177 anni fa: il 27 luglio 1835 nasce a Valdicastello il poeta e scrittore italiano Giosuè Carducci

Giosuè Carducci, poeta, filologo, professore, fu celebrato nell’età sua come Vate d’Italia, maestro di letteratura e di vita. Nell’età nostra è stato rimosso dalla coscienza culturale media, considerato tutt’al più come un decoroso residuo di classicismo scolastico. Ma basta riavvicinarglisi, aprire una sua pagina di prosa o di poesia per verificare in termini più storicamente consapevoli i risultati tanto della sua attività critica quanto della sua vena creativa.
Il Carducci assorbì i modi e i miti della più adulta cultura europea di tardo Ottocento e li comunicò in forme letterarie concluse e, per così dire, definitive; perfettamente dominate ma non disposte ad aprirsi a problematiche innovazioni, ai tumulti delle età venienti. D’Annunzio lo considerò maestro avverso, Pascoli ne celebrò la grandezza come cosa lontana, del tutto separata dal suo mondo; Verga e Svevo lo ignorarono. Sicché la presenza della sua lezione, che indubbiamente fu di strenua fertilità, bisogna coglierla non in continuità formale o contenutistica, ma in altro, magari cominciando dal suo magistero linguistico.
La vita del Carducci fu vita di studioso, senza soste né sbalzi né deviazioni; ma non fu vita di studioso pacifico. Polemista sanguigno ed estroso in letteratura, lo fu anche in politica, vivendo con acre passione ideologie e moti del pieno Risorgimento e problemi del dopo-Risorgimento. Nato nella Versilia, a Valdicastello, frazione di Pietrasanta, il 27 luglio 1835, trascorse l’infanzia nella Maremma, a Seravezza, a Bolgheri, a Castagneto, dove il padre, per esigenze professionali (era medico condotto) e in parte anche per le sue idee socialisteggianti, era stato costretto a trasferirsi.
Adolescenza e prima giovinezza le visse a Firenze, a Celle, a Pian Castagnaio, a Santa Maria al Monte, dove la famiglia continuava a spostarsi seguendo le peripezie professionali e politiche del dottor Michele. Il noviziato letterario lo compì a Firenze, fra entusiasmi e crucci: entusiasmi per l’arte dei classici e crucci per le mode imperanti in fatto di lingua e di gusto letterario. Le associazioni di giovani studiosi che diresse, quella fanciullesca dei Filomusi e quella giovanile degli Amici pedanti, rivelano il loro programma nella stessa intitolazione: era programma di conservazione e insieme di ribellione, a cui sia lui sia i suoi amici (citiamo i nomi dei fondatori: Giuseppe Chiarini, Giuseppe Torquato Gargani, Ottavio Targioni Tozzetti) rimasero sostanzialmente fedeli, visto che era il programma di tendenza della cultura di restaurazione del secondo Ottocento, scontento del Romanticismo attardato e dei tentativi innovatori.
Una biografia del Carducci si può scrivere agevolmente cuocendo insieme versi e prose di memoria o confidenziali, integrandoli con pagine del ricchissimo epistolario. Due luoghi sono determinanti nella sua vita. La Versilia, cui va la nostalgia per l’infanzia favolosa e mesta, e Bologna, che fu il centro della sua pienezza vitale di uomo e di studioso. Laureato a Pisa, alla Scuola Normale, dopo un breve tirocinio di insegnamento al ginnasio e fruttuosi studi di critica letteraria e di filologia, fu chiamato nel 1860 dal ministro Terenzio Mamiani a coprire la cattedra di letteratura italiana all’università di Bologna. Comincia dal trasferimento in questa città, vivacissima per cultura e vita politica, la parte più significativa della biografia del Carducci, la sua attività di artista e di critico di più lunga durata. Amò Bologna e fu amato dai bolognesi. Ancor oggi, i luoghi segnati dalla sua presenza, e sono molti, vengono guardati con rispetto e simpatia. La casa che il poeta abitò da ultimo è stata acquistata dall’amministrazione comunale, che ne ha curato la conservazione e ne cura il patrimonio librario raccolto amorosamente dal poeta e ora intelligentemente arricchito: una biblioteca specializzata, aperta al pubblico, di grande utilità per gli studiosi. Vi fanno capo associazioni di studi linguistici e letterari. E anche da questo punto di vista, insomma, l’eredità carducciana è cosa viva.

Se desiderate approfondire vita e opere del grande poeta che fu anche il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1906 potete farlo sfogliando le pagine del X volume della Storia generale della letteratura italiana nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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