122 anni fa: il 29 luglio 1890 muore ad Auvers-sur-Oise il pittore olandese Vincent Van Gogh

Nel febbraio 1890 Van Gogh aveva scritto da Saint-Rémy, spinto dalla necessità di farsi “scusare del fatto che i miei quadri sono quasi un grido d’angoscia” (lettera a Wil 20, metà febbraio 1890). Il trasferimento a Auvers lo aveva in un primo momento rasserenato, grazie al sodalizio con il dottor Gachet. I suoi quadri, inoltre, esposti presso il Salon des Indépendants e Les XX, a Bruxelles, stavano cominciando a raccogliere i primi consensi e Theo aveva avuto un figlio, battezzato Vincent.
All’inizio di luglio, però, le cose precipitarono nuovamente. Il fratello ebbe seri problemi professionali e la moglie e il figlio caddero gravemente ammalati. Vincent si recò a Parigi a trovarlo, ma le preoccupazioni del fratello gli tolsero le certezze faticosamente riconquistate. Aveva sempre vissuto con colpevolezza la propria dipendenza economica da Theo e lo sconforto gli fece rinascere il terrore di nuove crisi. Giunse addirittura a rompere i rapporti con il dottor Gachet, restando così completamente isolato. La sera del 27 luglio andò in campagna e si sparò un colpo di pistola, morendo dopo due giorni, assistito dal fratello.
Il campo di grano con corvi, insieme alla Chiesa di Auvers, può essere considerato il suo testamento artistico e spirituale. Dipinto pochi giorni prima del suicidio, esso risente del dramma esistenziale del suo autore. Nonostante ritorni l’accoppiamento giallo-blu, esso ha perso ogni nota gioiosa. La tela è dominata da un’atmosfera cupa, carica di presagio, e il volo di corvi non alleggerisce in alcun modo la tensione. I colori, sovraccaricati, sono stesi con una pennellata franta e spigolosa.
Erano passati soltanto cinque anni dalla realizzazione dei Mangiatori di patate, la sua prima opera significativa. La parabola artistica di Van Gogh fu brevissima e la sua evoluzione fulminea.

Se volete approfondire vita e opere di Vincent Van Gogh potete continuare a leggere il volume a lui dedicato de I classici dell’arte nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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