440 anni fa: il 24 agosto 1572, nella notte di San Bartolomeo, su ordine del re Carlo IX di Francia gli Ugonotti sono massacrati

Enrico II morì per un colpo di lancia ricevuto accidentalmente in un torneo tenuto nel luglio del 1559 per celebrare la pace di Cateau-Cambrésis. Il suo erede era il quindicenne e malaticcio Francesco II (a 13 anni marito della regina di Scozia Maria Stuart), il quale morì l’anno successivo lasciando il trono al fratello Carlo IX, che aveva poco più di nove anni. Venne meno l’autorità personale del sovrano, che era essenziale per l’esercizio del potere e per tenere a freno i grandi signori e le loro ambizioni. Mentre la regina madre Caterina dei Medici teneva la reggenza, a corte si accentuò l’influenza di un gruppo di nobili, capeggiati da Francesco di Guisa, dal fratello cardinale di Lorena e dalla potente famiglia dei Montmorency, fautori di una ripresa energica della politica di repressione religiosa e promotori di una intransigente controffensiva cattolica. Di contro ad essi, un altro gruppo di grandi signori aveva aderito alla Riforma: Antonio di Borbone, re di Navarra, suo fratello Luigi di Borbone, principe di Condé, l’ammiraglio Gaspard de Coligny. “Ugonotti” furono chiamati i calvinisti francesi (probabilmente dal tedesco Eidgenossen, confederati); e ugonotti di Stato, per distinguerli da quelli di religione, furono detti questi signori che aderirono al movimento della Riforma per motivi politici più che per una profonda convinzione religiosa. La grande diffusione che il calvinismo aveva avuto, soprattutto negli strati popolari, faceva prevedere una rapida espansione del conflitto.
La reggente tentò di svolgere una politica di conciliazione, affidando il difficile compito al suo cancelliere Michel de l’Hospital e promulgando nel gennaio del 1562 un editto che accordava ai protestanti libertà di culto al di fuori delle città murate. Questa iniziativa fu bene accolta dai calvinisti, che ne approfittarono per consolidare la loro organizzazione, e dai cattolici moderati ma incontrò la decisa opposizione dei Guisa, incoraggiati dall’esterno dal re di Spagna che sollecitava misure energiche contro l’eresia. D’altra parte, la reggente non poteva impedire che frequenti incidenti scoppiassero nelle province e che l’iniziativa spontanea della “base” rendesse difficile l’applicazione concreta dell’editto. In questo clima ebbe inizio la prima fase delle guerre di religione che si concluse con l’editto di Amboise emanato il 19 marzo 1563 dalla reggente. Le nuove disposizioni erano meno favorevoli ai protestanti di quelle del gennaio 1562 ma davano maggiore libertà religiosa ai principi, che potevano liberamente professare il loro culto insieme ai loro vassalli.
Qualche anno di relativa tranquillità e poi, in concomitanza con l’inizio della rivolta dei Paesi Bassi, la guerra riprese nel settembre 1568. Gli ugonotti subirono due sconfitte a Jarnac, dove fu ucciso il Condé, e a Moncontour. Al comando delle truppe ugonotte rimase solo il Coligny, che dei grandi signori protestanti era il più abile oltre che il più sinceramente devoto alla causa religiosa. Egli organizzò la resistenza in Borgogna. La reggente, costretta a trattare, sottoscrisse la pace di Saint Germain (agosto 1570) con la quale gli ugonotti ottenevano, come garanzia per la limitata libertà di culto, quattro places de sûreté: La Rochelle, Cognac, Montauban e La Charité-sur-Loire.
Dopo questo accordo, aumentò l’influenza di Coligny a corte e specialmente su Carlo IX, che intanto cominciava ad emanciparsi dalla tutela della madre. Un attentato contro Coligny preparato da Caterina d’accordo con Guisa, non raggiunse lo scopo. Un episodio assai più grave doveva però subito dopo rompere il precario equilibrio che era stato raggiunto. A Parigi erano convenuti i nobili protestanti per il matrimonio di Enrico di Borbone, figlio di Antonio di Navarra, e Margherita di Valois, figlia di Caterina. I capi cattolici decisero, trascinando dalla loro parte anche il re, di approfittare dell’occasione per decapitare il movimento protestante e organizzarono l’orribile massacro della notte di san Bartolomeo, tra il 23 e il 24 agosto 1572. Una spietata caccia all’uomo si scatenò in tutti i quartieri della capitale, estendendosi poi anche nelle province. Coligny, già ferito nel precedente attentato, fu ucciso, mentre Enrico di Borbone riuscì a salvarsi a stento. La nuova fase della guerra si protrasse fino al luglio del 1573, quando fu emanato un nuovo editto che riconfermava le precedenti disposizioni in materia di libertà religiosa. L’inefficacia di queste disposizioni era uno dei segni della gravissima caduta di prestigio e di autorità della monarchia: sembrava che i progressi politici realizzati dopo la fine della guerra dei Cento anni fossero completamente annullati.

Se volete approfondire l’epoca delle guerre di religione, di cui la notte di San Bartolomeo fu senz’altro uno degli episodi più sanguinosi, potete farlo sfogliando il libro di Rosario Villari Mille anni di storia – Dalla città medievale all’unità dell’Europa nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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