Viaggio in Francia – Scritti inediti di una bella vacanza di 5 anni fa (sesta parte)

Giovedì 2 agosto 2007: Oggi ben tre castelli ci attendono : Cheverny, Chaumont-sur-Loire e Loches.Usciamo alle 8 e 30 e prendiamo la solita D751, la strada panoramica che costeggia la riva sinistra della Loira e che permette di raggiungere molte località turistiche della Valle. Dopo circa un’ora arriviamo alla nostra prima meta, il magnifico castello di Cheverny. Questa elegante dimora signorile che ancora oggi appartiene alla famiglia Hurault possiede un grande fascino, soprattutto per via dell’importanza artistica degli interni e per gli splendidi arredi perfettamente conservati. La prima cosa che ci colpisce è il parco dal prato verdissimo e curato come se fosse la superficie di un tavolo da biliardo. Il castello di Cheverny è uno dei più “moderni” della regione ed i due piani della facciata in pietra bianca (il tufo calcareo di Bourrè, raffinato e semplice da lavorare) ne svelano la conformità con i dettami del gusto del XVII secolo. Cominciata intorno al 1620 dal conte Henri Hurault, ufficiale di re Luigi XIII, questa residenza così all’avanguardia per quell’epoca è forse l’antesignana dell’architettura alla francese. L’interno della proprietà è assolutamente sontuoso e ogni minimo particolare trasmette un senso di stile e raffinatezza. Al pianterreno visitiamo la sala da pranzo: un bel tavolo allungabile capace di ospitare fino a trenta commensali, un camino monumentale in pietra dorata e i pannelli murali dipinti con scene tratte dal Don Chisciotte ci permettono di immaginare grandi cene e lussuosi ricevimenti di gala. Continuiamo la visita salendo l’imponente scala d’onore che conduce al piano nobile: sul pianerottolo passiamo davanti a una lucida armatura e sotto le immense corna di un cervo megacero, a quanto pare l’antenato preistorico dell’alce.  Al primo piano, visitabili soltanto da una ventina d’anni, troviamo gli appartamenti privati. Nell’altra ala la più grande sala del castello, quella delle armi, colpisce per la collezione di spade, alabarde, archibugi, balestre e per gli arazzi. L’ultima stanza visitabile al primo piano è la camera del re, riservata al sovrano ed agli ospiti di riguardo, immancabile in ogni dimora nobiliare degna di questo nome: dotata di un imponente letto a baldacchino e con una serie completa di splendidi arazzi che rappresentano le avventure di Ulisse, è naturalmente la sala più sfarzosa dell’edificio. Tornati al pianterreno attraversiamo il piccolo atrio ed entriamo nel grande salone, arredato con importanti quadri di famiglia dedicati ai primi conti di Cheverny e a personaggi storici legati alla storia del castello. Proseguiamo nella galleria, anch’essa arricchita da preziosi dipinti e da un documento originale firmato da George Washington, e nel salottino, all’interno del quale è presente l’unico ritratto di Henri Hurault, il costruttore di Cheverny. Completiamo la visita degli interni passando dalla splendida biblioteca contenente duemila libri antichi e dal salone degli arazzi, in cui sono presenti cinque preziosi tessuti fiamminghi e un raro orologio regolatore del XVIII secolo, tuttora funzionante. Usciti attraversiamo un bel giardino ornamentale che ci porta fino all’orangerie. L’aranciera, che oggi viene utilizzata per congressi e ricevimenti e che ospita un piccolo negozio di souvenir, durante la seconda guerra mondiale protesse importanti opere d’arte, tra cui la Gioconda. Dopo aver acquistato qualche ricordino decidiamo di concludere la visita di questo splendido castello con uno dei luoghi che più lo caratterizza, rivelandone la sua vocazione venatoria: il canile.  Al suo interno innumerevoli esemplari di razza anglo-francese dal tipico manto tricolore attendono sonnacchiosi l’imminente pasto e la prossima battuta di caccia.

Lasciamo Cheverny verso le 11 e a mezzogiorno siamo già a Chaumont-sur-Loire. Questo villaggio di mille abitanti deve la sua fama allo splendido castello turrito che da un promontorio controlla la riva sinistra del fiume. Del maniero, ricostruito a partire dal 1465 sui resti di un’antica fortezza della famiglia d’Amboise, restano soltanto tre ali, una tardomedievale e due rinascimentali: la quarta fu distrutta nella prima metà del XVIII secolo.  Nel 1560 il castello di Chaumont fu acquistato da Caterina de’ Medici, vedova da un anno di Enrico II, e per qualche tempo fu usato per ospitarvi famosi astrologi fra cui Nostradamus, prima che l’austera e controversa Reggente costringesse la bella Diana di Poitiers, favorita del marito, ad accettarlo in cambio del castello di Chenonceau, che da lui aveva ricevuto in dono e che lei aveva trasformato in una delle più belle residenze dell’epoca.  Anche se Diana vi visse soltanto per sei anni, prima di morire in seguito ad una caduta da cavallo, nel castello si avverte ancora la sua presenza, anche per via delle iniziali (le D intrecciate) e degli emblemi (archi e faretre, corni da caccia, delta e mezzelune) incisi o scolpiti ovunque. Nei secoli successivi Chaumont ebbe ospiti illustri come Benjamin Franklin e Madame de Staël e rimase una residenza privata fino al 1938, anno in cui fu ceduto ormai in rovina allo Stato. L’abile opera di restauro ci consente di ammirarlo oggi in tutto il suo splendore, a cominciare dalle quattro poderose torri cilindriche che gli conferiscono un aspetto fiabesco. Attraversato il bel ponte levatoio e arrivati nell’ampio cortile si avverte subito l’aspetto residenziale di quella che in origine dovette essere un’inespugnabile roccaforte. Visitiamo le sale di ricevimento del pianterreno, il grande salone in stile Luigi XII e la sala da biliardo. Le altre due stanze, l’antica biblioteca e la sala da pranzo, sono purtroppo chiuse per lavori di conservazione. Sempre dal cortile si accede alla scala a chiocciola che consente di raggiungere gli appartamenti storici del primo piano: la sala delle guardie, con una notevole collezione di armi bianche, la stanza di Diana, la sala del consiglio e la stanza di Caterina de’ Medici, tutte e tre provviste di importanti arazzi francesi e fiamminghi. Gli ultimi due ambienti che visitiamo prima di tornare all’esterno sono la cappella, abbellita da una serie di vetrate policrome, e la stanza detta di Ruggieri, dal nome dell’astrologo ufficiale di Caterina de’ Medici che da lì raggiungeva la cima della torre per osservare il firmamento.

Usciti dal castello ci dirigiamo verso le scuderie, fatte costruire verso la fine dell’Ottocento dalla famiglia Broglie, l’ultima casata che lo abitò. Ci colpisce subito l’antica fornace, poi trasformata in maneggio, per la caratteristica forma conica che ricorda un enorme fungo. Le scuderie si sviluppano attorno al cortile centrale e comprendono una serie di ambienti in cui sono presenti cavalli – purtroppo finti – che ne restituiscono le antiche suggestioni: i box dei mezzosangue e dei purosangue, la cucina dove si preparava la biada, la selleria con i suoi finimenti, le rimesse per le carrozze e la scuderia dei pony.

Sono le 13 quando usciamo dalla tenuta del castello e abbiamo quindi tutto il tempo di puntare verso la Turenna e raggiungere con calma Loches, città d’arte e di storia fra le più rinomate e meta ambita dagli inglesi fin dai tempi della dinastia dei Plantageneti, che proprio in quelle terre ebbe origine. Lungo la strada incontriamo l’isolato castello di Montpoupon, ma non ci lasciamo distrarre: ci fermiamo per qualche foto e riprendiamo subito il viaggio verso la nostra destinazione. Arriviamo a Loches alle 14 e 15 e subito ci dirigiamo verso la cittadella medievale arrampicandoci lungo la ripida rue du Château. Varcatala quattrocentesca porte Royale giungiamo nella piazza dove sorge l’antica chiesa romanica di St-Ours, il cui portico-campanile, le due cupolette a piramide ottagonale e lo splendido portale la rendono molto pregevole. Al suo interno vi fu sepolto Ludovico il Moro, lo sfortunato duca di Milano catturato dai francesi a Novara nel 1500 e tenuto prigioniero nel castello di Loches per otto anni, fino alla sua morte. E’ proprio lì che andiamo, verso l’impressionante donjon, un torrione dell’XI secolo alto ben 37 metri. Questo complesso difensivo, perfetto esempio di architettura militare, fu trasformato in prigione reale nel XV secolo e all’inizio dell’Ottocento in prigione dipartimentale da Napoleone Bonaparte. Decidiamo col consueto spirito d’avventura di salirvi fino in cima, ma le scalette interne con le grate sospese nel vuoto e le forti folate di vento accentuano il senso di vertigine e ci suggeriscono di tornare rapidamente coi piedi per terra. Di gran lunga più serena si rivela la visita della tour ronde e del cosiddetto Martelet, nei cui sotterranei si trovano le già ricordate prigioni ove furono rinchiusi illustri personaggi come il duca di Milano e il cardinale de La Balue, consigliere di Luigi XI. Particolarmente toccante la cella del Moro, con gli affreschi ed i graffiti eseguiti dallo Sforza durante gli otto anni di prigionia. Lasciati i luoghi tetri del donjon ritorniamo lungo il viale del mastio e ci indirizziamo verso la parte opposta della cittadella, ove si trovano gli appartamenti reali. Questi furono una delle residenze preferite dai Valois durante la Guerra dei Cent’Anni e al loro interno si trovano le tracce di tre donne che sono entrate nella storia della nazione: Giovanna d’Arco, Agnès Sorel e Anna di Bretagna. Per entrare si sale un’elegante scalinata ornata da quattro cani in pietra. Attraversiamo la sala Carlo VII e arriviamo nel grande salone d’onore dove nel giugno 1429, dopo la battaglia d’Orléans, Giovanna incontrò il futuro re di Francia per domandargli di prendere la corona. Proseguiamo la visita nella terza sala, quella dove si trova la tomba contenente i resti di Agnès Sorel, favorita e consigliera di Carlo VII, morta a soli 28 anni a quanto pare avvelenata, come risulterebbe da una recente autopsia. La quarta sala contiene forse l’opera più famosa: il trittico della Crocifissione, una stupenda pittura lignea della scuola di Jean Fouquet considerata fra le migliori del XV secolo. Dalla quinta sala si sale infine all’oratorio di Anna di Bretagna, cappella privata dell’unica donna che in Francia divenne due volte regina: fu infatti moglie e vedova di Carlo VIII e poi si risposò col cugino del re Luigi XII.

Dopo una rapida passeggiata nella città bassa, all’interno della quale si trovano numerosi edifici antichi fra cui la porte des Cordeliers, un torrione eretto nel XV secolo munito di quattro torricelle angolari, e la tour St-Antoine, un campanile alto 52 metri risalente al XVI secolo, torniamo all’auto piuttosto stanchi. Sono le 17 e ci rendiamo conto che in otto ore abbiamo visitato tre castelli senza riposarci un minuto, se non durante gli spostamenti da un luogo all’altro. Per fortuna ci troviamo a una quarantina di chilometri a sud di Amboise e il ritorno a casa risulta piuttosto rapido. Arrivati a Chandon ci rilassiamo con una cena squisita a base di ottimo pane, verdure e formaggi di capra, e poi ci scateniamo con la fotocamera per documentare minuziosamente anche gli angoli più reconditi di quella che è stata la nostra casa per quattro giorni e che con grandissimo dispiacere saremo costretti a lasciare dopodomani mattina. La cucina, la grotta con il caminetto, il bagno con la piacevolissima vasca, le camere, il soggiorno, la terrazza e soprattutto l’incontenibile Zizou vengono immortalati in una serie di istantanee grazie alle quali conserveremo per sempre nitida la memoria di questo splendido soggiorno.

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