Viaggio in Francia – Scritti inediti di una bella vacanza di 5 anni fa (prima parte)

Sabato 28 luglio 2007: Si parte! Alle 7 lasciamo Bologna con la nostra auto piena di valigie ed entusiasmo. Sebbene sia una giornata assai calda, e non solo per la temperatura decisamente alta, non incontriamo traffico: il serpentone di turisti che a milioni, tutti insieme appassionatamente, si sono messi in marcia all’alba per la tradizionale partenza “intelligente” se ne sta immobile sull’altra carreggiata col miraggio delle località rivierasche. Il nostro viaggio si svolge tutto senza intoppi e dopo aver attraversato il lungo tunnel del Frejus e i dipartimenti della Savoia e dell’Isère arriviamo nella valle del Rodano dove, alla confluenza con la Saona, si trova Lione. Nonostante il capoluogo della regione del Rhône-Alpes sia decisamente una metropoli (la conurbazione supera il milione di abitanti piazzandosi, fra le città francesi, al secondo posto dopo Parigi), grazie al sito viamichelin.it e alla stampa del percorso fino alla nostra destinazione non fatichiamo più di tanto nel raggiungere l’albergo dove rimarremo per due notti, l’hotel Ibis Part Dieu Les Halles (costo della camera doppia 43 € per notte più 7 € a testa per la colazione), che prende il nome dal nuovo quartiere affaristico e commerciale costruito negli anni Settanta. Scopriamo fra l’altro che è molto vicino all’alta torre del Credit-Lyonnais (il crayon, come lo chiamano abitualmente i lionesi per via della forma), visibile ovunque, e questa caratteristica si rivelerà in seguito molto utile per orientarsi da qualsiasi punto del nucleo urbano. Alle 14, preso possesso della camera e sistemati i bagagli, decidiamo di impiegare il pomeriggio in una prima passeggiata esplorativa e ci avventuriamo verso il centro storico. Attraversato il Rodano dal ponte Wilson arriviamo nell’enorme Place Bellecour, dove in lontananza scorgiamo l’insegna dell’Ufficio per il Turismo. Lì un giovane addetto, in un italiano un po’ stentato ma comprensibile, ci dà alcuni consigli sul percorso da seguire, ci consegna una mappa dettagliata e ci propone un biglietto che consente di entrare liberamente nei musei e di utilizzare i mezzi pubblici (autobus, tram e metropolitana) per 24 ore senza limitazioni. Lo acquistiamo e usciti dall’ufficio attraversiamo diagonalmente la piazza passando vicino alla maestosa statua equestre di Luigi XIV, fiancheggiata da sculture allegoriche dei due fiumi lionesi, e puntiamo verso la cattedrale gotica di St-Jean. Per arrivarci dobbiamo dirigerci verso la città vecchia e oltrepassare la Saona attraverso il ponte Bonaparte, da quale vediamo l’abside e i due campanili. Prima di raggiungerla passiamo vicino ad una costruzione in pietra a vista dall’aria molto antica, che poi scopriamo essere la Manécanterie, un edificio romanico che nel XII secolo veniva utilizzato dai cantori. Davanti all’ingresso della primaziale, ove il vescovo dei Galli e primo vescovo di Francia esercita le sue funzioni, un gruppo di ragazzi attira l’attenzione dei passanti, e naturalmente anche la nostra, suonando musiche allegre con strumenti a fiato e a percussione. Una volta entrati ci ritroviamo proiettati all’interno dello stile gotico fiammeggiante nella sua espressione più sublime e sotto le altissime volte acute ci pare di ascoltare la voce di papa Innocenzo IV mentre proclama la sua scomunica contro l’imperatore Federico II. Le vetrate policrome, l’elegantissimo coro e un sorprendente orologio astronomico, già noto nel Trecento e dotato di un calendario annuale fino al 2019, ci colpiscono e ci emozionano. Tornati all’esterno ci fermiamo sul sagrato ad ammirare i 368 bassorilievi che decorano magnificamente i tre grandi portali con esseri zoomorfi, animali mitologici e figure umane, molte delle quali decapitate forse durante gli anni più violenti della Rivoluzione. La nostra passeggiata prosegue in salita, con grande dispiacere per le nostre gambe e i nostri piedi già indolenziti, e ci riporta indietro di duemila anni, ai tempi della fondazione di Lugdunum dopo le conquiste di Cesare. Arriviamo così sulla collina dove si trovano i grandiosi resti di un teatro che in epoca augustea era in grado di ospitare diecimila spettatori, all’interno dei quali notiamo un palcoscenico con apparecchiature moderne e alcuni musicisti che eseguono le ultime prove prima dello spettacolo serale. Nei pressi del teatro vediamo anche ciò che rimane dell’antico odeon, di dimensioni più modeste ma pur sempre ragguardevoli, e comprendiamo perché entrambi gli anfiteatri, insieme ad altri 500 ettari di centro storico, qualche anno fa siano stati dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Anche se il pomeriggio è già inoltrato e manca soltanto un’ora alla chiusura decidiamo di visitare il Museo della civilizzazione gallo-romana (ingresso € 3,80), considerato il più bel museo archeologico di Francia, e bisogna riconoscere che la fama è più che meritata. L’edificio che lo ospita ha una struttura elicoidale che consente di apprezzare al meglio i vari ambienti e grazie ad alcune vetrate attraverso le quali si può godere della vista del teatro l’integrazione con l’esterno è perfetta. Il museo contiene importanti mosaici ottimamente conservati, collezioni di utensili e statuette, lapidari, un calendario gallico e, in particolare, la famosa Tabula Claudiana, una grande lastra in bronzo sulla quale è inciso il testo di un discorso pronunciato dall’imperatore Claudio, vera e propria polemica sui diritti di cittadinanza fra l’illustre lionese e un membro del Senato. Lasciato il museo scorgiamo a breve distanza le quattro torri della basilica-santuario di Notre-Dame-de-Fourvière e ci incamminiamo verso questa poderosa costruzione eretta verso la fine dell’Ottocento in omaggio alla Vergine, per un voto fatto durante l’infelice guerra franco-prussiana. Gli interni ricchissimi, adorni di ogni sorta di decorazione, la rendono unica e fanno sì che il santuario, dal cui piazzale si gode peraltro un magnifico panorama della città, sia uno dei luoghi più visitati di Francia. Tornati all’esterno notiamo subito l’inconfondibile profilo del crayon e con sommo dispiacere ci rendiamo conto della distanza che ci separa dal nostro albergo. Dopo aver fatto varie ipotesi su quello che avrebbe potuto essere il tragitto più breve prendiamo il coraggio a due mani e affrontiamo l’ultima camminata del giorno, ma alla fine i tre km percorsi a piedi ci sembreranno almeno trenta. Poi una meritatissima doccia, una gradevole cena a base di verdure nel ristorante dell’albergo e finalmente il letto, dove dormiamo il sonno dei giusti.

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