Viaggio in Francia – Scritti inediti di una bella vacanza di 5 anni fa (ottava parte)

Sabato 4 agosto 2007: Ci alziamo prima del solito per preparare le valigie sempre più voluminose e caricarle nel portabagagli. Con una certa malinconia salutiamo i signori Dupont, l’immancabile Zizou e partiamo alla volta del castello di Ussé. Mentre costeggiando la Loira procediamo verso ovest ripensiamo a quanto siamo stati bene nella casa di Chandon, alla cortesia dei nostri ospiti, all’affetto genuinamente interessato del loro micio e ci auguriamo di poterci tornare un giorno, anche se sappiamo perfettamente che questi arrivederci hanno sempre il sapore dell’addio.

Sono passate da poco le dieci quando arriviamo ad Ussé e notiamo subito le torri gotico-rinascimentali del castello che sorge sulle rive dell’Indre. Pare che lo scrittore Charles Perrault, autore di tante celeberrime favole come Cappuccetto Rosso, Cenerentola e Il gatto con gli stivali, si sia ispirato proprio a questo maniero per ambientare La bella addormentata nel bosco e in effetti il castello di Ussé ha un aspetto decisamente fiabesco. Prima di entrarvi visitiamo il parco circostante e le sue dipendenze: la scuderia, all’interno della quale vengono conservati vari modelli di carrozza, e una bella cappella cinquecentesca dedicata a Sant’Anna, che custodisce una Vergine con il Bambino attribuita a Luca della Robbia. Il castello è una residenza privata che ogni anno ospita una nuova esposizione di vestiti d’epoca ed infatti appena entrati notiamo subito manichini minuziosamente abbigliati un po’ ovunque. Costruito nel Quattrocento, l’edificio che oggi appartiene al duca di Blacas ha perso, con l’abbattimento di una delle quattro ali, la funzione originaria di roccaforte per trasformarsi in un’elegante dimora signorile, anche se le torri cilindriche agli angoli e il cammino di ronda gli conferiscono tuttora un aspetto rude e severo. Gli interni sono riccamente arredati: di particolare pregio la grande galleria contenente una collezione di arazzi fiamminghi e la camera del re, con mobilia e quadri del Settecento. Vicino alla grande scala che conduce al cammino di ronda notiamo un paio di pesanti stivali da postiglione che sembrano proprio quelli del simpatico felino protagonista della fiaba di Perrault. Giunti alla sommità dello scalone, percorrendo il corridoio che segue il perimetro del castello e collega le varie torri, ci imbattiamo in una successione di ricostruzioni tratte dalla storia della principessa che, nella celeberrima favola, dopo essersi punta il dito con il fuso di un arcolaio, rimase addormentata per cent’anni.

Dopo un veloce giro nei giardini della rocca e un’ultima foto scattata dal ponticello sull’Indre ci rimettiamo in viaggio. La prossima tappa sarà il borgo medievale di Chinon, che dista da Ussè soltanto 13 km e che raggiungiamo in pochi minuti. All’arrivo abbiamo una gradevole sorpresa: il 4 agosto è proprio il giorno in cui si tiene una rievocazione storica con mercato medievale, la révolte des Gueux, dal nome della sanguinosa insurrezione dei patrioti fiamminghi di religione calvinista, chiamati “pezzenti” in segno di disprezzo, contro gli spagnoli che governavano i Paesi Bassi alla fine del XVI secolo. Il Grand-Carroi, la scenografica strada che attraversa la città bassa e sulla quale si affaccia una serie di belle dimore del XV e XVI secolo, fra cui l’importante edificio dove nel 1428 gli Stati Generali convocati da Carlo VII organizzarono la liberazione di Orléans e quindi la guerra contro gli inglesi, è un caleidoscopio di colori ed è con grande piacere che ci perdiamo in quel chiasso festante. Sotto il sole di mezzogiorno siamo circondati da armigeri accaldati da pesanti cotte di maglia, popolane intente a suonare flauti e a ricamare, bambini in costume armati di tutto punto con spade e scudi ben più grandi di loro: la festa è in pieno svolgimento e le osterie che propongono antiche ricette medievali sono assediate e prese d’assalto da torme di famelici turisti. A fatica resistiamo alla tentazione di fermarci e saliamo verso il castello, l’immenso edificio che domina il borgo sottostante, costituito da tre distinte fortezze: il castello di Coudray, il castello di Mezzo ed il forte St-Georges, del quale oggi restano soltanto i ruderi. Il complesso fortificato è oggi un enorme cantiere visitabile ed ogni anno, grazie ai lavori sempre in corso, le parti ristrutturate continuano ad crescere. Entriamo dall’estremità occidentale e ci troviamo nell’area del castello di Coudray, delimitata dall’alta torre del mulino, dal dongione e dalla torre de Boissy, dove visse per più di un mese Giovanna d’Arco. Attraversiamo un ponte levatoio ed arriviamo nei giardini del cosiddetto château du milieu, il castello di Mezzo, dove si trovano le rovine degli appartamenti reali, purtroppo demoliti alla fine del XVII secolo. In un capanno scopriamo un plastico che ricostruisce in tutto il suo splendore l’impressionante architettura difensiva della fortezza e possiamo solo lontanamente immaginare quanto debba aver penato Filippo II Augusto nel 1205 allorchè, dopo un assedio durato un anno, riuscì a conquistarla sottraendola a Giovanni Senza Terra. L’alta torre dell’orologio sovrasta con i suoi beccatelli l’ingresso principale ed ospita un museo interamente dedicato alla Pulzella d’Orléans ed alle sue epiche gesta. Dalla sua sommità ci godiamo un magnifico panorama della città bassa, nonché del cammino di ronda che consente di percorrere tutto il perimetro del muro di cinta. Le nostre gambe ci suggeriscono però di desistere e dato che del forte St-Georges non restano che le rovine decidiamo di tornare sui nostri passi e all’allegro caos del Grand-Carroi.

Si riparte verso la Loira, destinazione Saumur, importante centro del dipartimento Maine-et-Loire noto soprattutto per la sua scuola equestre, ma anche per gli ottimi vini spumanti e per la coltivazione degli champignons. Appena arrivati notiamo subito il castello, che sorge su un’altura isolata dalla quale domina il fiume e la città. Dopo un breve giro nella place de la République, dove si trova il bell’edificio gotico-rinascimentale del municipio, merlato e ornato da torricelle angolari, e un’altrettanto rapida sosta ristoratrice in un caffè davanti alla chiesa romanica di St-Pierre, affrontiamo la salita che porta al castello, ignari della sorpresa sgradita che ci attende. L’edificio è infatti chiuso per restauri dal 22 aprile 2001, giorno in cui si verificò il crollo della parte occidentale del bastione settentrionale. Superata la delusione decidiamo di non darci per vinti e stabiliamo di visitare almeno i giardini e il parco circostante, dando così il nostro piccolo contributo alla ricostruzione delle mura del maniero che i fratelli Limbourg miniarono nel loro famoso codice medievale Les très riches heures du Duc de Berry.

Sono ormai le cinque del pomeriggio ed è il momento di ripartire, dato che dobbiamo riuscire a trovare il bed & breakfast Les Basses Fontaines, dove resteremo due giorni. I signori Marie e Jean Bouillard abitano in una piccola frazione di Doué-la-Fontaine che dista 23 km da Saumur, Les-Verchers-sur-Layon. Con qualche difficoltà raggiungiamo la nostra destinazione e i nostri nuovi ospiti, che avevamo avvisato telefonicamente del nostro arrivo, sono lì ad attenderci con il loro cane. La casa, grande e arredata con molto gusto, si presenta calda ed accogliente e la nostra camera non è da meno. La signora Marie ce la mostra con legittimo orgoglio e dopo qualche minuto di convenevoli ne prendiamo possesso, vinti dalla stanchezza. La giornata si concluderà assai presto, dopo le indispensabili abluzioni e un pasto talmente frugale che sarebbe ingiusto definire cena.

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