73 anni fa: il 1° settembre 1939 la Germania Nazista attacca la Polonia, iniziando la guerra. L’Italia dichiara la non belligeranza e si mantiene neutrale.

I Polacchi: conquisteremo Berlino!
Le bombe che svegliano la Polonia all’alba del 1° settembre non l’intimoriscono. I polacchi si aspettavano la guerra, e infatti la guerra ha inizio. Potrà sembrare incredibile, ma la Polonia, in un certo senso, desiderava la guerra perché era sicura di vincerla. In quei giorni un’ondata di sciovinismo percorreva il paese, c’era della gente del popolo che affermava di aver paura che i politicanti si lasciassero sfuggire l’occasione di dare una lezione ai tedeschi! Gli uomini responsabili facevano a gara, in fatto di incoscienza, con i patrioti muniti di paraocchi. Il 15 agosto l’ambasciatore polacco a Parigi, Lukasievicz, si recò a visitare il ministro degli Esteri Georges Bonnet, il quale lo mise al corrente di un discorso che Hitler aveva fatto all’alto commissario della Società delle Nazioni di Danzica, Carl Burckhardt: “Conquisterò la Polonia in tre settimane col mio esercito motorizzato“. Lukasievicz alzò le spalle: “E’ assurdo! Saremo noi a invadere la Germania sin dall’inizio delle ostilità“. Benché fosse vissuto in Germania, di fronte allo spettacolo quotidiano della potenza tedesca, l’ambasciatore polacco era insomma convinto che una guerra avrebbe provocato una rivoluzione in Germania e che l’esercito polacco sarebbe entrato trionfalmente a Berlino. Le illusioni polacche fanno presto a morire: bastano poche ore nella mattinata di venerdì 1° settembre, quando 58 divisioni tedesche si lanciano all’attacco, mentre dal cielo le squadriglie di bombardieri martellano le città con una valanga di fuoco. E’ il momento che Hitler aspetta da mesi e per il quale si è preparato con scrupolosa metodicità. Non ha lasciato nulla al caso, nei limiti del possibile ha previsto tutto: le direttrici dell’offensiva, i principali obiettivi, la manovra a tenaglia, le forze da schierare in campo e l'”incidente” che dovrà costituire il casus belli.

Gli Stukas attaccano
Il primo colpo alla Polonia viene sferrato dagli Stukas, i bombardieri in picchiata della Luftwaffe. Alle prime luci dell’alba le squadriglie volano sulle città alla ricerca di obiettivi che il Führer ha loro assegnato. Il loro compito principale è la distruzione della flotta aerea avversaria.
Gli aviatori tedeschi, perfettamente addestrati, compiono la loro missione con successo e fin dalle prime ore di guerra si assicurano il controllo del cielo.
Dalla Prussia e dalla Pomerania avanzano intanto verso sud le divisioni e i mezzi corazzati che hanno il compito di occupare il paese nel più breve tempo possibile. Contemporaneamente alle truppe della Wehrmacht che passano il confine, nel porto di Danzica la corazzata tedesca “Schleswig-Holstein” (giunta la mattina del 25 agosto in “visita di cortesia”) apre il fuoco contro le fortificazioni portuali. Quasi contemporaneamente reparti del genio si lanciano all’attacco e dopo furiosi combattimenti costringono alla resa i soldati polacchi.
La battaglia per il “corridoio” dura invece più a lungo. I polacchi hanno concentrato a nord il grosso delle forze e tentano di resistere all’offensiva sempre più massiccia dei tedeschi, che li incalzano da est con la 3ª Armata di von Küchler e da ovest con la 4ª Armata di von Kluge. Il colpo decisivo lo sferrano i carri armati del generale Guderian, che per la prima volta, in quell’occasione, si rende famoso manovrando la sua colonna corazzata.
Per fermarli i polacchi lanciano una controffensiva, schierando in campo la brigata di cavalleria Pomorska. E’ forse uno degli episodi più eroici e gloriosi della “guerra lampo”: ma è anche un inutile massacro.
Il 4 settembre la battaglia per il “corridoio” è finita. La 3ª e la 4ª Armata si ricongiungono sulla Vistola e puntano su Varsavia.
Quella stessa notte il governo polacco è costretto a lasciare la capitale e rifugiarsi a Lublino. L’8 la 4ª Armata giunge a Varsavia. La caduta della città sembra imminente. Nell’euforia del momento un comunicato tedesco annuncia: “Alle ore 17,15 reparti corazzati tedeschi sono entrati in Varsavia”.
Anche i giornali, sulla base di questa notizia, annunciano la resa della capitale e, affidandosi alla fantasia di qualche giornalista, costruiscono il “pezzo” in redazione.
La città di Varsavia, comandata da un generale polacco di nome Rommel, ha invece deciso di resistere a oltranza. E’ una battaglia senza speranza, ma i polacchi la combattono con eroismo ed entusiasmo.
La mattina del 16 settembre i parlamentari tedeschi intimano la resa, il pomeriggio un aereo da ricognizione lancia volantini sulla città. Contengono un ultimatum: se entro 12 ore la città non si arrende, “tutto il territorio sarà considerato zona di guerra, con tutte le conseguenze che ne deriveranno“. I polacchi non rispondono, e sul cielo di Varsavia compaiono le prime formazioni di bombardieri della Luftwaffe.

L’Armata Rossa invade ciò che resta della Polonia
Ma per la Polonia i combattimenti non sono ancora finiti. La stessa mattina del 17 settembre, l’esercito dell”URSS, in base al protocollo segreto del trattato Ribbentrop-Molotov, invade la Polonia.
Durante la notte fra il 16 e il 17 l’ambasciatore polacco a Mosca è stato convocato al Cremlino e ha ricevuto dalle mani di Molotov una nota in cui si annuncia l’attacco sovietico. “Il governo di Mosca non può tollerare che i propri fratelli ucraini e bielorussi, viventi in territorio polacco, siano abbandonati senza alcuna protezione. Per queste ragioni il governo sovietico ha ordinato al comando supremo dell’Armata Rossa di oltrepassare il confine allo scopo di “proteggere” le popolazioni e i loro averi nella Ucraina e nella Russia Bianca occidentale“.
La Polonia è ormai allo stremo delle forze, il suo esercito non è più in grado di combattere. E l’Armata Rossa avanza rapidamente senza incontrare eccessivi ostacoli fino a Brest-Litovsk dove il 18 settembre s’incontra con la 14ª Armata tedesca. Le perdite russe sono irrisorie; più consistenti quelle tedesche: 10.572 morti, 30.322 feriti, 3404 dispersi. Per i sovietici la guerra è durata poco più di quarantotto ore. Quasi senza combattere hanno occupato le regioni orientali della Polonia. Dopo tre settimane di guerra lo Stato polacco ha cessato di esistere. Il governo cerca scampo in terra rumena, prima di raggiungere Londra da dove riprenderà la lotta contro il nazismo. Infine, il 25 settembre cade anche Varsavia. Un’ulteriore resistenza significherebbe il suicidio collettivo. Il generale Rommel e il sindaco Starzynski ordinano quindi la resa, mentre la radio polacca diffonde le note de “La caduta di Varsavia” di Chopin.

Se volete potete approfondire i tragici giorni dell’invasione della Polonia da parte delle truppe naziste e alla conseguente immane tragedia globale consultando il primo volume della splendida enciclopedia di Arrigo Petacco La seconda guerra mondiale nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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