218 anni fa: il 28 luglio 1794 Maximilien Robespierre e Louis Antoine de Saint-Just vengono ghigliottinati

Maximilien Robespierre, l'”incorruttibile”

Maximilien-François-Isidore Robespierre (1758-1794) apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà provinciale (il padre era avvocato al consiglio di Arras); compì i primi studi nel collegio di Arras, sua città natale, e nel 1769 entrò, con una borsa di studio, nel collegio parigino Louis-le-Grand.
A Parigi scoprì il pensiero di Rousseau, la cui influenza fu molto importante. Nel 1781, iscritto sul registro degli avvocati di Parigi, ritornò ad Arras per iniziarvi la sua nuova carriera. La scelta di difendere una clientela modesta, composta di umili e di oppressi, lo isolò nell’ambiente borghese della sua città, sicché quando il Terzo stato si riunì per l’elezione dei deputati all’assemblea provinciale egli fu escluso dalle discussioni.
Ma fu il programma con cui si presentò, nel marzo del 1789, alla riunione preliminare del Terzo stato di Arras che gli valse la nomina a deputato presso gli Stati generali. Di nuovo a Parigi, nel marzo dell’anno seguente venne nominato presidente del club dei giacobini. Nell’ottobre fu eletto primo magistrato al tribunale del distretto di Versailles.
Dopo la fuga del re, Robespierre tenne un contegno cauto, temendo che l’appello rivolto dai moderati a raccogliersi attorno alla monarchia potesse rompere l’unità del ceto rivoluzionario e mettere in pericolo le conquiste sino allora ottenute. In seno alla costituente si segnalò presto, con interventi su tutte le questioni più importanti. Parallelamente cresceva la sua influenza nel club dei giacobini e tra la borghesia rivoluzionaria. Così il suo ultimo viaggio ad Arras, in ottobre, fu quasi un trionfo. Tornato a Parigi, dal novembre del 1791 si dedicò a una grande battaglia di cui avvertiva ormai l’urgenza di fronte all’entusiasmo che i girondini dimostravano per la guerra contro l’Austria e la Prussia. Per Robespierre la guerra avrebbe potuto condurre alla sconfitta della Rivoluzione, perché, facendo rivolgere l’attenzione del popolo sui nemici esterni, lo avrebbe reso meno vigile e meno pronto a respingere gli attentati dei nemici della libertà.
Robespierre venne eletto nella Convenzione nazionale nel 1792, si pronunciò a favore della condanna a morte del re e iniziò una dura opposizione ai girondini che denunciò per corruzione alla Convenzione il 23 aprile 1793. Tuttavia, la Convenzione esitava a rendere pubblica la denuncia e allora Robespierre esortò il popolo parigino a insorgere contro i deputati corrotti. Il 30 si costituì il comitato insurrezionale e il 31 si ebbe l’insurrezione meglio preparata e diretta di tutte le insurrezioni del periodo rivoluzionario. In seguito Robespierre divenne membro del comitato di salute pubblica e dominò per un anno la scena politica francese, intervenendo costantemente alla Convenzione e al club giacobino, dirigendo il comitato di salute pubblica, guidando l’esigua schiera dei suoi fedeli (Saint-Just, Couthon, Lebas).
Poco dopo (il 5 settembre) ebbe inizio il Terrore che portò dapprima all’eliminazione dell’opposizione di destra quindi degli hébertisti e infine di Danton. Dopodiché il Terrore ricevette una nuova organizzazione e venne sempre più sottoposto alla diretta sorveglianza del comitato di salute pubblica: esso aveva imposto ai Francesi una continua tensione chiamandoli a combattere contro i nemici esterni e contro quelli interni ed era stato seguito dal consenso del Paese fino a quando questo aveva avvertito i due pericoli. Ma verso la metà del 1794 la vittoria di Fleurus (26 giugno) fermava la minaccia dell’invasione e ridava spazio agli elementi avversi a Robespierre e ai giacobini. Nella seduta del 9 termidoro (27 luglio 1794) la Convenzione si rivoltò a Robespierre e ne decretò l’arresto. Tradotto nella prigione del Lussemburgo, egli fu liberato nella sera stessa dalla Comune insorta. La notte, tuttavia, le milizie della Convenzione lo arrestarono nell’Hôtel de Ville, dove Robespierre, ormai non più in grado di padroneggiare la situazione, tentò il suicidio. Il 10 termidoro fu ghigliottinato.

Saint-Just, il giovane alter-ego di Robespierre

Louis-Antoine-Léon Saint-Just (1767-1794), figlio di un capitano di cavalleria, studiò dapprima al collegio degli oratoriani a Soissons e poi, dopo un breve periodo in un istituto di correzione per essere scappato di casa con l’argenteria della madre, si iscrisse alla facoltà di legge a Reims, dove si laureò nel 1788.
Nel 1790, cominciò a dedicarsi attivamente alla vita politica, e venne nominato colonnello della guardia nazionale di Blérancourt. Nell’agosto di quell’anno entrò anche in contatto epistolare con Robespierre.
Fino al novembre 1792 non si sa quasi nulla di lui, tranne che nel settembre 1792 venne eletto dal suo dipartimento nella Convenzione. Fra novembre e dicembre apparve appunto come oratore e nei suoi primi discorsi chiese la condanna di Luigi XVI. Nei mesi seguenti si pronunciò sulla riorganizzazione dell’esercito, che auspicava fosse democratico e subordinato all’assemblea, e contro il nuovo progetto di Costituzione di Condorcet, in cui non vedeva assicurata una stretta dipendenza del potere esecutivo da quello legislativo e di cui, inoltre, condannava il federalismo. Nel breve periodo (poco più di un anno) nel quale esercitò funzioni di governo, si dimostrò tutto preso da un unico, predominante problema, quello di garantire l’unità nazionale nel quadro della repubblica democratica.
Da allora aveva assunto una posizione di primo piano, apparendo il più stretto collaboratore di Robespierre, e a lui infatti furono affidati i compiti più difficili e più delicati, come la proposta alla Convenzione, in nome del comitato di salute pubblica, di un decreto sui mezzi per indennizzare la povera gente, che sosteneva la Rivoluzione, con i beni dei nemici della Francia.
Saint-Just ebbe ancora un ruolo importante nella difesa del territorio nazionale dallo straniero, con le sue missioni alle armate del Reno e del nord (gennaio-febbraio e aprile-maggio 1794) e infine alle frontiere del nord e dell’est (giugno 1794). Riuscì a risollevare il morale delle truppe e a condurle alla vittoria, tra cui la più importante fu quella di Fleurus (26 giugno 1794). Anche lui fu travolto nel crollo della “Montagna” e il 28 luglio 1794, dopo che aveva tentato, il giorno prima, di parlare alla Convenzione in difesa di Robespierre, fu ghigliottinato insieme a lui.

Se volete approfondire l’intero periodo della Rivoluzione francese potete farlo sfogliando il 10° volume de La Storia – Dalle grandi rivoluzioni alla restaurazione nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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