Viaggio in Francia – Scritti inediti di una bella vacanza di 5 anni fa (quarta parte)

Martedì 31 luglio 2007: Oggi la nostra prima tappa è al Clos-Lucé, l’ultima residenza di Leonardo. Alle 9 in punto acquistiamo i biglietti che ci permetteranno di visitare gli appartamenti e lo splendido parco. Il fascino di questo castello è davvero enorme e nelle sue stanze, nella camera da letto, nella grande sala di rappresentanza, nella cucina e soprattutto nello studio, si avverte ancora oggi la presenza immortale del genio vinciano. Le targhe con i suoi pensieri campeggiano numerose sulle pareti e contribuiscono a rendere ancora più vive le suggestioni del luogo ove ci troviamo. “Chi non punisce il male comanda che lo si faccia”, “Chi poco pensa molto erra”, “Raro cade chi ben cammina”, “La vita bene spesa lunga è”: come si fa a non udire la voce del Grande Vecchio e a non rimanerne stregati? Arriviamo nelle cantine, dove modellini delle sue favolose macchine lasciano stupito il visitatore: elicotteri, deltaplani, carri armati, automobili, automi, biciclette, sci galleggianti, palombari e mille altre diavolerie idrauliche e meccaniche, a testimonianca della fantasia creativa e visionaria di quell’uomo di smisurato intelletto. Il parco è un viaggio all’aria aperta fra le sue più celebri invenzioni: lì i modelli sono riprodotti nelle dimensioni reali e alcuni di essi, interattivi, permettono di sperimentare il funzionamento delle sue opere di ingegneria civile e militare.

Usciamo dopo circa tre ore, pervasi da ammirazione e incanto per le meraviglie appena viste, e scendiamo verso la parte bassa della città, diretti al castello reale, inconsapevoli del fatto che quello sarà soltanto il primo dei quindici manieri che vedremo nel corso del nostro viaggio. Questo castello (ingresso 8,50 €) è intriso di storia: fatto iniziare alla fine del XV secolo dallo sfortunato Carlo VIII, che vi trovò la morte a soli 28 anni battendo la testa contro un’architrave, fu continuato da Luigi XII e ultimato da Francesco I, il sovrano che ospitò Leonardo al Clos-Lucé e che fece scavare un tunnel sotterraneo per mettere in comunicazione i due edifici. E’ lì che l’acerrimo rivale di Carlo V vi trascorse la sua infanzia ed è da lì che ebbero inizio, circa sessant’anni dopo, le sanguinose guerre di religione francesi. Oggi della maestosità dell’edificio originale resta soltanto un accenno, dopo le demolizioni operate durante il Primo Impero, sufficiente però per comprendere quanto dovesse essere importante al tempo del suo splendore rinascimentale. Entriamo nella cappella di St-Hubert, splendida costruzione gotico-fiammeggiante che ospita la tomba di Leonardo, e attraversiamo l’ampio cortile triangolare adornato da eleganti giardini e delimitato dalle fortificazioni della cinta muraria e dai due torrioni che rimandano al suo glorioso passato, la Tour des Minimes e la Tour Hurtault.  Mentre dalle alte mura ci godiamo un magnifico panorama della città e della Loira vediamo arrivare un gruppo storico che con le sue divise sgargianti attira subito l’attenzione dei turisti. Si tratta dei Fifes and drums of York Town, un’associazione di rievocatori che con le loro rosse uniformi reggimentali, al suono di pifferi e tamburi, porta in giro per il mondo le musiche della Guerra d’Indipendenza americana.

Dopo questo piacevolissimo fuori programma lasciamo il castello di Amboise e ci dirigiamo verso il vicino castello di Chenonceau (ingresso 9,50 €). E’ sicuramente uno dei più famosi e belli della regione e il numero di turisti che ogni giorno lo prende d’assalto lo dimostra. Anche noi siamo costretti a fare i conti con questa dura realtà, dal momento che ogni sua stanza è sovraffollata e si fa persino fatica a muoversi senza sgomitare qualcuno. Probabilmente è la sua struttura architettonica a renderlo così affascinante e ad attribuirgli la fama di castello più visitato di Francia: il corpo di fabbrica posteriore, voluto da Caterina de’ Medici nella seconda metà del XVI secolo, è stato costruito su di un ponte che con le sue cinque arcate attraversa lo Cher, offrendo una vista davvero unica. E’ uno dei primi castelli del Rinascimento francese, fatto costruire all’inizio del Cinquecento dal Ministro delle Finanze di Francesco I Thomas Bohier e poi venduto alla Corona dal figlio in pagamento di debiti contratti dal padre. Alla morte di Francesco I Enrico II lo donò alla sua favorita, Diana di Poitiers, e a lei rimase fino a quando l’energica Caterina de’ Medici, reggente della monarchia francese alla morte di Enrico II, non la espulse, costringendola a trasferirsi nel castello di Chaumont. I magnifici giardini che abbelliscono la tenuta e accolgono il visitatore devono il loro aspetto proprio alle due donne che forse più amarono questo castello dall’aria così poetica.  Li ammiriamo dal balcone del primo piano, dopo aver percorso la lunga galleria finestrata sullo Cher e apprezzato le altre sale impreziosite da arazzi fiamminghi, magnifici mobili italiani e quadri di Primaticcio, Correggio e Rubens. Particolarmente interessanti le camere da letto di Diana, di Francesco I, di Caterina, le cucine con i pregevoli utensili in rame, la cappella, la camera di Gabrielle d’Estrées, favorita di Enrico IV, e quella parata interamente a lutto dell’inconsolabile Luisa di Lorena, rimasta vedova di Enrico III dopo il suo assassinio per mano del monaco domenicano Jacques Clément. Tornati all’esterno ripassiamo vicino al torrione circolare quattrocentesco, unica struttura rimasta del mulino fortificato preesistente all’attuale castello, e notiamo una targa bronzea dedicata alla triste memoria della Francia sconfitta ed invasa dai tedeschi: nei primi anni Quaranta il confine fra la parte settentrionale del Paese, sotto il controllo diretto del III Reich, e quella meridionale, uno stato fantoccio il cui governo collaborazionista era formalmente presieduto dal maresciallo Henri Philippe Pétain, passava proprio attraverso Chenonceau e il maniero divenne per molti l’unica speranza per tentare di sfuggire all’occupazione nazista.

Usciamo dal parco di Chenonceau passando dal labirinto e proseguiamo il nostro viaggio in direzione di Blois, il capoluogo del dipartimento Loir-et-Cher che durante il suo glorioso passato fu residenza di molti sovrani francesi e ove l’arcivescovo di Reims benedisse Giovanna d’Arco prima della vittoriosa spedizione verso Orléans. Sono ormai le 17 quando arriviamo nella cittadina e ci resta poco più di un’ora per visitare il castello (ingresso € 7). Situato su un costone che domina la città vecchia l’edificio, costruito in epoche diverse, è un felice connubio di tre stili architettonici, tanti quante le ali che lo compongono: la prima gotico-fiammeggiante legata al nome di Luigi XII, che lì nel 1462 vi nacque; la seconda, rinascimentale, voluta da Francesco I; la terza, barocca, porta il nome di Gastone d’Orléans e ha severe forme classiche. Abbiamo la visione d’insieme dall’ampio cortile, dopo aver varcato l’imponente ingresso sormontato dalla statua equestre di Luigi XII, e ci colpisce subito la splendida torre poligonale annessa all’ala Francesco I, una monumentale scala a chiocciola coperta di statue, fini sculture e contrassegnata ovunque dal tema della salamandra, simbolo del monarca. Fra le due ali più antiche si trova poi la duecentesca Sala degli Stati Generali, un grande ambiente policromo nel quale i conti di Blois ricevevano le lagnanze dai loro sudditi e amministravano la giustizia. Fu proprio in occasione della riunione degli Stati Generali del 1588 che Enrico III fece massacrare a colpi di pugnale il Duca di Guisa, capo del cattolicesimo più radicale e rivale del re nel quadro delle Guerre di religione. Il castello, protagonista di così tanti eventi storici fondamentali, fu abbandonato quando morì Gastone d’Orléans e restò disabitato per più di un secolo, per poi venire saccheggiato e gravemente danneggiato durante la Rivoluzione, al punto che rischiò addirittura di essere demolito. Fortunatamente il suo destino è stato diverso: oggi appartiene all’amministrazione comunale ed è sicuramente uno degli edifici architettonicamente più importanti della regione della Loira.

A bordo di una carrozza trainata da due eleganti cavalli bianchi e condotta da Sabine, una ruspante postigliona che urla i nomi dei monumenti ci concediamo un comodo e rilassante giro del centro storico di Blois (costo € 6 a persona): notevoli soprattutto gli edifici religiosi, ovvero la cattedrale di St-Louis e le chiese di St-Nicolas e St-Vincent. Dopodichè recuperiamo l’auto e, tornati sulla riva sinistra della Loira attraverso il ponte Mitterand, ci rimettiamo sulla strada di casa. A Chaumont-sur-Loire rapidissima sosta per una foto al castello illuminato dalla luce del sole al tramonto e poi non ci fermiamo più fino a Chandon, dove la nostra quarta giornata si conclude fra le fusa di Zizou e i suoi buffissimi mustacchi.

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