come  i  Baggins, pur essendo indiscutibilmente più ricchi. Non che Belladonna Tuc avesse mai avuto una qualsiasi avventura dopo aver sposato Bungo Baggins. Bungo, cioè il padre di Bilbo, costruì per lei (e in parte col denaro di lei) la più4 lussuosa hobbit-casa che si potesse trovare sotto la Collina, o sopra la Collina o di là dall’Acqua, e rimasero lì fino alla fine dei loro giorni. Tuttavia, è probabile che Bilbo, l’unico figlio di Belladonna, sebbene fosse e si comportasse esattamente come una seconda edizione del suo solido e tranquillo padre, avesse ereditato dalla parte dei Tuc qualcosa di strano nella sua formazione, qualcosa che aspettava solo l’occasione per venire  alla luce. L’occasione arrivò solo dopo che Bilbo fu cresciuto, quando  aveva circa cinquant’anni, e viveva nella bella casa di suo padre che vi ho appena descritto: quando cioè si era ‘sistemato’, in apparenza per sempre.

Questo è l’incipit de Lo Hobbit, il romanzo fantasy che che J.R.R. Tolkien pubblicò nel 1937. La magica avventura di Bilbo ebbe un inizio ufficiale in un torrido pomeriggio estivo mentre Tolkien stava correggendo dei compiti di letteratura inglese: uno degli esaminandi aveva lasciato una pagina bianca e allo scrittore venne di getto l’incipit del racconto. L’opera è oggi indiscutibilmente conosciuta ed apprezzata a livello mondiale ed è stata tradotta in almeno 42 lingue o dialetti. Se volete continuare a leggere questo meraviglioso libro potete trovarlo nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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Una risposta a 39 anni fa: il 2 settembre 1973 muore a Bournemouth lo scrittore, filologo, glottoteta e linguista britannico John Ronald Reuel Tolkien

  1. Donato Colangelo ha detto:

    Il mio autore preferito, nessun dubbio. Ho riletto ‘Lo Hobbit’ qualche settimana fa e non c’è che dire: un capolavoro, la fiaba che leggerò ai miei figlioletti (quando li avrò). Discutere su ‘Il Signore degli Anelli’ (che ho avuto l’audacia di leggere anche in lingua originale, dopo averlo letto in italiano una quindicina di volte) è impossibile: un’opera straordinaria in cui il professore ha dato il massimo, intessendo un dipinto dalla straordinaria quantità di particolari… Consiglio, a chi ha amato questi due libri, di spingersi oltre e leggere ‘Il Silmarillion’, dove, veramente, si raggiunge l’apice dello stile, nonché della storia della Terra di Mezzo: un’autentica Bibbia del mondo di Tolkien…

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