Viaggio in Francia – Scritti inediti di una bella vacanza di 5 anni fa (quinta parte)

Mercoledì 1° agosto 2007: la mattina del nostro quinto giorno è interamente dedicata al più grandioso dei castelli della Loira, quello di Chambord (ingresso € 9,50). Questo enorme edificio rinascimentale è davvero sorprendente: la facciata posteriore, lunga ben 128 metri, è particolarmente bella, e colpisce per i suoi quattro torrioni cilindrici e per le bianche ali di raccordo contraddistinte da una moltitudine di finestre, guglie, camini e torricelle. La storia del castello è affascinante: voluto da Francesco I, doveva essere una sontuosa residenza di caccia  e il vastissimo parco popolato da cervi e cinghiali  che lo circonda testimonia ancora oggi questa sua vocazione. I lavori di realizzazione del progetto originario durarono 15 anni e il monarca che così tanto l’aveva desiderato potè trascorrervi solo 72 giorni prima di morire. In seguito divenne la residenza prediletta di molti re di Francia, prima di iniziare un lungo cammino di decadenza che lo portò a diventare anche caserma ed ospedale da campo. Durante la Rivoluzione le sue 426 stanze vennero private del mobilio, posto in vendita per finanziare le ingenti spese militari del governo: gli arredi originali sono stati oggi sostituiti da alcune riproduzioni che insieme a quadri e ad arazzi contribuiscono a dare un’idea seppur lontana dell’antico splendore del castello. Gli interni ampi e spogli costringono il visitatore a concentrarsi sui particolari architettonici e a notare medaglioni e soffitti a cassettoni, sui quali è riprodotto un po’ ovunque il simbolo di Francesco I, la salamandra. Ma è senz’altro lo scalone a doppia elica posto al centro del dongione a caratterizzare Chambord: composto da due scale a chiocciola che ruotano nello stesso senso senza mai incrociarsi consente l’accesso ai piani superiori e alla splendida terrazza panoramica sormontata dall’elaboratissima lanterna. C’è chi ipotizza che appartenga a Leonardo il progetto dello scalone: anche se non ve ne sono le prove la sua influenza e il suo stile sono inconfondibili. Salendone le rampe raggiungiamo dunque la vasta terrazza dalla quale ammiriamo un superbo panorama della sterminata tenuta e la selva di guglie e camini che dà un aspetto assolutamente fiabesco al tetto del castello. Dopo aver visto al secondo piano il museo della caccia e al primo piano la ricostruzione degli appartamenti di Francesco I e Luigi XIV ritorniamo al piano terra e usciamo, gettando un ultimo sguardo verso la maestosa facciata illuminata dal sole di mezzogiorno.

Attraversata la Loira puntiamo ora verso una delle città simbolo della Guerra dei Cent’Anni, quella che l’8 maggio 1429 Giovanna d’Arco liberò dall’assedio degli inglesi rovesciando le sorti del secolare conflitto: Orléans. Ci arriviamo in un’ora, dopo essere passati vicino alle minacciose torri della centrale nucleare di St-Laurent-des-Eaux e al borgo medievale di Beaugency, nel quale ci fermeremo al ritorno. Il capoluogo della regione del Centre e del dipartimento del Loiret è un centro di medie dimensioni dal volto moderno, essendo stato in gran parte ricostruito dopo i pesanti bombardamenti che lo distrussero quasi completamente durante l’ultima guerra. Oggi Orléans è importante per le industrie e per i commerci molti attivi, ma ha perso il fascino che aveva soprattutto durante il Medioevo. Il monumento che più la caratterizza e che rimanda alla sua passata grandezza è sicuramente la cattedrale gotica di Ste-Croix. Questo maestoso edificio, riconoscibilissimo per l’alta facciata a due torri, ha avuto una storia molto travagliata: semidistrutto durante le guerre di religione dai protestanti capeggiati dal principe di Condé, fu fatto ricostruire all’inizio del Seicento da Enrico IV per poi essere ultimato soltanto nella prima metà dell’Ottocento. L’interno, a cinque navate e di proporzioni grandiose, ci colpisce per le splendide vetrate policrome dedicate principalmente alle imprese della Pulzella. Ci fermiamo davanti alla sua statua presidiata da due leoni dorati e ci sembra di sentirla durante la messa celebrata pochi giorni prima della liberazione della città, quando era ancora accerchiata dagli inglesi e dai loro alleati borgognoni e il morale degli orleanesi non lasciava spazio alla speranza. Tornati all’esterno attraversiamo l’ampia piazza Ste-Croix, contornata da importanti palazzi fra cui il rinascimentale hôtel de ville, e dato che l’appetito comincia ad essere piuttosto molesto ci mettiamo alla ricerca di un sandwich, la classica mezza baguette con insalata, formaggio e prosciutto cotto. Lo troviamo nei pressi di place du Martroi, la piazza che rappresenta il cuore commerciale di Orléans e in cui campeggia una grande statua equestre dell’immancabile Giovanna d’Arco. Rifocillati e un po’ delusi dalla città, la cui fama è senza dubbio più legata alle importanti vicende storiche che lì si svolsero durante il glorioso passato che alle forme attuali ricevute con la ricostruzione nel dopoguerra, decidiamo di ritornare sui nostri passi e di fermarci a Beaugency. Questo villaggio di settemila abitanti ha conservato magnificamente la propria impronta medievale: il ponte in pietra ad archi gotici che attraversa la Loira consente di godere di un bel panorama d’insieme della cittadina. Due monumenti sono di particolare rilievo: la tour St-Firmin, unico resto di una chiesa cinquecentesca distrutta durante la Rivoluzione, e la tour de César, un imponente dongione alto 36 metri che con i suoi quattro piani e le mura spesse quattro metri costituiva l’ultima risorsa difensiva del borgo.

Sono ormai passate le quattro del pomeriggio e decidiamo di continuare lungo la strada che ci riporterà a casa. Con qualche difficoltà data dall’intenso traffico attraversiamo nuovamente Blois e dopo essere tornati sulla riva sinistra della Loira proseguiamo verso Chaumont, con la speranza di trovare il castello ancora aperto. Arrivati sul posto la cancellata chiusa ci suggerisce eloquentemente di procedere senza fermarci: pazienza, ritorneremo il giorno seguente. Arriviamo a Chandon piuttosto presto e abbiamo così tutto il tempo per prepararci una buona cenetta e per rilassarci, guardando le foto scattate nelle ultime ventiquattro ore e progettando il percorso del giorno seguente.

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